Thu, 22 Jan 2026 11:42:43 GMT
Salute, Komposer
Come la chemioterapia riprogramma il microbiota e riduce le metastasi

AGI - La chemioterapia non si limita a distruggere le cellule tumorali, ma riprogramma il microbiota intestinale e il sistema immunitario, contribuendo a ostacolare la diffusione metastatica. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Communications da un team guidato da Tatiana Petrova dell'Università di Losanna, con Ludivine Bersier come prima autrice. I ricercatori hanno dimostrato che il danno indotto dalla chemioterapia alla mucosa intestinale altera la disponibilità di nutrienti per i batteri, costringendo il microbiota ad adattarsi e aumentando la produzione di acido indolo-3-propionico (IPA), un metabolita derivato dal triptofano.

L'IPA non agisce localmente, ma funziona come un segnale sistemico che dall'intestino raggiunge il midollo osseo, dove riprogramma la mielopoiesi riducendo la produzione di monociti immunosoppressori, cellule che favoriscono l'evasione immunitaria e la crescita delle metastasi. "Siamo rimasti sorpresi da come un effetto collaterale spesso considerato un danno collaterale della chemioterapia possa innescare una risposta sistemica così organizzata", spiega Bersier, sottolineando che il rimodellamento del microbiota avvia una cascata di eventi che rende l'organismo meno permissivo alla diffusione tumorale. Nei modelli preclinici, questa riconfigurazione immunitaria aumenta l'attività delle cellule T e modifica le interazioni immunitarie nei siti metastatici, in particolare nel fegato, inducendo uno stato refrattario alle metastasi.

L'asse intestino-midollo osseo e la migliore sopravvivenza

I risultati trovano riscontro anche nei pazienti: in collaborazione con l'Ospedale Universitario di Ginevra, i ricercatori hanno osservato che nei pazienti con tumore del colon-retto livelli più elevati di IPA dopo la chemioterapia sono associati a una riduzione dei monociti circolanti e a una migliore sopravvivenza. Secondo Petrova, "questo lavoro dimostra che gli effetti della chemioterapia si estendono ben oltre il tumore stesso", rivelando un asse funzionale intestino-midollo osseo-metastasi che potrebbe essere sfruttato per sviluppare strategie adiuvanti basate sui metaboliti del microbiota. Lo studio suggerisce inoltre che la chemioterapia possa indurre una sorta di "memoria" biologica capace di limitare a lungo termine la progressione metastatica, aprendo nuove strade per potenziare l'efficacia delle terapie oncologiche.



Wed, 21 Jan 2026 12:04:32 GMT
Salute, Komposer
Dall` infanzia alla mezza età : la dieta giusta per ogni età

AGI - Mangiare bene è importante a ogni età , ma ciò che mettiamo nel piatto non ha lo stesso impatto durante l` infanzia, l` adolescenza o la mezza età . Secondo esperti citati dalla Bbc, alcune scelte alimentari possono influenzare in modo decisivo lo sviluppo, la salute mentale e persino il rischio di malattie croniche molti anni dopo.

Perché l` alimentazione cambia con l` età

È ormai assodato che seguire una dieta equilibrata sia una delle azioni più efficaci per tutelare la salute. Alcuni principi valgono sempre – come limitare snack e zuccheri – ma altri dipendono fortemente dalla fase della vita.

Un` alimentazione ricca di grassi, ad esempio, è fondamentale per neonati e bambini piccoli, ma non sarebbe considerata altrettanto salutare per un adulto tra i 20 e i 30 anni. I bisogni nutrizionali cambiano perché cambiano metabolismo e stile di vita.

Infanzia: il cibo costruisce corpo e cervello

Secondo Federica Amati, nutrizionista presso l` Imperial College di Londra, i bambini hanno un fabbisogno energetico elevato e necessitano di alimenti ad alta densità nutrizionale. "Durante l` infanzia, il cibo contribuisce letteralmente a costruire il corpo e il cervello", spiega Amati. Oltre a calorie di qualità , sono fondamentali ferro, iodio, vitamine e micronutrienti per sostenere sistema immunitario, sviluppo cerebrale e crescita muscolare.

La dieta ideale prevede quindi abbondanza di frutta e verdura, cereali integrali, legumi, grassi buoni (come noci e semi) e un consumo minimo di alimenti ultra-processati.

Calcio e vitamina D: una finestra cruciale

Dal concepimento ai primi anni di scuola, i bambini accumulano gran parte della futura massa ossea. "È per questo che calcio e vitamina D sono nutrienti prioritari", sottolinea Amati. Un adeguato apporto riduce il rischio di osteoporosi e fratture in età adulta.

In pratica, questo significa consumare regolarmente latte, yogurt, formaggi, tofu o bevande vegetali arricchite, oltre a garantire una corretta esposizione al sole e includere alimenti come pesce e uova.

Le evidenze scientifiche sono solide: uno studio del 2023 ha mostrato che i bambini che seguivano almeno tre raccomandazioni della Guida Eatwell del Regno Unito a sette anni presentavano, a 24 anni, un rischio cardiovascolare più basso rispetto ai coetanei con una dieta meno equilibrata.

Adolescenza e vent` anni: salute futura e mente

Anche l` adolescenza e la prima età adulta rappresentano una fase decisiva. "È un` altra grande finestra di opportunità per l` alimentazione", afferma Amati. In questo periodo si completano lo sviluppo di ossa e muscoli e si gettano le basi per la salute cardiovascolare e cerebrale.

Durante l` adolescenza aumentano i fabbisogni di calcio, vitamina D, ferro (soprattutto per chi ha le mestruazioni), proteine e vitamine del gruppo B. La dieta consigliata resta prevalentemente vegetale, con frutta, verdura, cereali integrali, legumi, noci e semi, e una quota adeguata di proteine a ogni pasto, anche di origine vegetale.

Dieta e salute mentale: un legame sempre più chiaro

Le scelte alimentari non incidono solo sul corpo. "Emergono sempre più prove che le abitudini alimentari nell` adolescenza influenzino anche la salute mentale", spiega Amati.

Le diete ricche di cibi ultra-processati e povere di alimenti vegetali sono associate a tassi più elevati di ansia e depressione, mentre modelli alimentari di tipo mediterraneo sembrano avere un effetto protettivo. La dieta mediterranea privilegia verdure, legumi, noci e olio d` oliva, con un consumo moderato di pesce, latticini e pollame.

Fertilità e alimentazione tra i 20 e i 40 anni

Questo modello alimentare può essere utile anche per chi desidera formare una famiglia. Studi citati dalla Bbc indicano che la dieta mediterranea è associata a una migliore fertilità , mentre una dieta occidentale – ricca di grassi saturi, carne e carboidrati raffinati – è collegata all` infertilità sia maschile che femminile.

Per le donne, un apporto adeguato di folati può favorire la fertilità . Le principali fonti includono verdure a foglia verde scuro, germogli, broccoli e ceci.

Mezza età : cuore, ossa e muscoli al centro

Secondo Elizabeth Williams, professoressa di nutrizione umana all` Università di Sheffield, la mezza età è il momento giusto per ottimizzare la dieta in funzione dell` invecchiamento.

Questo è particolarmente rilevante per le donne, che affrontano una perdita accelerata di densità ossea, massa muscolare e un aumento del rischio di osteoporosi, obesità , diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari legati alla menopausa.

"Avvicinandosi ai 40 e 50 anni, emergono due grandi priorità nutrizionali: la salute del cuore e quella di ossa e muscoli", riassume Amati.

