Wed, 25 Mar 2026 02:57:00 GMT
Salute
I cibi ultra processati riducono la fertilità maschile e lo sviluppo dell'embrione

AGI - Il consumo di grandi quantità di cibi ultra processati è associato a una ridotta fertilità maschile, ma anche a una crescita più lenta degli embrioni nelle prime fasi di sviluppo. A questa conclusione giunge uno studio, pubblicato sulla rivista Human Reproduction, condotto dagli scienziati dell'Erasmus University Medical Center di Rotterdam. Il team, guidato da Romy Gaillard e Celine Lin, ha analizzato i risultati di 831 donne e 651 partner maschili, seguiti dal periodo pre-concezionale fino all'infanzia dei figli.

I ricercatori hanno valutato la dieta dei genitori attraverso un questionario somministrato intorno alla dodicesima settimana. Il consumo medio di alimenti ultra processati era del 22 e del 25 per cento rispettivamente per gli uomini e le donne. I cibi ultra processati, spiegano gli esperti, sono ricchi di zuccheri aggiunti, sale, grassi saturi e additivi, e sono poveri di fibre, ingredienti integrali e nutrienti essenziali. In alcuni paesi ad alto reddito, questi prodotti rappresentano fino al 50-60 per cento del consumo quotidiano.

Risultati e correlazioni con la fertilità

Nell'ambito dell'indagine, gli autori hanno raccolto informazioni che riguardavano anche i tempi di concepimento, la fertilità , e una serie di parametri legati allo sviluppo embrionale, misurati durante la gravidanza. I risultati, commentano gli scienziati, dimostrano che ridurre il consumo di alimenti ultra processati, soprattutto nel periodo del concepimento e della gravidanza, può portare benefici sia ai genitori che agli embrioni. "L'uso eccessivo di questi cibi - aggiunge Lin -, era associato a una minore fertilità e a un maggior tempo di concepimento in entrambi i generi, ma nelle donne è emersa una correlazione anche con lo sviluppo embrionale".

Considerazioni e prospettive future

"C'è da precisare - sottolinea Gaillard -, che il nostro lavoro era di natura osservazionale, per cui non è possibile stabilire un nesso causa-effetto, ma solo delle associazioni". Gli scienziati aggiungono che saranno necessari ulteriori approfondimenti per replicare i risultati, considerando popolazioni diverse e valutando i meccanismi biologici alla base degli effetti osservati. "Nel complesso - concludono gli autori -, il nostro lavoro dovrebbe pensare in modo più ampio alla fertilità e alle prime fasi della gravidanza. Dovremmo riconoscere il ruolo centrale che la salute di entrambi i genitori gioca nel concepimento e nello sviluppo embrionale".



Wed, 25 Mar 2026 02:11:00 GMT
Salute
Vino addio, Pechino ha scelto la linea della sobrietà

AGI - I 'ganbei' non risuonano più sulle tavole cinesi e, come accade con il più classico dei battiti d'ala di farfalla a Pechino, la tempesta sta investendo vigneti lontanissimi. La sobrietà imposta da Xi Jinping sta costando carissimo al mercato mondiale del vino.

La stretta di Pechino contro consumi ostentati di alcol agli eventi ufficiali sta travolgendo uno dei mercati più redditizi e manda in crisi produttori da Bordeaux all'Australia. A pesare sono insieme il rallentamento dell'economia cinese e la campagna del Presidente contro comportamenti ritenuti inappropriati per funzionari pubblici e quadri del Partito. Una linea che ha prosciugato la domanda di etichette straniere, un tempo simbolo di status e prosperità .

Il crollo delle scorte di vino in Cina

Il segnale più evidente è arrivato a dicembre da Treasury Wine Estates, gigante australiano del settore, che ha denunciato un eccesso di scorte in Cina per circa 150 milioni di dollari, ferme nei magazzini dei distributori. La società ha annunciato il taglio delle spedizioni future, dopo che in autunno aveva già rivisto le previsioni annuali spiegando che gli acquisti del marchio Penfolds in Cina erano "ben al di sotto delle attese".

La crisi si estende e il divieto di alcol colpisce

La frenata non riguarda solo l'Australia. Colossi europei degli alcolici come Pernod Ricard e Diageo registrano cali a doppia cifra delle vendite nel mercato cinese, riporta il Wall Street Journal. Nel complesso, le importazioni cinesi di vino sono diminuite dell'11% nell'ultimo anno, smentendo le attese di una ripresa graduale. Rispetto al picco del 2018, quando la Cina acquistava vino estero per quasi 3 miliardi di dollari, il mercato si è ormai dimezzato.

A dare il colpo di grazia è stato il provvedimento adottato in maggio nell'ambito della campagna di austerità : il divieto esplicito di consumo di alcol in occasione di eventi governativi e del Partito Comunista. Una norma che ha avuto un forte effetto deterrente su funzionari e aziende pubbliche, al punto che, secondo testimonianze e media locali, in alcuni convegni non è stato servito alcol per il timore di incorrere in sanzioni.

Il boom del vino cinese e il suo declino

Negli anni Duemila e fino alla fine del decennio scorso, la Cina era diventata l'insospettabile motore del mercato del vino, passando da meno dell'1% all'8% delle importazioni mondiali. Il boom aveva arricchito produttori in Cile, California, Francia e Australia. A Bordeaux, nel 2019, un quarto dell'export era destinato alla Cina, primo mercato internazionale della regione. Facoltosi investitori cinesi avevano comprato decine di tenute, ribattezzandone alcune con nomi pensati per attrarre la clientela asiatica. Ora il quadro si è capovolto.

La pandemia ha colpito i consumi, la crisi immobiliare ha eroso la ricchezza percepita delle famiglie e la nuova offensiva anti-corruzione ha cancellato quel segmento fatto di regali, banchetti e relazioni d'affari che sosteneva gran parte delle importazioni. Le esportazioni verso il mercato cinese sono scese del 28% in volume nell'ultimo anno e valgono meno di un quarto dei livelli del 2017. Dal 2023 la regione ha perso circa il 20% della superficie coltivata a vite, con produttori costretti a sradicare le vigne per contenere le perdite.

Crisi strutturale e cambio di percezione

A soffrire non sono soltanto gli esportatori stranieri: anche le cantine cinesi accusano il colpo. Judy Chan, alla guida di Grace Vineyards, ha spiegato che il vino ha perso il suo fascino presso i più giovani, che lo associano sempre più a cene di lavoro e banchetti ufficiali, non a un consumo trendy. Per un settore che aveva scommesso sulla sete cinese come compensazione al calo dei consumi in Europa e in altri mercati maturi, la stretta di Xi rischia così di trasformarsi in una crisi strutturale, con effetti destinati a durare ben oltre la congiuntura.



Sat, 21 Mar 2026 01:27:00 GMT
Salute, Komposer
Smog e caldo minacciano anche la salute orale

AGI - Lo smog e l'eccesso di calore mettono a rischio anche la salute orale. Lo hanno sottolineato gli esperti della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), riuniti a Rimini per il 24esimo congresso nazionale, in occasione della Giornata Mondiale della salute orale.

Inquinamento e parodontite: rischio in aumento

"Due analisi della letteratura pubblicate sul Journal of Clinical Periodontology e sul British Dental Journal - dichiara Leonardo Trombelli, presidente SIdP e professore ordinario di parodontologia all'Università di Ferrara - hanno recentemente evidenziato come inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici siano associati ad aumento dell'incidenza delle malattie parodontali, con un incremento del rischio fino al 9% per ogni aumento annuo di 10 g/m di PM2.5. In particolare, lo studio sul Journal of Clinical Periodontology, condotto in Cina su oltre 13.000 soggetti ha mostrato che l'esposizione cronica al particolato fine e' associata a un aumento significativo della parodontite, verosimilmente attraverso meccanismi di stress ossidativo, danno al DNA delle cellule epiteliali orali e amplificazione della risposta infiammatoria sistemica e locale".

Gli effetti del particolato sul cavo orale

Il particolato, infatti, può depositarsi direttamente sui tessuti orali o essere deglutito, alterando anche la funzione salivare con una produzione ridotta e modificando il microambiente orale verso un pH più acido e una carenza di ossigeno, condizione che potrebbe facilitare la proliferazione di batteri patogeni.

Caldo e disidratazione tra i fattori di rischio

"Parallelamente, come sottolineato sul British Dental Journal, le ondate di calore e l'aumento delle temperature ambientali - riporta Trombelli - potrebbero agire come ulteriori fattori di rischio, in quanto associate a disidratazione, riduzione del flusso salivare e incremento dello stress fisiologico, con conseguente accelerazione dell'accumulo di biofilm batterico e peggioramento dello stato infiammatorio gengivale".

Cambiamenti climatici e salute orale globale

Queste evidenze preliminari sembrerebbero suggerire che inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici possano aumentare la suscettibilità individuale alla parodontite, rendendo il cavo orale più vulnerabile ai batteri.

In questa cornice, il congresso 'Less is More' - conclude Trombelli - si configura come un momento di sintesi culturale e scientifica, volto a integrare riduzione dell'invasività terapeutica, contenimento dell'invalidità e, non ultimo, sensibilità ambientale, riconoscendo che la salute orale è parte integrante della salute globale del pianeta e delle popolazioni". 



Fri, 20 Mar 2026 12:06:00 GMT
Salute, Komposer
Allarme meningite in Gb: il ruolo dei super-diffusori

AGI - "La presenza di 'super-diffusori' potrebbe aiutarci a spiegare come sono stati possibile tutti questi casi di meningite in così poco tempo in Inghilterra". Lo ha detto all'AGI Ivan Gentile, professore ordinario di Malattie infettive e direttore del Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia della Federico II, commentando l'allarme per la meningite acuta di tipo B nel sud del Regno Unito con due morti e una trentina di casi sospetti tra i giovani del Kent legati a un focolaio definito dalle autorità "senza precedenti".

