Wed, 11 Mar 2026 11:03:24 GMT
Salute, Komposer
Al Bambino Gesù parte la campagna “Il rispetto è la prima cura”

AGI - "Sono regole semplici, le capisce perfino un bambino!" dice l` infermiere Alessandro alla dottoressa Aurora. Aurora e Alessandro sono due pazienti del Bambino Gesù , hanno 11 e 10 anni e sono i protagonisti della campagna “Il rispetto è la prima cura” , promossa dall` Ospedale in occasione della giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza su operatori sanitari e socio-sanitari.

Negli ultimi 5 anni le aggressioni, verbali e fisiche, contro il personale del Bambino Gesù sono raddoppiate: dalle 28 del 2021 alle 64 del 2025. In Italia, nel 2024, gli episodi registrati sono stati circa 18.000. Numeri che raccontano una tendenza preoccupante e che chiamano in causa l` intero sistema sanitario. Per questo il Bambino Gesù lancia un messaggio chiaro: prendersi cura dei bambini significa anche prendersi cura delle relazioni e degli ambienti in cui la cura avviene. Perché il rispetto non è un dettaglio, ma il primo passo di ogni percorso di guarigione.

Una campagna per il benessere di tutti

“Il rispetto è la prima cura”  nasce con un obiettivo preciso: promuovere comportamenti corretti e consapevoli verso chi lavora in ospedale e verso gli spazi condivisi, per tutelare il benessere di personale, pazienti e famiglie. Ogni giorno medici, infermieri, operatori socio-sanitari e personale tecnico e amministrativo lavorano con impegno per garantire ai bambini le migliori cure possibili.

Episodi di aggressività – anche solo verbale – compromettono la serenità di chi assiste e, di conseguenza, la qualità dell` assistenza. Allo stesso modo, la scarsa attenzione agli ambienti comuni può incidere sulla vivibilità e sull` accoglienza degli spazi ospedalieri. Affrontare questi temi significa rafforzare l` alleanza tra famiglie e operatori sanitari, che condividono lo stesso obiettivo: la salute dei bambini.

Quando i bambini educano gli adulti

Il cuore creativo della campagna, che verrà lanciata in occasione della giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza su operatori sanitari e socio-sanitari, è un ribaltamento simbolico dei ruoli: sono i piccoli pazienti a ricordare agli adulti le regole del rispetto. Attraverso video e contenuti diffusi sia all` interno dell` ospedale sia sui canali social e digitali, Alessandro e Aurora – in camice da infermiere e dottoressa – spiegano con semplicità e un pizzico di ironia quanto i comportamenti corretti siano fondamentali per chi lavora e per chi è in cura.

La campagna si accompagna a un vademecum con sette semplici indicazioni, pensate in particolare per il Pronto Soccorso ma valide in tutto l` ospedale:

  • Per favore aspetta con pazienza. In pronto soccorso ogni caso ha la sua urgenza.
  • In pronto soccorso non alzare la voce. Spaventi i bambini e non aiuti il personale sanitario a fare il proprio lavoro
  • Affidati al personale sanitario.  In pronto soccorso ogni caso è importante e viene valutato con attenzione.
  • In ospedale non sei solo. Rispetta chi ti sta accanto.
  • Ricorda che l` ospedale è uno spazio condiviso. Rispetta le sue regole e aspetta con pazienza.
  • Basta un piccolo gesto a fare la differenza. Lascia l` ospedale pulito.
  • Teniamo l` ospedale pulito, insieme. Rispetta questi spazi.

Indicazioni semplici e concrete che richiamano l` idea di collaborazione: il percorso di cura inizia dal momento dell` arrivo in ospedale. È questa la “prima cura” . Promuovere il rispetto significa anche rafforzare la collaborazione tra colleghi e favorire un clima di lavoro sereno, condizione essenziale per garantire cure di qualità . Ridurre gli episodi di aggressività , valorizzare il lavoro di squadra e sensibilizzare alla cura degli spazi comuni sono gli obiettivi dell` iniziativa, in un` ottica di miglioramento dell` esperienza ospedaliera.

L` accoglienza e i canali di ascolto al servizio delle famiglie

Al Bambino Gesù l` attenzione alla qualità dell` esperienza ospedaliera si traduce anche in un forte impegno nell` accoglienza e nell` ascolto delle famiglie. Ogni anno l` ospedale garantisce supporto alloggiativo gratuito a quasi 4.500 famiglie provenienti da fuori regione o dall` estero, mentre migliaia di bambini ricoverati possono continuare il proprio percorso scolastico grazie alla Scuola in Ospedale.

Allo stesso tempo sono attivi diversi strumenti di ascolto e segnalazione – dal questionario di soddisfazione al servizio “Speak-up” , fino ai canali dedicati per reclami e suggerimenti – che permettono a genitori e caregiver di condividere osservazioni, bisogni e proposte di miglioramento. Un dialogo costante che rafforza l` alleanza tra famiglie e professionisti sanitari e contribuisce a rendere l` ospedale un luogo di cura sempre più attento, rispettoso e accogliente per tutti, a partire dai piccoli pazienti.



Wed, 11 Mar 2026 10:45:14 GMT
Salute, Komposer
Perché si sbava nel sonno: le cause e quando preoccuparsi

AGI - La prova è evidente: al risveglio trovi il cuscino bagnato e un po` di saliva vicino alla bocca. Sbavare durante il sonno può essere imbarazzante, soprattutto se si dorme accanto a qualcuno. Tuttavia, nella maggior parte dei casi si tratta di un fenomeno normale e non pericoloso.

Secondo gli esperti, la salivazione notturna può capitare occasionalmente a chiunque. "A tutti può succedere di sbavare, ad esempio dopo aver bevuto troppo la sera prima o dopo essersi addormentati sul divano dopo una cena abbondante", spiega il dottor Landon Duyka, professore associato di otorinolaringoiatria alla Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago. La vicenda è stata raccontata in un approfondimento pubblicato da CNN.

Il problema diventa invece più rilevante se si verifica spesso. "Se ti svegli quasi ogni notte con il cuscino bagnato, è meglio consultare un medico, soprattutto se il sintomo è comparso di recente", aggiunge Duyka. In alcuni casi potrebbe essere collegato a disturbi del sonno o, più raramente, a patologie neurologiche.

Le cause più comuni della salivazione nel sonno

Le ragioni per cui si sbava durante la notte possono essere molte. Alcune sono innocue, altre possono indicare un problema di salute.

Secondo il dottor Neil Hockstein, fondatore e direttore sanitario di Parallel ENT & Allergy di Philadelphia, il primo passo per chi è preoccupato è capire se dietro il problema ci sia un disturbo del sonno. "In alcuni casi consigliamo uno studio del sonno a domicilio per individuare eventuali cause più serie", spiega.

Apnea notturna: una possibile causa

Una delle condizioni che possono provocare salivazione notturna è l` apnea notturna, un disturbo in cui la respirazione si interrompe ripetutamente durante il sonno, anche per decine o centinaia di volte a notte.

Quando questo accade, molte persone iniziano a respirare con la bocca per cercare più aria. "Respirare con la bocca permette alla saliva di accumularsi e fuoriuscire", spiega Duyka.

L` apnea notturna è una condizione seria e spesso sottovalutata. Russare forte, svegliarsi con la bocca secca o con il cuscino bagnato possono essere segnali da non ignorare. In questi casi è consigliabile rivolgersi a uno specialista del sonno.

Respirazione con la bocca e ostruzioni nasali

Un` altra causa frequente della salivazione è la respirazione orale. Alcune persone hanno una naturale tendenza a respirare con la bocca a causa di passaggi nasali molto stretti, di una mascella retratta o di un setto nasale deviato.

Un setto nasale deviato può ridurre il passaggio dell` aria attraverso una narice, costringendo a respirare con la bocca durante la notte. In presenza di sospette ostruzioni, gli specialisti consigliano una visita otorinolaringoiatrica per valutare eventuali soluzioni, anche chirurgiche.

Negli ultimi anni, sui social e su TikTok, alcuni influencer hanno promosso il cosiddetto “mouth taping” , cioè l` uso di nastro adesivo per tenere la bocca chiusa durante il sonno. Tuttavia, gli esperti avvertono che non esistono prove scientifiche solide sui benefici e che questa pratica potrebbe comportare rischi.

Uno studio recente ha infatti evidenziato che sigillare la bocca durante il sonno potrebbe aumentare il rischio di soffocamento in presenza di ostruzioni nasali o rigurgito.

Reflusso acido e problemi digestivi

Anche il reflusso gastroesofageo può essere associato alla salivazione notturna. Quando l` acido dello stomaco risale nell` esofago, il corpo può produrre più saliva come meccanismo di difesa.

I sintomi più comuni del reflusso includono sapore amaro in bocca, dolore al petto, tosse notturna e rigurgito. "Molti pazienti con reflusso notano di tossire di più durante la notte perché producono più saliva", spiega Duyka.

Raffreddore, allergie e naso chiuso

Anche condizioni comuni come raffreddori, allergie stagionali o infezioni dei seni nasali possono favorire la salivazione.

Quando il naso è chiuso, la respirazione attraverso la bocca diventa più frequente, aumentando la probabilità di sbavare nel sonno. Infezioni come tonsillite o herpes labiale possono inoltre stimolare la produzione di saliva come meccanismo di difesa dell` organismo.

Problemi dentali e posizione durante il sonno

La salivazione notturna può essere legata anche a problemi dentali, come il digrignamento dei denti o un disallineamento tra mascella superiore e inferiore. In questi casi può essere utile consultare il proprio dentista.

Anche la posizione in cui si dorme influisce. Chi dorme su un fianco o a pancia in giù tende a sbavare più facilmente, perché la gravità fa scorrere la saliva verso il cuscino. Dormire sulla schiena riduce questo effetto, anche se non sempre è una soluzione per tutti.

Quando è il caso di consultare un medico

Nella maggior parte dei casi sbavare nel sonno non è motivo di preoccupazione. Tuttavia, se il fenomeno è frequente o accompagnato da altri sintomi — come russamento, mal di testa al risveglio, stanchezza diurna o difficoltà a deglutire — è consigliabile rivolgersi a uno specialista.