Mangiare bene per invecchiare meglio

Una dieta sana può fare la differenza. Un ampio studio su oltre 100.000 adulti statunitensi sopra i 39 anni ha mostrato che un` alimentazione ricca di frutta, verdura, cereali integrali, grassi insaturi, legumi, noci e latticini a basso contenuto di grassi è fortemente associata a un invecchiamento sano.

Per i ricercatori, “invecchiare bene” significa arrivare almeno a 70 anni senza malattie croniche, mantenendo buone funzioni fisiche, cognitive e una buona salute mentale.



Tue, 20 Jan 2026 12:36:16 GMT
Salute, Komposer
Quanto spesso si può mangiare il prosciutto cotto?

AGI – L` affettato magro per un pasto leggero, l` alimento jolly di ogni dieta, l` evergreen di ogni piano alimentare dei bambini è cancerogeno. La condanna era già annunciata da 10 anni, ma il 18 gennaio è arrivata sentenza: l` Oms ha ufficialmente inserito il prosciutto cotto (e le altre carni lavorate) nel gruppo 1 degli agenti cancerogeni.

Una validazione che associa il consumo regolare di questi prodotti a un maggiore rischio di insorgenza del tumore del colon-retto.

E il problema non è l` abbuffata: studi epidemiologici indicano che una porzione quotidiana di circa 50 grammi di carne trasformata può aumentare il rischio relativo di circa il 18%.

Perché è dannoso

La colpa è del processo di lavorazione: il prosciutto cotto è sottoposto a salagione a cui si aggiungono conservanti come nitriti e nitrati. Sostanze fondamentali per la sicurezza igienica, ma potenzialmente dannosi. A questo si aggiunge l` elevato apporto di sodio e grassi saturi, che contribuiscono a sviluppare ipertensione e colesterolo alto.

E` necessario eliminarlo dalla tavola? Quanto mangiarne?

Secondo l` Associazione europea consumatori indipendenti, non esiste una soglia “a rischio zero” .
Tuttavia, le linee guida nutrizionali concordano che la strada migliore è limitare l` assunzione di carni lavorate e non farne un alimento quotidiano. In base agli studi, fino a una porzione da 50 g (2–3 fette sottili) una o due volte a settimana mantiene il rischio più contenuto. In generale ecco alcune regole di buonsenso da tenere a mente:

  • non superare 1–2 porzioni a settimana,
  • alterna con proteine fresche,
  • preferisci prodotti “alta qualità ” quando lo consumi,
  • controlla il sale nel resto della giornata.

Le alternative

Se invece si vuol essere davvero al sicuro ecco alcune alternative sane al prosciutto cotto

Tacchino arrosto fatto in casa

È probabilmente l` alternativa più simile in termini di uso quotidiano

Perché è meglio:

  • carne fresca, non lavorata;
  • senza nitriti né conservanti;
  • puoi controllare sale e aromi.

Pollo grigliato o arrostito

Preparato in anticipo, si conserva bene per 2–3 giorni ed è perfetto per panini, piadine e insalate proteiche.

Benefici:

  • fonte magra di proteine;
  • niente additivi;
  • saziano di più dei salumi


Tue, 20 Jan 2026 02:44:00 GMT
Salute
Il grasso 'beige' protegge i vasi sanguigni e la pressione

AGI - Un particolare tipo di tessuto adiposo, noto come grasso 'beige', svolge un ruolo attivo nel mantenere la funzionalità dei vasi sanguigni e nel controllare la pressione arteriosa, anche in condizioni di obesità .

È quanto emerge da uno studio condotto su modelli animali da Masha Koenen e colleghi della Rockefeller University e pubblicato sulla rivista Science.

Ipertensione e tipologie di grasso

L'ipertensione è una delle principali cause di infarto e ictus e rappresenta un fattore di rischio chiave per la mortalità precoce. Sebbene il tessuto adiposo sia da tempo considerato un elemento centrale nella regolazione della pressione sanguigna, crescenti evidenze indicano che non conta solo la quantità di grasso, ma soprattutto la sua tipologia. L'eccesso di grasso bianco è associato a valori pressori più elevati, mentre il grasso bruno e quello beige, noti per la loro funzione termogenica, risultano correlati a un minor rischio di ipertensione. In particolare, il grasso beige perivascolare (perivascular adipose tissue, PVAT), che circonda i vasi sanguigni, presenta caratteristiche intermedie tra grasso bianco e bruno.

Il ruolo cruciale del PVAT beige e PRDM16

Tuttavia, fino a oggi, non era chiaro quale fosse il suo ruolo specifico nel legame tra biologia del tessuto adiposo e regolazione della pressione. Utilizzando topi geneticamente modificati privi di tessuto adiposo beige funzionale, i ricercatori hanno dimostrato che il PVAT beige è essenziale per la salute vascolare. Nei topi privi della proteina PRDM16, un regolatore chiave del processo di 'beiging' del grasso, sono stati osservati un marcato rimodellamento del tessuto adiposo perivascolare, un aumento della vasocostrizione, fibrosi vascolare e un innalzamento della pressione arteriosa, anche in assenza di obesità .

Meccanismo molecolare e riscontro umano

Lo studio mostra inoltre che la perdita di PRDM16 riduce i livelli circolanti dell'enzima QSOX1. L'eliminazione di Qsox1 nei topi carenti di Prdm16 ha però prevenuto la fibrosi vascolare, normalizzato la funzione dei vasi e ridotto la pressione sanguigna, indicando un meccanismo molecolare diretto alla base di questi effetti. I risultati sperimentali trovano riscontro anche nei dati umani. In una meta-analisi di studi di associazione genome-wide basata su tre biobanche, gli autori hanno osservato che varianti del gene PRDM16 sono associate a valori più elevati di pressione arteriosa.

Implicazioni cliniche future

Secondo Mandy Grootaert e Aernout Luttun, che commentano i risultati in una Perspective collegata, "i dati suggeriscono che l'attivazione del tessuto adiposo bruno, attraverso il potenziamento o la stabilizzazione dell'espressione di PRDM16, potrebbe avere benefici cardiovascolari". Tuttavia, sottolineano gli autori, "saranno necessari studi clinici ben controllati per stabilire se stimolare il beiging del tessuto adiposo possa ridurre effettivamente la frequenza di eventi cardiovascolari avversi nei pazienti". Nel complesso, lo studio rafforza l'idea che il tessuto adiposo non sia un semplice deposito energetico, ma un attore biologico attivo, capace di influenzare in modo diretto la salute cardiovascolare.



Mon, 19 Jan 2026 02:45:00 GMT
Salute
Paracetamolo in gravidanza, nessun rischio di autismo o di ADHD

AGI - L` assunzione di paracetamolo durante la gravidanza non è associata a un rischio più elevato di autismo, disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) o disabilità intellettiva nella prole. A confermarlo è uno studio, pubblicato sulla rivista The Lancet Obstetrics, Gynaecology, & Women` s Health, condotto dagli scienziati dell` Università di Chieti, dell` Università di Ferrara, dell` Università di Liverpool e dell` Università di Oslo.

Il team, guidato da Francesco D` Antonio e Maria Elena Flacco, ha esaminato 43 lavori precedenti, e gli autori hanno considerato solo analisi più ampie e metodologicamente più rigorose. Nel settembre 2025, spiegano gli esperti, l` amministrazione statunitense ha dichiarato che l` assunzione di paracetamolo durante la gravidanza potrebbe aumentare il rischio di disturbi dello sviluppo cognitivo nei bambini.