Il ruolo dei super-diffusori

"I super-diffusori spiega Gentile - sono persone che hanno elevatissime cariche di batteri nel naso pur essendo portatori sani. Queste persone non si ammalano, ma possono trasmettere l'infezione più facilmente se si trovano in luoghi molto affollati e dove c'è molta vicinanza fisica, come in discoteca".

Come avviene la trasmissione

La trasmissione del virus, infatti, avviene per contatto stretto e prolungato: "In genere sono proprio le goccioline di saliva, i baci o la condivisione di oggetti personali", sottolinea Gentile, che esclude possibili conseguenze in Italia.

Rischio basso in Italia

"Nel nostro Paese il rischio è molto basso", assicura, "tuttavia, il mio consiglio e' di non aspettare l'allarme per controllare le coperture vaccinali dei nostri figli. La scienza mette a disposizione uno scudo e noi dobbiamo utilizzarlo per proteggere noi stessi e gli altri", conclude.

Vaccini e prevenzione

La vaccinazione, disponibile per diversi sierogruppi (A, B, C, W, Y), ha già dimostrato di ridurre significativamente i casi nei Paesi dove è stata ampiamente utilizzata.

I sintomi da non sottovalutare

È anche importante aumentare la consapevolezza sui sintomi precoci: febbre alta, rigidita' nucale, alterazioni dello stato di coscienza, petecchie. Il meningococco circola normalmente in Europa e casi sporadici o piccoli cluster sono sempre possibili, anche in Italia dove tuttavia i sistemi di sorveglianza sono solidi e consentono di intercettare rapidamente eventuali casi, attivando profilassi e vaccinazioni mirate. 



Fri, 20 Mar 2026 04:57:00 GMT
Salute
In Cina approvato il primo impianto cerebrale per chi è paralizzato

AGI - La Cina ha approvato il primo impianto cerebrale utilizzabile al di fuori di trial clinici per il trattamento della paralisi grave, aprendo una nuova fase per le interfacce cervello-computer. Il dispositivo, sviluppato da Neuracle Medical Technology e testato con il contributo del neurochirurgo Chen Liang dell'Huashan Hospital della Fudan University, rappresenta un traguardo per il settore, come evidenziato anche dall'ingegnere Zhengwu Liu dell'University of Hong Kong.

Il sistema, denominato Neo, è progettato per pazienti tra i 18 e i 60 anni con paralisi completa degli arti dovuta a lesioni del midollo spinale cervicale. L'impianto, di dimensioni simili a una moneta, viene inserito nel cranio e utilizza elettrodi per registrare l'attività cerebrale associata all'intenzione di movimento. I segnali vengono decodificati e trasmessi a un guanto robotico morbido, consentendo agli utenti di eseguire movimenti come afferrare oggetti, mangiare e bere, azioni precedentemente impossibili. "Non esistono trattamenti efficaci per le lesioni del midollo spinale", ha spiegato Chen, sottolineando il potenziale innovativo della tecnologia.

Dati, efficacia e prospettive future

Secondo i dati disponibili, 32 pazienti hanno già ricevuto il dispositivo e sono riusciti a eseguire movimenti di presa grazie al sistemaStudi preliminari indicano miglioramenti nelle capacità motorie, inclusa la presa e il controllo della mano. Il dispositivo si distingue per il carattere minimamente invasivo rispetto ad altre tecnologie simili, come quelle in sviluppo negli Stati Uniti, che richiedono l'inserimento diretto nel tessuto cerebrale. Questo aspetto potrebbe aver facilitato l'approvazione accelerata. "La disponibilità di dati a lungo termine è rara in questo campo", ha osservato Liu, indicando che fino a 18 mesi di risultati hanno contribuito alla decisione delle autorità cinesi.

Nonostante i risultati promettenti, gli esperti sottolineano che il numero di pazienti coinvolti è ancora limitato e che saranno necessari ulteriori studi per confermare sicurezza ed efficacia su larga scala. L'approvazione rappresenta comunque una pietra miliare per le tecnologie di interfaccia cervello-computer, un settore strategico su cui la Cina punta per lo sviluppo industriale e medico nei prossimi anni. Il progresso potrebbe aprire nuove prospettive per milioni di persone con paralisi, offrendo strumenti concreti per recuperare funzioni motorie e autonomia nella vita quotidiana.



Wed, 18 Mar 2026 09:33:00 GMT
Salute, Komposer
Le allergie iniziano prima e durano di più , i consigli per i bambini

AGI - ‘Non esistono più le mezze stagioni` , neanche per le allergie. L` aumento globale delle temperature sta infatti cambiando anche il calendario delle allergie ai pollini: se fino a qualche decennio fa la maggior parte delle allergie respiratorie si concentrava in primavera, oggi la pollinazione di molte piante tende ad anticipare e a prolungarsi.

Le stagioni sono meno definite e i sintomi delle allergie compaiono prima del previsto e durano più a lungo nel corso dell` anno con effetti diretti sulla salute dei bambini e con periodi di ‘pausa` sempre più brevi per i piccoli allergici.

L'impatto del cambiamento climatico sulle allergie

In Italia tra 1,2 e 2,7 milioni di bambini soffrono di allergie ai pollini. Di questi, circa 7.500 si rivolgono ogni anno all` Ambulatorio di Allergologia dell` Ospedale Pediatrico Bambino Gesù dove, a partire dal 2022, si è registrato un progressivo aumento dei casi.

"Il cambiamento climatico ha modificato completamente il modo in cui osserviamo e gestiamo le allergie ai pollini", spiega il prof. Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù . "Le stagioni polliniche sono più lunghe e meno distinguibili tra loro e questo significa che i bambini allergici hanno sintomi sempre più precoci e più prolungati".

Sintomi sempre più precoci e stagioni più lunghe

Uno degli effetti più evidenti del cambiamento climatico è l` anticipo delle pollinazioni. Piante che in passato iniziavano a rilasciare pollini a metà febbraio oggi possono farlo già a gennaio o, in alcuni casi, persino durante il periodo natalizio.

Allo stesso tempo le stagioni allergiche tendono ad allungarsi. Le graminacee possono iniziare a pollinare settimane prima rispetto al passato e, in alcune annate, presentare anche una seconda fioritura a fine estate.

Il risultato è una stagione allergica che si estende progressivamente e che rende sempre più difficile individuare periodi realmente “liberi” dai pollini.

Diagnosi più difficili con le stagioni sovrapposte

Questa trasformazione ha conseguenze importanti per la diagnosi, soprattutto nei bambini che spesso sono sensibilizzati a più pollini contemporaneamente. Quando le stagioni polliniche si sovrappongono diventa infatti più difficile individuare il polline responsabile dei sintomi basandosi solo sulla storia clinica del bambino.

"Molti bambini oggi risultano allergici a diversi pollini e, con stagioni che si sovrappongono sempre di più , la sola osservazione dei sintomi non basta più per identificare l` allergene responsabile", sottolinea Fiocchi. "Per questo stiamo utilizzando diagnostiche molecolari sempre più avanzate che permettono di individuare con precisione le singole componenti allergeniche".

Nuove tecnologie molecolari per la mappa degli allergeni

Per affrontare questa nuova complessità , accanto ai test tradizionali – come il test cutaneo e la ricerca delle IgE specifiche nel sangue – stanno assumendo un ruolo sempre più importante le diagnostiche molecolari.

Questi esami permettono di identificare non solo il polline responsabile, ma anche le singole molecole allergeniche presenti al suo interno. Alcune di queste componenti sono infatti associate a forme di allergia più intense o a un maggiore rischio di sviluppare asma.

Tra gli strumenti più innovativi disponibili all` Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in ambito clinico vi sono pannelli diagnostici avanzati che analizzano centinaia di allergeni contemporaneamente, offrendo una vera e propria “mappa” delle sensibilizzazioni del paziente e consentendo di personalizzare le terapie, inclusa l` immunoterapia allergene-specifica.

Temporali, muffe e nuovi pollini

Il cambiamento climatico sta inoltre favorendo la diffusione di specie vegetali allergeniche in aree dove in passato erano rare o assenti. Un esempio è l` ambrosia, originaria del Nord America, che negli ultimi decenni si è diffusa in molte zone d` Europa e oggi è responsabile di numerosi casi di allergia respiratoria sia nell` Italia settentrionale che in altre regioni del Paese.

L` aumento delle temperature, le variazioni di umidità e la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi possono influenzare anche la presenza di muffe nell` ambiente. In alcuni casi si possono verificare fenomeni come la cosiddetta ‘asma da temporale` : durante temporali particolarmente intensi, i pollini possono frammentarsi e liberare nell` aria grandi quantità di particelle allergeniche, con possibili picchi di attacchi asmatici.

La schiera dei piccoli allergici: i dati del Bambino Gesù

In Italia le allergie ai pollini sono tra le principali cause di rinite allergica in età pediatrica. Studi sulla popolazione scolastica indicano che la sensibilizzazione ad almeno un allergene aerodisperso riguarda quasi il 40% degli adolescenti, mentre la rinocongiuntivite allergica interessa circa il 18%. Considerando che nel 2024 i bambini tra 0 e 14 anni in Italia erano circa 7 milioni, si stima che i piccoli allergici ai pollini possano essere tra 1,2 e 2,7 milioni.

All` Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ogni anno vengono seguiti circa 10.000 bambini e ragazzi con pollinosi. Di questi, 7.500 si rivolgono agli ambulatori per allergia ai pollini, mentre altri 2.500 vengono valutati in consulenza allergologica durante ricoveri o visite per altre patologie. Circa 1.000 pazienti sono in trattamento con immunoterapia allergene-specifica.

Negli ultimi anni si è osservato anche un aumento dei casi. Nel 2019 i pazienti con allergie respiratorie pediatriche seguiti dall` ospedale erano circa 5.000, con 670 bambini in immunoterapia. Dopo la riduzione degli accessi tra 2020 e 2021 dovuta alla pandemia, si è registrata una forte ripresa delle diagnosi tra il 2022 e il 2023, seguita da un ulteriore aumento tra il 2024 e il 2025, in parallelo con stagioni polliniche più lunghe e intense.

Ogni anno gli ambulatori di allergologia intercettano inoltre circa 5.800 nuovi casi di pollinosi: circa 370 bambini iniziano l` immunoterapia mentre oltre 5.500 pazienti vengono gestiti con altre strategie terapeutiche e seguiti dal pediatra di famiglia.



Tue, 17 Mar 2026 17:19:49 GMT
Salute, Komposer
Più precisione, meno invasività : Humanitas accelera sulla ricerca

AGI – A meno di due anni dall` arrivo in Humanitas delle tecnologie di Imaging e di una innovativa stampante 3D, grazie ai fondi del Progetto ANTHEM, medici e ricercatori fanno il punto sulle Ricerche in corso durante un evento dal titolo “Humanitas University e ANTHEM: un anno di innovazione in Imaging avanzato e Intelligenza Artificiale” , ospitato presso l` Ateneo di Pieve Emanuele.

Acquistate da Humanitas University grazie ai fondi del Progetto ANTHEM - finanziato con il Piano Nazionale Complementare al PNRR dal Ministero dell'Università e della Ricerca - le tre macchine sono dedicate a 19 progetti di Ricerca clinica di frontiera sulla medicina predittiva e personalizzata in ambito neurologico, oncologico e cardio-respiratorio. E altri 6 studi sono già in corso di approvazione.

Le tecnologie di imaging avanzato

Le tecnologie di Imaging sono una TAC a conteggio di fotoni (Photon-Counting CT), in grado di tradurre in segnale elettrico l'energia dei singoli fotoni che raggiungono il rivelatore dopo aver interagito con i tessuti, e una Risonanza Magnetica a 3 Tesla capace di generare variazioni di campo magnetico particolarmente intense e rapide che migliorano la qualità dell'immagine con sensibilità e precisione quasi equivalenti a quelle di una 7 tesla. Le due tecnologie sono in grado di raggiungere una risoluzione anatomica senza precedenti, riducendo l'intensità dell'esposizione e la durata della seduta.

La stampante 3D per modelli diagnostici

A queste, si aggiunge e integra una speciale stampante nel 3D Innovation Lab di Humanitas University, a supporto dello sviluppo, della validazione e della calibrazione di protocolli di imaging diagnostico per patologie cardiovascolari e neurodegenerative. Grazie all'impiego combinato di materiali con diverse proprietà meccaniche e radiologiche, il laboratorio può creare modelli (phantom) che simulano tessuti cardiaci e cerebrali in condizioni fisiologiche e patologiche.

La visione di Humanitas e ANTHEM

"La collaborazione con ANTHEM rappresenta una straordinaria opportunità per accelerare la Ricerca clinica di frontiera e tradurla rapidamente in benefici concreti per i pazienti – commenta il prof. Luigi Maria Terracciano, Direttore Scientifico IRCCS Istituto Clinico Humanitas e Rettore Humanitas University –. Questa sinergia non solo rafforza la nostra vocazione scientifica, ma incarna la visione di una Medicina di precisione, dove la Ricerca multidisciplinare e l'integrazione tra pubblico e privato aprono la strada a soluzioni innovative, che mettono al centro il paziente e il suo percorso di cura".

L'impegno di Fondazione ANTHEM

"ANTHEM nasce per accelerare la ricerca e trasformarla in innovazione concreta per la salute delle persone – afferma Stefano Paleari, Presidente di Fondazione ANTHEM e professore ordinario dell'Università degli Studi di Bergamo –. Mettiamo a disposizione risorse, competenze e una piattaforma di collaborazione che unisce università , ospedali, centri di ricerca e imprese, creando le condizioni perché le nuove tecnologie possano svilupparsi e arrivare più rapidamente alla pratica clinica. In questo percorso la collaborazione con Humanitas, tra i soci della Fondazione, rappresenta un contributo particolarmente importante: il dialogo tra ricerca scientifica e medicina clinica è ciò che consente all'innovazione di tradursi in strumenti reali di cura. Perché la tecnologia, da sola, non basta: l'obiettivo finale è generare impatto, portando prima possibile nuove opportunità di cura e di salute ai pazienti".

Risultati e coinvolgimento

Ad oggi, questo impegno si è tradotto nel coinvolgimento di circa 700 pazienti in Humanitas e 18 tra ricercatori, dottorandi, infermieri di Ricerca, ingegneri biomedici e data manager, assunti grazie al Progetto ANTHEM.

L'approccio multidisciplinare alla ricerca

"Alla base di tutti i progetti di Ricerca vi è un forte approccio multidisciplinare – racconta il prof. Letterio Politi, docente di Humanitas University e Direttore dell'area Neuroradiologica dell'IRCCS Istituto Clinico Humanitas –. Cardiologi, pneumologi, neurochirurghi, radioterapisti, fisici medici, ingegneri biomedici ed esperti di AI collaborano per sviluppare soluzioni integrate. Il risultato è un modello di medicina sempre più guidato dai dati, in cui tecnologie avanzate e competenze diverse convergono per offrire diagnosi più accurate e percorsi di cura personalizzati".



Sat, 14 Mar 2026 09:38:16 GMT
Salute, Komposer
Come il 'gas mostarda' e un medico italiano rivoluzionarono la lotta al cancro

AGI - Se oggi la lotta contro il cancro non si limita a un'azione chirurgica, non è più solo una questione di 'tagliare via il male' col bisturi, lo dobbiamo a un incredibile incidente di percorso avvenuto durante la Seconda guerra mondiale e a un medico geniale italiano, Gianni Bonadonna. A ricordarlo è il Collegio italiano dei primari di oncologia medica (Cipomo) che, in occasione del congresso nazionale, celebra i 50 anni della nascita dell'oncologia medica italiana.

Tutto ebbe inizio per puro caso il 2 dicembre 1943. La flotta alleata era ancorata nel porto di Bari quando la Luftwaffe tedesca scatenò un inferno di bombe. Tra le navi colpite c'era la John Harvey, che trasportava segretamente un carico di gas iprite (gas mostarda). L'esplosione rilasciò una nube tossica che investì soldati e civili. Ma fu nei giorni successivi che accadde l'imprevedibile: i medici notarono che i sopravvissuti presentavano un crollo drastico dei globuli bianchi (linfociti). I ricercatori americani Louis Goodman e Alfred Gilman, a Yale, ebbero un'intuizione geniale: se questo veleno uccide così efficacemente le cellule del sangue sane, può fare lo stesso con quelle impazzite dei tumori del sangue? Nacque così la mostarda azotata, il primo agente chemioterapico utilizzato nella storia dell'oncologia. Il cancro aveva finalmente un nemico invisibile quanto lui. Mentre negli Stati Uniti il National cancer institute (Nci) iniziava a testare i primi cocktail di farmaci, in Italia l'oncologia era ancora ferma alla chirurgia. È qui che entra in scena Gianni Bonadonna.

Gianni Bonadonna, il rivoluzionario americano di Milano

Non un medico qualunque, ma un 'americano di Milano', formatosi negli Stati Uniti. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia ottenuta presso l'Università Statale di Milano nel 1959, Bonadonna si è perfezionato al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, respirando l'aria della rivoluzione per un triennio tra il 1961 e il 1964. Al suo rientro in Italia è stato assunto all'Istituto Nazionale dei Tumori, dove ha svolto il resto della sua carriera. Tornato in Italia, portò con sé una mentalità radicale. Basta gerarchie polverose: il medico doveva essere uno scienziato che usava i dati, non solo l'istinto. E il tumore non è solo dove si vede, ma viaggia nel sangue.

La sfida al dogma della chirurgia e la terapia adiuvante

Negli anni '70Bonadonna (insieme a Veronesi) decise di sfidare il dogma della chirurgia nel tumore al seno. Gli americani stavano testando farmaci singoli, ma Bonadonna voleva di più . Prese tre farmaci diversi (il protocollo Cmf) e propose di usarli dopo che il chirurgo aveva tolto il tumore visibile. Molti colleghi erano scettici: perché avvelenare una donna che sembrava 'guarita' dall'operazione? Bonadonna dimostrò , dati alla mano, che quella 'pulizia chimica' (terapia adiuvante) abbatteva drasticamente il rischio che il cancro tornasse. È stata la scoperta che ha salvato milioni di donne in tutto il mondo. A Bonadonna, scomparso nel 2015 all'età di 81 anni, oltre al merito per aver modificato le terapie contro il cancro, con l'uso della chemioterapia audiuvante nel carcinoma mammario, gli viene riconosciuto anche quello di aver scoperto la cura contro il linfoma di Hodgkin.