Un otorinolaringoiatra può valutare eventuali problemi respiratori, dentali o neurologici e, se necessario, consigliare uno studio del sonno.

Come sottolinea Hockstein, spesso la prima cosa da fare è rassicurare il paziente: "Se non emergono disturbi respiratori o cause fisiche evidenti, la salivazione nel sonno è di solito un fenomeno innocuo". In presenza di raffreddori o allergie, possono essere utili anche semplici rimedi come gli antistaminici da banco.

 

 

 

 



Tue, 10 Mar 2026 15:45:57 GMT
Salute, Komposer
Fegato di maiale geneticamente modificato tiene in vita un paziente in attesa di trapianto

AGI - Un fegato di maiale geneticamente modificato è stato utilizzato per mantenere in vita un uomo con grave insufficienza epatica fino al trapianto di un organo umano. L'intervento, eseguito a gennaio presso lo Xijing Hospital della Air Force Medical University di Xian, in Cina, rappresenta la prima volta che una procedura di questo tipo viene applicata a una persona viva.

I risultati preliminari sono stati annunciati dal chirurgo Lin Wang, che ha guidato l` é quipe medica

Il paziente, un uomo di 56 anni, soffriva di una grave insufficienza epatica causata da epatite B cronica e danni al fegato legati all` alcol. Dopo un rapido peggioramento delle condizioni e in assenza immediata di un donatore umano, i medici hanno deciso di tentare una procedura sperimentale collegando temporaneamente il paziente a un fegato di maiale geneticamente modificato. L` organo animale non è stato trapiantato nel corpo, ma utilizzato all` esterno dell` organismo in un sistema di perfusione extracorporea.

Filtrazione delle sostanze tossiche

Il sangue del paziente veniva deviato attraverso il fegato suino, che ha svolto temporaneamente la funzione di filtrazione delle sostanze tossiche accumulate a causa dell` insufficienza epatica. Secondo il team medico, il fegato di maiale ha funzionato per alcuni giorni, contribuendo a stabilizzare le condizioni del paziente mentre si attendeva un trapianto umano. Successivamente l` uomo ha ricevuto un fegato da donatore umano e si starebbe ora riprendendo.

L` organo utilizzato proveniva da un maiale con sei modifiche genetiche, tra cui tre geni suini disattivati e tre geni umani inseriti per produrre proteine compatibili con il sistema immunitario umano e ridurre il rischio di rigetto. Il fegato è stato fornito dall` azienda ClonOrgan Biotechnology di Chengdu.
La tecnica rientra nell` ambito della xenotrapianto, cioè il trapianto di organi animali negli esseri umani. Gli scienziati studiano questa strategia da anni come possibile soluzione alla carenza globale di organi per trapianto.

Altri casi e le differenze

Negli ultimi anni almeno una dozzina di persone negli Stati Uniti e in Cina hanno ricevuto organi di maiale geneticamente modificati, tra cui cuori, reni, fegati e timo, e sono in corso sperimentazioni cliniche. Secondo esperti indipendenti, la procedura rappresenta un importante passo avanti soprattutto perché è stata effettuata su un paziente vivo, mentre esperimenti precedenti con fegati suini erano stati eseguiti principalmente su persone clinicamente morte.

Gli specialisti sottolineano tuttavia che saranno necessari dati scientifici dettagliati e una pubblicazione peer-reviewed per valutare pienamente l` efficacia e la sicurezza della procedura, inclusi i livelli di immunosoppressione utilizzati e l` evoluzione clinica del paziente nel tempo. Se confermata, la tecnica potrebbe diventare una terapia “ponte” per pazienti con insufficienza epatica grave che rischiano di morire prima di ricevere un organo umano compatibile.



Tue, 10 Mar 2026 15:44:58 GMT
Salute, Komposer
La 'stanchezza primaverile' non ha basi scientifiche

AGI - La cosiddetta “stanchezza primaverile” potrebbe essere più un fenomeno culturale che biologico. È quanto suggerisce uno studio guidato da Christine Blume del Center for Chronobiology dell` Università di Basilea, realizzato con Albrecht Vorster dell` Università di Berna, pubblicato sulla rivista Journal of Sleep Research. I ricercatori hanno analizzato per un anno i livelli di stanchezza, sonnolenza diurna e qualità del sonno in 418 partecipanti, contattati ogni sei settimane a partire da aprile 2024 attraverso un questionario online. All` inizio dello studio circa la metà dei partecipanti aveva dichiarato di soffrire di stanchezza primaverile.

Tuttavia l` analisi dei dati raccolti durante l` anno non ha mostrato differenze significative tra stagioni, mesi o periodi dell` anno.  “In primavera i giorni diventano rapidamente più lunghi. Se la stanchezza primaverile fosse un vero fenomeno biologico, dovrebbe emergere proprio durante questa fase di transizione” , ha spiegato Blume. Nei dati raccolti, però , la velocità con cui cambia la durata del giorno non ha mostrato alcuna relazione con i livelli di stanchezza dei partecipanti. 

Fattori culturali

Secondo i ricercatori, la discrepanza tra percezione diffusa e risultati empirici suggerisce che il fenomeno sia fortemente influenzato da fattori culturali. Il fatto che esista un termine diffuso come “stanchezza primaverile” potrebbe portare molte persone a prestare maggiore attenzione ai segnali di affaticamento proprio in questo periodo, interpretando sintomi comuni di stanchezza come parte di un presunto fenomeno stagionale

Un altro possibile fattore riguarda le aspettative legate alla stagione. In primavera, con l` arrivo del bel tempo e delle giornate più lunghe, molte persone si aspettano di essere più attive e dinamiche. Quando il livello di energia percepito non corrisponde a queste aspettative, può emergere la sensazione di affaticamento. Secondo la ricercatrice, il riferimento alla stanchezza primaverile rappresenta quindi una spiegazione socialmente accettata per giustificare questa discrepanza tra aspettative e sensazioni soggettive. 

La luce naturale

Gli scienziati sottolineano comunque che la luce naturale influisce realmente sul ritmo biologico umano. Diversi studi di cronobiologia mostrano infatti che nei mesi invernali molte persone tendono a dormire leggermente di più e a sentirsi più stanche, probabilmente perché la “notte biologica” regolata dall` orologio interno dell` organismo si prolunga. Con l` allungarsi delle giornate, invece, ci si aspetterebbe teoricamente una maggiore sensazione di energia. 

L` analisi dei dati dello studio mostra inoltre che in estate molte persone dormono meno, spesso perché trascorrono più tempo all` aperto o socializzano nelle ore serali, ma questo non si traduce in un aumento della stanchezza percepita. Secondo Blume, chi si sente affaticato in primavera può beneficiare di alcune strategie semplici: esporsi alla luce naturale, mantenere attività fisica regolare e assicurarsi un sonno sufficiente.



Tue, 10 Mar 2026 10:00:22 GMT
Salute, Komposer, Agi Desk
Perché una narice si chiude mentre l'altra respira?

AGI - Uno degli aspetti più fastidiosi quando si è malati o si soffre di allergie stagionali è il naso chiuso. La congestione nasale rende difficile, se non impossibile, respirare normalmente attraverso le narici.

Tuttavia, anche quando non si ha raffreddore o influenza, molte persone notano che facendo un respiro profondo l` aria sembra passare soprattutto da una sola narice. Prima di preoccuparsi - spiega la Cnn - è utile sapere che si tratta di un fenomeno del tutto normale.

Nel corso della giornata, infatti, il nostro corpo alterna naturalmente il flusso d` aria tra le due narici. Questo meccanismo è chiamato ciclo nasale e svolge un ruolo importante nella salute dell` apparato respiratorio.

Cos` è il ciclo nasale e perché è normale

Il ciclo nasale consiste nell` alternanza tra una narice più aperta e una leggermente più congestionata. Questo cambiamento avviene automaticamente più volte al giorno, spesso ogni due o tre ore mentre siamo svegli.

Durante il sonno il fenomeno tende a rallentare, perché la respirazione diventa più regolare e il volume d` aria inspirato ed espirato diminuisce.

Il ciclo nasale si basa su due fasi principali:

  • Congestione, quando una narice lascia passare meno aria
  • Decongestione, quando l` altra narice rimane più aperta e consente un flusso d` aria maggiore

La narice più aperta lavora di più : l` aria che passa può seccare le mucose e trasportare polveri, allergeni e agenti patogeni. Per questo motivo il corpo alterna regolarmente la narice dominante, permettendo a entrambe di recuperare.

Il ruolo del cervello nella respirazione nasale

Il ciclo nasale è automatico e involontario. Viene regolato dall` ipotalamo, una struttura del cervello che controlla diverse funzioni del corpo.

Alcune persone però possono avere un ciclo nasale meno evidente o alterato, ad esempio in presenza di disturbi neurologici che coinvolgono l` ipotalamo.

Alcune ricerche suggeriscono anche che la narice sinistra possa essere più dominante, soprattutto nelle persone destrorse.

Studi sulla respirazione indicano inoltre che:

  • quando prevale la narice destra, il corpo può trovarsi in uno stato di maggiore attivazione o stress;
  • quando domina la narice sinistra, l` organismo tende a essere più rilassato.

Perché il ciclo nasale è importante per la salute

Il ciclo nasale svolge diverse funzioni essenziali per la salute del naso e delle vie respiratorie.

Prima di tutto protegge le mucose nasali. Ogni giorno una narice può filtrare fino a 12.000 litri d` aria, diventando una vera e propria barriera contro virus, batteri e particelle inquinanti.

L` alternanza tra le narici permette di:

  • ridurre il rischio di irritazioni e danni alle mucose
  • mantenere le vie respiratorie protette dai patogeni
  • permettere ai tessuti nasali di recuperare

Il naso ha infatti bisogno di periodi di riposo e rigenerazione. L` esposizione continua all` aria può seccare le mucose e favorire infiammazioni.

Durante la fase di congestione aumenta anche il flusso sanguigno nei vasi del naso. Questo processo aiuta a:

  • idratare le mucose
  • favorire la riparazione dei tessuti
  • riscaldare e umidificare l` aria inspirata.