Contesto e nuova revisione sistematica

Precedenti meta-analisi avevano evidenziato leggere associazioni tra i due fattori, ma spesso queste indagini si basavano su studi soggetti a bias. La nuova revisione sistematica dimostra che il paracetamolo assunto durante la gestazione non è correlato ad autismo, ADHD o disabilità intellettiva.

Metodologia e valutazione della qualità

Gli autori hanno considerato le principali banche dati mediche come MEDLINE, Embase e Cochrane Library, esaminando pubblicazioni uscite fino a settembre 2025. La qualità dei lavori è stata valutata utilizzando lo strumento QUIPS (Quality In Prognosis Studies).

Fattori confondenti e sicurezza

I ricercatori sottolineano che le associazioni precedentemente segnalate tra paracetamolo durante la gravidanza e autismo, ADHD o disabilità intellettive potrebbero essere dovute ad altri fattori materni, come dolore latente, disagio, febbre o predisposizione genetica, piuttosto che a un effetto diretto del paracetamolo. “Questo lavoro – scrivono gli scienziati – supporta la sicurezza del paracetamolo, se utilizzato in modo appropriato durante la gravidanza, e rafforzano le indicazioni degli enti regolatori e professionali” .

Ricerca futura

La ricerca futura, commentano gli autori, dovrebbe concentrarsi sul miglioramento della misurazione relativa all` esposizione al paracetamolo, sulla standardizzazione delle definizioni degli esiti e sull` integrazione di disegni di studio meccanicistici e basati sulla famiglia per chiarire eventuali incertezze residue.



Fri, 16 Jan 2026 14:43:03 GMT
Salute, Komposer
E' a 40 anni il picco del desiderio sessuale maschile

AGI - Il picco del desiderio sessuale maschile si raggiunge intorno ai 40 anni d'età . È quanto emerge da una nuova ricerca dell'Università di Tartu, in Estonia, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports.

Secondo lo studio, che ha coinvolto oltre 67mila adulti di età compresa tra 20 e 84 anni, la libido maschile aumenta intorno ai 20 anni e raggiunge il picco all'inizio dei 40. Dopo si assisterebbe a un graduale ma costante declino.

Fattori che influenzano il desiderio sessuale

Il declino, tuttavia, non è drastico: gli esperti sottolineano che fattori come lo stile di vita, lo stress, la dieta e l'attività fisica giocano un ruolo cruciale nel mantenere alto il desiderio anche nelle decadi successive.

Salute vascolare e benessere mentale

Gli autori della ricerca spiegano che "L'età è solo un indicatore biologico", ma la salute vascolare e il benessere mentale restano i veri motori della funzione sessuale a lungo termine.

Discrepanza tra picco maschile e femminile

Lo studio evidenzia inoltre una discrepanza con il picco femminile, che solitamente viene collocato tra i 20 e i 30 anni, suggerendo nuove riflessioni sulle dinamiche di coppia e sulla biologia evolutiva.



Fri, 16 Jan 2026 02:30:00 GMT
Salute
Perchè il succinato aiuta a prevenire il diabete e i disturbi dell'umore

AGI - Un team di scienziati ha scoperto che il succinato, un composto chiave del metabolismo energetico, può mediare gli effetti benefici del digiuno intermittente sul metabolismo, e soprattutto sul comportamento e sull'infiammazione cerebrale nelle persone obese. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Acta Physiologica ed è frutto di una collaborazione internazionale tra Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa, Università di Pisa, Scuola Normale Superiore e University of California Irvine.

"Grazie a questo studio, potremmo sviluppare approcci nutrizionali o farmacologici mirati a modulare il succinato per prevenire non solo il diabete e altre malattie cardiometaboliche, ma anche i disturbi dell'umore e il declino cognitivo associati all'obesità , offrendo una protezione neurobiologica superiore a quella della semplice restrizione calorica" dichiara Paola Tognini, ricercatrice presso il Centro Health Science della Scuola Sant'Anna e coordinatrice dello studio.

L'obesità e il rischio cerebrale

L'obesità è un fattore di rischio noto per malattie cardiometaboliche, tra cui il diabete di tipo 2 e l'ipertensione. Tuttavia, l'obesità non pesa solo sulla bilancia: colpisce il cervello, aumentando il rischio di disturbi cognitivi, malattie neurodegenerative e neuropsichiatriche. Il digiuno intermittente ha mostrato effetti positivi, ma i meccanismi con cui la dieta influenza la salute cerebrale sono rimasti a lungo oscuri.

I risultati del modello sperimentale

Il team di ricerca ha utilizzato un modello sperimentale di obesità indotta da dieta ad alto contenuto di grassi, confrontandolo con una dieta bilanciata assunta giornalmente e con gli effetti del digiuno intermittente, un particolare regime dietetico che intervalla il consumo della dieta bilanciata a periodi di digiuno di 24 ore. I risultati principali hanno dimostrato che il passaggio da una dieta ricca di grassi a una dieta bilanciata o al digiuno intermittente riduce peso corporeo e massa grassa e migliora la tolleranza al glucosio. Tuttavia, solo il digiuno a intermittenza migliora significativamente il comportamento esplorativo e diminuisce i livelli di ansia, effetti associati a ridotta infiammazione nel cervello.

Il succinato: la molecola chiave

"Grazie a tecniche avanzate di metabolomica, siamo riusciti a individuare il succinato come una molecola chiave che mette in comunicazione il metabolismo del corpo con il cervello", spiega Amalia Gastaldelli, dirigente di ricerca dell'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa, responsabile del gruppo di ricerca sulle Malattie Metaboliche e di analisi Multi-Omiche, che insieme a Paola Tognini ha ideato lo studio.

L'analisi dei metaboliti nei diversi tessuti e nel circolo sanguigno ha infatti rivelato una firma metabolica specifica del digiuno a intermittenza caratterizzata da una riduzione del metabolita succinato nel plasma e da un suo aumento nel fegato e nel tessuto adiposo bruno. "Sorprendentemente, somministrare succinato da solo riproduce gran parte degli effetti del digiuno a intermittenza, soprattutto a livello di cambio di comportamento e diminuzione di ansia; come se la molecola fosse il 'segreto' del digiuno intermittente" spiega Andrea Tognozzi, studente del corso di dottorato in Scienze cliniche e traslazionali dell'Università di Pisa, collaboratore del Laboratorio di Biologia (Bio@SNS) della Scuola Normale Superiore e primo autore dello studio.

Questi risultati suggeriscono che la modulazione del succinato, in particolare il suo incremento nel fegato e nel tessuto adiposo bruno, e la riduzione nel circolo sanguigno, rappresenti un nuovo correlato biochimico dei benefici del digiuno intermittente su metabolismo, comportamento e infiammazione cerebrale.



Thu, 15 Jan 2026 04:18:00 GMT
Salute
Individuate le cause all'origine della sclerosi multipla

AGI - All'origine della sclerosi multipla non c'è una singola causa, ma dall'interazione precisa tra un'infezione virale molto diffusa e una predisposizione genetica specifica. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Cell, che chiarisce per la prima volta il meccanismo molecolare attraverso cui il virus di Epstein-Barr e una variante genetica associata alla malattia cooperano per innescare la risposta autoimmune alla base della patologia.