Intuizioni e rigore scientifico per combattere il cancro

Se gli Stati Uniti hanno fornito la 'materia prima' (i farmaci nati dai laboratori bellici e di ricerca), Bonadonna ha fornito il metodo clinico. Ha trasformato l'Istituto nazionale dei tumori di Milano in un faro mondiale, collaborando costantemente con i giganti dell'oncologia americana. Oggi non usiamo più solo i 'veleni' nati dal gas mostarda, ma siamo passati a proiettili intelligenti. Tuttavia, ogni volta che un paziente assume una compressa o fa un'infusione per combattere un tumore, sta beneficiando di quel ponte ideale costruito tra le intuizioni nate per caso a Bari e il rigore scientifico di un medico che non ha avuto paura di sfidare il bisturi.



Sat, 14 Mar 2026 01:25:00 GMT
Salute
Disturbi alimentari nei bambini: i segnali da non ignorare

AGI - Cambiamenti improvvisi nel rapporto con il cibo, variazioni di peso non coerenti con la crescita, isolamento durante i pasti: sono alcuni dei segnali che possono indicare l'insorgenza di un disturbo alimentare, anche nei più piccoli.

L` appello dei pediatri alle famiglie

In occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, che si celebra il 15 marzo, la Federazione italiana medici pediatri (Fimp) invita le famiglie e i genitori a prestare la massima attenzione ai campanelli d'allarme che possono comparire già in età pediatrica e a confrontarsi con il pediatra di famiglia per una presa in carico tempestiva e multidisciplinare del disturbo.

Disturbi dell` alimentazione: oltre 3 milioni di casi in Italia

Secondo recenti stime, in Italia oltre 3 milioni di persone soffrono di disturbi dell'alimentazione, tra cui anoressia nervosa, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata. Di queste il 30% sono minori di 14 anni, con un progressivo abbassamento dell'età di esordio fino agli 8-9 anni.

"I disturbi alimentari rappresentano oggi una delle sfide più importanti per la salute di bambini e adolescenti", afferma Antonio D'Avino, presidente nazionale Fimp: "Negli ultimi anni abbiamo assistito a un abbassamento dell'età di esordio e a un aumento dei casi soprattutto dopo la pandemia. Per questo è fondamentale rafforzare il ruolo del pediatra di famiglia, che rappresenta il primo punto di riferimento per le famiglie nel riconoscere precocemente i segnali di disagio e orientare verso percorsi di cura appropriati".

I campanelli d` allarme da osservare

Secondo gli esperti Fimp, tra i segnali da osservare:

  • il rifiuto improvviso di alcuni alimenti o una selezione alimentare più rigida,
  • la perdita o l'aumento di peso non coerenti con la traiettoria di crescita del bambino,
  • l'isolamento durante i pasti e eventuali cambiamenti del tono dell'umore.

"Il pediatra ha una posizione privilegiata per intercettare questi segnali precocemente", spiega Raffaella De Franchis, referente area Alimentazione e nutrizione Fimp: "Non si tratta solo di osservare il peso, ma di monitorare l'andamento della crescita, il comportamento alimentare e il benessere emotivo del bambino. Il rapporto con il cibo si costruisce gia' nei primi anni di vita: per questo e' importante che il cibo non diventi uno strumento di premio o di consolazione".

I consigli degli specialisti per le famiglie

Tra i suggerimenti degli specialisti alle famiglie: favorire momenti di convivialità durante i pasti, evitare commenti sul peso o sull'aspetto fisico, ascoltare eventuali difficoltà o cambiamenti emotivi dei figli, non utilizzare il cibo come premio o come strumento di consolazione, perché puo' favorire nel tempo un rapporto disfunzionale con l'alimentazione e avere ripercussioni anche nelle abitudini alimentari in eta' adulta.

"I disturbi dell'alimentazione sono patologie complesse che coinvolgono aspetti medici, psicologici, nutrizionali e richiedono quindi un approccio multidisciplinare", conclude D'Avino: "In questo contesto il pediatra di famiglia rappresenta un vero e proprio avamposto sul territorio che, grazie al rapporto di fiducia costruito nel tempo con bambini e genitori, puo' cogliere precocemente i segnali di difficolta' e accompagnare le famiglie nel piu' adeguato percorso di presa in carico". 



Thu, 12 Mar 2026 17:09:18 GMT
Salute, Komposer
Trapianto del rene: in Sicilia 604 in lista d'attesa su 4.500 potenziali

AGI - In Sicilia sono 604 i pazienti in lista d'attesa per il trapianto renale rispetto a 4.500 che potrebbero essere inseriti nella lista. Di questi il trapianto da cadavere riguarda: 126 al Civico di Palermo, 331 all'Ismett e 117 al Policlinico di Catania. Nel 2025 sono stati eseguiti 228 trapianti, di cui 97 di rene (nel 2024 ne erano stati eseguiti complessivamente 307, 146 quelli renali).

Pazienti dializzati

Sul fronte dei pazienti dializzati, dal registro della Sicilia, emerge che nel 2025 sono stati 5.413 i prevalenti (in atto dializzati) e 639 gli incidenti (coloro che ogni anno cominciano la dialisi); nel 2024 erano 5.265 i prevalenti, mentre 712 gli incidenti; nel 2023 erano 5.231 i prevalenti e 829 gli incidenti. Sono questi i dati aggiornati e diffusi a Palermo, nel corso della manifestazione "Nefrochef - il gusto della vita", organizzata al Gambero Rosso Academy, da Angelo Ferrantelli, presidente della Fondazione italiana del rene Sicilia e direttore della unità operativa complessa di nefrologia dialisi e trapianto renale dell'Arnas ospedale Civico di Palermo, e Marco Guarneri, direttore della unità di nefrologia e dialisi del Policlinico universitario di Palermo e co-organizzata dalla Fir Sicilia, Fondazione italiana del rene, in occasione della giornata mondiale del rene.

"Il dato drammatico è che, rispetto ai 604 pazienti in lista d'attesa di trapianto renale - spiegano Guarneri e Ferrantelli - ve ne sono 4.500 che potrebbero essere inseriti nella lista. Un numero esiguo che ci invita a una profonda riflessione considerato che un paziente sottoposto a dialisi costa circa 50 mila euro annui alla sanità . Negli ultimi tre anni riscontriamo un importante tasso di opposizione alla donazione, nonostante la dichiarazione di disponibilità del donatore. Nel 2024 il tasso di opposizione cala leggermente, ma nel 2025 sono aumentate di nuovo le opposizioni. La drammatica vicenda del bambino Domenico, a Napoli, ha fatto saltare parecchie donazioni, per ogni paziente che dona ci sono sette persone che possono continuare a vivere".

Con lo slogan "Proteggi i tuoi reni oggi: la prevenzione salva la tua vita, la donazione può salvarne molte altre", oggi 12 pazienti affetti da gravi patologie del rene e i rispettivi caregiver, divisi in 4 squadre, si sono sfidati ai fornelli del "Gambero Rosso Academy - Città del gusto" guidati da chef stellati come Nino Graziano (ristorante La Bottega Siciliana di Mosca), Tony Lo Coco (ristorante I Pupi di Bagheria - Palermo), Pino Cuttaia (ristorante La Madia di Licata - Agrigento), Carmelo Trentacosti (ristorante MEC di Palermo) e chef noti a livello internazionale come Mario Peqini e Pietro La Torre (Aquanova Hosteria di Canicatti' - Agrigento), presentati da Luciano Di Marco "Lucianeddu" (ristorante Addakuosa).

 



Wed, 11 Mar 2026 13:45:53 GMT
Salute, Komposer
Perché si sbava nel sonno: le cause e quando preoccuparsi

AGI - La prova è evidente: al risveglio trovi il cuscino bagnato e un po` di saliva vicino alla bocca. Sbavare durante il sonno può essere imbarazzante, soprattutto se si dorme accanto a qualcuno. Tuttavia, nella maggior parte dei casi si tratta di un fenomeno normale e non pericoloso.

Secondo gli esperti, la salivazione notturna può capitare occasionalmente a chiunque. "A tutti può succedere di sbavare, ad esempio dopo aver bevuto troppo la sera prima o dopo essersi addormentati sul divano dopo una cena abbondante", spiega il dottor Landon Duyka, professore associato di otorinolaringoiatria alla Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago. La vicenda è stata raccontata in un approfondimento pubblicato da CNN.

Il problema diventa invece più rilevante se si verifica spesso. "Se ti svegli quasi ogni notte con il cuscino bagnato, è meglio consultare un medico, soprattutto se il sintomo è comparso di recente", aggiunge Duyka. In alcuni casi potrebbe essere collegato a disturbi del sonno o, più raramente, a patologie neurologiche.

Le cause più comuni della salivazione nel sonno

Le ragioni per cui si sbava durante la notte possono essere molte. Alcune sono innocue, altre possono indicare un problema di salute.

Secondo il dottor Neil Hockstein, fondatore e direttore sanitario di Parallel ENT & Allergy di Philadelphia, il primo passo per chi è preoccupato è capire se dietro il problema ci sia un disturbo del sonno. "In alcuni casi consigliamo uno studio del sonno a domicilio per individuare eventuali cause più serie", spiega.

Apnea notturna: una possibile causa

Una delle condizioni che possono provocare salivazione notturna è l` apnea notturna, un disturbo in cui la respirazione si interrompe ripetutamente durante il sonno, anche per decine o centinaia di volte a notte.

Quando questo accade, molte persone iniziano a respirare con la bocca per cercare più aria. "Respirare con la bocca permette alla saliva di accumularsi e fuoriuscire", spiega Duyka.

L` apnea notturna è una condizione seria e spesso sottovalutata. Russare forte, svegliarsi con la bocca secca o con il cuscino bagnato possono essere segnali da non ignorare. In questi casi è consigliabile rivolgersi a uno specialista del sonno.