Raffreddore, allergie e altre cause del naso chiuso

Diversi fattori possono interferire con il normale funzionamento del ciclo nasale. Le infezioni respiratorie, come raffreddore e influenza, aumentano la produzione di muco e rendono più difficile l` alternanza tra le narici.

Anche gli allergeni, come pollini o acari della polvere, possono provocare infiammazione delle mucose e ostacolare il ciclo nasale.

Alcuni farmaci, in particolare quelli utilizzati per trattare l` ipertensione, possono irritare la mucosa nasale perché agiscono sui vasi sanguigni di tutto il corpo, compresi quelli del naso.

Attenzione all` uso eccessivo degli spray decongestionanti

L` uso prolungato di decongestionanti nasali può peggiorare il problema. Se utilizzati per più di cinque giorni consecutivi, questi farmaci possono provocare la cosiddetta rinite medicamentosa.

Si tratta di una forma di congestione nasale causata proprio dall` abuso di spray nasali. Il gonfiore improvviso delle mucose può alterare il ciclo nasale e provocare la sensazione di avere entrambe le narici bloccate.

Polipi nasali e setto deviato: i problemi strutturali

In alcuni casi il problema è di tipo anatomico. I polipi nasali, presenti fino al 4% della popolazione, sono piccole escrescenze del tessuto nasale che possono svilupparsi in entrambe le narici e ostacolare il passaggio dell` aria.

Un` altra causa comune è il setto nasale deviato, cioè quando la parete cartilaginea che separa le narici non è perfettamente allineata. Questo può provocare una sensazione costante di naso chiuso e talvolta richiede un intervento chirurgico per migliorare la respirazione e la qualità del sonno.

Anche la posizione del corpo può influenzare il naso

Persino fattori semplici, come la posizione durante il sonno, possono influire sul ciclo nasale. Quando ci si sdraia, il sangue tende ad accumularsi nei tessuti nasali. Inoltre, la gravità può far spostare il contenuto dei seni paranasali verso la narice più vicina al cuscino. Questo può temporaneamente ostruire una narice, rendendo la respirazione più difficile.

Quando una narice sempre chiusa deve far preoccupare

Nella maggior parte dei casi il naso chiuso è causato da infezioni comuni come raffreddore o influenza, e la congestione può durare fino a due settimane. La sinusite, che comporta un` infiammazione dei seni paranasali, può invece provocare sintomi per circa quattro settimane.

Anche le allergie stagionali, in particolare quelle ai pollini, possono alterare il ciclo nasale per periodi più lunghi. L` assunzione di antistaminici durante la stagione allergica può aiutare a ridurre i sintomi. Se però una narice rimane bloccata per più di due settimane, soprattutto in presenza di muco persistente o secrezioni anomale, è consigliabile consultare un medico per una valutazione più approfondita.



Sat, 07 Mar 2026 03:02:00 GMT
Salute
Ridurre l` età biologica protegge il cervello dal rischio di ictus

AGI - Ridurre la differenza tra età biologica ed età anagrafica potrebbe essere associato a una migliore salute del cervello e a un minor rischio di ictus.

Sono i risultati di uno studio preliminare guidato da Cyprien Rivier della Yale University, presentato all'American Academy of Neurology Annual Meeting 2026, in programma dal 18 al 22 aprile a Chicago e online.

Lo studio su oltre 250 mila persone

La ricerca ha analizzato i dati sanitari di 258.169 persone, utilizzando 18 biomarcatori del sangue - tra cui colesterolo, volume medio dei globuli rossi e conteggio dei globuli bianchi - per stimare l'età biologica dei partecipanti.

In un sottogruppo dei partecipanti sono stati inoltre effettuati test cognitivi e scansioni cerebrali per valutare eventuali segni di danno neurologico.

Cos` è l` età biologica

L'età biologica rappresenta una stima dello stato di salute dell'organismo basata su indicatori fisiologici e metabolici, che può differire dall'età cronologica.

All'inizio dello studio i partecipanti avevano in media un'età biologica di 54 anni, rispetto a un'età anagrafica media di 56 anni. Sei anni dopo, l'età biologica media risultava pari a 58 anni, mentre l'età cronologica media era salita a 62 anni.

Il legame tra età biologica e rischio di ictus

Nel corso di un periodo medio di osservazione di circa dieci anni, i ricercatori hanno identificato i partecipanti che avevano sviluppato un ictus. I risultati mostrano che le persone con un'età biologica superiore alla propria età anagrafica presentavano risultati meno favorevoli alle scansioni cerebrali e punteggi più bassi nei test di memoria e capacità cognitive.

Inoltre, questi individui avevano un rischio di ictus superiore del 41% rispetto a chi presentava un'eta' biologica piu' giovane o simile alla propria eta' cronologica.

Il ruolo del “biological age gap”

Un risultato particolarmente significativo riguarda l'evoluzione del cosiddetto "biological age gap", cioè la differenza tra età biologica ed età anagrafica.

I partecipanti che nel corso dello studio sono riusciti a ridurre questo divario tra la prima valutazione e quella effettuata sei anni dopo hanno mostrato un rischio di ictus inferiore del 23% rispetto a chi non aveva registrato miglioramenti.

I segni di danno cerebrale nelle scansioni

Secondo i ricercatori, questi partecipanti presentavano anche minori segni di danno cerebrale nelle scansioni. In particolare è stata osservata una minore quantità di iperintensità della sostanza bianca, un indicatore radiologico associato a danni nel tessuto cerebrale e a un aumento del rischio di ictus e declino cognitivo.

Nel gruppo che aveva migliorato il proprio "gap" di età biologica, il volume totale di queste lesioni risultava inferiore del 13% per ogni deviazione standard di miglioramento rispetto a chi non aveva registrato progressi.

I fattori considerati nello studio

I risultati sono stati ottenuti tenendo conto di altri fattori che possono influenzare il rischio di ictus e danno cerebrale, tra cui ipertensione, malattie cardiovascolari e fattori socioeconomici.

Perché modificare l` età biologica potrebbe aiutare il cervello

Secondo Cyprien Rivier, autore dello studio e membro dell'American Academy of Neurology, i risultati suggeriscono che modificare l'età biologica potrebbe rappresentare un potenziale percorso per proteggere la salute cerebrale.

"È entusiasmante pensare che lavorare per modificare la nostra eta' biologica possa rappresentare una strada per preservare la salute del cervello", ha spiegato Rivier.

Secondo il ricercatore, abitudini di vita che favoriscono la salute cardiovascolare e metabolica - come una dieta equilibrata, attivita' fisica regolare, sonno adeguato e un buon controllo della pressione arteriosa - potrebbero contribuire a ridurre il divario tra eta' biologica e cronologica.

I limiti dello studio e le ricerche future

Lo studio, tuttavia, non ha valutato direttamente programmi specifici di stile di vita e non dimostra un rapporto di causa-effetto tra miglioramento dell'età biologica e riduzione del rischio di ictus.

Gli autori sottolineano inoltre che solo una parte dei partecipanti ha effettuato test ripetuti nel tempo, un limite che riduce la possibilità di trarre conclusioni definitive sui cambiamenti nel corso degli anni.

Secondo i ricercatori saranno necessari ulteriori studi per verificare se interventi mirati a ridurre l'età biologica possano effettivamente diminuire il rischio di ictus e di danni cerebrali nelle fasi avanzate della vita. 



Sat, 07 Mar 2026 02:29:00 GMT
Salute
Perché il gusto non torna dopo il Covid?

AGI - La perdita persistente del gusto dopo l'infezione da Covid-19 potrebbe essere causata da alterazioni specifiche nelle cellule gustative della lingua.

Lo suggerisce uno studio condotto da ricercatori della Swedish University of Agricultural Sciences (SLU), dell'Università di Uppsala e dell'Università del Colorado, pubblicato sulla rivista scientifica Chemical Senses.

Il lavoro individua per la prima volta una base biologica precisa per uno dei sintomi più comuni del cosiddetto long Covid: la difficoltà a percepire alcuni sapori anche molti mesi dopo la guarigione dall'infezione.

Lo studio sui pazienti con disturbi del gusto

I ricercatori hanno studiato 28 persone risultate positive al SARS-CoV-2 che, pur non essendo state ricoverate, riportavano disturbi del gusto per oltre 12 mesi.

Attraverso un test standardizzato del gusto (WETT), quasi tutti i partecipanti hanno mostrato alterazioni nella percezione dei sapori.

L` analisi delle papille gustative

Analizzando campioni di tessuto prelevati dalle papille fungiformi - piccole strutture presenti sulla punta della lingua che ospitano le papille gustative - gli scienziati hanno osservato che la struttura generale e le connessioni nervose delle papille risultavano in gran parte normali.

Il ruolo della proteina PLC2

Le differenze emergono però a livello molecolare. Le analisi genetiche hanno rivelato livelli ridotti di mRNA della proteina PLC2 in specifiche cellule gustative. Questa proteina è fondamentale per trasmettere e amplificare i segnali gustativi verso i nervi che portano le informazioni al cervello.

Secondo Goran Andersson, ricercatore della SLU e responsabile delle analisi molecolari, PLC2 è necessaria per trasformare gli stimoli chimici del cibo in impulsi elettrici che viaggiano lungo i nervi fino alle aree cerebrali responsabili della percezione del gusto.

I sapori più colpiti: dolce, amaro e umami

La carenza di questa proteina colpisce in particolare le cellule responsabili dei sapori dolce, amaro e umami, che risultano infatti i più frequentemente compromessi nei pazienti analizzati.

Cosa cambia nella comprensione del long Covid

Lo studio collega quindi per la prima volta tre elementi: l'esperienza soggettiva dei pazienti, i risultati dei test oggettivi e il meccanismo biologico alla base del disturbo.

Gli autori concludono che la perdita prolungata del gusto dopo Covid-19 può derivare da cambiamenti nelle cellule delle papille gustative che normalmente avviano i segnali nervosi diretti ai centri cerebrali del gusto.