La ricerca, condotta da un team dell'Università di Zurigo guidato da Roland Martin, mostra come l'infezione da Epstein-Barr virus (EBV) – presente in quasi tutta la popolazione – diventi un fattore scatenante della sclerosi multipla solo in presenza dell'aplotipo genetico HLA-DR15, uno dei principali fattori di rischio noti per la malattia.  

Il meccanismo molecolare: EBV e HLA-DR15

Gli scienziati hanno osservato che EBV altera l'attività genetica delle cellule B infettate, inducendole a produrre una proteina della mielina, il rivestimento protettivo delle fibre nervose. Frammenti di questa proteina vengono poi esposti sulla superficie delle cellule insieme alla molecola HLA-DR15 e riconosciuti dai linfociti T. In questo modo, un meccanismo nato per controllare l'infezione virale finisce per attivare una risposta immunitaria contro strutture proprie del sistema nervoso.

Sintomi e conseguenze dell'attacco alla mielina

Il risultato è un attacco progressivo alla mielina nel cervello e nel midollo spinale, che compromette la trasmissione dei segnali nervosi e porta ai sintomi tipici della sclerosi multipla, come disturbi motori, problemi visivi e affaticamento.

Prevenzione e nuove strategie terapeutiche

Lo studio spiega così perché l'infezione da EBV, pur essendo quasi universale, porta alla malattia solo in una minoranza di persone geneticamente predisposte. Secondo gli autori, la scoperta rafforza l'ipotesi che prevenire o modulare l'infezione da Epstein-Barr possa avere un ruolo chiave nella prevenzione della sclerosi multipla e apre la strada a nuove strategie terapeutiche mirate ai meccanismi immunitari identificati.



Thu, 15 Jan 2026 02:15:00 GMT
Salute
Il vaccino contro l'Hpv evita 3mila morti l'anno, ma in pochi lo scelgono

AGI - Il vaccino per l'Hpv, il Papilloma virus responsabile del cancro del collo dell'utero, potrebbe prevenire quasi tremila morti l'anno in Italia dovuti ai tumori correlati all'infezione. Tuttavia, nel nostro Paese, sette genitori su dieci credono che questa forma di prevenzione non sia utile, e per otto su dieci l'Hpv non è una malattia grave.

Il risultato di questa scarsa consapevolezza è che in Italia la copertura vaccinale è ancora molto bassa, con appena metà della popolazione target, ragazze e ragazzi sotto i 12 anni, che è effettivamente protetta. Questi numeri sono stati presentati durante il convegno "Promuovere la Salute, Educare alla Prevenzione: il Ruolo Condiviso contro l'Hpv" tenutosi presso la sede dell'Iss.

Disuguaglianze regionali

"Siamo purtroppo ancora lontani dall'obiettivo di vaccinare il 95% dei ragazzi e delle ragazze di 11-12 anni entro il 2030 - sottolinea il presidente dell'Iss, Rocco Bellantone in apertura dell'evento -, e restano ampie differenze nella copertura vaccinale tra una regione e l'altra. Diseguaglianze culturali e territoriali non possono né devono impedire l'accesso a questo strumento così importante.

Pediatri, medici di famiglia, genitori, insegnanti, ginecologi, devono promuovere la vaccinazione perché la prevenzione è un diritto di tutti. È necessario spiegare ai ragazzi che vaccinandosi, proteggono innanzitutto se stessi e che, riducendo la circolazione delle infezioni, proteggono anche gli altri. A loro, e alle loro famiglie, chiediamo di compiere questo atto di responsabilità , che diventa anche, poi, sempre, un atto d'amore".

La scarsa fiducia dei genitori 

A indagare sull'atteggiamento dei genitori è stato il progetto europeo Perch, appena concluso, di cui l'Iss è stato capofila italiano. Alla scarsa fiducia nell'efficacia del vaccino Hpv si aggiungono dubbi sulla sicurezza, con il 40% dei genitori intervistati che dichiara di aver paura degli effetti avversi. A questo si aggiunge inoltre una difficoltà nel raggiungere i centri vaccinali, percepita dal 70% degli intervistati, e anche il fatto che 6 su 10 non sanno che il vaccino è gratuito.

Il risultato è che, come dimostrano i dati del ministero della Salute, in Italia nessuna regione ha raggiunto il 95% delle coperture, che variano da un massimo del 77% raggiunto dalla Lombardia al 23% della Sicilia. "I motivi della bassa diffusione della vaccinazione - spiega Raffaella Bucciardini, responsabile scientifica del progetto Perch - sono legati soprattutto a una consapevolezza non sempre completa sulla pericolosità del virus e sul suo legame con lo sviluppo di tumori che causano migliaia di morti. A questo si aggiungono timori legati alla sicurezza del vaccino e ai possibili effetti collaterali. La fiducia nella sua efficacia è invece generalmente buona. Il lavoro è quindi, innanzitutto, quello di capovolgere queste percezioni attraverso un'informazione corretta e basata su evidenze".

L'efficacia della vaccinazione a scuola

I risultati dell'indagine sono stati riassunti anche in un video, presentato durante l'evento, che cerca di dare risposta alle principali perplessità . Per il filmato sono stati intervistati anche alcuni studenti di una scuola media di Roma, che hanno di fatto confermato le principali criticità nell'informazione.

Un modo efficace per aumentare le coperture vaccinali è portare la vaccinazione direttamente a scuola, come ha dimostrato un'esperienza pilota condotta sempre nell'ambito di Perch dalla Asl di Taranto sotto la supervisione del dipartimento di Prevenzione della Regione Puglia. Il vaccino Hpv è stato somministrato in 29 scuole, e la copertura del ciclo completo negli 11 e 12enni è salita per le ragazze da una media regionale del 57% al 73%, mentre per i maschi, sempre per il ciclo completo, dal 45% al 67,4%.



Wed, 14 Jan 2026 02:20:00 GMT
Salute
Il cancro al seno lascia "tracce" nel Dna anni prima del tumore

AGI - Nelle donne portatrici di mutazioni BRCA1 e BRCA2 il cancro al seno comincia molto prima della comparsa del tumore, con specifiche rotture del DNA che colpiscono geni chiave della trasformazione tumorale. Lo dimostra uno studio della Hebrew University of Jerusalem pubblicato sulla rivista Cell Death & Disease, che identifica i primi eventi molecolari alla base dell'oncogenesi mammaria.

La ricerca ha analizzato cellule epiteliali mammarie sane, ma ad alto rischio, provenienti da donne con mutazioni BRCA, tracciando per la prima volta una mappa completa delle rotture a doppio filamento del DNA (DSB) prima che si sviluppi qualsiasi lesione tumorale. Queste rotture rappresentano una delle forme più pericolose di danno genetico e sono normalmente riparate attraverso meccanismi compromessi nelle portatrici BRCA.

La firma molecolare: rotture del DNA nelle cellule BRCA-mutanti

I risultati mostrano che il profilo delle rotture del DNA nelle cellule BRCA-mutanti è profondamente diverso da quello delle cellule sane e, in modo sorprendente, molto simile a quello osservato nei tumori mammari conclamati. Le "zone fragili" si concentrano in geni oncogeni e oncosoppressori noti, che risultano anche più attivi dal punto di vista trascrizionale, rendendoli al tempo stesso funzionali e vulnerabili.

Molti dei geni che presentano un'elevata frequenza di rotture precoci sono gli stessi che, negli stadi successivi, risultano mutati nei tumori al seno. Questo crea un collegamento diretto tra i difetti iniziali di riparazione del DNA e le mutazioni che guidano la progressione del cancro, rafforzando il ruolo centrale della perdita della ricombinazione omologa mediata da BRCA.

