Sat, 14 Sep 2019 06:17:07 GMT

L'invulnerabile batterio di Atacama che ci aiuterà a combattere infezioni e cancro

L'analisi del suolo desertico dell'Atacama, in Cile, ha rivelato un tesoro di batteri che potrebbe aiutare la ricerca scientifica a combattere alcune malattie. A raccontarlo è uno studio pubblicato su Extremophiles nel 2017 e condotto da un team di ricercatori guidato da Juan Asenjo (Universidad de Chile), Alan Bull (Kent University), Michael Goodfellow (Newcastle University) e Marcel Jaspars  (Aberdeen University). 

Nel corso del 2018 quarantasei molecole sono state isolate da alcuni batteri che popolano il deserto più estremo del pianeta, la distesa di dune dell'Atacama. Alcune di queste molecole hanno mostrato importanti proprietà antibiotiche, antivirali e anticancro.

In che modo il più antico e arido deserto del mondo, sottoposto a livelli estremi di radiazioni ultraviolette, può aiutarci a combattere alcune tra le malattie più pericolose? Michael Goodfellow, microbiologo della Newcastle University,  sostiene che è proprio l'inospitalità di questo luogo la risposta alla domanda. “La premessa di partenza era: viste le condizioni estreme che il deserto di Atacama presenta,  gli organismi devono per forza di cose adattarsi” .

Nel 2008 viene consegnato a Goodfellow un campione di terreno prelevato da un'area centrale 'iper-arida' del deserto, cioè da una zona in cui si suppone non piova da diversi milioni di anni. Una zona da considerare totalmente inospitale.

“Francamente, non ci aspettavamo di isolare nulla” , ha ammesso Goodfellow. Tuttavia, con grande sorpresa dello scienziato, da quel campione si riuscì a far crescere una popolazione diversificata di batteri, dando avvio ad un decennio di ricerche sulla fauna microbica del deserto sudamericano. Ne ha parlato anche la BBC.

Ad attirare l'attenzione è stato uno specifico produttore di spore che pare trovarsi a suo agio in questa distesa di dune roventi: si chiama actinobacteria. Gli actinobacteria sono famosi tra i microbiologi per la loro capacità di secernere composti chimici organici noti come 'metaboliti secondari'. Composti che li aiutano a respingere i microbi rivali.

Lo Streptomyces griseus, una specie di actinobacteria rintracciabile e reperibile in qualsiasi giardino, se collocato all'interno di una colonia di mycobacterium tubercolosi rilascia una sostanza chimica che impedisce ai suoi 'fratelli unicellulari' di coltivare le proteine di cui necessitano per sopravvivere.

Quando gli scienziati della Rutgers University riuscirono a isolare questa sostanza chimica - siamo nel 1944 - ne ricavarono il primo trattamento antibiotico per la tubercolosi. Un trattamento che ha garantito una cura salva-vita per centinaia di milioni di pazienti.

Negli ultimi anni i ricercatori hanno esplorato il mondo alla ricerca di habitat sempre più ostili. E hanno trovato, contro ogni previsione, diverse colonie di batteri in attività . Alcune di loro si sono 'appaesate' in Islanda, all'interno di crateri vulcanici appena eruttati. Altre sono state ritrovate, ancora dormienti, nel permafrost siberiano. Ma non è tutto.

Nel 1998 un sommergibile giapponese in esplorazione nella Fossa delle Marianne (11 mila metri di profondità ) ha individuato dei batteri in grado di prosperare ad una pressione 700 volte superiore rispetto a quella della superficie terrestre.

E nel 2009 la geomicrobiologa Jill Mikucki ha annunciato la scoperta di una popolazione di microbi sopravvissuti per milioni di anni sotto 400 metri di ghiaccio in Antartide. Questo grazie alla loro capacità di ricavare energia dai depositi di ferro presenti.  

Il ruolo di queste ricerche

Questo tipo di ricerche ha ridefinito la consapevolezza umana dell'ambiente circostante. Ha fatto luce sui modi ingegnosi grazie a cui i batteri si sono evoluti per sopravvivere nei luoghi ostili che popolano.  Si tratta di batteri che oggi possono essere alleati dell'uomo per combattere la resistenza agli antibiotici raggiunta da altri super batteri. Super batteri, responsabili di centinaia di migliaia di morti in tutto il mondo ogni anno, che l'OMS definisce "una delle più grandi minacce a salute, sicurezza alimentare e sviluppo globale".