Respirazione con la bocca e ostruzioni nasali

Un` altra causa frequente della salivazione è la respirazione orale. Alcune persone hanno una naturale tendenza a respirare con la bocca a causa di passaggi nasali molto stretti, di una mascella retratta o di un setto nasale deviato.

Un setto nasale deviato può ridurre il passaggio dell` aria attraverso una narice, costringendo a respirare con la bocca durante la notte. In presenza di sospette ostruzioni, gli specialisti consigliano una visita otorinolaringoiatrica per valutare eventuali soluzioni, anche chirurgiche.

Negli ultimi anni, sui social e su TikTok, alcuni influencer hanno promosso il cosiddetto “mouth taping” , cioè l` uso di nastro adesivo per tenere la bocca chiusa durante il sonno. Tuttavia, gli esperti avvertono che non esistono prove scientifiche solide sui benefici e che questa pratica potrebbe comportare rischi.

Uno studio recente ha infatti evidenziato che sigillare la bocca durante il sonno potrebbe aumentare il rischio di soffocamento in presenza di ostruzioni nasali o rigurgito.

Reflusso acido e problemi digestivi

Anche il reflusso gastroesofageo può essere associato alla salivazione notturna. Quando l` acido dello stomaco risale nell` esofago, il corpo può produrre più saliva come meccanismo di difesa.

I sintomi più comuni del reflusso includono sapore amaro in bocca, dolore al petto, tosse notturna e rigurgito. "Molti pazienti con reflusso notano di tossire di più durante la notte perché producono più saliva", spiega Duyka.

Raffreddore, allergie e naso chiuso

Anche condizioni comuni come raffreddori, allergie stagionali o infezioni dei seni nasali possono favorire la salivazione.

Quando il naso è chiuso, la respirazione attraverso la bocca diventa più frequente, aumentando la probabilità di sbavare nel sonno. Infezioni come tonsillite o herpes labiale possono inoltre stimolare la produzione di saliva come meccanismo di difesa dell` organismo.

Problemi dentali e posizione durante il sonno

La salivazione notturna può essere legata anche a problemi dentali, come il digrignamento dei denti o un disallineamento tra mascella superiore e inferiore. In questi casi può essere utile consultare il proprio dentista.

Anche la posizione in cui si dorme influisce. Chi dorme su un fianco o a pancia in giù tende a sbavare più facilmente, perché la gravità fa scorrere la saliva verso il cuscino. Dormire sulla schiena riduce questo effetto, anche se non sempre è una soluzione per tutti.

Quando è il caso di consultare un medico

Nella maggior parte dei casi sbavare nel sonno non è motivo di preoccupazione. Tuttavia, se il fenomeno è frequente o accompagnato da altri sintomi — come russamento, mal di testa al risveglio, stanchezza diurna o difficoltà a deglutire — è consigliabile rivolgersi a uno specialista.

Un otorinolaringoiatra può valutare eventuali problemi respiratori, dentali o neurologici e, se necessario, consigliare uno studio del sonno.

Come sottolinea Hockstein, spesso la prima cosa da fare è rassicurare il paziente: "Se non emergono disturbi respiratori o cause fisiche evidenti, la salivazione nel sonno è di solito un fenomeno innocuo". In presenza di raffreddori o allergie, possono essere utili anche semplici rimedi come gli antistaminici da banco.

 

 

 

 



Wed, 11 Mar 2026 11:03:24 GMT
Salute, Komposer
Al Bambino Gesù parte la campagna “Il rispetto è la prima cura”

AGI - "Sono regole semplici, le capisce perfino un bambino!" dice l` infermiere Alessandro alla dottoressa Aurora. Aurora e Alessandro sono due pazienti del Bambino Gesù , hanno 11 e 10 anni e sono i protagonisti della campagna “Il rispetto è la prima cura” , promossa dall` Ospedale in occasione della giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza su operatori sanitari e socio-sanitari.

Negli ultimi 5 anni le aggressioni, verbali e fisiche, contro il personale del Bambino Gesù sono raddoppiate: dalle 28 del 2021 alle 64 del 2025. In Italia, nel 2024, gli episodi registrati sono stati circa 18.000. Numeri che raccontano una tendenza preoccupante e che chiamano in causa l` intero sistema sanitario. Per questo il Bambino Gesù lancia un messaggio chiaro: prendersi cura dei bambini significa anche prendersi cura delle relazioni e degli ambienti in cui la cura avviene. Perché il rispetto non è un dettaglio, ma il primo passo di ogni percorso di guarigione.

Una campagna per il benessere di tutti

“Il rispetto è la prima cura”  nasce con un obiettivo preciso: promuovere comportamenti corretti e consapevoli verso chi lavora in ospedale e verso gli spazi condivisi, per tutelare il benessere di personale, pazienti e famiglie. Ogni giorno medici, infermieri, operatori socio-sanitari e personale tecnico e amministrativo lavorano con impegno per garantire ai bambini le migliori cure possibili.

Episodi di aggressività – anche solo verbale – compromettono la serenità di chi assiste e, di conseguenza, la qualità dell` assistenza. Allo stesso modo, la scarsa attenzione agli ambienti comuni può incidere sulla vivibilità e sull` accoglienza degli spazi ospedalieri. Affrontare questi temi significa rafforzare l` alleanza tra famiglie e operatori sanitari, che condividono lo stesso obiettivo: la salute dei bambini.

Quando i bambini educano gli adulti

Il cuore creativo della campagna, che verrà lanciata in occasione della giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza su operatori sanitari e socio-sanitari, è un ribaltamento simbolico dei ruoli: sono i piccoli pazienti a ricordare agli adulti le regole del rispetto. Attraverso video e contenuti diffusi sia all` interno dell` ospedale sia sui canali social e digitali, Alessandro e Aurora – in camice da infermiere e dottoressa – spiegano con semplicità e un pizzico di ironia quanto i comportamenti corretti siano fondamentali per chi lavora e per chi è in cura.

La campagna si accompagna a un vademecum con sette semplici indicazioni, pensate in particolare per il Pronto Soccorso ma valide in tutto l` ospedale:

  • Per favore aspetta con pazienza. In pronto soccorso ogni caso ha la sua urgenza.
  • In pronto soccorso non alzare la voce. Spaventi i bambini e non aiuti il personale sanitario a fare il proprio lavoro
  • Affidati al personale sanitario.  In pronto soccorso ogni caso è importante e viene valutato con attenzione.
  • In ospedale non sei solo. Rispetta chi ti sta accanto.
  • Ricorda che l` ospedale è uno spazio condiviso. Rispetta le sue regole e aspetta con pazienza.
  • Basta un piccolo gesto a fare la differenza. Lascia l` ospedale pulito.
  • Teniamo l` ospedale pulito, insieme. Rispetta questi spazi.

Indicazioni semplici e concrete che richiamano l` idea di collaborazione: il percorso di cura inizia dal momento dell` arrivo in ospedale. È questa la “prima cura” . Promuovere il rispetto significa anche rafforzare la collaborazione tra colleghi e favorire un clima di lavoro sereno, condizione essenziale per garantire cure di qualità . Ridurre gli episodi di aggressività , valorizzare il lavoro di squadra e sensibilizzare alla cura degli spazi comuni sono gli obiettivi dell` iniziativa, in un` ottica di miglioramento dell` esperienza ospedaliera.

L` accoglienza e i canali di ascolto al servizio delle famiglie

Al Bambino Gesù l` attenzione alla qualità dell` esperienza ospedaliera si traduce anche in un forte impegno nell` accoglienza e nell` ascolto delle famiglie. Ogni anno l` ospedale garantisce supporto alloggiativo gratuito a quasi 4.500 famiglie provenienti da fuori regione o dall` estero, mentre migliaia di bambini ricoverati possono continuare il proprio percorso scolastico grazie alla Scuola in Ospedale.

Allo stesso tempo sono attivi diversi strumenti di ascolto e segnalazione – dal questionario di soddisfazione al servizio “Speak-up” , fino ai canali dedicati per reclami e suggerimenti – che permettono a genitori e caregiver di condividere osservazioni, bisogni e proposte di miglioramento. Un dialogo costante che rafforza l` alleanza tra famiglie e professionisti sanitari e contribuisce a rendere l` ospedale un luogo di cura sempre più attento, rispettoso e accogliente per tutti, a partire dai piccoli pazienti.



Tue, 10 Mar 2026 15:45:57 GMT
Salute, Komposer
Fegato di maiale geneticamente modificato tiene in vita un paziente in attesa di trapianto

AGI - Un fegato di maiale geneticamente modificato è stato utilizzato per mantenere in vita un uomo con grave insufficienza epatica fino al trapianto di un organo umano. L'intervento, eseguito a gennaio presso lo Xijing Hospital della Air Force Medical University di Xian, in Cina, rappresenta la prima volta che una procedura di questo tipo viene applicata a una persona viva.

I risultati preliminari sono stati annunciati dal chirurgo Lin Wang, che ha guidato l` é quipe medica

Il paziente, un uomo di 56 anni, soffriva di una grave insufficienza epatica causata da epatite B cronica e danni al fegato legati all` alcol. Dopo un rapido peggioramento delle condizioni e in assenza immediata di un donatore umano, i medici hanno deciso di tentare una procedura sperimentale collegando temporaneamente il paziente a un fegato di maiale geneticamente modificato. L` organo animale non è stato trapiantato nel corpo, ma utilizzato all` esterno dell` organismo in un sistema di perfusione extracorporea.

