Tue, 04 Aug 2020 05:28:34 GMT

L'immunità di gregge per il Covid potrebbe essere più vicina del previsto

AGI - Pur senza essere stata a contatto con il virus, una buona parte della popolazione potrebbe avere cellule immunitarie in grado di riconoscere SARS-CoV-2, il che forse potrebbero portare a un vantaggio nel combattere l'infezione.

Questa l'ipotesi di un articolo di sintesi, pubblicato sulla rivista Nature Reviews Immunology dagli esperti del Center for Infectious Disease and Vaccine Research presso La Jolla Institute for Immunology, secondo cui alcune persone potrebbero presentare un grado di protezione sconosciuto.

“Quello che abbiamo scoperto – spiega Alessandro Sette del Center for Infectious Disease and Vaccine Research – è che circa il 50 percento dei soggetti che non sembravano essere stati esposti al virus presentava una certa reattività delle cellule T, quelle che l'organismo produce a seguito di un'infezione per fare in modo di riconoscere lo stesso agente patogeno in futuro” .

Il team ha confrontato campioni di sangue prelevato da pazienti COVID-19 con campioni prelevati a San Diego tra il 2015 e il 2018. “Avevamo la certezza – continua Shane Crotty, collega e coautore di Sette – che i pazienti degli anni scorsi non fossero stati esposti a SARS-CoV-2, eppure circa la metà dei campioni presentava reattività ” .

Pubblicato in prima revisione sulla rivista Cell a fine giugno, lo studio degli esperti, che potrebbe implicare una predisposizione all'immunità  per una percentuale significativa della popolazione, sembra essere ora confermato da altre ricerche, condotte in laboratori differenti in altre parti del mondo, con tecniche diverse e variazioni nelle metodologie.

Il ruolo delle cellule T

“Una possibile spiegazione – aggiunge Sette – è che questo riconoscimento da parte delle cellule T potrebbe essere dovuto in parte all'esposizione di uno dei quattro coronavirus circolanti noti, causano il raffreddore comune in milioni di persone ogni anno. Si tratta di un dibattito ancora aperto, stiamo lavorando per avere risposte” .

Gli esperti precisano che il ruolo delle cellule T nei confronti dell'infezione dovuta a SARS-CoV-2 deve essere ancora esplorato a fondo. “Non sappiamo ancora – osserva Crotty – se il riconoscimento da parte delle cellule T sia positivo o meno, ma pensiamo che sia ragionevole ipotizzare che possa portare a una maggiore efficienza del sistema immunitario” .

Secondo il ricercatore, infatti, questo potrebbe portare a sviluppare sintomi meno gravi. “Non sorprende – commenta Arturo Casadevall, direttore del Dipartimento di Microbiologia molecolare e immunologia della Johns Hopkins School of Public Health – perché i coronavirus sono correlati tra loro, e ogni anno ci imbattiamo in un nuovo ceppo. È altamente probabile che le cellule T abbiano imparato a reagire a questa famiglia di virus. Quello che è fondamentale scoprire riguarda gli effetti di questa reattività ” . 

Casadevall ha esplorato l'idea del motivo per cui l'infezione da SARS-CoV-2 si manifesti in modi così disparati nella popolazione, discutendo i risultati in un articolo pubblicato su Bloomberg.com. “Una delle variabili – spiega il direttore del Dipartimento di Microbiologia molecolare e immunologia della Johns Hopkins School of Public Health – è la storia immunologica, che riguarda il trascorso sanitario del paziente, malattie, infezioni, vaccini, disturbi patologici e tutti i fattori che influenzano le reazioni immunitarie. Tra le poche cose che abbiamo scoperto di COVID-19 è che le problematiche più serie derivano dalla risposta immunitaria, la cosiddetta ‘tempesta di citochine', per cui non sappiamo ancora se la reattività delle cellule T sia da considerarsi positivamente o meno, e neanche se sia la stessa per ogni individuo” .

Risultati ancora preliminari

L'esperto sottolinea infatti che, se per alcuni l'azione delle cellule T potrebbe portare a sviluppare COVID-19 in forma lieve o asintomatica, per altri potrebbe provocare una reazione immunitaria eccessiva. “I dati sono ancora in qualche modo preliminari – afferma Sette – ma sembra che la risposta immunitaria dipenda dal sistema immunitario innato, non dalle cellule T” . Gli sforzi per la vaccinazione, sottolineano gli autori, dovranno tenere conto di queste scoperte.