Possibili implicazioni per le terapie future

Comprendere questo meccanismo potrebbe aiutare a sviluppare strategie terapeutiche per i disturbi gustativi del long Covid, una condizione che può avere conseguenze importanti sulla nutrizione e sulla salute generale, poiché una ridotta percezione del gusto puo' portare a perdita di appetito e di peso. 



Fri, 06 Mar 2026 02:31:00 GMT
Salute, Komposer
Alzheimer, la nuova sfida con gli astrociti geneticamente modificati

AGI - Astrociti geneticamente modificati potrebbero diventare una nuova strategia di immunoterapia contro il morbo di Alzheimer. Sono i risultati dello studio guidato da Yun Chen, primo autore della Washington University School of Medicine di St. Louis (WashU Medicine), con Marco Colonna come autore corrispondente della stessa istituzione, pubblicato sulla rivista scientifica Science.

La ricerca dimostra che cellule cerebrali ingegnerizzate con recettori antigenici chimerici (Car) sono in grado di riconoscere ed eliminare gli accumuli della proteina amiloide-, una delle principali caratteristiche patologiche della malattia di Alzheimer.

L'Alzheimer, principale causa di demenza nelle popolazioni anziane, è caratterizzato da una cascata patologica in cui placche di amiloide- si accumulano nel cervello, innescando alterazioni nelle proteine tau e portando progressivamente alla neurodegenerazione. Negli ultimi anni alcune terapie basate su anticorpi diretti contro l'amiloide- hanno mostrato un moderato rallentamento della progressione della malattia, ma richiedono dosi elevate e sono associate a possibili effetti collaterali anche gravi.

Per superare questi limiti, i ricercatori stanno esplorando approcci basati sull'ingegneria cellulare. Tra questi vi sono le terapie Car, già ampiamente utilizzate nel trattamento di alcuni tumori del sangue. In queste terapie le cellule vengono modificate geneticamente per esprimere recettori antigenici chimerici, che consentono loro di riconoscere specifiche molecole bersaglio e neutralizzarle.

L'applicazione del principio Car agli astrociti

Nel nuovo studio il team ha applicato questo principio agli astrociti, cellule non neuronali abbondanti nel cervello che svolgono funzioni fondamentali di supporto e regolazione dell'ambiente neuronale.

Risultati promettenti nei modelli murini

I ricercatori hanno sviluppato astrociti ingegnerizzati per esprimere recettori Car - denominati Car-As - progettati per riconoscere la proteina amiloide-. Negli esperimenti di laboratorio queste cellule hanno mostrato una maggiore capacità di rimuovere l'amiloide-.

Quando gli astrociti modificati sono stati introdotti nel cervello di topi modello di Alzheimer, i ricercatori hanno osservato una significativa riduzione degli accumuli della proteina nei tessuti cerebrali degli animali vivi. Un risultato particolarmente rilevante è emerso quando il trattamento è stato somministrato nelle fasi iniziali della malattia. In questi casi una singola somministrazione delle cellule ingegnerizzate è stata sufficiente a prevenire lo sviluppo della patologia amiloide nei modelli murini.

Implicazioni e sfide future delle terapie Car

Secondo gli autori, questi risultati rappresentano una prova di principio che gli astrociti modificati con recettori Car possono essere utilizzati per eliminare accumuli proteici tossici nel cervello. Le terapie Car hanno già trasformato il trattamento di alcuni tumori ematologici, ma il loro utilizzo nelle malattie neurodegenerative presenta sfide specifiche, tra cui la sicurezza e la capacità di far arrivare efficacemente le cellule terapeutiche nel cervello. Il nuovo studio dimostra che questo approccio può funzionare anche in vivo, cioè in organismi viventi, superando uno dei principali ostacoli allo sviluppo di strategie Car per l'Alzheimer.

Prospettive future e necessità di ulteriori studi

Jake Boles e David Gate sottolineano che questi risultati contribuiscono a costruire le basi per strategie terapeutiche avanzate: con il miglioramento delle tecnologie Car e delle strategie per neutralizzare proteine tossiche nel cervello, questi approcci potrebbero offrire nuove prospettive terapeutiche non solo per l'Alzheimer ma anche per altre malattie neurodegenerative. Saranno tuttavia necessari ulteriori studi per valutare sicurezza, efficacia e durata degli effetti del trattamento prima di eventuali applicazioni cliniche nell'uomo.



Fri, 06 Mar 2026 02:10:00 GMT
Salute
Un collirio batterico potrebbe accelerare la guarigione della cornea

AGI - Un collirio sperimentale composto da batteri oculari geneticamente modificati potrebbe favorire la guarigione della cornea e aprire la strada a nuove terapie 'viventi' per le malattie dell'occhio. È quanto emerge da uno studio guidato da Anthony St. Leger, professore associato di Oftalmologia e immunologia presso la University of Pittsburgh School of Medicine e il UPMC Vision Institute, pubblicato sulla rivista scientifica Cell Reports.

La ricerca dimostra che il batterio Corynebacterium mastitidis, un microrganismo innocuo che vive naturalmente sulla superficie dell'occhio, può essere modificato geneticamente per produrre una molecola antinfiammatoria capace di accelerare la guarigione di lesioni corneali.

"Questa è la prima dimostrazione che un microbo che vive sulla superficie oculare può essere ingegnerizzato per rilasciare un trattamento terapeutico che migliora la salute dell'occhio - spiega St. Leger -. Si apre così la strada all'idea di una 'medicina vivente' per l'occhio: qualcosa che si applica una volta e che rimane lì , proteggendo i tessuti e aiutandoli a guarire".

Una strategia alternativa per l'occhio

La superficie dell'occhio rappresenta un ambiente difficile per i farmaci tradizionali. Le lacrime, infatti, lavano continuamente via i medicinali, rendendo spesso necessarie numerose applicazioni quotidiane di colliri per trattare condizioni come abrasioni corneali o sindrome dell'occhio secco. Questo limita l'efficacia di molte terapie. Per superare questo problema, il team di Pittsburgh ha progettato una strategia alternativa basata su batteri modificati in grado di rilasciare continuamente molecole terapeutiche direttamente sulla superficie dell'occhio. I ricercatori hanno ingegnerizzato Corynebacterium mastitidis per produrre la citochina interleuchina-10 (IL-10), una piccola proteina che regola i processi infiammatori.

Efficacia dimostrata nei modelli murini

Gli esperimenti condotti su modelli murini con lesioni corneali hanno mostrato che le cornee trattate con i batteri modificati guarivano più rapidamente rispetto a quelle trattate con batteri normali o con soluzione salina. Quando i ricercatori hanno bloccato il recettore della IL-10, il beneficio è scomparso, confermando che l'effetto terapeutico dipende proprio da questa molecola. Il team ha inoltre sviluppato una versione del batterio capace di produrre IL-10 umana. Nei test su cellule coltivate in laboratorio che formano lo strato più esterno della cornea umana, questo sistema ha migliorato la chiusura delle ferite e ridotto i segnali infiammatori nelle cellule immunitarie umane.

Prospettive future e sfide da affrontare

Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono che la strategia potrebbe in futuro essere adattata per applicazioni cliniche negli esseri umani, anche se sono ancora necessari ulteriori studi. Uno degli aspetti più promettenti della tecnologia è la sua modularità . "Abbiamo progettato il sistema in modo che si possano inserire geni diversi citochine, fattori di crescita o altre proteine per adattare la terapia a specifiche malattie oculari", continua St. Leger. Nonostante i risultati incoraggianti, gli scienziati sottolineano che la tecnologia è ancora in una fase iniziale di sviluppo.

Prima di un eventuale utilizzo clinico sarà necessario affrontare diverse sfide, tra cui lo sviluppo di meccanismi di sicurezza che permettano di disattivare o rimuovere i batteri modificati quando non sono più necessari. Patologie come grave secchezza oculare, disturbi infiammatori della superficie oculare e traumi della cornea colpiscono milioni di persone ogni anno. Sebbene lo studio non rappresenti ancora una terapia clinica, fornisce una base per valutare se i cosiddetti bioterapici vivi ingegnerizzati possano offrire un modo più duraturo per somministrare molecole antinfiammatorie o rigenerative direttamente nell'occhio.



Thu, 05 Mar 2026 06:56:20 GMT
Salute, Komposer
Farmaci dimagranti: il 60% del peso perso si recupera dopo un anno

AGI - Un anno dopo aver smesso di assumere farmaci per la perdita di peso, come Ozempic o Wegovy, le persone recuperano - in media - il 60% del peso perso, anche se da lì l'effetto 'rimbalzo' si stabilizza e i pazienti mantengono una riduzione del 25% del peso perso durante il trattamento. Questo secondo uno studio dell'Università di Cambridge (Regno Unito) i cui risultati sono stati pubblicati giovedì sulla rivista EClinicalMedicine. Milioni di persone nel mondo sono obese, il che aumenta il rischio di diabete 2, malattie cardiovascolari e cancro. Perdere peso può evitare questi rischi, ma a volte provare dieta ed esercizio fisico è difficile, e i farmaci di nuova generazione si sono dimostrati molto efficaci.

Gli effetti dopo un anno

Questi farmaci aiutano a controllare la glicemia e a ridurre l'appetito e, come dimostrato dagli studi clinici, permettono di perdere peso tra il 15 e il 20%. Tuttavia, solo la metà dei pazienti che iniziano a prenderli dura più di un anno, e il 75% smette dopo due anni. Per analizzare gli effetti dell'interruzione di questo farmaco a dodici mesi e oltre, i ricercatori di Cambridge hanno esaminato la letteratura scientifica e selezionato sei studi clinici basati su 3.200 persone e un follow-up fino a 52 settimane dopo aver sospeso i farmaci dimagranti.