Implicazioni per la diagnosi precoce e la prevenzione

"Abbiamo identificato una vera e propria firma molecolare che precede di anni lo sviluppo del tumore", spiega Rami Aqeilan, coordinatore dello studio. "Comprendere questi eventi iniziali ci permette di immaginare nuove strategie per individuare il cancro nelle sue fasi più precoci, quando è più curabile".

Secondo gli autori, la possibilità di individuare regioni genomiche sistematicamente danneggiate prima dell'insorgenza del tumore apre la strada a nuovi biomarcatori di rischio e a interventi preventivi mirati, offrendo alle donne ad alto rischio alternative più personalizzate rispetto alla sola sorveglianza intensiva o alla chirurgia preventiva.



Wed, 14 Jan 2026 01:19:00 GMT
Salute
Svelata la via segreta delle infezioni alla prostata

AGI - Le infezioni batteriche della prostata seguono un percorso preciso e mirato, che consente ai batteri di nascondersi all` interno delle cellule e sfuggire sia al sistema immunitario sia agli antibiotici: lo dimostra uno studio pubblicato su Nature Microbiology, che apre la strada a nuove terapie alternative agli antibiotici contro la prostatite. 

La ricerca, guidata da Carmen Aguilar della Julius-Maximilians-Universität Würzburg, chiarisce come Escherichia coli, principale responsabile della prostatite batterica, non invada casualmente il tessuto prostatico, ma colpisca selettivamente un tipo specifico di cellule, le cosiddette cellule luminali, che rivestono i dotti ghiandolari della prostata. Per arrivare a questo risultato, i ricercatori hanno sviluppato un innovativo modello di “mini-prostata” coltivata in laboratorio a partire da cellule staminali adulte.

L` organoide riproduce fedelmente l` architettura e la diversità cellulare dell` epitelio prostatico umano, permettendo per la prima volta di osservare in tempo reale le fasi dell` infezione in un ambiente realistico e controllato.  “Abbiamo dimostrato che l` invasione delle cellule prostatiche da parte di E. coli è un processo altamente orchestrato, che sfrutta un punto debole specifico dell` architettura cellulare” , spiega Aguilar.

Il meccanismo segue un principio “chiave-serratura” : la proteina batterica FimH si lega a un recettore tipico della prostata, la fosfatasi acida prostatica (PPAP), consentendo al batterio di entrare nella cellula, moltiplicarsi e stabilire l` infezione. Lo studio individua anche una possibile strategia per bloccare questo processo. I ricercatori hanno osservato che una semplice molecola zuccherina, il D-mannosio – già utilizzato nella prevenzione delle infezioni urinarie – può agire da “falso bersaglio” , legando la proteina batterica e impedendo l` ingresso nelle cellule prostatiche.

In laboratorio, il trattamento ha ridotto in modo significativo l` infezione. Secondo gli autori, il nuovo modello sperimentale rappresenta uno strumento cruciale per comprendere come i batteri sopravvivano all` interno delle cellule e per sviluppare terapie mirate che non facciano affidamento sugli antibiotici, un aspetto particolarmente rilevante alla luce della crescente resistenza antimicrobica.



Tue, 13 Jan 2026 04:14:00 GMT
Salute
Un semplice esame del sangue può predire il Crohn con anni di anticipo

AGI - Un semplice esame del sangue potrebbe consentire di prevedere lo sviluppo della malattia di Crohn con anni di anticipo rispetto alla comparsa dei primi sintomi clinici, aprendo prospettive concrete per una diagnosi precoce e, in futuro, per strategie di prevenzione mirata. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology da un gruppo di ricercatori del Lunenfeld-Tanenbaum Research Institute di Sinai Health, a Toronto, guidato da Ken Croitoru, con la partecipazione di Richard Wu e Sun-Ho Lee, specialisti in gastroenterologia e malattie infiammatorie intestinali affiliati anche al Mount Sinai Hospital Centre for Inflammatory Bowel Disease.

La ricerca dimostra che una risposta immunitaria anomala a una proteina batterica intestinale, la flagellina, può essere rilevata nel sangue molto tempo prima che la malattia si manifesti clinicamente. In particolare, il test misura la presenza di anticorpi diretti contro un dominio conservato della flagellina prodotta da batteri commensali della famiglia Lachnospiraceae, normalmente presenti nell` intestino umano. Secondo i ricercatori, livelli elevati di questi anticorpi indicano un` alterazione precoce del dialogo tra microbiota intestinale e sistema immunitario, un passaggio chiave nello sviluppo della malattia di Crohn.

Il Crohn è una patologia infiammatoria cronica dell` apparato gastrointestinale che provoca dolore addominale, diarrea persistente, affaticamento e un peggioramento significativo della qualità della vita. L` incidenza è in aumento a livello globale e, nei Paesi occidentali, i casi pediatrici sono raddoppiati dagli anni Novanta. In Canada si stima che entro il 2035 circa 470.000 persone convivranno con una malattia infiammatoria intestinale. Nonostante i progressi terapeutici, le cure disponibili oggi sono in grado soprattutto di controllare i sintomi e l` infiammazione, ma non di prevenire l` insorgenza della malattia né di guarirla definitivamente.

Lo studio si inserisce nel contesto del progetto internazionale GEM (Genetic, Environmental and Microbial), avviato nel 2008 e coordinato dallo stesso Croitoru, che segue oltre 5.000 parenti di primo grado di pazienti con Crohn, inizialmente sani, raccogliendo dati genetici, biologici e ambientali. Questa coorte unica ha permesso di osservare le fasi che precedono l` esordio della malattia: finora, 130 partecipanti hanno sviluppato il Crohn nel corso del follow-up, offrendo ai ricercatori una rara finestra sul periodo preclinico.

Analizzando 381 parenti di primo grado, di cui 77 hanno successivamente ricevuto una diagnosi di Crohn, il team ha osservato che oltre un terzo dei futuri pazienti presentava già anni prima una risposta anticorpale elevata contro la flagellina. In media, il tempo trascorso tra il prelievo di sangue e la diagnosi clinica è stato di circa due anni e mezzo. L` associazione è risultata particolarmente forte tra fratelli, suggerendo un ruolo rilevante di fattori ambientali condivisi oltre alla predisposizione genetica.

Ulteriori analisi hanno mostrato che questa risposta immunitaria precoce è collegata a segni iniziali di infiammazione intestinale e a una compromissione della barriera intestinale, entrambe caratteristiche tipiche della malattia di Crohn conclamata. Secondo Croitoru, il fatto che tali alterazioni precedano i sintomi indica che l` attacco immunitario contro i batteri intestinali potrebbe essere una causa, e non una conseguenza, della malattia. “Con le terapie biologiche attuali otteniamo spesso solo risposte parziali e non abbiamo ancora curato nessuno” , osserva il ricercatore. “Capire cosa accade nelle fasi iniziali è essenziale per fare un salto di qualità ” .