I microbiologi di tutto il mondo stanno costruendo una biblioteca sempre più grande sui composti chimici che presentano proprietà bioattive.

Molti scienziati sostengono l'importanza di continuare l'esplorazione del mondo naturale per aggiornare la loro conoscenza in campo biochimico. Questo approccio si chiama 'bioprospettiva'. Tra i suoi sostenitori c'è anche Marcel Jaspars, chimico dell'Università di Aberdee. A suo avviso "il 70% - 75% di tutti gli antibiotici provengono dalla natura. Dovremmo cercare di capire ancora più a fondo come in natura vengono prodotte certe molecole, come la natura le trasforma e come da queste possiamo effettivamente ricavarne composti antibiotici".

Molte delle molecole estratte da questi 'batteri estremi' probabilmente non diventeranno mai farmaci. Per ogni antibiotico che cambia (e salva) il mondo, come la penicillina, gli scienziati hanno dissotterrato centinaia e centinaia di composti chimici. Di questi molti o sono troppo tossici o semplicemente non sono abbastanza efficaci da essere fruibili in campo medico.

Le potenzialità del batterio cileno

I batteri isolati dal suolo desertico nel nord del Cile, invece, potrebbero non solo fornire antibiotici ma anche nuovi tipi di protezione solare e catalizzatori industriali. Secondo la microbiologa cilena Cristina Dorador, esperta di microbioma Atacama, "dovremmo apprezzare anche la capacità di questi batteri di resistere ad un alto taso di aridità e salinità . E questo perché potrebbe aiutare le piante a crescere in condizioni molto ostili".

Dorador sostiene che bisognerebbe realizzare studi sulla capacità di questi batteri a metabolizzare la materia inorganica: "Ciò offrirebbe uno spunto da investire nell'industria mineraria del rame in Atacama, che costituisce la spina dorsale dell'economia cilena". Infatti l'adattamento dei batteri al loro ambiente desertico potrebbe renderli particolarmente adatti ad aiutare l'uomo nell'attività estrattiva.

Il mondo dei batteri è (ancora) un mondo sconosciuto

Oggi i ricercatori potrebbero aver guardato solo ad una piccola parte del potenziale dell'Atacama. Ad oggi solo l'1% di tutti i microrganismi nel mondo naturale sono stati isolati e coltivati. Tuttavia le nuove tecniche di sequenziamento genetico stanno aiutando ricercatori come la Dorador ad avere una percezione più attendibile degli esseri microscopici che popolano la Terra.

“Sappiamo che sono lì , sappiamo che disponiamo di una grande diversità microbica ma non conosciamo pienamente il suo potenziale - sottolinea la studiosa. Eppure nel deserto dell'Atacama c'è davvero un intero universo microbico da scoprire".



Thu, 12 Sep 2019 11:06:27 GMT

Scoperte nuove possibili cause della sindrome che causa le cisti ovariche

L'espressione anomala delle proteine della neurochinina B e kisspeptina, così  come dei loro recettori, potrebbe essere associato alla sindrome dell'ovaio policistico (Sop). Queste, in estrema sintesi, le conclusioni di uno studio condotto dal Centro Ivi Siviglia, insieme all'Instituto de Investigaciones Quimicas, e pubblicato sul Journal of Assisted Reproduction & Genetics. La presenza e la funzione delle proteine studiate a livello dell'ipotalamo è  stata ampiamente descritta, trattandosi di regolatori essenziali dell'asse ormonale riproduttivo.

La novità  di questo studio consiste principalmente nel fare luce sul loro ruolo a livello molecolare nell'ovaio, ossia su come vengono fabbricati o sintetizzati e qual è  la loro funzione lì , oltre alla loro possibile implicazione nel Sop. In questo studio sono state coinvolte, da una parte, 43 pazienti con trattamenti di riproduzione assistita e affette da SOP e, dall'altra, 46 donatrici di ovuli.