“Quello che sappiamo – commenta Bruce Walker, direttore del Ragon Institute of Massachusetts General Hospital, MIT e Harvard – è che la maggior parte dei vaccini che utilizziamo si basa sulla produzione di anticorpi, ma in questo caso le cellule T potrebbero attenuare la malattia e rendere le infezioni asintomatiche, invece di attaccare l'agente patogeno prima che la malattia si diffonda nell'organismo” .

Immunità di gregge più vicina del previsto

Gli esperti sostengono che tutto questo suggerisce anche che l'immunità  di gregge potrebbe essere raggiunta più precocemente del previsto. “Se buona parte della popolazione presenta già un livello interessante di immunità  – interviene John Ioannidis, docente di Medicina, epidemiologia e salute presso la Stanford University – sarà necessario raggiungere una percentuale di contagio molto ridotta. In altre parole, se esiste un'immunità  di gregge, essa muterà  in base alla velocità con cui il virus si diffonde attraverso diverse comunità e popolazioni” .

Sette e Crotty sottolineano che l'argomento solleva più domande di quante risposte riesca a fornire. “Sappiamo che i coronavirus circolanti comuni (CCC) – spiegano gli scienziati – si presentano con una certa ciclicità , che differisce in base alle diverse aree geografiche. La verità è che non sappiamo ancora cosa accadrà nel prossimo futuro” .

“Tutti vorrebbero una risposta semplice – conclude Casadevall – ma ci sono troppe variabili che non conosciamo e che si combinano in modi imprevedibili e sono influenzate dalla storia del paziente, dalla sua alimentazione, dal momento in cui avviene l'infezione, dalle reazioni immunitarie e così via. Ci sono tanti interrogativi irrisolti” .



Thu, 30 Jul 2020 21:02:00 GMT

Forte protezione immunitaria dal vaccino J&J contro il Covid

AGI - Dimostra una "forte risposta immunitaria" il vaccino contro il Covid-19 in via di sviluppo dalla Johnson & Johnson. I dati, pubblicati su Nature, rivelano che il vaccino sperimentale, basato su vettori derivati da adenovirus di serotipo 26 (Ad26) ha indotto una forte risposta immunitaria come provato dagli "anticorpi neutralizzanti", riuscendo a prevenire infezioni successive e proteggendo completamente o quasi completamente dal virus i polmoni di primati non umani (NHPs) nello studio pre-clinico. In forza di tali dati, un trial clinico first-in-human di fase 1/2 per il candidato vaccino su volontari sani è  stato ora avviato negli Stati Uniti e in Belgio. "Siamo felici di questi dati pre-clinici, perché  mostrano che il nostro vaccino candidato contro il SARS-CoV-2 ha dato luogo ad una forte risposta anticorpale e ha fornito una protezione completa o quasi completa con una singola dose", ha sottolineato Paul Stoffels, M.D., Vice Presidente del Comitato Esecutivo e Chief Scientific Officer di Johnson & Johnson, "i risultati ci incoraggiano mentre progrediamo nello sviluppo del nostro vaccino, e in parallelo potenziamo la produzione, avendo iniziato un trial di fase 1/2a in luglio con l'intenzione di passare ad una sperimentazione di fase 3 in settembre".

Gli studi pre-clinici sono stati condotti da ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC) in collaborazione con le Janssen Pharmaceutical Companies di Johnson & Johnson e altri, nell'ambito della collaborazione in essere per accelerare lo sviluppo di un vaccino anti SARS-CoV-2. Negli studi i ricercatori hanno prima immunizzato i primati non umani con una serie di prototipi di vaccino, per poi infettarli con il SARS-CoV-2. Gli scienziati hanno scoperto che, dei sette prototipi di vaccino testati nello studio, l'Ad26.COV2.S (indicato come Ad26-S.PP nell'articolo su Nature) induceva i livelli più  elevati di anticorpi neutralizzanti contro il SARS-CoV-2. Il livello anticorpale era correlato al livello di protezione, a conferma di precedenti osservazioni, proponendosi come potenziale biomarcatore della protezione vaccinale.