Lo studio ha dimostrato che, sebbene i farmaci per l'obesità di nuova generazione (come Ozempic e Wegovy) siano altamente efficaci, interrompere il trattamento porta a un rapido recupero di peso che si stabilizza dopo un anno. Secondo i loro risultati, a 52 settimane i pazienti avevano recuperato il 60% del peso perso, anche se a 60 settimane il ritorno di peso ha iniziato a stabilizzarsi. Nel lungo termine, la perdita netta di peso è rimasta al 25%. Così , una persona che aveva perso un quinto (20%) del proprio peso all'inizio del trattamento ha raggiunto una perdita di peso reale del 5% un anno dopo aver smesso. I farmaci GLP-1 agiscono come un



Thu, 05 Mar 2026 01:59:00 GMT
Salute
I lockdown hanno rallentato lo sviluppo dei bimbi

AGI - I lockdown durante la pandemia di Covid-19 hanno rallentato lo sviluppo di importanti capacità cognitive nei bambini piccoli, con effetti che potrebbero protrarsi per anni. È quanto emerge da uno studio osservazionale pubblicato su Child Development da John Spencer della University of East Anglia e colleghi delle università di Lancaster e Durham.

La ricerca mostra che i bambini che frequentavano la scuola dell'infanzia quando sono iniziate le restrizioni hanno registrato progressi significativamente più lenti nelle cosiddette funzioni esecutive, ovvero le capacità di autoregolazione, concentrazione e flessibilità cognitiva. Lo studio ha seguito per diversi anni 139 bambini di età compresa tra due anni e mezzo e sei anni e mezzo. Tra questi, 94 famiglie partecipavano già al progetto prima dell'arrivo della pandemia, consentendo ai ricercatori di disporre di una rara base di riferimento sulle capacità cognitive dei bambini prima dei lockdown.

Lo studio

Per valutare lo sviluppo delle funzioni esecutive, il team ha utilizzato la Minnesota Executive Function Scale, una misura standardizzata che consente di analizzare in modo comparabile abilità come il controllo degli impulsi, la capacità di cambiare strategia o passare da un compito all'altro e l'adattamento a nuove situazioni.

I risultati indicano che i bambini che frequentavano la scuola dell'infanzia quando il Paese è entrato in lockdown hanno mostrato un aumento molto più lento delle capacità di autoregolazione e flessibilità cognitiva negli anni successivi rispetto ai coetanei che frequentavano ancora la scuola materna prima della pandemia. In particolare, questi bambini hanno avuto più difficoltà a controllare gli impulsi e a cambiare attività , competenze che normalmente migliorano rapidamente con l'ingresso in ambienti scolastici strutturati.

L'importanza della scuola dell'infanzia

Secondo gli autori, la scuola dell'infanzia rappresenta una fase cruciale per la socializzazione e per l'apprendimento delle regole della classe. "La scuola dell'infanzia è un anno critico per la socializzazione tra pari", spiega Spencer. "È il momento in cui i bambini imparano le regole della classe e costruiscono le prime amicizie che contribuiscono alla formazione della fiducia in se stessi". Tuttavia, per la coorte di bambini che ha iniziato la scuola nel 2020, le aule sono state chiuse, le routine scolastiche si sono interrotte improvvisamente e le opportunità di interazione sociale sono state fortemente limitate.

Differenze individuali

Lo studio evidenzia anche che le differenze individuali nelle funzioni esecutive restano relativamente stabili nel tempo: i bambini che mostravano capacità più avanzate già a due anni e mezzo tendevano a mantenere un vantaggio anche a sei anni e mezzo. Inoltre, i bambini provenienti da famiglie con livello socioeconomico più basso hanno registrato punteggi mediamente inferiori, confermando risultati già emersi in precedenti ricerche sull'importanza del contesto familiare e dell'istruzione dei genitori. Anche tenendo conto dell'età e del background familiare, tuttavia, l'impatto della pandemia rimane evidente.

I bambini che frequentavano la scuola dell'infanzia all'inizio della pandemia hanno registrato miglioramenti più limitati nelle funzioni esecutive rispetto a quelli che si trovavano in una fase precedente del percorso educativo. Secondo i ricercatori, questi risultati indicano che una generazione di bambini potrebbe aver bisogno di un sostegno aggiuntivo nei prossimi anni da parte di scuole, insegnanti e servizi sanitari per recuperare eventuali ritardi nello sviluppo cognitivo e socio-emotivo. Lo studio solleva inoltre interrogativi su come proteggere lo sviluppo dei più piccoli durante eventuali future emergenze nazionali.



Thu, 05 Mar 2026 01:45:00 GMT
Salute
Le linee guida ISS: sì al test del DNA fetale nel primo trimestre di gravidanza

AGI - Sì all'ecografia nel primo trimestre per individuare precocemente eventuali malformazioni fetali, oltre a quella già raccomandata nel secondo trimestre. Sì anche all'offerta dello screening nel primo trimestre delle anomalie cromosomiche più frequenti, tra cui la sindrome di Down, mediante test combinato o test del DNA fetale, da offrire a tutte le donne indipendentemente dall'età . Viene raccomandata l'esecuzione della misura della distanza tra fondo dell'utero e sinfisi pubica ad ogni bilancio di salute a partire dalle 24 settimane gestazionali per valutare l'accrescimento fetale. Rimane non raccomandata l'esecuzione dell'ecografia nel terzo trimestre salvo specifica indicazione clinica. Sono queste le principali novità  introdotte dalla terza parte dell'aggiornamento della linea guida "Gravidanza fisiologica", presentata oggi durante un webinar a cura dell'ISS cui si sono iscritti 850 professionisti sanitari.

Il documento è stato sviluppato dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute (CNaPPS) dell'Istituto Superiore di Sanità , nell'ambito delle attività del Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG). La possibilità di individuare già nel primo trimestre eventuali malformazioni consente alla donna e al partner di prepararsi consapevolmente alla nascita, valutare eventuali terapie intrauterine, programmare il parto in strutture adeguate alle necessità assistenziali neonatali o decidere per una interruzione volontaria della gravidanza.

"L'ecografia è uno strumento straordinario che ha rivoluzionato l'assistenza ostetrica. Tuttavia, non tutto ciò che è tecnicamente possibile è clinicamente appropriato e non tutto ciò che rassicura è realmente necessario", afferma Serena Donati responsabile scientifica dell'aggiornamento. "In Italia si eseguono in media sei ecografie in gravidanza, senza differenze tra gravidanze fisiologiche e patologiche: ben oltre quelle raccomandate dalle linee guida nazionali e internazionali. Quando la pratica clinica si discosta dalle evidenze scientifiche, è fondamentale spiegare con chiarezza alle donne quali siano le indicazioni appropriate agli esami e, quando opportuno, avere il coraggio di dire che non sono necessari. Le linee guida rappresentano una bussola istituzionale per garantire qualità dell'assistenzaequità di accesso alle cure e sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale".

Le nuove raccomandazioni della linea guida

Ecco le principali novità dell'aggiornamento: raccomanda l'ecografia del primo trimestre per la diagnosi precoce di malformazioni fetali e per una corretta datazione della gravidanza; conferma l'offerta universale dello screening nel primo trimestre delle anomalie cromosomiche più comuni, introducendo l'esame del DNA fetale; sottolinea l'importanza del counselling, per rispondere in modo completo e trasparente ai bisogni informativi delle donne rispetto agli accertamenti per anomalie congenite; ribadisce il valore della percezione dei movimenti fetali come indicatore del benessere del feto; raccomanda la misurazione della lunghezza fondo-sinfisi come monitoraggio per la crescita fetale dopo la 24 settimana; raccomanda di limitare ai soli casi con indicazione clinica l'ecografia per la valutazione della crescita fetale nel terzo trimestre. L'obiettivo del nuovo aggiornamento è offrire ai professionisti uno strumento completo, facile da consultare, in cui il collegamento tra prove scientifiche e raccomandazioni risulti esplicito e tracciabile.

Obiettivi e ruolo del SNLG

Il documento definisce indicazioni, limiti, requisiti formativi e implicazioni organizzative dei diversi interventi di screening basati sull'ecografia, con l'obiettivo di ridurre la variabilità ingiustificata e contrastare indicazioni inappropriate. Il SNLG dell'ISS ha il ruolo di garante metodologico e di governance nazionale del processo di produzione di linee guida di buona qualità , informate dalle migliori prove disponibili e rispondenti ai bisogni di salute del Paese, sulla base di criteri di rilevanza e impatto clinico, economico e sociale.

Contesto e metodologia di aggiornamento

Nel 2010, il SNLG ha pubblicato la LG Gravidanza fisiologica in cui sono stati definiti gli interventi da offrire alle donne con una gravidanza in fisiologica evoluzione. Gli esami raccomandati in gravidanza sono stati successivamente inclusi nei Livelli essenziali di assistenza (LEA) come prestazioni specialistiche escluse dalla partecipazione al costo per i cittadini (DPCM 12 gennaio 2017 all.to 10b). Nel frattempo, nuove ricerche e nuove conoscenze cliniche hanno modificato l'assistenza alle donne in gravidanza fisiologica e, per questi motivi, il SNLG ha deciso di aggiornare la linea guida. Il panel multidisciplinare di esperti chiamato ad aggiornare la linea guida ha formulato ben 97 quesiti. A ognuno di essi, la linea guida risponde con una o più raccomandazioni per la pratica clinica, elaborate attraverso un'analisi sistematica della letteratura secondo il metodo GRADE, per garantire trasparenza, rigore metodologico e solidità scientifica.



Wed, 04 Mar 2026 00:33:00 GMT
Salute
Una dieta ricca di grassi accelera i tumori

AGI - Una dieta ricca di grassi accelera la crescita e l'invasività dei tumori al seno triplo-negativi più di condizioni caratterizzate da alti livelli di glucosio, insulina o chetoni. È quanto emerge da uno studio guidato da Celeste M. Nelson della Princeton University, pubblicato su APL Bioengineering.

I ricercatori hanno osservato che l'esposizione a nutrienti ad alto contenuto lipidico aumenta anche l'enzima MMP1, associato a degradazione della matrice extracellulare e a prognosi sfavorevole. Il lavoro, pubblicato dall'American Institute of Physics, ha utilizzato un modello tumorale tridimensionale ingegnerizzato in ambiente microfluidico, coltivato in un mezzo 'simil-plasma umano' per riprodurre in modo realistico la composizione biochimica del sangue in differenti condizioni dietetiche.