Le donne di entrambi i gruppi sono state sottoposte ad un trattamento di stimolazione ovarica controllata per indurre lo sviluppo e la maturazione di follicoli ovarici multipli - le strutture in cui maturano gli ovuli. L'ipotesi dell'equipe di ricerca era che, se l'espressione della neurochinina B, la kisspeptina e/o i loro recettori risultava alterata nelle pazienti affette da SOP rispetto alle donatrici fertili, questo poteva rappresentare un fattore genetico coinvolto nell'insorgenza della malattia.

"Per questo - spiega Victor Blasco, principale ricercatore dello studio ed embriologo di Ivi Siviglia - abbiamo analizzato i livelli di espressione di questi geni nel liquido follicolare ed effettivamente abbiamo riscontrato che erano alterati nelle pazienti affette da SOP rispetto alle donatrici. Questi livelli anomali potrebbero contribuire allo sviluppo follicolare anomalo e ai problemi di ovulazione osservati in queste pazienti". Aggiunge Daniela Galliano, direttrice del Centro Ivi di Roma : "Tale scoperta potrebbe aprire la porta allo sviluppo di farmaci che consentano di correggere la sintomatologia della malattia. Nelle fasi successive del lavoro sarà  studiato se l'espressione di questi geni sia presente anche nei casi di avanzata eta' materna, endometriosi e bassa risposta ovarica".



Wed, 11 Sep 2019 14:01:00 GMT

Assalto dei no-vax alla foto dei figli di Speranza a scuola

Una foto di Roberto Speranza, neo ministro della Salute, di spalle mentre accompagna per mano i due figli a scuola, con tanto di citazione di Jovanotti "E' per te la campanella a scuola. E' per te ogni cosa che c'è ...", è  sufficiente per scatenare la consueta ridda di commenti "no vax" sulla sua bacheca.

Sotto al post pubblicato dal ministro questa mattina, oltre a svariati commenti di auguri e di apprezzamento, sono diversi gli interventi di altro tenore, conditi dai soliti punti esclamativi e lettere maiuscole: "Sarebbe bellissimo che tutti i genitori potessero provare l'emozione del primo giorno di scuola... purtroppo grazie alle 119/17 i bimbi vengono esclusi senza pensare minimamente ciò  che questo provoca...", scrive Veronica. "Buon anno scolastico ai suoi figli!! MA SI RICORDI CHE TUTTI DEVONO AVERE IL DIRITTO DI ANDARE A SCUOLA!! NESSUNO ESCLUSO!!", commenta Marika. E ancora, Maria: "E' un'emozione portare i bimbi a scuola. Scuola aperta a TUTTI! vaccinati, poco vaccinati, non vaccinati, TUTTI!".

Sara fa un discorso piuù  articolato: "Buon fine anno scolastico a tutti bambini che non hanno potuto frequentare la scuola grazie al decreto lorenzin... Perché  non segnalare questi bimbi con una stella gialla come si faceva in passato? "Tu non puoi entrare" libertà  di scelta sé  c'è  rischio non ci può  essere obbligo... le vaccinazione sono importanti, bisogna fare una campagna informativa...però  bisogna essere Liberi di poter scegliere!!!!". Mentre Lorella va dritta al punto: "La campanella lei forse non lo sa. E' STATO IN ITALIA IN QUESTI ULTIMI 2 ANNI?...PERCHE' LA CAMPANELLA NON SUONA X TUTTI..SI ATTIVI ALLORA E VEDA COSA C'E' SOTTO QUESTA LEGGE...".

Ulteriore conferma che il tema vaccini, come per il suo predecessore Giulia Grillo, sarà  un banco di prova impegnativo per Speranza. Attualmente è  rimasta in vigore la legge Lorenzin, che prescrive dieci vaccini obbligatori pena la non iscrizione all'asilo nido e multe per i genitori dei bambini più  grandi, mentre è  rimasto congelato in commissione Sanità  del Senato, dopo l'estate di crisi di governo, il provvedimento che introdurrebbe il cosiddetto "obbligo flessibile", cioè  da modulare in base ai dati epidemiologici, criticato però  da numerose realtà  del mondo medico-scientifico secondo cui, in poche parole, sarebbe come introdurre l'obbligo di cinture di sicurezza dopo aver fatto l'incidente.