I sei soggetti cui era stata somministrata una singola immunizzazione con Ad26.COV2.S non avevano virus rilevabile nel tratto respiratorio inferiore dopo l'esposizione al SARS-CoV-2, e solo in uno dei sei il tampone nasale ha rilevato livelli molto bassi del virus in due momenti temporali. "Mentre combattiamo collettivamente questa pandemia, rimaniamo profondamente dediti al nostro scopo di fornire al mondo un vaccino sicuro ed efficace. I nostri risultati pre-clinici ci danno motivo di essere ottimisti nell'avviare i trial clinici first-in-human, e siamo entusiasti di affrontare la prossima fase della ricerca e sviluppo di un vaccino anti COVID-19. Sappiamo che, se avremo successo, questo vaccino sarà  in grado di essere rapidamente sviluppato, prodotto su larga scala e portato in tutto il mondo" ha affermato Mathai Mammen, M.D., Ph.D., Responsabile Globale Janssen Research & Development, Johnson & Johnson. 

Il vaccino, su cui si concentrano molte speranze perchè  è  tra i pochi, al momento, a dimostrare una chiara efficacia anche con singola dose, sarà  parzialmente prodotto anche in Italia. Lo aveva annunciato il 6 luglio il ministro della Salute Roberto Speranza. Il confezionamento del farmaco sarà  completato nei laboratori dell'azienda Catalent di Anagni, in provincia di Frosinone. La stessa dove si "infialeranno" (ossia si confezioneranno le singole dosi), sempre ovviamente se saranno supererati tutti i test di efficacia e sicurezza, le 400 milioni di dosi di vaccino prodotto da AstraZeneca dopo essere stato messo a punto dall'Università  di Oxford. "Sono belle notizie - aveva commentato Speranza - che testimoniano come l'Italia e le sue eccellenze scientifiche e produttive siano al centro della sfida mondiale per il nuovo vaccino". 



Thu, 23 Jul 2020 08:19:53 GMT

Speranza annuncia una riforma "copernicana" della sanità

AGI - "Sto lavorando ad grande piano su alcuni assi fondamentali, serve una cifra dai 20 miliardi in su se vogliamo fare un'azione vera e reale di cambiamento copernicano sul nostro sistema sanitario nazionale". Lo ha annunciato a Radio 24 il ministro della Salute, Roberto Speranza. 

Dove si interverrà ? Speranza ha specificato che gli "ambiti sono vari. Noi abbiamo bisogno di un grande investimento sulla sanitaà  digitale, tema sul quale l'Italia è  in ritardo. Abbiamo bisogno di investire sulla sanitaà del territorio, sui presidi ospedalieri. C'è  poi il tema enorme - ha proseguito il ministro - che riguarda la nostra capacità  come paese di attrarre gli straordinari investimenti che si fanno a livello globale sull'industria farmaceutica, e c'è  anche un grande tema tra sanità e ambiente. Io penso che - ha sottolineato Speranza - dobbiamo lavorare a un grande piano di rilancio del nostro Ssn e della nostra sanità  pubblica".

Quali risorse usare? "A me vanno bene il Mes, il Recovery Fund, le risorse prese con le nostre aste ordinarie" ha dichiarato il ministro - quello che non può  accadere è  che le risorse non arrivino. Penso che se c'è  una stagione in cui arrivano nuove risorse, il Servizio sanitario nazionale deve essere il primo capitolo da finanziare". 



Tue, 21 Jul 2020 06:13:59 GMT

Vacanze senza internet? In Sardegna si può col digital detox

Un fine settimana senza internet e a contatto con la natura? In Sardegna si puo' fare. Parola di Gavino Puggioni, 27 anni, di Ploaghe (Sassari), che l'anno scorso ha messo su l'azienda 'Logout, live now' (Disconnettiti, vivi ora), per promuovere il cosiddetto 'Week-end digital detox', ossia uno o due giorni senza cellulari e connessioni digitali varie. "I partecipanti, appena arrivano nel luogo della vacanza", spiega Puggioni all'AGI, "ci consegnano lo smartphone, che conserviamo in una cassetta di sicurezza. A quel punto inizia il soggiorno che prevede, tra le diverse attività , sedute di yoga e passeggiate nei boschi, considerato che l'evento si svolge sempre in parchi o aziende agrituristiche".

 A luglio gli ultimi week-end 'alternativi' si sono tenuti a Lollove, borgo medioevale del comune di Nuoro. I partecipanti sono stati accolti nell'azienda agrituristica 'Lollovers". Dopodiché , per due giorni, sono andati alla scoperta di una frazione che oggi si è  ridotta ad appena 13 abitanti, dentro un contesto architettonico giunto intatto dai secoli medioevali, con le case in pietra e l'acciottolato sulle vie urbane. "I partecipanti hanno apprezzato l'offerta", assicura il titolare della 'Logout, live now', "attratti, tra le altre cose, dal laboratorio di cucina, per la preparazione dei 'culurgiones', il primo piatto di pasta e formaggio, e la visita alla casa museo, che ricorda la storia di quel borgo di pastori".