I risultati rafforzano anche l` ipotesi, sottolineata da Lee, che il bersaglio immunitario sia un dominio conservato della flagellina, aprendo teoricamente la strada allo sviluppo di vaccini o interventi immunologici preventivi in soggetti ad alto rischio. Gli autori sottolineano tuttavia che saranno necessari ulteriori studi di validazione e approfondimenti meccanicistici prima di qualsiasi applicazione clinica. Se confermati su larga scala, questi dati potrebbero cambiare l` approccio alla malattia di Crohn, spostando l` attenzione dalla sola gestione dei sintomi a una medicina predittiva e preventiva, basata su test ematici in grado di identificare i soggetti a rischio quando la malattia è ancora silente, con implicazioni rilevanti anche per i sistemi sanitari.



Fri, 09 Jan 2026 02:27:00 GMT
Salute
Il Brasile potrebbe rivelare il segreto della longevità

AGI - Il Brasile rappresenta uno dei patrimoni genetici più ricchi e meno esplorati per comprendere i meccanismi biologici della longevità estrema. È quanto emerge da un` analisi pubblicata sulla rivista Genomic Psychiatry da un gruppo di ricerca guidato da Mayana Zatz dell` Universidade de São Paulo, che riunisce dati genomici e clinici di una delle più ampie coorti al mondo di supercentenari, persone che hanno superato i 110 anni di età .

Lo studio prende in esame un campione longitudinale che comprende oltre 160 centenari, tra cui 20 supercentenari con età validate, inclusa suor Inah Canabarro Lucas, morta nel 2025 a 116 anni, e l` uomo vivente più anziano al mondo, oggi 113enne.

La diversità genetica brasiliana e le varianti protettive

Secondo gli autori, la straordinaria diversità genetica del Brasile – frutto di secoli di mescolanza tra popolazioni indigene, europee, africane e asiatiche – offre un` opportunità unica per individuare varianti protettive invisibili negli studi condotti su popolazioni geneticamente più omogenee. “Questo vuoto è particolarmente limitante nella ricerca sulla longevità – spiega Mateus Vidigal de Castro, ricercatore del Centro di ricerca sul genoma umano e cellule staminali dell` Universidade de São Paulo e primo autore – perché i supercentenari di popolazioni geneticamente miste possono ospitare varianti protettive che non emergono negli studi tradizionali” .

Sistema immunitario efficiente e resilienza estrema

Le analisi integrano risultati recenti che mostrano nei supercentenari un sistema immunitario sorprendentemente efficiente, con meccanismi di autofagia e proteostasi simili a quelli di individui molto più giovani, oltre a specifiche firme genetiche legate alla risposta immunitaria. Particolarmente rilevante è il fatto che alcuni partecipanti abbiano superato l` infezione da Covid-19 nel 2020, prima dell` arrivo dei vaccini, sviluppando risposte anticorpali robuste nonostante l` età avanzatissima. “Studiare questi individui – sottolinea Mayana Zatz, professoressa dell` Universidade de São Paulo e autrice corrispondente – significa capire non solo perché alcune persone vivono più a lungo, ma come riescono a rimanere funzionali e resilienti fino a età estreme” .

Invecchiamento umano e medicina di precisione

Secondo i ricercatori, includere popolazioni geneticamente diverse come quella brasiliana è essenziale per sviluppare una comprensione più equa e completa dei meccanismi dell` invecchiamento umano e per orientare future strategie di prevenzione e medicina di precisione.



Thu, 08 Jan 2026 00:23:00 GMT
Salute
La vitamina C scudo della fertilità maschile

AGI - La vitamina C potrebbe rivelarsi un alleato fondamentale per proteggere la fertilità maschile dai danni causati da alcune sostanze chimiche ambientali. È quanto emerge da uno studio dell` Università del Missouri, pubblicato sulla rivista Environmental Research, che ha analizzato l` impatto del perclorato di potassio, un contaminante emergente comunemente utilizzato nella produzione di fuochi d` artificio, esplosivi e propellenti per razzi. I ricercatori, guidati da Ramji Bhandari, hanno utilizzato un modello ittico per osservare gli effetti dell` esposizione a questa sostanza.

I risultati hanno mostrato che i soggetti esposti al solo perclorato di potassio subivano un drastico calo della fertilità e danni evidenti ai testicoli a causa dello stress ossidativo. Al contrario, i soggetti a cui veniva somministrata vitamina C in concomitanza con l` agente chimico presentavano una salute riproduttiva significativamente migliore e danni tissutali ridotti.

“La buona notizia è che la vitamina C è un potente antiossidante” , spiega Bhandari. “Abbiamo scoperto che può proteggere con successo il processo di produzione degli spermatozoi ripristinando i percorsi molecolari coinvolti nella fertilità maschile” , aggiunge. La scoperta offre nuove speranze per lo sviluppo di strategie di prevenzione per le persone che, per motivi professionali o ambientali, sono regolarmente esposte a questi materiali. Lo studio sottolinea inoltre l` importanza di monitorare i rischi riproduttivi legati ai contaminanti ambientali moderni. 



Mon, 05 Jan 2026 02:09:00 GMT
Salute, Komposer
Melanoma, scoperto come paralizza i linfociti T

AGI - Le cellule di melanoma sono in grado di paralizzare le cellule del sistema immunitario deputate alla loro eliminazione attraverso il rilascio di vescicole extracellulari, minuscole strutture membranose che interferiscono direttamente con l` attività dei linfociti T. È quanto emerge da uno studio internazionale coordinato dalla Tel Aviv University e pubblicato sulla rivista Cell.

La ricerca, guidata da Carmit Levy, ha analizzato il comportamento delle cellule tumorali del melanoma nelle prime fasi di sviluppo e durante l` interazione con il sistema immunitario. I dati indicano che le cellule cancerose secernono vescicole extracellulari contenenti molecole capaci di legarsi in modo selettivo ai recettori presenti sui linfociti T CD8, compromettendone la funzione citotossica o inducendone la morte.

Meccanismo di evasione immunitaria

Gli autori spiegano che queste vescicole, già note per il loro ruolo nella preparazione di un microambiente favorevole alla diffusione tumorale, agiscono anche come strumento di evasione immunitaria. In particolare, il legame tra i ligandi presenti sulla superficie delle vescicole e i recettori dei linfociti impedisce alle cellule immunitarie di riconoscere e attaccare efficacemente il tumore.

Melanoma: aggressività e metastatizzazione

Il melanoma rappresenta la forma più aggressiva di tumore cutaneo e, nelle fasi avanzate, è caratterizzato da un` elevata capacità di metastatizzazione. Comprendere i meccanismi con cui il tumore elude la sorveglianza immunitaria è considerato un passaggio chiave per migliorare l` efficacia delle immunoterapie attualmente disponibili.

Prospettive future e nuove strategie terapeutiche

Secondo i ricercatori, la scoperta potrebbe in prospettiva contribuire allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche mirate a bloccare l` interazione tra le vescicole extracellulari e le cellule immunitarie o a rafforzare la resistenza dei linfociti all` azione del tumore. Gli autori sottolineano tuttavia che saranno necessari ulteriori studi sperimentali e clinici per valutare la trasferibilità di questi risultati in ambito terapeutico.



Mon, 29 Dec 2025 08:46:53 GMT
Salute, Komposer
Papillomavirus, aumenta il rischio tra i maschi over 45

AGI - Aumenta il rischio di contrarre il papillomavirus (Hpv) tra gli uomini over 45, un gruppo che fino a qualche decennio fa era marginale nella diffusione della malattia. "La monogamia è finita e molte persone si separano e si accoppiano con altri", ha spiegato all'Efe Alvaro Vives, responsabile dell'Unità per le infezioni sessualmente trasmissibili della fondazione Puigvert.