"Abbiamo adottato l'approccio di costruire tumori ingegnerizzati identici e coltivarli in condizioni che imitano la composizione del sangue di pazienti sottoposti a diversi regimi dietetici", spiega Celeste M. Nelson: "Speravamo di identificare condizioni alimentari in grado di rallentare la crescita tumorale. Invece, abbiamo individuato una condizione una dieta ricca di grassi che ha accelerato la crescita del tumore".

Focus sul carcinoma mammario triplo-negativo

Lo studio si è concentrato sul carcinoma mammario triplo-negativo, una forma particolarmente difficile da trattare con le terapie standard. Gli scienziati hanno analizzato struttura, crescita e capacità invasiva delle cellule tumorali in quattro condizioni metaboliche: alto livello di insulina, alto glucosio, alto livello di chetoni e dieta ricca di grassi.

I risultati: crescita, invasione e aumento di MMP1

I risultati mostrano che la condizione ad alto contenuto di grassi accelera sia la crescita sia l'invasione delle cellule tumorali. Inoltre, in questa condizione si osserva un aumento dell'enzima MMP1, che degrada la matrice extracellulare ed è associato a prognosi peggiore.

Limiti degli studi precedenti e nuovo approccio sperimentale

Secondo gli autori, molti studi precedenti sul rapporto tra dieta e crescita tumorale non hanno tenuto conto della complessità dei sistemi biologici interconnessi, inclusi sistema immunitario, tessuti metabolici e microbioma. Inoltre, le cellule in vitro sono spesso coltivate in mezzi con concentrazioni di zuccheri e biomolecole non rappresentative dei livelli fisiologici. "Le cellule vengono tipicamente coltivate in terreni saturi di zuccheri e altre sostanze biochimiche a livelli che non corrispondono a quelli osservati nel corpo umano - sottolinea Nelson -. Il nostro studio dimostra che le cellule tumorali si comportano in modo diverso quando sono coltivate in un mezzo che rispecchia la composizione biochimica del plasma umano".

Prospettive future e possibili implicazioni cliniche

Il sistema sviluppato potrà ora essere applicato ad altri sottotipi di tumore al seno e a scenari terapeutici differenti. I ricercatori intendono verificare se la risposta ai trattamenti chemioterapici cambi in base a condizioni dietetiche simulate. I ricercatori prevedono di utilizzare questo sistema per studiare l'interazione tra condizioni dietetiche e diverse terapie antitumorali. "Intendiamo verificare se i tumori rispondano in modo diverso alla chemioterapia quando sono coltivati in mezzi che simulano differenti condizioni alimentari", conclude Nelson; "Ciò potrebbe consentire ai medici di formulare raccomandazioni dietetiche specifiche per i pazienti sottoposti a determinate terapie". 



Mon, 02 Mar 2026 13:30:53 GMT
Salute, Komposer
In Italia 1 bambino su 3 è obeso, lo studio che riprogramma il metabolismo

AGI - Contro sovrappeso e obesità  non solo dieta e movimento, ma azioni mirate su cervello, abitudini e funzioni cognitive per riportare in equilibrio i meccanismi che regolano fame, sazietà e consumo energetico. È la nuova strategia indicata dal progetto RESILIENT dell` Ospedale Pediatrico Bambino Gesù . Intervenire tra i 6 e gli 11 anni – nella fase di massima plasticità cerebrale – consente di “rimettere in carreggiata” le vie neurali del metabolismo e correggere la disfunzione metabolica in modo duraturo, in alcuni casi potenzialmente definitivo. Uno studio su 120 bambini dimostra che un percorso multidisciplinare di 5 mesi migliora peso, metabolismo, sonno e capacità cognitive, aprendo nuove prospettive nella lotta a una condizione che in Italia riguarda quasi un bambino su tre.

Il progetto di ricerca RESILIENT coordinato dall` Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è stato finanziato dall` Unione Europea con fondi PNRR (PNRR-MAD-2022-12376459) e realizzato in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa e con l` Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona di Salerno. Lo studio ha coinvolto un team multidisciplinare composto da endocrinologi, nutrizionisti, psicologi, neuropsicologi, chinesiologi, infermieri, biologi e biostatistici.

L'obesità riguarda un bambino su tre

In Italia l` eccesso di peso in età pediatrica continua a rappresentare una delle principali emergenze di salute pubblica. Secondo i dati più recenti del sistema di sorveglianza OKkio alla Salute dell` Istituto Superiore di Sanità , il 29,7% dei bambini presenta un eccesso ponderale: il 19% è in sovrappeso, il 10,7% obeso e il 2,1% con obesità grave. Percentuali che, pur in lieve diminuzione negli ultimi anni, restano tra le più alte in Europa.

All` Ospedale Pediatrico Bambino Gesù , in particolare, si registrano ogni anno circa 1.700 accessi ambulatoriali e 1.000 day hospital dedicati a bambini e adolescenti con eccesso di peso e obesità , inclusi circa 200 casi di forme secondarie o genetiche. All` interno dell` Unità di Endocrinologia e Diabetologia guidata dal prof. Stefano Cianfarani, è attivo un apposito servizio di Educazione Alimentare (referente dott. Danilo Fintini) dedicato alla gestione clinica dei pazienti con problemi ponderali e al coinvolgimento delle famiglie nel percorso di cura.

Il progetto Resilient

Tutti i bambini inclusi nello studio coordinato dalla dott.ssa Melania Manco dell` unità di ricerca di Medicina predittiva e preventiva e dalla dott.ssa Deny Menghini responsabile di Psicologia del Bambino Gesù , presentavano sovrappeso o obesità , condizioni che in età pediatrica non riguardano solo il peso corporeo ma si associano frequentemente a disturbi del sonno, difficoltà nella regolazione emotiva e comportamentale, riduzione della qualità di vita e fragilità cognitive, come alterazioni della memoria e dell` autoregolazione. Già in età precoce, inoltre, possono emergere alterazioni della composizione e della forza muscolare, con il rischio di obesità sarcopenica, caratterizzata dalla coesistenza di eccesso di massa grassa e riduzione della massa o funzionalità muscolare.

"L` obesità infantile è una condizione multidimensionale che coinvolge metabolismo, emozioni e funzioni cognitive. I nostri dati mostrano che potenziare memoria e autoregolazione aiuta i bambini a mantenere le nuove abitudini e migliora il loro funzionamento quotidiano" sottolinea la dott.ssa Deny Menghini.

Il progetto ha coinvolto bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni (con una prevalenza femminile del 58%) perché in questa fase della vita il cervello – organo che controlla appetito, sazietà , spesa energetica e numerosi processi chiave del metabolismo intermedio – è ancora estremamente plastico. Questo significa che, attraverso un intervento mirato sugli stili di vita e sulle funzioni cognitive, è possibile reindirizzare le vie neurali che regolano il metabolismo, correggendo in modo duraturo la condizione dismetabolica.

"Intervenire tra i 6 e gli 11 anni significa agire in una fase di grande plasticità cerebrale, quando è ancora possibile ripristinare i meccanismi centrali che regolano appetito e spesa energetica. Non basta prescrivere una dieta: serve un intervento multidisciplinare, precoce e radicato nella famiglia; occorre agire in una finestra temporale in cui la biologia consente di ripristinare il fisiologico controllo del metabolismo", afferma la dott.ssa Melania Manco.

L` approccio terapeutico del progetto RESILIENT, della durata complessiva di 5 mesi, ha integrato educazione alimentareattività fisica strutturata, promozione di corretti stili di vita e coinvolgimento attivo dei genitori. Nelle prime 8 settimane i bambini hanno partecipato a due o tre incontri settimanali online con nutrizionista, psicologo e chinesiologo (professionista dell` attività fisica), seguiti da una fase di consolidamento meno intensiva.

Un gruppo di bambini ha partecipato anche a un training cognitivo computerizzato, con esercizi adattivi per potenziare attenzione e memoria. Proprio questo elemento ha mostrato un beneficio aggiuntivo, in particolare sul sonno e sulle capacità di autoregolazione.

Il risultato di questo percorso, per l` intera popolazione pediatrica inclusa nel progetto, è stato un miglioramento generalizzato di tutte le variabili considerate nello studio: composizione corporea, peso, forza muscolare, metabolismo, controllo della fame, qualità del sonno, aspetti comportamentali e abilità cognitive.

Nuove prospettive per la pratica clinica

Le ricadute cliniche del progetto sono immediate: i risultati dello studio RESILIENT dimostrano l` efficacia di percorsi pediatrici completi e personalizzati che integrano nutrizione, movimento, mente e partecipazione attiva della famiglia per incidere in modo duraturo su una condizione complessa come l` obesità . L` utilizzo di strumenti digitali e sessioni da remoto, inoltre, rende il modello più accessibile e potenzialmente replicabile su larga scala.



Fri, 27 Feb 2026 05:31:00 GMT
Salute, Komposer
Diabete, una nuova pillola sembra superare l'attuale GLP-1 orale

AGI - Una nuova pillola agonista del recettore GLP-1, orforglipron, riduce la glicemia e il peso corporeo in misura maggiore rispetto all` attuale GLP-1 orale disponibile, semaglutide. È quanto emerge dallo studio di fase 3 ACHIEVE-3 pubblicato su The Lancet, che ha coinvolto oltre 1.500 persone con diabete di tipo 2.

Attualmente l` unico agonista GLP-1 disponibile per via orale è la semaglutide, che deve essere assunta a stomaco vuoto. Orforglipron rappresenta un` alternativa orale che può essere assunta con o senza cibo ed è attualmente in valutazione da parte dell` autorità regolatoria statunitense.

Il trial ACHIEVE-3

Lo studio ACHIEVE-3 è il primo trial di fase 3 a confrontare direttamente orforglipron (12 o 36 mg) con semaglutide orale (7 o 14 mg). I partecipanti, reclutati in 131 centri di ricerca e ospedali in Argentina, Cina, Giappone, Messico e Stati Uniti, sono stati randomizzati a uno dei quattro regimi terapeutici per un anno.

Risultati su glicemia e peso

Dopo 52 settimane, i pazienti trattati con orforglipron hanno registrato in media una riduzione maggiore dei livelli di glucosio nel sangue rispetto a entrambe le dosi di semaglutide. Per quanto riguarda il peso corporeo, partendo da un peso medio di 97 chilogrammi, i partecipanti hanno perso in media tra il 6% e l` 8% del peso con orforglipron, rispetto al 4-5% osservato con semaglutide.