Filtrazione delle sostanze tossiche

Il sangue del paziente veniva deviato attraverso il fegato suino, che ha svolto temporaneamente la funzione di filtrazione delle sostanze tossiche accumulate a causa dell` insufficienza epatica. Secondo il team medico, il fegato di maiale ha funzionato per alcuni giorni, contribuendo a stabilizzare le condizioni del paziente mentre si attendeva un trapianto umano. Successivamente l` uomo ha ricevuto un fegato da donatore umano e si starebbe ora riprendendo.

L` organo utilizzato proveniva da un maiale con sei modifiche genetiche, tra cui tre geni suini disattivati e tre geni umani inseriti per produrre proteine compatibili con il sistema immunitario umano e ridurre il rischio di rigetto. Il fegato è stato fornito dall` azienda ClonOrgan Biotechnology di Chengdu.
La tecnica rientra nell` ambito della xenotrapianto, cioè il trapianto di organi animali negli esseri umani. Gli scienziati studiano questa strategia da anni come possibile soluzione alla carenza globale di organi per trapianto.

Altri casi e le differenze

Negli ultimi anni almeno una dozzina di persone negli Stati Uniti e in Cina hanno ricevuto organi di maiale geneticamente modificati, tra cui cuori, reni, fegati e timo, e sono in corso sperimentazioni cliniche. Secondo esperti indipendenti, la procedura rappresenta un importante passo avanti soprattutto perché è stata effettuata su un paziente vivo, mentre esperimenti precedenti con fegati suini erano stati eseguiti principalmente su persone clinicamente morte.

Gli specialisti sottolineano tuttavia che saranno necessari dati scientifici dettagliati e una pubblicazione peer-reviewed per valutare pienamente l` efficacia e la sicurezza della procedura, inclusi i livelli di immunosoppressione utilizzati e l` evoluzione clinica del paziente nel tempo. Se confermata, la tecnica potrebbe diventare una terapia “ponte” per pazienti con insufficienza epatica grave che rischiano di morire prima di ricevere un organo umano compatibile.



Tue, 10 Mar 2026 15:44:58 GMT
Salute, Komposer
La 'stanchezza primaverile' non ha basi scientifiche

AGI - La cosiddetta “stanchezza primaverile” potrebbe essere più un fenomeno culturale che biologico. È quanto suggerisce uno studio guidato da Christine Blume del Center for Chronobiology dell` Università di Basilea, realizzato con Albrecht Vorster dell` Università di Berna, pubblicato sulla rivista Journal of Sleep Research. I ricercatori hanno analizzato per un anno i livelli di stanchezza, sonnolenza diurna e qualità del sonno in 418 partecipanti, contattati ogni sei settimane a partire da aprile 2024 attraverso un questionario online. All` inizio dello studio circa la metà dei partecipanti aveva dichiarato di soffrire di stanchezza primaverile.

Tuttavia l` analisi dei dati raccolti durante l` anno non ha mostrato differenze significative tra stagioni, mesi o periodi dell` anno.  “In primavera i giorni diventano rapidamente più lunghi. Se la stanchezza primaverile fosse un vero fenomeno biologico, dovrebbe emergere proprio durante questa fase di transizione” , ha spiegato Blume. Nei dati raccolti, però , la velocità con cui cambia la durata del giorno non ha mostrato alcuna relazione con i livelli di stanchezza dei partecipanti. 

Fattori culturali

Secondo i ricercatori, la discrepanza tra percezione diffusa e risultati empirici suggerisce che il fenomeno sia fortemente influenzato da fattori culturali. Il fatto che esista un termine diffuso come “stanchezza primaverile” potrebbe portare molte persone a prestare maggiore attenzione ai segnali di affaticamento proprio in questo periodo, interpretando sintomi comuni di stanchezza come parte di un presunto fenomeno stagionale

Un altro possibile fattore riguarda le aspettative legate alla stagione. In primavera, con l` arrivo del bel tempo e delle giornate più lunghe, molte persone si aspettano di essere più attive e dinamiche. Quando il livello di energia percepito non corrisponde a queste aspettative, può emergere la sensazione di affaticamento. Secondo la ricercatrice, il riferimento alla stanchezza primaverile rappresenta quindi una spiegazione socialmente accettata per giustificare questa discrepanza tra aspettative e sensazioni soggettive. 

La luce naturale

Gli scienziati sottolineano comunque che la luce naturale influisce realmente sul ritmo biologico umano. Diversi studi di cronobiologia mostrano infatti che nei mesi invernali molte persone tendono a dormire leggermente di più e a sentirsi più stanche, probabilmente perché la “notte biologica” regolata dall` orologio interno dell` organismo si prolunga. Con l` allungarsi delle giornate, invece, ci si aspetterebbe teoricamente una maggiore sensazione di energia. 

L` analisi dei dati dello studio mostra inoltre che in estate molte persone dormono meno, spesso perché trascorrono più tempo all` aperto o socializzano nelle ore serali, ma questo non si traduce in un aumento della stanchezza percepita. Secondo Blume, chi si sente affaticato in primavera può beneficiare di alcune strategie semplici: esporsi alla luce naturale, mantenere attività fisica regolare e assicurarsi un sonno sufficiente.



Tue, 10 Mar 2026 10:00:22 GMT
Salute, Komposer, Agi Desk
Perché una narice si chiude mentre l'altra respira?

AGI - Uno degli aspetti più fastidiosi quando si è malati o si soffre di allergie stagionali è il naso chiuso. La congestione nasale rende difficile, se non impossibile, respirare normalmente attraverso le narici.

Tuttavia, anche quando non si ha raffreddore o influenza, molte persone notano che facendo un respiro profondo l` aria sembra passare soprattutto da una sola narice. Prima di preoccuparsi - spiega la Cnn - è utile sapere che si tratta di un fenomeno del tutto normale.

Nel corso della giornata, infatti, il nostro corpo alterna naturalmente il flusso d` aria tra le due narici. Questo meccanismo è chiamato ciclo nasale e svolge un ruolo importante nella salute dell` apparato respiratorio.

Cos` è il ciclo nasale e perché è normale

Il ciclo nasale consiste nell` alternanza tra una narice più aperta e una leggermente più congestionata. Questo cambiamento avviene automaticamente più volte al giorno, spesso ogni due o tre ore mentre siamo svegli.

Durante il sonno il fenomeno tende a rallentare, perché la respirazione diventa più regolare e il volume d` aria inspirato ed espirato diminuisce.

Il ciclo nasale si basa su due fasi principali:

  • Congestione, quando una narice lascia passare meno aria
  • Decongestione, quando l` altra narice rimane più aperta e consente un flusso d` aria maggiore

La narice più aperta lavora di più : l` aria che passa può seccare le mucose e trasportare polveri, allergeni e agenti patogeni. Per questo motivo il corpo alterna regolarmente la narice dominante, permettendo a entrambe di recuperare.

Il ruolo del cervello nella respirazione nasale

Il ciclo nasale è automatico e involontario. Viene regolato dall` ipotalamo, una struttura del cervello che controlla diverse funzioni del corpo.

Alcune persone però possono avere un ciclo nasale meno evidente o alterato, ad esempio in presenza di disturbi neurologici che coinvolgono l` ipotalamo.

Alcune ricerche suggeriscono anche che la narice sinistra possa essere più dominante, soprattutto nelle persone destrorse.

Studi sulla respirazione indicano inoltre che:

  • quando prevale la narice destra, il corpo può trovarsi in uno stato di maggiore attivazione o stress;
  • quando domina la narice sinistra, l` organismo tende a essere più rilassato.

Perché il ciclo nasale è importante per la salute

Il ciclo nasale svolge diverse funzioni essenziali per la salute del naso e delle vie respiratorie.

Prima di tutto protegge le mucose nasali. Ogni giorno una narice può filtrare fino a 12.000 litri d` aria, diventando una vera e propria barriera contro virus, batteri e particelle inquinanti.

L` alternanza tra le narici permette di:

  • ridurre il rischio di irritazioni e danni alle mucose
  • mantenere le vie respiratorie protette dai patogeni
  • permettere ai tessuti nasali di recuperare

Il naso ha infatti bisogno di periodi di riposo e rigenerazione. L` esposizione continua all` aria può seccare le mucose e favorire infiammazioni.

Durante la fase di congestione aumenta anche il flusso sanguigno nei vasi del naso. Questo processo aiuta a:

  • idratare le mucose
  • favorire la riparazione dei tessuti
  • riscaldare e umidificare l` aria inspirata.

Raffreddore, allergie e altre cause del naso chiuso

Diversi fattori possono interferire con il normale funzionamento del ciclo nasale. Le infezioni respiratorie, come raffreddore e influenza, aumentano la produzione di muco e rendono più difficile l` alternanza tra le narici.

Anche gli allergeni, come pollini o acari della polvere, possono provocare infiammazione delle mucose e ostacolare il ciclo nasale.

Alcuni farmaci, in particolare quelli utilizzati per trattare l` ipertensione, possono irritare la mucosa nasale perché agiscono sui vasi sanguigni di tutto il corpo, compresi quelli del naso.

Attenzione all` uso eccessivo degli spray decongestionanti

L` uso prolungato di decongestionanti nasali può peggiorare il problema. Se utilizzati per più di cinque giorni consecutivi, questi farmaci possono provocare la cosiddetta rinite medicamentosa.

Si tratta di una forma di congestione nasale causata proprio dall` abuso di spray nasali. Il gonfiore improvviso delle mucose può alterare il ciclo nasale e provocare la sensazione di avere entrambe le narici bloccate.