E c'è anche il corso di 'Benessere digitale'

L'azienda sarda delle vacanze alternative, nata nel 2019, è   già  leader in Italia per continuità  operativa. La particolarità  non sta solo nell'idea dell'iniziativa. Non meno peculiare è  il principio, che riporta ai giorni in cui Gavino Puggioni, fresco di laurea in Economia del turismo, a Milano Bicocca, decide di concedersi una vacanza in solitario, tra Cuba e il Sudamerica: "Proprio quando ero a Cuba", racconta, "mi hanno rubato il portafoglio, con le carte di credito. Mi sono ritrovato con appena 50 euro, in un Paese dove l'Wifi nei luoghi pubblici è  poco presente. L'inconveniente e la difficoltà  dei contatti non mi hanno impedito di continuare la vacanza, che mi ha portato in Colombia. Oltre a mettere in campo una sorta di capacità  di sopravvivenza, mi è servito per capire che in qualche momento si può  anche staccare da internet e vivere comunque bene". Nuova condizione che il giovane dottore logudorese insegna nel corso del 'benessere digitale', sempre all'interno delle vacanze senza connessioni: "Spiego come utilizzare al meglio i dispositivi digitali, guadagnando tempo, benessere e produttività ".

Tra le persone più  interessate alla proposta, coloro che lavorano con gli strumenti digitali: "La ragione è  che sono i primi ad aver bisogno di staccare la spina". L'imprenditore delle 'vacanze alternative', affiancato dal fratello Giuliano, ha già  in programma nuovi eventi. Sabato e domenica prossimi si ritorna all'eco-parco Neule, 50 ettari, nelle campagne di Dorgali (Nuoro), dove tra le altre cose i partecipanti potranno dedicarsi a discese col kayak e a escursioni tra i boschi, a cavallo o alla guida di un quad. Ferragosto riproporrà la visita al borgo nuorese di Lollove. Nel mezzo, gli eventi di una giornata a Porte Conte, sul litorale di Alghero (Sassari), ancora con yoga, mare e niente internet, per riconciliarsi con la natura e una vita più  vicina all'esperienza bucolica. 



Tue, 21 Jul 2020 05:54:20 GMT

Mare in pausa pranzo? Startup del benessere cerca talenti per Cagliari

 "Stare a Cagliari renderà  difficile la gestione del business". Con questa motivazione era stata bocciata la richiesta di capitale per 'Healthy Virtuoso', app con radici in Sardegna, da oltre 150mila download, che incentiva e premia stili di vita sani con meccanismi di 'gamification'. Più  corri, più cammini, più ti alleni o mediti, più punti raccogli da ricevere sconti o regali che incoraggiano abitudini salutari. Gli investitori non credevano nella Sardegna, troppo lontana dal cuore pulsante dell'economia. Un punto debole che Andrea Severino, fondatore della startup, oggi ha trasformato in un punto di forza. A distanza di qualche anno, dopo numerosi riconoscimenti, successo di pubblico e di investimenti, Healty Virtuoso non molla la Sardegna e rilancia. "Ti piacerebbe lavorare in un posto cosi'?", ha scritto Severino in un post su Linkedin in cui campeggia la foto di uno splendido mare cristallino.

"Alcuni investitori non credevano nella Sardegna, uno lo scrisse in grassetto che la gestione da Cagliari non avrebbe funzionato"   Andrea Severino, fondatore di Healthy Virtuoso

Healthy Virtuoso cerca giovani professionisti ai quali offre, oltre allo stipendio, una vita a Cagliari dove "si può  fare il bagno in pausa pranzo". "Una città  che prima di chiederti che lavoro fai, vuole sapere da dove vieni e come ti chiami. Una città dove le persone contano più del lavoro", recita l'annuncio, controcorrente rispetto ai dati sullo spopolamento, coi giovani laureati in prima fila. "Quando mi lanciano una sfida cosi', mi spingono solo a lavorare quattro volte di più per farcela", ha spiegato all'AGI Severino, ricordando le prime stroncature. "Effettivamente , ha ricordato il fondatore dell'impresa costruita assieme a Nicola Tardelli (figlio dell'ex calciatore campione del mondo Marco Tardelli) e Lorenzo Asuni. Cagliari sede snobbata, periferica, ma in cui i tre credevano e non hanno mai abbandonato.  "Volevo costruire qualcosa di grande in Sardegna. La nostra sede legale e' sempre stata qui", ha rimarcato il giovane imprenditore che oggi puo' vantare risultati importanti.