Gli uomini over 45 appartengono a una generazione che non è stata vaccinata contro l'Hpv e ha subito cambiamenti nel comportamento sessuale, il che li rende vulnerabili alla contrazione del virus che può causare verruche genitali e tumori dell'ano, del pene, della testa e del collo. Storicamente considerato un virus femminile, nuovi dati indicano il contrario: attualmente, la prevalenza dell'Hpv tra gli uomini è del 45,8%, mentre tra le donne si attesta al 40,1%.

La vaccinazione spiega parte di questo fenomeno: l'immunizzazione è stata inclusa nel calendario vaccinale ma inizialmente solo per le ragazze di età compresa tra 9 e 14 anni, perché si è scoperto che era la causa del 95% dei casi di cancro cervicale. All'epoca, si credeva che gli uomini potessero essere portatori del virus ma non sviluppassero la malattia e nel corso degli anni, si è osservato che la realtà è ben diversa. La fascia di uomini over 40 non vaccinati è anche una generazione che, proporzionalmente, ha matrimoni o relazioni stabili più brevi rispetto ai propri genitori o nonni. "Molti uomini intorno ai 50 anni si separano e iniziano relazioni con una o più partner, a volte con donne che, a causa della loro età , non sono vaccinate, aumentando così il rischio di infezione", ha sottolineato Vives.

La principale via di trasmissione è quella sessuale, principalmente attraverso la penetrazione vaginale o anale, ma anche attraverso il contatto pelle a pelle nella zona genitale o attraverso il sesso orale. L'incidenza del tumore al collo sta aumentando significativamente tra gli uomini di età compresa tra 60 e 70 anni, per lo più eterosessuali, e si prevede che entro il 2030 verranno diagnosticati più di un milione di nuovi casi all'anno. Al contrario, il tasso di cancro anale è 44 volte superiore tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini.

Tuttavia, Vives ha affermato che la trasmissione dell'Hpv non è più elevata tra gli uomini gay perché "l'orientamento sessuale non costituisce un gruppo a rischio; lo sono invece le pratiche sessuali con numerosi partner". Tuttavia lo specialista non raccomanda la vaccinazione di massa di tutti gli uomini over 45, ma raccomanda che, se perdono un partner stabile e rischiano di intraprendere pratiche sessuali considerate rischiose, consultino uno specialista per valutare se la vaccinazione sia consigliabile.

"È necessario valutare ogni caso individualmente, in base al comportamento sessuale di ogni persona", ha osservato. Oltre alla vaccinazione, l'uso del preservativo è la misura preventiva più efficace contro l'Hpv e altre infezioni sessualmente trasmissibili, sebbene sia meglio utilizzarlo durante l'intero rapporto sessuale e non solo durante la penetrazione. 



Thu, 25 Dec 2025 00:27:00 GMT
Salute, Komposer
Un legame tra cervello e cuore rallenta l` invecchiamento cardiaco

AGI - Preservare il collegamento tra cuore e nervo vago può rallentare il processo di invecchiamento cardiaco. È quanto emerge da uno studio internazionale coordinato dalla Scuola Superiore Sant` Anna e pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, che individua in particolare nel ramo destro del nervo vago un fattore protettivo fondamentale per la salute delle cellule cardiache.

La ricerca dimostra che il mantenimento dell` innervazione vagale cardiaca bilaterale rappresenta un vero e proprio fattore anti-invecchiamento del cuore, indipendentemente dalla frequenza cardiaca. In particolare, la connessione con il nervo vago destro contribuisce a preservare la funzionalità dei cardiomiociti e a contrastare i meccanismi di rimodellamento che portano al deterioramento del muscolo cardiaco.

Lo studio adotta un approccio fortemente multidisciplinare

Lo studio integra medicina sperimentale e bioingegneria applicata alla ricerca cardiovascolare. Il lavoro è stato guidato dal gruppo di Medicina Critica Traslazionale (TrancriLab) del Centro Interdisciplinare Health Science della Scuola Sant` Anna, sotto la responsabilità di Vincenzo Lionetti, e dal laboratorio dell` Istituto di Biorobotica diretto da Silvestro Micera, che ha contribuito allo sviluppo di un condotto nervoso bioassorbibile progettato per favorire la rigenerazione spontanea del nervo vago a livello cardiaco.

L` attività sperimentale è stata condotta a Pisa grazie a finanziamenti europei FET (Future and Emerging Technologies) nell` ambito del progetto NeuHeart e, in parte, con fondi PNRR del Tuscany Health Ecosystem. Alla ricerca hanno partecipato numerose istituzioni italiane e internazionali, tra cui la Scuola Normale Superiore, l` Università di Pisa, la Fondazione Toscana G. Monasterio, l` Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, l` Università di Udine, GVM Care & Research, l` Università Nazionale Al-Farabi del Kazakistan, il Leibniz Institute on Ageing di Jena e il Politecnico Federale di Losanna.

“Quando l` integrità della connessione con il nervo vago viene persa, il cuore invecchia più rapidamente” , spiega Lionetti. Anche un ripristino parziale del collegamento tra nervo vago destro e cuore, aggiunge la cardiologa Anar Dushpanova, risulta sufficiente a contrastare i processi di rimodellamento e a preservare una contrazione cardiaca efficace.

Secondo gli autori, i risultati aprono nuove prospettive per la chirurgia cardiotoracica e dei trapianti, suggerendo che il ripristino dell` innervazione vagale cardiaca durante l` intervento potrebbe diventare una strategia innovativa di protezione a lungo termine del cuore, spostando l` attenzione clinica dalla gestione delle complicanze tardive alla prevenzione dell` invecchiamento cardiaco precoce.



Fri, 19 Dec 2025 10:23:53 GMT
Salute, Komposer
Scoperto il meccanismo con cui agisce la candida

AGI - La 'Candida auris' attiva una serie di geni durante le infezioni, che possono essere presi di mira per eventuali trattamenti. A individuarli ed elencarli uno studio, pubblicato sulla rivista 'Nature Communications Biology', condotto dagli scienziati del Medical Research Council (Mrc), del National Center for Replacement, Reduction and Refinement (Nc3rs) e dell'Universita' di Exeter. Il team, guidato da Rhys Farrer, ha svelato il processo genetico che potrebbe aprire nuove strade per curare un'infezione fungina potenzialmente mortale, che ha provocato la chiusura di numerosi reparti ospedalieri.

La 'Candida auris', spiegano gli esperti, è un patogeno particolarmente pericoloso per le persone gravemente malate. Sebbene sembri vivere sulla pelle di un numero crescente di persone, i pazienti sottoposti a ventilazione meccanica corrono i rischi più grandi. Una volta infettata, la malattia ha un tasso di mortalità del 45%, e può resistere a tutte le principali classi di farmaci antimicotici, rendendo estremamente difficile la sua eradicazione dai reparti.  

I ricercatori hanno esaminato in che modo i geni vengono attivati durante l'infezione attraverso le larve di pesce. I risultati pongono le basi per l'identificazione di un bersaglio per lo sviluppo di nuovi farmaci o per il riutilizzo di farmaci esistenti. "Questo patogeno - afferma Farrer - ha causato danni significativi nelle unità di terapia intensiva ospedaliera. Può essere mortale per i pazienti vulnerabili e le aziende sanitarie hanno speso milioni di dollari per il difficile compito di eradicarla. Riteniamo che la nostra ricerca possa aver rivelato un punto debole di questo patogeno letale durante l'infezione attiva e abbiamo urgente bisogno di ulteriori ricerche per verificare se sia possibile trovare farmaci che prendano di mira e sfruttino questa debolezza".