Polipi nasali e setto deviato: i problemi strutturali

In alcuni casi il problema è di tipo anatomico. I polipi nasali, presenti fino al 4% della popolazione, sono piccole escrescenze del tessuto nasale che possono svilupparsi in entrambe le narici e ostacolare il passaggio dell` aria.

Un` altra causa comune è il setto nasale deviato, cioè quando la parete cartilaginea che separa le narici non è perfettamente allineata. Questo può provocare una sensazione costante di naso chiuso e talvolta richiede un intervento chirurgico per migliorare la respirazione e la qualità del sonno.

Anche la posizione del corpo può influenzare il naso

Persino fattori semplici, come la posizione durante il sonno, possono influire sul ciclo nasale. Quando ci si sdraia, il sangue tende ad accumularsi nei tessuti nasali. Inoltre, la gravità può far spostare il contenuto dei seni paranasali verso la narice più vicina al cuscino. Questo può temporaneamente ostruire una narice, rendendo la respirazione più difficile.

Quando una narice sempre chiusa deve far preoccupare

Nella maggior parte dei casi il naso chiuso è causato da infezioni comuni come raffreddore o influenza, e la congestione può durare fino a due settimane. La sinusite, che comporta un` infiammazione dei seni paranasali, può invece provocare sintomi per circa quattro settimane.

Anche le allergie stagionali, in particolare quelle ai pollini, possono alterare il ciclo nasale per periodi più lunghi. L` assunzione di antistaminici durante la stagione allergica può aiutare a ridurre i sintomi. Se però una narice rimane bloccata per più di due settimane, soprattutto in presenza di muco persistente o secrezioni anomale, è consigliabile consultare un medico per una valutazione più approfondita.



Sat, 07 Mar 2026 03:02:00 GMT
Salute
Ridurre l` età biologica protegge il cervello dal rischio di ictus

AGI - Ridurre la differenza tra età biologica ed età anagrafica potrebbe essere associato a una migliore salute del cervello e a un minor rischio di ictus.

Sono i risultati di uno studio preliminare guidato da Cyprien Rivier della Yale University, presentato all'American Academy of Neurology Annual Meeting 2026, in programma dal 18 al 22 aprile a Chicago e online.

Lo studio su oltre 250 mila persone

La ricerca ha analizzato i dati sanitari di 258.169 persone, utilizzando 18 biomarcatori del sangue - tra cui colesterolo, volume medio dei globuli rossi e conteggio dei globuli bianchi - per stimare l'età biologica dei partecipanti.

In un sottogruppo dei partecipanti sono stati inoltre effettuati test cognitivi e scansioni cerebrali per valutare eventuali segni di danno neurologico.

Cos` è l` età biologica

L'età biologica rappresenta una stima dello stato di salute dell'organismo basata su indicatori fisiologici e metabolici, che può differire dall'età cronologica.

All'inizio dello studio i partecipanti avevano in media un'età biologica di 54 anni, rispetto a un'età anagrafica media di 56 anni. Sei anni dopo, l'età biologica media risultava pari a 58 anni, mentre l'età cronologica media era salita a 62 anni.

Il legame tra età biologica e rischio di ictus

Nel corso di un periodo medio di osservazione di circa dieci anni, i ricercatori hanno identificato i partecipanti che avevano sviluppato un ictus. I risultati mostrano che le persone con un'età biologica superiore alla propria età anagrafica presentavano risultati meno favorevoli alle scansioni cerebrali e punteggi più bassi nei test di memoria e capacità cognitive.

Inoltre, questi individui avevano un rischio di ictus superiore del 41% rispetto a chi presentava un'eta' biologica piu' giovane o simile alla propria eta' cronologica.

Il ruolo del “biological age gap”

Un risultato particolarmente significativo riguarda l'evoluzione del cosiddetto "biological age gap", cioè la differenza tra età biologica ed età anagrafica.

I partecipanti che nel corso dello studio sono riusciti a ridurre questo divario tra la prima valutazione e quella effettuata sei anni dopo hanno mostrato un rischio di ictus inferiore del 23% rispetto a chi non aveva registrato miglioramenti.

I segni di danno cerebrale nelle scansioni

Secondo i ricercatori, questi partecipanti presentavano anche minori segni di danno cerebrale nelle scansioni. In particolare è stata osservata una minore quantità di iperintensità della sostanza bianca, un indicatore radiologico associato a danni nel tessuto cerebrale e a un aumento del rischio di ictus e declino cognitivo.

Nel gruppo che aveva migliorato il proprio "gap" di età biologica, il volume totale di queste lesioni risultava inferiore del 13% per ogni deviazione standard di miglioramento rispetto a chi non aveva registrato progressi.

I fattori considerati nello studio

I risultati sono stati ottenuti tenendo conto di altri fattori che possono influenzare il rischio di ictus e danno cerebrale, tra cui ipertensione, malattie cardiovascolari e fattori socioeconomici.

Perché modificare l` età biologica potrebbe aiutare il cervello

Secondo Cyprien Rivier, autore dello studio e membro dell'American Academy of Neurology, i risultati suggeriscono che modificare l'età biologica potrebbe rappresentare un potenziale percorso per proteggere la salute cerebrale.

"È entusiasmante pensare che lavorare per modificare la nostra eta' biologica possa rappresentare una strada per preservare la salute del cervello", ha spiegato Rivier.

Secondo il ricercatore, abitudini di vita che favoriscono la salute cardiovascolare e metabolica - come una dieta equilibrata, attivita' fisica regolare, sonno adeguato e un buon controllo della pressione arteriosa - potrebbero contribuire a ridurre il divario tra eta' biologica e cronologica.

I limiti dello studio e le ricerche future

Lo studio, tuttavia, non ha valutato direttamente programmi specifici di stile di vita e non dimostra un rapporto di causa-effetto tra miglioramento dell'età biologica e riduzione del rischio di ictus.

Gli autori sottolineano inoltre che solo una parte dei partecipanti ha effettuato test ripetuti nel tempo, un limite che riduce la possibilità di trarre conclusioni definitive sui cambiamenti nel corso degli anni.

Secondo i ricercatori saranno necessari ulteriori studi per verificare se interventi mirati a ridurre l'età biologica possano effettivamente diminuire il rischio di ictus e di danni cerebrali nelle fasi avanzate della vita. 



Sat, 07 Mar 2026 02:29:00 GMT
Salute
Perché il gusto non torna dopo il Covid?

AGI - La perdita persistente del gusto dopo l'infezione da Covid-19 potrebbe essere causata da alterazioni specifiche nelle cellule gustative della lingua.

Lo suggerisce uno studio condotto da ricercatori della Swedish University of Agricultural Sciences (SLU), dell'Università di Uppsala e dell'Università del Colorado, pubblicato sulla rivista scientifica Chemical Senses.

Il lavoro individua per la prima volta una base biologica precisa per uno dei sintomi più comuni del cosiddetto long Covid: la difficoltà a percepire alcuni sapori anche molti mesi dopo la guarigione dall'infezione.

Lo studio sui pazienti con disturbi del gusto

I ricercatori hanno studiato 28 persone risultate positive al SARS-CoV-2 che, pur non essendo state ricoverate, riportavano disturbi del gusto per oltre 12 mesi.

Attraverso un test standardizzato del gusto (WETT), quasi tutti i partecipanti hanno mostrato alterazioni nella percezione dei sapori.

L` analisi delle papille gustative

Analizzando campioni di tessuto prelevati dalle papille fungiformi - piccole strutture presenti sulla punta della lingua che ospitano le papille gustative - gli scienziati hanno osservato che la struttura generale e le connessioni nervose delle papille risultavano in gran parte normali.

Il ruolo della proteina PLC2

Le differenze emergono però a livello molecolare. Le analisi genetiche hanno rivelato livelli ridotti di mRNA della proteina PLC2 in specifiche cellule gustative. Questa proteina è fondamentale per trasmettere e amplificare i segnali gustativi verso i nervi che portano le informazioni al cervello.

Secondo Goran Andersson, ricercatore della SLU e responsabile delle analisi molecolari, PLC2 è necessaria per trasformare gli stimoli chimici del cibo in impulsi elettrici che viaggiano lungo i nervi fino alle aree cerebrali responsabili della percezione del gusto.

I sapori più colpiti: dolce, amaro e umami

La carenza di questa proteina colpisce in particolare le cellule responsabili dei sapori dolce, amaro e umami, che risultano infatti i più frequentemente compromessi nei pazienti analizzati.

Cosa cambia nella comprensione del long Covid

Lo studio collega quindi per la prima volta tre elementi: l'esperienza soggettiva dei pazienti, i risultati dei test oggettivi e il meccanismo biologico alla base del disturbo.

Gli autori concludono che la perdita prolungata del gusto dopo Covid-19 può derivare da cambiamenti nelle cellule delle papille gustative che normalmente avviano i segnali nervosi diretti ai centri cerebrali del gusto.

Possibili implicazioni per le terapie future

Comprendere questo meccanismo potrebbe aiutare a sviluppare strategie terapeutiche per i disturbi gustativi del long Covid, una condizione che può avere conseguenze importanti sulla nutrizione e sulla salute generale, poiché una ridotta percezione del gusto puo' portare a perdita di appetito e di peso. 



Fri, 06 Mar 2026 02:31:00 GMT
Salute, Komposer
Alzheimer, la nuova sfida con gli astrociti geneticamente modificati

AGI - Astrociti geneticamente modificati potrebbero diventare una nuova strategia di immunoterapia contro il morbo di Alzheimer. Sono i risultati dello studio guidato da Yun Chen, primo autore della Washington University School of Medicine di St. Louis (WashU Medicine), con Marco Colonna come autore corrispondente della stessa istituzione, pubblicato sulla rivista scientifica Science.