La scommessa di un team di under 35

 Nata nel 2018, in due anni la startup ha raccolto oltre 700 mila euro di finanziamenti e siglato accordi e contratti con grandi aziende come Intesa San Paolo, Kpmg o Banca Mediolanum. "Molte aziende ci scelgono per incentivare la salute dei propri dipendenti", ha evidenziato ancora Severino, precisando che l'attenzione è cresciuta anche durante il lockdown, quando la startup ha maturato la decisione di chiudere l'ufficio di Milano e di reclutare talenti, anche di ritorno dall'estero.
        "In molti si sono chiesti come motivare, incentivare e promuovere la cooperazione tra i propri dipendenti, trovando nella nostra app uno strumento utile anche al team building, perché  noi ideiamo delle challenge apposite", ha aggiunto Severino, che ha maturato l'intenzione di aprire una sede operativa di Healthy Virtuoso a Cagliari. Oggi il suo team è composto da una decina di under 35, di cui 5 lavorano in smart working da Milano e una da Londra. Ma l'azienda è  alla ricerca di nuovi talenti da impiegare sull'isola che, oltre alle spiagge, ha dimostrato di offrire anche lavoro e innovazione. 

 



Fri, 17 Jul 2020 11:09:17 GMT

Si risveglia dopo un ictus e parla slavo, lo strano caso di un italiano a Padova

AGI - Si sveglia dal coma dopo una lesione cerebrale e parla con accento slavo. Si chiama 'Sindrome da accento straniero' e quello registrato in un paziente italiano a Padova è il primo caso nel nostro Paese. 

L'uomo, un 50enne, era stato colpito da un ictus tre anni fa e il suo caso è stato studiato dal team guidato da Konstantinos Priftis del Dipartimento di Psicologia Generale dell'Università  di Padova.

In tutta la letteratura medica sull'argomento, dal 1800 a oggi, su 115 casi si contano 112 pazienti con lesione all'emisfero cerebrale sinistro con insorgenza di sindrome da accento straniero al risveglio, solo 3 persone colpite da ictus all'emisfero cerebrale destro sempre con sindrome da accento straniero al risveglio.

Quello recentemente pubblicato dal team di ricerca padovano-bergamasco è  uno dei rarissimi tre e il primo in Italia. "A differenza di tutta la casistica riportata in letteratura negli ultimi 220 anni il paziente italiano con lesione emisferica destra e sindrome da accento straniero al risveglio è  stato approfonditamente studiato per tre anni attraverso un'analisi longitudinale complessa, dicono Konstantinos Priftis e Lorella Algeri.

Il paziente, assolutamente guarito da un punto di vista clinico, ha acquisito al risveglio un accento e cadenza di origine slava sebbene non abbia mai soggiornato in Paesi con caratteristiche fonetiche di tale area geografica e non abbia avuto contatti duraturi con persone di quelle regioni. La particolarità  del caso è dovuta al fatto che l'area corticale posta nel lobo frontale sinistro sia quella cruciale per la produzione del linguaggio, mentre il paziente è  stato colpito da ictus nella parte destra". 



Thu, 16 Jul 2020 15:43:47 GMT

Dall'università di Torino nuove speranze per la cura dei  tumori al colon-retto

Uno studio realizzato da un'equipe di ricercatori torinesi apre nuove prospettive per l'approccio ai malati con tumore del colon retto. La ricerca "EGFR blockade reverts resistance to Krasg 12C inhibition in colorectal cancer",  pubblicata sulla rivista scientifica "Cancer Discovery", è stata condotto da un team internazionale guidato da Alberto Bardelli, direttore del Laboratorio di oncologia molecolare all'IRCCS Candiolo e docente del Dipartimento di oncologia dell'università di Torino e coordinato da Sandra Misale, attualmente ricercatrice associata al "Memorial Sloan Kettering Cancer Center" di New York.

Il team ha esaminato su modelli cellulari gli effetti di "AMG510", un farmaco sperimentale contro il cancro che agisce da inibitore del gene "KRAS G12C".  "Si tratta - spiegano i ricercatori -  di uno dei geni mutati più comuni nei tumori umani, come il cancro ai polmoni, al colon-retto e al pancreas ed è stato considerato incurabile per decenni, fino al recente sviluppo di una nuova classe di inibitori covalenti, tra cui il promettente AMG510, capaci di inibire una delle versioni mutanti del KRAS, la G12C".