Tue, 10 Sep 2019 19:08:46 GMT

Google mette a bando la pubblicità delle cure mediche "non approvate o sperimentali"

Google mette al bando le pubblicità  di cure mediche "non approvate o sperimentali", comprese la maggior parte delle terapie geniche o con cellule staminali. "Alcuni contenuti relativi all'assistenza sanitaria non potranno essere visualizzati negli annunci in alcun modo, mentre altri potranno essere promossi solo se l'inserzionista ha la certificazione Google pertinente e indirizza i propri annunci solo verso i Paesi ammessi", spiega Google nella sua nuova linea guida pubblicata.

La società  - prosegue la controllata di Alphabet - è regolata da norme pubblicitarie in materia di assistenza sanitaria e medicinali, pertanto garantisce che le pubblicità  che compaiono sul suo sito Web "debbano essere conformi alla legge e agli standard di settore corrispondenti". "Prendiamo molto sul serio le violazioni di questa politica (ad esempio, attività  criminali o pubblicità  ingannevoli) e le consideriamo gravi, poiché  rappresentano un rischio per la sicurezza dei nostri utenti o delle loro proprietà ", avverte. Per determinare se un inserzionista o un sito web di destinazione viola questa politica, Google potrà  esaminare le informazioni provenienti da varie fonti, tra cui annunci, siti, account e altre fonti di terze parti. 

Il gigante di Internet ha preso questa decisione dopo aver notato - spiegano dall'azienda - "un aumento degli attori malintenzionati" cercando di trarre vantaggio dai pazienti offrendo "trattamenti ingannevoli e non dimostrati". "Questi trattamenti possono portare a esiti pericolosi per la salute e non possono avere spazio sulle nostre piattaforme. Proibiremo la pubblicità  di trattamenti che non hanno una base biomedica o scientifica consolidata".

In alcune pubblicità , le cliniche che usano cellule staminali hanno detto ai pazienti che i loro trattamenti possono aiutarli con malattie come la degenerazione maculare, la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), la sclerosi multipla e le malattie polmonari degenerative. Scienziati e associazioni mediche hanno criticato il fatto che queste compagnie intendono approfittare delle speranze di pazienti gravemente malati. 



Tue, 10 Sep 2019 13:23:47 GMT

Cosa sappiamo sulle cure a cui sarà sottoposto Michael Schumacher a Parigi

Da stamattina Michael Schumacher viene sottoposto a cure innovative anti-infiammatorie nell'ospedale europeo Georges Pompidou di Parigi, dove è  stato ricoverato ieri pomeriggio. Lo riferiscono fonti di stampa d'Oltralpe, sottolineando a quasi 6 anni dal suo tragico incidente "il mistero totale attorno alle condizioni di salute" del sette volte campione del mondo tedesco di Formula 1. Altrettanto "segrete" le cure che riceverà  tra oggi e domani nell'unità  di sorveglianza continua del reparto di chirurgia cardiovascolare dell'ospedale sito nella XV circoscrizione della capitale francese.

Scortato ieri da un ingente dispositivo di sicurezza, a bordo di un'ambulanza gialla e blu con targa svizzera, il campione oggi 50enne è  stato affidato al professore Philippe Menasché , eminente chirurgo cardiaco di 69 anni, pioniere della terapia cellulare per curare l'insufficienza cardiaca. Menasché  è  anche membro del Consiglio di amministrazione dell'Istituto del cervello e del midollo spinale presso l'ospedale parigino Pitiè -Salpetriere, dove lavora con il professore Gerard Saillant, presente anche lui al Pompidou dopo il ricovero di Schumacher.

Nel 2014 il professore Menasché  ha praticato un trapianto di cellule cardiache embrionali su una paziente affetta da insufficienza cardiaca, un primato mondiale. Da allora il chirurgo ha compiuto nuove sperimentazioni che consistono in iniezioni per endovena di cocktail di secrezioni terapeutiche preparate in laboratorio utilizzando cellule cardiache ultra giovani, a loro volta provenienti da cellule staminali speciali. Una nuova 'via' che Menasché  sta attualmente testando sugli animali. Il quotidiano 'Le Parisien', che per primo ha dato la notizia, ha riferito che l'ex pilota "beneficerà  di infusioni di cellule staminali diffuse nell'organismo per ottenere un'azione antinfiammatoria sistemica, cioè  in tutto il corpo".