La ricerca dimostra che cellule cerebrali ingegnerizzate con recettori antigenici chimerici (Car) sono in grado di riconoscere ed eliminare gli accumuli della proteina amiloide-, una delle principali caratteristiche patologiche della malattia di Alzheimer.

L'Alzheimer, principale causa di demenza nelle popolazioni anziane, è caratterizzato da una cascata patologica in cui placche di amiloide- si accumulano nel cervello, innescando alterazioni nelle proteine tau e portando progressivamente alla neurodegenerazione. Negli ultimi anni alcune terapie basate su anticorpi diretti contro l'amiloide- hanno mostrato un moderato rallentamento della progressione della malattia, ma richiedono dosi elevate e sono associate a possibili effetti collaterali anche gravi.

Per superare questi limiti, i ricercatori stanno esplorando approcci basati sull'ingegneria cellulare. Tra questi vi sono le terapie Car, già ampiamente utilizzate nel trattamento di alcuni tumori del sangue. In queste terapie le cellule vengono modificate geneticamente per esprimere recettori antigenici chimerici, che consentono loro di riconoscere specifiche molecole bersaglio e neutralizzarle.

L'applicazione del principio Car agli astrociti

Nel nuovo studio il team ha applicato questo principio agli astrociti, cellule non neuronali abbondanti nel cervello che svolgono funzioni fondamentali di supporto e regolazione dell'ambiente neuronale.

Risultati promettenti nei modelli murini

I ricercatori hanno sviluppato astrociti ingegnerizzati per esprimere recettori Car - denominati Car-As - progettati per riconoscere la proteina amiloide-. Negli esperimenti di laboratorio queste cellule hanno mostrato una maggiore capacità di rimuovere l'amiloide-.

Quando gli astrociti modificati sono stati introdotti nel cervello di topi modello di Alzheimer, i ricercatori hanno osservato una significativa riduzione degli accumuli della proteina nei tessuti cerebrali degli animali vivi. Un risultato particolarmente rilevante è emerso quando il trattamento è stato somministrato nelle fasi iniziali della malattia. In questi casi una singola somministrazione delle cellule ingegnerizzate è stata sufficiente a prevenire lo sviluppo della patologia amiloide nei modelli murini.

Implicazioni e sfide future delle terapie Car

Secondo gli autori, questi risultati rappresentano una prova di principio che gli astrociti modificati con recettori Car possono essere utilizzati per eliminare accumuli proteici tossici nel cervello. Le terapie Car hanno già trasformato il trattamento di alcuni tumori ematologici, ma il loro utilizzo nelle malattie neurodegenerative presenta sfide specifiche, tra cui la sicurezza e la capacità di far arrivare efficacemente le cellule terapeutiche nel cervello. Il nuovo studio dimostra che questo approccio può funzionare anche in vivo, cioè in organismi viventi, superando uno dei principali ostacoli allo sviluppo di strategie Car per l'Alzheimer.

Prospettive future e necessità di ulteriori studi

Jake Boles e David Gate sottolineano che questi risultati contribuiscono a costruire le basi per strategie terapeutiche avanzate: con il miglioramento delle tecnologie Car e delle strategie per neutralizzare proteine tossiche nel cervello, questi approcci potrebbero offrire nuove prospettive terapeutiche non solo per l'Alzheimer ma anche per altre malattie neurodegenerative. Saranno tuttavia necessari ulteriori studi per valutare sicurezza, efficacia e durata degli effetti del trattamento prima di eventuali applicazioni cliniche nell'uomo.



Fri, 06 Mar 2026 02:10:00 GMT
Salute
Un collirio batterico potrebbe accelerare la guarigione della cornea

AGI - Un collirio sperimentale composto da batteri oculari geneticamente modificati potrebbe favorire la guarigione della cornea e aprire la strada a nuove terapie 'viventi' per le malattie dell'occhio. È quanto emerge da uno studio guidato da Anthony St. Leger, professore associato di Oftalmologia e immunologia presso la University of Pittsburgh School of Medicine e il UPMC Vision Institute, pubblicato sulla rivista scientifica Cell Reports.

La ricerca dimostra che il batterio Corynebacterium mastitidis, un microrganismo innocuo che vive naturalmente sulla superficie dell'occhio, può essere modificato geneticamente per produrre una molecola antinfiammatoria capace di accelerare la guarigione di lesioni corneali.

"Questa è la prima dimostrazione che un microbo che vive sulla superficie oculare può essere ingegnerizzato per rilasciare un trattamento terapeutico che migliora la salute dell'occhio - spiega St. Leger -. Si apre così la strada all'idea di una 'medicina vivente' per l'occhio: qualcosa che si applica una volta e che rimane lì , proteggendo i tessuti e aiutandoli a guarire".

Una strategia alternativa per l'occhio

La superficie dell'occhio rappresenta un ambiente difficile per i farmaci tradizionali. Le lacrime, infatti, lavano continuamente via i medicinali, rendendo spesso necessarie numerose applicazioni quotidiane di colliri per trattare condizioni come abrasioni corneali o sindrome dell'occhio secco. Questo limita l'efficacia di molte terapie. Per superare questo problema, il team di Pittsburgh ha progettato una strategia alternativa basata su batteri modificati in grado di rilasciare continuamente molecole terapeutiche direttamente sulla superficie dell'occhio. I ricercatori hanno ingegnerizzato Corynebacterium mastitidis per produrre la citochina interleuchina-10 (IL-10), una piccola proteina che regola i processi infiammatori.

Efficacia dimostrata nei modelli murini

Gli esperimenti condotti su modelli murini con lesioni corneali hanno mostrato che le cornee trattate con i batteri modificati guarivano più rapidamente rispetto a quelle trattate con batteri normali o con soluzione salina. Quando i ricercatori hanno bloccato il recettore della IL-10, il beneficio è scomparso, confermando che l'effetto terapeutico dipende proprio da questa molecola. Il team ha inoltre sviluppato una versione del batterio capace di produrre IL-10 umana. Nei test su cellule coltivate in laboratorio che formano lo strato più esterno della cornea umana, questo sistema ha migliorato la chiusura delle ferite e ridotto i segnali infiammatori nelle cellule immunitarie umane.

Prospettive future e sfide da affrontare

Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono che la strategia potrebbe in futuro essere adattata per applicazioni cliniche negli esseri umani, anche se sono ancora necessari ulteriori studi. Uno degli aspetti più promettenti della tecnologia è la sua modularità . "Abbiamo progettato il sistema in modo che si possano inserire geni diversi citochine, fattori di crescita o altre proteine per adattare la terapia a specifiche malattie oculari", continua St. Leger. Nonostante i risultati incoraggianti, gli scienziati sottolineano che la tecnologia è ancora in una fase iniziale di sviluppo.

Prima di un eventuale utilizzo clinico sarà necessario affrontare diverse sfide, tra cui lo sviluppo di meccanismi di sicurezza che permettano di disattivare o rimuovere i batteri modificati quando non sono più necessari. Patologie come grave secchezza oculare, disturbi infiammatori della superficie oculare e traumi della cornea colpiscono milioni di persone ogni anno. Sebbene lo studio non rappresenti ancora una terapia clinica, fornisce una base per valutare se i cosiddetti bioterapici vivi ingegnerizzati possano offrire un modo più duraturo per somministrare molecole antinfiammatorie o rigenerative direttamente nell'occhio.



Thu, 05 Mar 2026 06:56:20 GMT
Salute, Komposer
Farmaci dimagranti: il 60% del peso perso si recupera dopo un anno

AGI - Un anno dopo aver smesso di assumere farmaci per la perdita di peso, come Ozempic o Wegovy, le persone recuperano - in media - il 60% del peso perso, anche se da lì l'effetto 'rimbalzo' si stabilizza e i pazienti mantengono una riduzione del 25% del peso perso durante il trattamento. Questo secondo uno studio dell'Università di Cambridge (Regno Unito) i cui risultati sono stati pubblicati giovedì sulla rivista EClinicalMedicine. Milioni di persone nel mondo sono obese, il che aumenta il rischio di diabete 2, malattie cardiovascolari e cancro. Perdere peso può evitare questi rischi, ma a volte provare dieta ed esercizio fisico è difficile, e i farmaci di nuova generazione si sono dimostrati molto efficaci.

Gli effetti dopo un anno

Questi farmaci aiutano a controllare la glicemia e a ridurre l'appetito e, come dimostrato dagli studi clinici, permettono di perdere peso tra il 15 e il 20%. Tuttavia, solo la metà dei pazienti che iniziano a prenderli dura più di un anno, e il 75% smette dopo due anni. Per analizzare gli effetti dell'interruzione di questo farmaco a dodici mesi e oltre, i ricercatori di Cambridge hanno esaminato la letteratura scientifica e selezionato sei studi clinici basati su 3.200 persone e un follow-up fino a 52 settimane dopo aver sospeso i farmaci dimagranti.

Lo studio ha dimostrato che, sebbene i farmaci per l'obesità di nuova generazione (come Ozempic e Wegovy) siano altamente efficaci, interrompere il trattamento porta a un rapido recupero di peso che si stabilizza dopo un anno. Secondo i loro risultati, a 52 settimane i pazienti avevano recuperato il 60% del peso perso, anche se a 60 settimane il ritorno di peso ha iniziato a stabilizzarsi. Nel lungo termine, la perdita netta di peso è rimasta al 25%. Così , una persona che aveva perso un quinto (20%) del proprio peso all'inizio del trattamento ha raggiunto una perdita di peso reale del 5% un anno dopo aver smesso. I farmaci GLP-1 agiscono come un