Eventi avversi e interruzione della terapia

Tuttavia, tra il 9% e il 10% dei pazienti nei gruppi trattati con orforglipron ha interrotto la terapia a causa di eventi avversi, prevalentemente disturbi gastrointestinali, rispetto al 4-5% nei gruppi trattati con semaglutide.

Orforglipron: una nuova opzione terapeutica

Secondo gli autori, orforglipron potrebbe rappresentare una nuova opzione terapeutica per le persone con diabete di tipo 2 che preferiscono una terapia orale rispetto alle iniezioni e che desiderano evitare restrizioni legate all` assunzione di cibo o liquidi.



Fri, 20 Feb 2026 12:38:35 GMT
Salute
Cos'è la Sla, la malattia che ha ucciso Eric Dane

AGI – Con Eric Dane la Sla è stata implacabile. L` indimenticabile dottor Mark Sloan di Grey` s Anatomy, è morto precocemente dopo appena un anno dalla diagnosi di Sla, che presenta una sopravvivenza che va dai 2 ai 4 anni. Solo una piccola percentuale di casi ha una durata di malattia maggiore ai 10 anni. Ma cos` è la Sla?

La Sclerosi Laterale Amiotrofica è una patologia rara, caratterizzata dalla progressiva degenerazione del I e II motoneurone, cellule nervose responsabili del movimento volontario; si verifica una paralisi muscolare progressiva che coinvolge la capacità di muoversi, di parlare, di deglutire e di respirare. Il quadro cognitivo e comportamentale di questi pazienti, riporta l` Istituto Superiore di Sanità , è inoltre variamente interessato nel corso della storia naturale della malattia.

L` incidenza

Secondo l` Osservatorio malattie rare, in Italia si stimano circa 6.000 persone conviventi con la malattia con un` incidenza di circa 2-3 nuovi casi ogni 100.000 abitanti l` anno. Sebbene la maggior parte dei casi sia sporadica, una quota è legata a forme genetiche, oggi sempre più oggetto di studio grazie ai progressi della ricerca genomica e delle terapie mirate.

Al momento non esistono terapie in grado di curare la malattia o arrestarne il decorso, pertanto si tratta di una patologia a prognosi infausta con morte per insufficienza respiratoria.

L` esordio

La malattia può presentarsi in maniera variabile a seconda della modalità di esordio, dell` età dal tipo di motoneurone prevalentemente coinvolto, dall` associazione con altre patologie come la demenza fronto-temporale. L` assistenza alle persone affette da SLA necessita di un approccio multidisciplinare con un percorso di presa in carico globale che coinvolga non solo il malato ma anche i familiari e i caregiver.

Gli strumenti di aiuto

La progressiva perdita dell` autonomia rende necessario programmare interventi di supporto, anche con l` impiego di tecnologie avanzate, che permettano alla persona con SLA non solo di muoversi (ausili per la mobilità ) e di poter comunicare sentimenti e bisogni (comunicazione aumentativa alternativa), ma anche di garantire funzioni vitali quali la respirazione e la deglutizione: ventilazione meccanica non invasiva (Non Invasive Ventilation, NIV) o invasiva mediante tracheostomia, Invasive Mechanical Ventilation (IMV), e gastrostomia endoscopica percutanea (Percutaneous Endoscopic Gastrostomy, PEG).

La persona con SLA nel suo percorso di malattia è pertanto chiamata continuamente a fare scelte terapeutiche che necessitano di una consapevolezza che solo una comunicazione adeguata, veritiera, completa e personalizzata può facilitare.

 



Fri, 20 Feb 2026 10:50:14 GMT
Salute, Komposer
Un prelievo per “cronometrare” l` Alzheimer

AGI - Un semplice esame del sangue potrebbe stimare con anni di anticipo quando inizieranno i sintomi dell'Alzheimer.

È quanto emerge da uno studio della Washington University School of Medicine di St. Louis, pubblicato su Nature Medicine, che ha sviluppato un modello capace di prevedere l'esordio clinico della malattia con un margine di errore di tre-quattro anni.

Il meccanismo della malattia

Il metodo si basa sulla misurazione nel plasma della proteina p-tau217, biomarcatore che riflette l'accumulo nel cervello di amiloide e tau, le proteine "mal ripiegate" che caratterizzano l'Alzheimer e che iniziano ad accumularsi molti anni prima dei sintomi.

I dati analizzati e l` “orologio biologico” della malattia

Analizzando i dati di 603 adulti anziani coinvolti in due grandi studi longitudinali (Knight ADRC e ADNI), i ricercatori hanno dimostrato che l'aumento di p-tau217 nel sangue funziona come una sorta di "orologio biologico" della malattia.

"Amyloid e tau sono come gli anelli di un albero: se sappiamo quanti ce ne sono, possiamo stimare l'età dell'albero", ha spiegato Kellen K. Petersen, primo autore dello studio. "Abbiamo visto che lo stesso principio vale per p-tau217 nel plasma".

Quando compaiono i sintomi

I risultati mostrano che l'età alla quale i livelli di p-tau217 diventano elevati è fortemente predittiva del tempo che separa dalla comparsa dei sintomi.

Per esempio, chi presenta un aumento della proteina a 60 anni sviluppa i sintomi in media 20 anni dopo; se l'aumento avviene a 80 anni, l'intervallo si riduce a circa 11 anni. Questo suggerisce che il cervello dei più giovani possa essere più resiliente alla neurodegenerazione.

Impatto sulla ricerca clinica

Secondo Suzanne E. Schindler, autrice senior, l'impatto principale sarà nella ricerca clinica: test più economici e accessibili rispetto a PET o analisi del liquido cerebrospinale potrebbero accelerare gli studi su terapie preventive, selezionando persone a rischio che svilupperanno sintomi entro un periodo definito.

"Nel prossimo futuro questi modelli renderanno piu' rapidi ed efficienti i trial clinici. L'obiettivo finale è poter informare i pazienti su quando e' probabile che compaiano i sintomi, cosi' da pianificare strategie preventive" ha affermato.

Prospettive future e impatto sanitario

Il modello ha funzionato anche con diversi test commerciali basati su p-tau217, dimostrando robustezza e potenziale generalizzabilità . I ricercatori hanno inoltre reso pubblico il codice per consentire ulteriori sviluppi.

Con oltre 7 milioni di persone affette negli Stati Uniti e costi sanitari stimati in quasi 400 miliardi di dollari nel 2025, la possibilita' di "cronometrare" l'Alzheimer con un semplice prelievo rappresenta un passo significativo verso una medicina realmente preventiva.

Per ora l'uso è limitato alla ricerca, ma la prospettiva di una previsione personalizzata dell'esordio clinico apre uno scenario completamente nuovo nella lotta alla malattia. 



Thu, 12 Feb 2026 09:25:26 GMT
Salute, Komposer
Inquinamento, stili di vita e il rischio onco-ematologico

AGI - Si è tenuta il 10 febbraio, presso la Sala Tatarella della Camera dei Deputati, la presentazione del volume che raccoglie gli atti del Convegno Nazionale AIL 2024 dal titolo “L` impatto dell` Ambiente e degli Stili di Vita nel rischio onco-ematologico” , a cura di Aurelio Angelini e Mariaclaudia Cusumano, promosso dall` Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma (AIL) su iniziativa dell` onorevole Luciano Ciocchetti, con il patrocinio dell` Intergruppo Parlamentare One Health.

Il volume, edito da FrancoAngeli e con la prefazione di Giuseppe Toro, è nato dall` esigenza di rendere disponibili i contributi scientifici, sociali e istituzionali emersi durante la quarta edizione del Convegno AIL “Curare è prendersi cura. Impatto ambientale e rischio sanitario, benessere e stili di vita” , che ha messo a confronto esperti di medicina, epidemiologia, scienze ambientali e sociali, rappresentanti delle Istituzioni e dell` associazionismo, con l` obiettivo di approfondire le possibili correlazioni tra inquinamento, stili di vita e rischio onco-ematologico.

I relatori e le istituzioni presenti

A presentare il volume, Luciano Ciocchetti, Vicepresidente XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, Aurelio Angelini, Sociologo dell` Ambiente e del territorio e Presidente del Comitato Nazionale Educazione alla Sostenibilità Agenda 2030, che ha moderato l` incontro, Adriano Venditti, Direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia della Fondazione Policlinico Tor Vergata, e Giuseppe Toro, Presidente Nazionale AIL. All` incontro hanno partecipato anche Luana Zanella, Vicepresidente XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, la Senatrice Elena Murelli, Segretario della Presidenza del Senato, Ilenia Malavasi, Componente della Commissione Affari Sociali della Camera e Ylenja Lucaselli, Presidente del Collegio d` Appello della Camera e membro della V Commissione Bilancio, tesori e programmazione.

Cancro, ambiente e diritto alla salute

Il cancro rappresenta una delle maggiori sfide sanitarie e sociali: l` aumento dell` incidenza è legato non solo all` invecchiamento della popolazione, ma anche all` esposizione a fattori di rischio ambientali modificabili, come l` inquinamento dell` aria, del suolo e dell` acqua, oltre a comportamenti individuali non salutari. In questo scenario, AIL intende contribuire costantemente al dibattito pubblico promuovendo una visione integrata tra politiche ambientali e sanitarie, nel rispetto del diritto alla salute sancito dall` articolo 32 della Costituzione.

I temi centrali del volume AIL

Il volume raccoglie gli interventi di oltre trenta relatori che hanno affrontato temi centrali come l` impatto degli inquinanti atmosferici, delle plastiche e dei PFAS, l` alimentazione e la nutrizione, i cambiamenti climatici, l` inquinamento elettromagnetico, la prevenzione primaria, gli stili di vita sostenibili e il modello “One Health” . Ampio spazio è dedicato anche alle esperienze delle sezioni AIL sul territorio e al ruolo della prevenzione come strumento di tutela individuale e collettiva.