"L'utilizzo dell'inibitore AMG510 del gene KRAS G12C, seppur in una fase ancora sperimentale, - si dice ancora - ha mostrato risultati promettenti sui pazienti colpiti da cancro ai polmoni. Tuttavia, per i pazienti affetti da cancro al colon-retto i risultati sono stati meno positivi".  

“In questo lavoro, abbiamo cercato di comprendere i meccanismi alla base delle differenze di lignaggio nelle cellule del cancro ai polmoni e del cancro al colon-retto - dichiara Sandra Misale - I dati ci dicono che, nonostante ospitino la stessa mutazione, ci sono differenze intrinseche nel manifestarsi tra i due tipi di cancro, che si traduce in sensibilità diverse dell'inibizione del gene KRAS G12C. Queste scoperte hanno una rilevanza immediata per i pazienti affetti da cancro al colon-retto con un tumore causato dalla mutazione del gene KRAS G12C” .

 Alla base di questa differenza ci sono vari livelli di attivatori del gene KRAS nei due diversi tipi di tumore. Attaccando i recettori del fattore di crescita epidermico con medicinali mirati, i ricercatori hanno dimostrato che "i modelli di cancro al colon-retto trattati con inibitori del gene KRAS G12C possono bloccare la proliferazione e indurre la morte delle cellule tumorali. Questi medicinali mirati – anticorpi monoclonali – sono già approvati per il trattamento di altri sottotipi di cancro al colon-retto".

Il gruppo di ricerca ha testato questa combinazione farmacologica in modelli preclinici derivati da pazienti affetti da cancro al colon-retto, fra cui organoidi tumorali, riscontrando una riduzione della crescita del cancro ed, in alcun i casi, una  completa regressione del tumore.?  Nel futuro, grazie a questo studio sperimentale, che necessita di conferme sull'uomo, si potrebbero aprire nuove prospettive per l'approccio ai malati con tumore del colon-retto. 



Thu, 16 Jul 2020 12:47:53 GMT

Il flop mondiale delle app di tracciamento per il coronavirus

Mal comune, nessun gaudio. Immuni non ha sfondato, ma negli altri Paesi le applicazione per il tracciamento dei contagi non vanno molto meglio (salvo che in Australia). Secondo una stima di Sensor Tower, sono state installate solo dal 9,3% dei cittadini.

Il dato riguarda i Paesi oltre i 20 milioni di abitanti nei quali il governo ha raccomandato di scaricare un'app. L'Italia è quinta tra i 13 Stati analizzati: Immuni sarebbe stata scaricata dal 7,2% dei cittadini sopra i 14 anni.

Non ci sono numeri magici, ma

I Paesi presi in considerazione da Sensor Tower mettono insieme una popolazione di 1,9 miliardi di persone. Vuol dire che a utilizzare app per il tracciamento dei contagi sono quasi 173 milioni di cittadini. Amesh Adalja, ricercatore del Johns Hopkins University Center for Health Security, ha affermato che non ci sono numeri magici e che non è possibile definire solo da una percentuale il successo o l'insuccesso di un'app.

Al di là di ogni ragionevole dubbio, però , la media del 9,3% è quantomeno deludente (per non dire insufficiente). Come molte medie, però , nasconde risultati molto diversi e mescola casi in cui l'adozione è stata soddisfacente con altri in cui è stata quasi nulla. Con l'Italia a metà strada.

Il caso australiano

L'unica promossa sembra essere l'Australia. COVIDSafe è stata installata da 4,5 milioni di persone, pari al 21,6% della popolazione. Più di un australiano su cinque ha scaricato l'app. Ha giocato a favore il fatto di essere stata pubblicata in tempi brevi: è disponibile dal 26 aprile.

Da quel momento è rimasta in vetta alla classifica delle app gratuite più scaricate sugli iPhone australiani per 24 giorni. Vuol dire che per quasi un mese ha avuto più download di TikTok o Zoom. E ancora oggi è in testa nella categoria “Salute e Fitness” .

La Germania corre

Seconda, per quota di adozione, è Hayat Eve Sigar, app installata dal 17.3% dei cittadini turchi (poco più di 11 milioni di persone). Terza la tedesca Corona-Warn-App: è stata scaricata dal 14,4% dei cittadini ma, sottolinea Sensor Tower, è quella che si è diffusa più in fretta: è stata infatti lanciata solo il 15 giugno, cioè una settimana dopo l'inizio della sperimentazione di Immuni.