La 'Candida auris' è nota per la sua capacità di resistere alle alte temperature e per una tolleranza particolarmente elevata al sale, il che ha portato alcuni a ipotizzare che possa provenire dagli oceani tropicali. Gli autori hanno sperimentato un modello di pesce killifish arabo, le cui uova sopravvivono alla temperatura corporea umana.

Il team ha scoperto che la 'Candida auris' puo' trasformarsi in corpi fungini allungati, noti come filamenti, probabilmente per cercare sostanze nutritive. Gli studiosi hanno individuato i geni che si attivano durante l'infezione. "Ci sono ancora delle fasi di ricerca che dobbiamo completare - conclude Gifford - tuttavia, la nostra scoperta potrebbe rappresentare una prospettiva entusiasmante per i trattamenti futuri. Disponiamo di farmaci che agiscono sulle attività di eliminazione del ferro. Dobbiamo valutare se possano essere riutilizzati per contrastare la 'Candida auris'".



Tue, 16 Dec 2025 03:21:00 GMT
Salute
Normalizzare la glicemia dimezza il rischio di infarto

AGI - Riportare la glicemia entro valori normali nella fase di prediabete riduce di circa il 50 per cento il rischio di infarto, scompenso cardiaco e morte prematura. È quanto emerge da una nuova analisi internazionale pubblicata su The Lancet, coordinata da ricercatori dell'University Hospital di Tubinga, dell'Helmholtz Munich e del Deutsches Zentrum für Diabetesforschung, basata su dati di follow-up fino a 30 anni.

Lo studio ha combinato e rianalizzato i dati di due tra i più grandi programmi di prevenzione del diabete al mondo, condotti negli Stati Uniti e in Cina, coinvolgendo oltre 2.400 persone con prediabete.

Remissione del prediabete: il vero fattore protettivo

L'analisi mostra che il beneficio cardiovascolare non dipende semplicemente dal cambiamento dello stile di vita, ma dal raggiungimento e mantenimento della remissione del prediabete, definita come normalizzazione stabile della glicemia. I partecipanti che sono riusciti a riportare i livelli di glucosio nel range normale hanno mostrato un rischio significativamente più basso di morte cardiovascolare e di ricovero per scompenso cardiaco rispetto a chi è rimasto in una condizione di iperglicemia, anche quando la perdita di peso era simile tra i gruppi.

Mortalità ridotta del 50% nel lungo periodo

Nel corso del follow-up, durato 20 anni nello studio statunitense e 30 anni in quello cinese, la mortalità cardiovascolare si è ridotta di circa la metà tra coloro che avevano ottenuto la remissione. Secondo i ricercatori, questi risultati colmano una lacuna storica nella prevenzione. Finora, infatti, gli interventi sullo stile di vita nel prediabete non avevano dimostrato in modo chiaro una riduzione a lungo termine degli eventi cardiovascolari maggiori. L'analisi suggerisce invece che la remissione del prediabete rappresenti un obiettivo clinico misurabile e rilevante anche per la protezione del cuore. "Questi dati indicano che la remissione del prediabete non solo ritarda o previene il diabete di tipo 2, ma protegge anche da gravi malattie cardiovascolari nel lungo periodo", ha spiegato Andreas Birkenfeld, direttore della Clinica di Diabetologia dell'University Hospital di Tubinga e membro del board del DZD.

Il valore soglia cruciale per la pratica clinica

Lo studio identifica inoltre un valore soglia semplice e applicabile nella pratica clinica: una glicemia a digiuno pari o inferiore a 97 mg/dL si associa a un rischio cardiovascolare persistentemente più basso, indipendentemente da età , peso o origine etnica. I risultati assumono particolare rilevanza per la sanità pubblica, soprattutto nei Paesi con una bassa implementazione delle strategie preventive. In Germania, ad esempio, il rischio di morte cardiovascolare resta più elevato rispetto a molti altri Paesi europei, anche a causa di un ritardo nell'adozione di misure di prevenzione basate su evidenze scientifiche. Secondo gli autori, ancorare la remissione del prediabete come obiettivo primario nelle linee guida potrebbe rafforzare in modo sostanziale la prevenzione sia del diabete sia delle malattie cardiovascolari.



Tue, 16 Dec 2025 01:28:00 GMT
Salute
Le famiglie spendono sempre di più per la salute mentale dei minori

AGI - La salute mentale e comportamentale dei bambini e degli adolescenti rappresenta una quota crescente della spesa sanitaria negli Stati Uniti, arrivando a costituire il 40 per cento di tutte le spese sanitarie pediatriche nel 2022, quasi il doppio rispetto al 2011. È quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori dell'University of California San Francisco e pubblicato sulla rivista JAMA Pediatrics, che analizza oltre un decennio di dati nazionali sulla spesa sanitaria per minori tra i 6 e i 17 anni.

Secondo l'analisi, tra il 2011 e il 2022 i costi legati a salute mentale, uso di sostanze e altri servizi di salute comportamentale sono cresciuti più del doppio rispetto alle altre voci di spesa medica. In particolare, la spesa diretta sostenuta dalle famiglie per questo tipo di cure è aumentata in media del 6,4 per cento l'anno, contro il 2,7 per cento annuo registrato per l'assistenza sanitaria non comportamentale.

Dati economici e impatto finanziario sulle famiglie

Nel 2022, la spesa complessiva per la salute comportamentale dei minori ha raggiunto i 41,8 miliardi di dollari. Di questi, circa 2,9 miliardi sono stati pagati direttamente dalle famiglie, rappresentando oltre un quarto di tutta la spesa sanitaria "out of pocket" per i bambini e gli adolescenti. Lo studio mostra che la presenza di almeno un figlio con bisogni di salute mentale o comportamentale aumenta in modo significativo il rischio di difficoltà economiche per il nucleo familiare.

I ricercatori stimano che le famiglie con almeno un bambino che necessita di cure di salute comportamentale abbiano una probabilità superiore del 60 per cento di affrontare un elevato carico finanziario e del 40 per cento di incorrere in un onere economico estremo, definito come una spesa sanitaria superiore al 10 per cento del reddito familiare. Un dato che evidenzia come l'aumento dei costi non sia solo un fenomeno macroeconomico, ma abbia effetti diretti e rilevanti sulla stabilità finanziaria delle famiglie.

Fattori che guidano l'aumento della spesa

Lo studio non è stato progettato per identificare in modo causale le ragioni dell'aumento della spesa, ma i dati suggeriscono una combinazione di fattori. Tra questi figurano una maggiore diffusione di problemi di salute mentale tra i giovani, in parte associata agli effetti della pandemia di COVID-19, l'aumento dei costi per singola prestazione e un ampliamento dell'accesso ai servizi, favorito da una riduzione dello stigma e dalla crescita di strutture di assistenza basate sulla comunità .

Cambiamenti nelle modalità di erogazione delle cure

L'analisi rileva inoltre cambiamenti significativi nelle modalità di erogazione delle cure. La spesa per i servizi di assistenza domiciliare è cresciuta in media del 25 per cento l'anno, mentre quella per le visite ambulatoriali in presenza dell'11 per cento. Tra il 2020 e il 2022, le visite di telemedicina sono aumentate del 99 per cento l'anno, indicando un cambiamento strutturale nell'organizzazione dell'assistenza alla salute mentale dei minori.