Il "trattamento dovrebbe iniziare martedi' mattina e il paziente che dovrebbe lasciare l'ospedale mercoledi'," ha aggiunto il giornale, secondo il quale il tedesco "ha fatto almeno due visite all'ospedale europeo Georges-Pompidou la scorsa primavera". Cure coperte dal segreto medico sulle quali la direzione dell'Assistenza pubblica Ospedali di Parigi non si è  pronunciata in via ufficiale. Schumacher non è  stato visto in pubblico da quando è  rimasto ferito in un incidente sciistico il 29 dicembre 2013 a Meribel (Alpi francesi).

Da allora quasi nessuna informazione è  filtrata sul suo stato di salute. Silenzio osservato sia da fonti sanitarie che dai famigliari dell'ex campione di Formula 1, la cui ultima comunicazione su Facebook risale allo scorso 3 gennaio, in occasione dei 50 anni di 'Schumi'. "Siate sicuri che lo abbiamo affidato ai più  competenti e facciamo tutto quello è  umanamente possibile per aiutarlo", recitava il post.

Che il trattamento a cui verrà  sottoposto Schumacher a Parigi sarà  di carattere neurologico e riguarderà  quindi il sistema nervoso centrale, il cervello e non necessariamente il cuore è convinto Giulio Pompilio, vicedirettore scientifico del Centro Cardiologico Monzino IRCCS, di Milano. "Conosco molto bene il professor Menasché  - ha detto Pompilio - e so che è  impegnato in diversi filoni di ricerca che riguardano le cellule staminali. Non so cosa abbia in mente di preciso ma posso farmi un'idea conoscendo il suo lavoro".

I filoni su cui si divide l'attività  di ricerca del professor Menasché  sono essenzialmente due. Il primo riguarda un lavoro ancora in fase di trial sperimentale sulle cellule staminali per la creazione di patch, di cerotti biologici da applicare sul muscolo cardiaco nella speranza di fargli recuperare la funzionalità  contrattile. Il secondo filone invece riguarda l'impiego di cellule mesenchimali. Queste ultime sono però  utilizzate per le loro capacità  di rafforzare il sistema immunitario e loro proprietà  antiinfiammatorie.

"Nel caso di Michael Schumacher credo però  - conclude Pompilio - che ci troviamo di fronte ad un altro tipo di problema, di natura più  neurologica che non direttamente cardiologica. Per questo credo che se vorremo capire meglio il tipo di trattamento cui verrà  sottoposto dovremmo immaginare a qualcosa che ha riguardo proprio questo ambito specifico, di cui comunque il professor Menasché  è  ampiamente competente".



Tue, 10 Sep 2019 10:41:24 GMT

Una diagnosi più precisa per prevedere il cancro al polmone tra i fumatori

Tac spirale toracica a basso dosaggio di radiazioni (LDCT) e test microRNA sul sangue: sono questi i due esami che, in combinazione, rappresentano lo strumento diagnostico innovativo che può  per la prima volta cambiare il destino di forti fumatori e soggetti ad alto rischio di sviluppo del carcinoma polmonare. A evidenziarlo sono i dati dello studio bioMILD condotto dall'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INt) e sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, presentatialla 20esima conferenza mondiale dell'International Association for the Study of Lung Center (IASLC).