Ma rispetto all'app italiana ha un tasso di adozione doppio. A conferma che la rapidità di rilascio è stata importante, ma non è stata tutto. In India non sono stati sufficienti neppure gli obblighi per far decollare l'applicazione Aarogya Setu, installata dal 12,5% dei cittadini. Vista la popolazione, in termini assoluti l'India è il Paese che ha raccolto più utenti: 127,6 milioni. Un numero che dovrebbe essere integrato – anche se con effetti limitati dalle app locali, rese disponibili solo in alcuni Stati.

Sud-Est asiatico a zero

Le app di Perù (adottata dal 6,8% dei cittadini), Giappone (5%) e Arabia Saudita (4,9%) hanno registrato percentuali di adozione inferiori rispetto a Immuni. Più indietro ancora l'app francese (ferma al 3,1%) e l'indonesiana PeduliLindungi (al 2,3%). La media è poi ulteriormente appesantita da Thailandia, Vietnam e Filippine, dove l'adozione non arriva all'1%. Al di là delle posizioni in classifica e dei numeri virgola, c'è poco da stare allegri. Visto che si tratta di una pandemia, nessuno è al sicuro fino a quando non lo sono tutti.   



Wed, 15 Jul 2020 21:43:34 GMT

A che punto è la ricerca di un vaccino per il coronavirus

AGI - Mentre la società  americana di biotecnologia Moderna si prepara per avviare il prossimo 27 luglio, il trial di fase III, quello su vasta scala, del suo vaccino contro il Covid-19 (mRNA-1273), trapelano indiscrezioni circa la pubblicazione domani su Lancet dei primi dati della sperimentazione di un altro vaccino anche lui entrato in fase III di sperimentazione, quello di Astra Zeneca. Le indiscrezioni hanno avuto un effetto in borsa facendo salire in borsa il titolo del 5 per cento in queste ore.

Negli ultimi giorni intorno al vaccino progettato dallo Jenner Institut dell'Università  di Oxford, ingegnerizzato sulla piattaforma della Advent srl di Pomezia che sarà  prodotto da AstraZeneca si rincorrono voci. In un articolo de La Stampa sono stati anticipati risultati della sperimentazione del vaccino. Dalle indiscrezioni trapelate che non hanno al momento ancora trovato conferma, il vaccino sarebbe relativamente efficace perché  ridurrebbe la malattia a solo un evento leggero con un po' di tosse e raffreddore, mentre, per ottenere l'immunizzazione completa occorrerebbe una seconda dose. Si tratta di un'enorme complicazione dal punto di vista logistico che avrebbe spinto, l'Emea, l'ente che regola l'autorizzazione al commercio dei farmaci in Europa ad autorizzare comunque la somministrazione del vaccino alle fasce più  deboli della popolazione.

In attesa di ulteriori chiarimenti sulla questione, oggi l'Organizzazione Mondiale della Sanità  (OMS) ha annunciato che sono almeno 75 i paesi che hanno presentato manifestazioni di interesse per proteggere le loro popolazioni e quelle di altre nazioni attraverso l'adesione allo strumento COVAX, un meccanismo progettato per garantire un accesso rapido, ed equo ai vaccini COVID-19 in tutto il mondo.

I 75 paesi, che finanzieranno i vaccini con le proprie finanze pubbliche, collaboreranno con un massimo di 90 paesi a basso reddito che potrebbero essere sostenuti attraverso donazioni volontarie al COVAX Advance Market Commitment (AMC) di Gavi. Insieme, questo gruppo di massimo 165 paesi rappresenta oltre il 60% della popolazione mondiale. Nel gruppo vi sono rappresentanti di tutti i continenti e oltre la metà  delle economie del G20 del mondo. "COVAX è  l'unica soluzione veramente globale alla pandemia di COVID-19", ha dichiarato Seth Berkley, CEO di Gavi, Vaccine Alliance. "Per la stragrande maggioranza dei paesi, - ha aggiunto - significa ricevere una quota garantita di dosi ed evitare di essere spinti in coda nella distribuzione del farmaco come è  accaduto durante la pandemia di H1N1 dieci anni fa. Anche per quei paesi che sono in grado di assicurarsi i propri accordi con i produttori di vaccini, questo meccanismo rappresenta, attraverso il suo portafoglio in cui sono presenti i maggiori candidati vaccini che sono in corso di sperimentazione, un mezzo per ridurre i rischi associati ai singoli candidati che non riescono a dimostrare efficacia o ottenere licenze".