L'impegno di AIL per la prevenzione e la ricerca

La presentazione presso la Camera dei Deputati ha rappresentato un momento di confronto istituzionale per ribadire che prendersi cura della salute significa anche ridurre i rischi ambientali, promuovere consapevolezza sociale e rafforzare strategie condivise per la prevenzione delle patologie onco-ematologiche. Con questa pubblicazione AIL conferma il proprio impegno, accanto al sostegno alla ricerca scientifica e all` assistenza ai pazienti ematologici, nel diffondere conoscenza e nel favorire una cultura della salute che integri ambiente, stili di vita e benessere psicofisico, nell` interesse dell` intera collettività .

La missione cinquantennale di AIL

Da oltre 55 anni AIL – Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma, con le sue 83 sezioni provinciali e gli oltre 17.000 volontari in tutta Italia, promuove e sostiene la ricerca scientifica per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma. Assiste i malati e le loro famiglie, accompagnandoli in tutte le fasi del lungo e spesso sofferto percorso della malattia, offrendo loro servizi, conoscenza e comprensione. È al loro fianco per migliorarne la qualità della vita e sostenerli nel percorso di cura.



Thu, 12 Feb 2026 00:46:00 GMT
Salute
Cuore sano, la qualità della dieta conta più di grassi e carboidrati

AGI - Per un cuore sano la qualità degli alimenti conta più della quantità di carboidrati o di grassi, assunti quando si tratta di ridurre il rischio di malattie coronariche. È questa la principale conclusione di un ampio studio pubblicato sull` Journal of the American College of Cardiology (JACC), la rivista di riferimento dell` American College of Cardiology.

La ricerca, condotta su quasi 200.000 adulti statunitensi seguiti per oltre 30 anni, mostra che versioni “sane” delle diete a basso contenuto di carboidrati o di grassi sono associate a un minor rischio di malattia coronarica, mentre quelle basate su alimenti raffinati e prodotti animali sono collegate a un rischio più elevato e a profili metabolici sfavorevoli.

Lo studio è stato guidato da Zhiyuan Wu, ricercatore post-dottorato presso la Harvard T.H. Chan School of Public Health, e rappresenta una delle analisi più complete finora disponibili sul ruolo congiunto della qualità della dieta, dei profili metabolomici e del rischio cardiovascolare. I ricercatori hanno analizzato i dati di 198.473 partecipanti provenienti da tre grandi studi di coorte – Nurses` Health Study, Nurses` Health Study II e Health Professionals Follow-up Study – per un totale di oltre 5,2 milioni di anni-persona di osservazione, durante i quali sono stati documentati 20.033 casi di malattia coronarica. 

Distinguere tra approcci salutari e non salutari

Secondo gli autori, una delle ragioni dei risultati contrastanti emersi in precedenti ricerche sulle diete low-carb e low-fat è che le persone possono seguire lo stesso schema alimentare scegliendo però alimenti molto diversi tra loro. “I nostri risultati evidenziano che non si tratta semplicemente di ridurre carboidrati o grassi, ma della qualità degli alimenti con cui si costruisce la dieta” , afferma Wu.

“Concentrarsi solo sulla composizione dei nutrienti, senza considerare la qualità del cibo, potrebbe non portare benefici per la salute” . Per distinguere tra approcci salutari e non salutari, i ricercatori hanno creato specifici indici dietetici basati sulle fonti dei macronutrienti. Le versioni considerate sane delle diete a basso contenuto di carboidrati o di grassi privilegiavano alimenti di origine vegetale, cereali integrali e grassi insaturi.

Al contrario, le versioni non salutari erano caratterizzate da un elevato apporto di carboidrati raffinati e di grassi e proteine di origine animale. I risultati mostrano che entrambe le diete, se basate su alimenti di alta qualità , sono associate a una riduzione significativa del rischio di malattia coronarica. Al contrario, le versioni non salutari di entrambi i regimi alimentari risultano collegate a un aumento del rischio cardiovascolare. Inoltre, i modelli alimentari più sani sono associati a livelli più bassi di trigliceridi, a un aumento del colesterolo HDL e a una riduzione dei marker infiammatori.

 



Fri, 06 Feb 2026 02:02:00 GMT
Salute
Processo al caffè : i medici lo assolvono ma i dubbi restano

AGI - Il caffè è stato assolto, ma non senza polemiche e con qualche limitazione. È accaduto l'altra sera quando l'Ordine dei medici di Milano (OMCeOMI) ha portato simbolicamente sul banco degli imputati una delle bevande più amate dagli italiani, tanto che le stime parlano di 35 miliardi di tazzine bevute all'anno nel nostro Paese, 800 milioni solo nel capoluogo lombardo. L'obiettivo è stato analizzare in modo critico effetti, benefici e contraddizioni.

A presiedere il dibattimento del 'Processo al caffè ' è stato il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia. Protagonisti il pubblico ministero Tiziana Siciliano, gli avvocati della difesa, Ilaria Li Vigni e Giorgia Andreis, il perito e medico legale Umberto Genovese e vari testimoni ed esperti medici. Il processo – dopo una introduzione storica di Elio Franzini, ordinario di Estetica all'Università di Milano – si è svolto a Milano alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Al termine la Corte ha assolto l'imputato ai sensi dell'articolo 530, comma 2, del Codice di procedura penale, rilevando che la responsabilità non è stata dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio. È stato quindi respinto il capo d'accusa ispirato all'articolo 444 del codice penale (pericolo per la salute pubblica).

Motivazione e limiti di consumo

Nella motivazione, è stato tuttavia chiarito che il tema richiede una lettura articolata e non semplificata. In particolare, il giudice ha sottolineato la necessità di distinguere tra caffeina e caffè , richiamando il principio secondo cui va evitato un consumo eccessivo e individuando, in linea con i parametri minimi delle linee guida, una soglia orientativa di non oltre tre tazzine di caffè italiano al giorno. È stata anche ribadita la differenza tra persone sane e persone con patologie cardiovascolari, neurologiche o con disturbi del sonno.

Il dibattito: il caffè fa bene o fa male?

"Abbiamo scelto ancora una volta - dichiara il presidente dell'Ordine, Roberto Carlo Rossi - di affrontare un tema molto concreto, che tocca tutti, partendo dalla domanda più semplice: il caffè fa bene o fa male? Abbiamo voluto offrire al pubblico gli elementi per farsi un'idea, e affidare alla comunità medica il compito di continuare il dibattito. Grazie ai giurati della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri FNOMCEO (...) il giudice, al termine di un grande lavoro processuale, ha deciso per l'assoluzione, pur con varie indicazioni su qualità e limiti di consumo".

L'accusa: rischi e vulnerabilità

Per l'accusa non si tratterebbe solo di un piacere, ma di una sostanza psicoattiva che merita cautela. "Ciò che viene considerato un gesto innocente - dice Stefano Carugo, direttore UOC di Cardiologia al Policlinico di Milano - può in realtà nascondere implicazioni serie. Nelle persone vulnerabili, il consumo di caffè può aumentare il rischio di ipertensione arteriosa, insonnia cronica, palpitazioni e crisi d'ansia. Nei bambini e negli adolescenti non dovrebbe nemmeno essere proposto e, in gravidanza, le principali società scientifiche raccomandano la massima prudenza. La caffeina ha effetti cardiologici e neurologici reali: il consumo non è mai del tutto privo di rischi, soprattutto in chi non ne percepisce il potenziale impatto. Anche le bevande ad alto contenuto di caffeina, oggi molto diffuse tra i giovani, possono comportare eventi avversi anche importanti".

L'accusa: l'impatto sulla salute orale

Un punto chiave che non deve rimanere escluso e riguarda l'accusa è l'effetto che il caffè ha a livello di salute del cavo orale. "Il consumo di caffè è tradizionalmente associato a effetti negativi ben noti, quali la pigmentazione dentale e il potenziale erosivo", spiega Lucia Giannini, odontoiatra e segretario della Commissione Albo Odontoiatri di Milano: "Ma il caffè e i suoi componenti esercitano anche un'influenza rilevante sul microbiota orale, sui tessuti parodontali e sul metabolismo dell'osso alveolare".

La difesa: benefici e consumo moderato

"Il caffè non è un veleno - spiega Nicola Montano, professore ordinario di medicina interna del Policlinico di Milano -. Studi recenti su oltre un milione di persone mostrano che il consumo moderato è associato a minore rischio di diabete tipo 2, ictus, depressione e mortalità generale. Non solo: la letteratura più solida evidenzia benefici significativi sul fegato, sulla funzione cognitiva e sulla qualità della vita. Negli adulti sani, bere tra i 3 e i 5 caffè al giorno può addirittura fare bene alla salute".

La difesa: l'importanza della qualità del caffè

Anche l'imputato, nella persona di Carlos Eduardo Bitencourt, founder e ceo di Cafezal, è stato ascoltato. E naturalmente ha difeso la posizione. "Quando si parla di caffè e salute, la prima domanda da porsi è di quale caffè stiamo parlando. Il caffè è una materia prima agricola complessa, come l'olio o il vino, e la sua qualità - sottolinea - dipende da ogni fase della filiera: dalla coltivazione alla tostatura, dalla conservazione fino al servizio. (...) Esiste purtroppo un caffè mal trattato, conservato in modo scorretto, ossidato o servito a temperature eccessive, che risulta sgradevole al gusto e potenzialmente dannoso. Ma esiste anche un'altra realtà , quella del caffè di qualità , basata su cura, competenza e attenzione all'impatto sociale e ambientale. È a questo tipo di caffè che fanno riferimento molti studi scientifici che ne evidenziano i benefici per la salute, dal cuore al cervello. Un caffè che racconta territori, culture e qualità , e che va valutato per ciò che è realmente, non come un prodotto indistinto".

Conclusioni del dibattito scientifico

"Questo processo ha rappresentato un'occasione di riflessione culturale e scientifica, capace di coinvolgere medici, cittadini, studenti e istituzioni", afferma Maria Teresa Zocchi, responsabile scientifica del processo con Maria Grazia Manfredi e Claudio Pagliani: "Un esercizio civile, e un modo per portare la medicina fuori dai congressi e dentro la vita reale, affrontando con rigore ma anche con ironia i temi della salute pubblica".