Si tratta di risultati importanti che per la prima volta aprono la strada a programmi di diagnosi precoce non uguali per tutti, bensì  strutturati ad hoc e personalizzati secondo le caratteristiche di ciascun soggetto. "Lo studio bioMILD ci permette di costituire le basi per l'avvio di programmi di controllo mirati per la diagnosi precoce del tumore al polmone e rappresenta una svolta che apre la strada a una metodologia di screening avanzato per i forti fumatori non ancora prevista", sottolinea Giovanni Apolone, direttore scientifico dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

"Il nostro istituto da anni crede fortemente che sia possibile sviluppare questa tipologia di programmi e la prima dimostrazione concreta l'abbiamo ottenuta con lo studio MILD (Multicenter Italian Lung Detection), pubblicato quest'anno sul Journal of Thoracic Oncology. Con quello studio, abbiamo provato che grazie allo screening prolungato per dieci anni - continua Apolone - fosse possibile ottenere una riduzione della mortalità  per tumore polmonare pari al 39 per cento. È un passo avanti nella direzione di avere dei programmi di screening più  personalizzati, nel contesto di una prevenzione di precisione".

Lo studio bioMILD è  stato condotto su circa 4.000 persone, arruolate all'inizio del 2013. Il 70 per cento dei partecipanti era costituito da forti fumatori - cioè  consumatori in media di un pacchetto di sigarette al giorno (20 sigarette) per 30 anni - con un'età  superiore ai 55 anni, il restante 30 per cento comprendeva volontari nella fascia d'età  50-55 anni, fumatori di 30 sigarette al giorno, sempre da almeno 30 anni.

Tutti sono stati sottoposti alla combinazione LDCT-test miRNA, quest'ultimo eseguito attraverso il semplice prelievo di un campione di sangue. I miRNA sono piccolissime molecole, molto specifiche, che vengono rilasciate precocemente dall'organo aggredito dalla malattia e dal sistema immunitario. Il test miRNA è  stato scoperto e sviluppato presso l'Istituto Nazionale dei Tumori ed è  la prima volta che un test molecolare sul sangue si rivela efficace nello screening, predicendo il rischio di malattia.

Proprio grazie a questo test sarà  possibile in futuro definire un programma di prevenzione personalizzata e integrata con la diagnosi precoce. "La nostra ipotesi di partenza era che il rischio di ammalarsi per i forti fumatori non fosse omogeneo, cioè  il medesimo per tutti", spiega Ugo Pastorino, direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica di INT e tra gli autori dello studio. "I risultati ci hanno dato ragione perché  sulla base degli esiti della TAC e del test miRNA siamo stati in grado per la prima volta di profilare il rischio di malattia e di definire che, a parità  di esposizione, il rischio biologico è  diverso".

I risultati sono stati significativi: il 58 per cento dei partecipanti è  risultato negativo a entrambi i controlli ed è  stato classificato a rischio basso di tumore del polmone, mentre il 37 per cento è  risultato positivo a uno dei due esami (rischio medio) e il restante 5 per cento ha avuto entrambi i valori positivi con un rischio molto più  alto di ammalarsi.

"I vantaggi che otteniamo sono diversi - continua Pastorino - innanzitutto in base alla fascia di rischio viene messo a punto un programma di prevenzione personalizzato, che parte naturalmente dalla disassuefazione dal fumo. Inoltre, è  possibile ridurre il numero di TAC di controllo, dal momento che chi è  a rischio basso viene rivisto a distanza di tre anni. Infine, ultimo ma non meno importante, è  possibile stabilire chi non necessita di cure immediate ma solo di un controllo annuale, e questo ci permette di evitare interventi che sarebbero inutili, a tutto vantaggio del paziente".

Il primo passo è  quindi smettere di fumare: è  stato infatti accertato che con la disassuefazione dal fumo si può  ottenere una riduzione fino al 50 per cento della mortalità  per tumore del polmone. "I risultati degli studi MILD e bioMILD sono la base scientifica del programma SMILE, appena iniziato in Istituto, che per la prima volta combina screening e prevenzione in uno studio prospettico randomizzato", dice Pastorino.

"È l'unico in Italia che permette l'adozione di una serie di interventi in contemporanea alla cessazione del fumo. Prevede infatti - conclude - la combinazione di cardioaspirina e citisina che, insieme ad attività  fisica e corretta alimentazione, permettono di abbattere i valori della proteina C-reattiva nel sangue, un importante marcatore dell'infiammazione cronica associata a un alto rischio di mortalità  per il tumore al polmone". 