Attualmente, secondo le stime del Milken Institute di Santa Monica, sono 194 i vaccini in fase di studio e 17 quelli avviati a sperimentazione clinica. Secondo l'OMS, COVAX "raggiungerà  questo obiettivo condividendo i rischi associati allo sviluppo del vaccino, investendo nella produzione in anticipo in modo che i vaccini possano essere distribuiti su larga scala non appena si dimostrano efficaci, e unendo gli appalti e il potere d'acquisto per raggiungere volumi sufficienti per porre fine alla fase acuta della pandemia entro il 2021".

L'obiettivo di COVAX e' fornire due miliardi di dosi di vaccini sicuri ed efficaci che hanno superato l'approvazione normativa e / o la prequalificazione dell'OMS entro la fine del 2021. Questi vaccini sarannè consegnati allo stesso modo in tutti i paesi partecipanti, in proporzione alle loro popolazioni, inizialmente dando la priorità  agli operatori sanitari, quindi espandendosi per coprire il 20% della popolazione dei paesi partecipanti. Ulteriori dosi saranno quindi rese disponibili in base alle necessità  del paese, alla vulnerabilità  e alla minaccia COVID-19. Lo strumento COVAX manterrà  anche una riserva di dosi per le emergenze e l'uso umanitario, compreso il trattamento di gravi focolai prima che sfuggano al controllo. 



Wed, 15 Jul 2020 08:39:00 GMT

A che punto sono i test di vaccini anti-Covid in Ue?

Nessuno ha ancora chiesto all'agenzia europea per il farmaco l'autorizzazione a testare un vaccino per il Covid-19 ed è necessario tenere ancora la guarda alta perchè  il virus "circolerà  ancora per parecchio". È il monito lanciato sulle pagine de La Stampa da Guido Rasi, direttore esecutivo dell'Agenzia europea per i medicinali, che riconosce all'Italia post lockdown di aver “acquisito una posizione di vantaggio che ora non deve perdere” .

“Mi guardo bene dal giudicare l'operato dei governi ma il virus nel mondo viaggia al ritmo di 200 mila contagi al giorno" dice Rasi, "e la mia previsione è che circolerà  ancora per parecchio, forse più di un anno. Per questo servono protezioni, distanziamento e rispetto delle norme igieniche. Oltre che gli strumenti per spegnere sul nascere i piccoli focolai” . 

Tuttavia il “primo obiettivo è il vaccino” dice Rasi. “La verità è molto semplice: sul tavolo dell'Ema non è arrivato ancora alcun dato. Sappiamo che alcuni sono nella fase due sull'uomo, altri, come quello di AstraZeneca e Università di Oxford in quella 3 allargata sull'uomo. Ma senza dati per noi in questo momento sono tutti ai nastri di partenza” e “per autorizzare l'immissione in commercio dobbiamo avere dati attendibili, tali da poter dire che in queste circostanze epidemiche il rapporto rischio-beneficio è favorevole al vaccino” .

Per poi annunciare sul vaccino: “Comunque se tutto procedesse nel migliore dei modi diciamo che le prime dosi potrebbero essere somministrate ad inizio 2021. Ma ci sono ancora molte cose da capire sulla risposta immunitaria generata dal virus” , precisa Rasi che sullo studio del King's College di Londra chiarisce: “È uno studio importante, anche se condotto su un gruppo ristretto di popolazione e se confermato si potrebbe ipotizzare anche il rischio di ricadute anche più gravi per i pazienti che hanno contratto e superato l'infezione” . 

Cosicché le sue preoccupazioni al momento restano “le stesse di tre mesi fa, quando dissi che la strada per il vaccino è irta di ostacoli. Stiamo parlando di un virus nuovo del quale sappiamo di non sapere. Non conosciamo quanto duri la risposta immunitaria e nemmeno di che tipo sia. Se sia più efficace quella cellulare, ossia la produzione di linfociti T che uccidono direttamente l'ospite sgradito. Oppure se funzioni meglio la risposta dei linfociti B, che generano la produzione di anticorpi specifici” .

Per questo motivo Rasi invita tutti “ad essere più cauti” , ma assicura che “l'Ema comunque garantirà la massima sorveglianza sugli effetti dei vaccini quando si arriverà a somministrarli” .