Sun, 08 Sep 2019 14:14:04 GMT

I tragici dati dell'aderenza terapeutica alle cure dei malati cronici in Italia

I passi avanti della ricerca medica, gli avanzamenti di quella farmacologica, l'adozione di nuove terapie capaci di dare risposte a patologie fin qui incurabili: tanto progresso che rischia di essere vanificato da una semplice scelta di un paziente, quella di non curarsi, oppure dall'incapacità di rispettare le posologie o gli orari di carichi terapeutici importanti, a volte di una decina di diversi medicinali.

Da quasi due anni, un gruppo di medici, psicologi, farmacologi delle Università di Lodz, Porto e della Maugeri sta lavorando a un progetto europeo per fornire al mondo sanitario, così come ai caregivers, familiari e professionisti, nuove competenze e strumenti per migliorare, nel rapporto col paziente, l'aderenza alle cure.

Il progetto, denominato Skills4Adherence, è cofinanziato nell'ambito di Erasmus+, il programma europeo a sostegno della mobilità e dello scambio fra professionisti. La mancata aderenza alle terapie è un problema internazionale e l'Italia non ne è certo immune: nel gennaio scorso, il Comitato Italiano per l'Aderenza alla Terapia – CIAT, che riunisce società scientifiche, professionali e dei pazienti, ha fornito il quadro di molte patologie croniche in cui la scelta del paziente di non curarsi – omissione, dimenticanza, difficoltà di discernimento – è ancora troppo elevata.

Assume regolarmente le terapie solo 57,5% degli ipertesi, il 63,4 dei diabetici, il 52,1% di chi è ammalato di osteoporosi, fino arrivare al record, negativo, del 13,4% nel caso delle sindromi ostruttive delle vie respiratore, come la terribile Broncopnuemopatia cronica ostruttiva-BPCO.

Un quadro davvero preoccupante, che si incrocia a quello dell'invecchiamento della popolazione, visto che, come riporta ancora il CIAT, il 50% degli anziani nel nostro Paese, pari 6,8 milioni di over 65, soffre di almeno una malattia cronica. Nel caso di questa popolazione, le punte di mancata aderenza possono raggiungere quota 70%, anche perché 11 su 100, pari a 1,5 milioni di persone, devono assumere ogni giorno 10 o più farmaci.

"Da questi primi anni di lavoro in rete” , spiega Anna Giardini, psicologa all'IRCCS Montescano (Pv) e coordinatrice del progetto per parte Maugeri, “risulta sempre più evidente che la mancata aderenza alle prescrizioni, con stime intorno al 50%, costituisce un problema diffuso in tutto il mondo, con conseguenze negative sulla salute individuale e con ricadute di tipo economico".



Sun, 08 Sep 2019 10:45:17 GMT

Secondo l'associazione di categoria in Italia operano 100 mila falsi fisioterapisti

In Italia ci sono circa 50 mila fisioterapisti che esercitano la professione e ben 100 mila "millantatori" che svolgono attività  riabilitativa sprovvisti di titoli e competenze, senza che i cittadini ne siano consapevoli. In occasione della Giornata mondiale della fisioterapia, l'Associazione italiana fisioterapisti (Aifi) ha dato vita alla campagna caratterizzata dallo slogan #LeManiGiuste, che si svilupperà  su diversi canali di promozione come social network e locandine: lo scopo è  far capire che il fisioterapista lavora in molti ambiti della riabilitazione ma anche della prevenzione. Ma è  fondamentale affidarsi a mani sicure, quelle di un professionista legalmente riconosciuto e competente.

"Il fiosioterapista è  un professionista della sanità  in possesso di laurea o titolo equipollente, che svolge, in via autonoma, o in collaborazione con altre figure professionali sanitarie, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione, valutando e trattando le disfunzioni presenti nelle aree della motricità , delle funzioni corticali superiori e viscerali, conseguenti ad eventi patologici, a varia eziologia, congenita ed acquisita", spiegano gli esperti, precisando che contro l'abusivismo è  necessario l'aiuto dei medici a cui spetterebbe il compito "di tenere sempre in allerta il paziente su questo rischio, di consigliare direttamente il nome di un fisioterapista vero, abilitato, serio".

Infine, gli esperti diffondono quattro regole fondamentali che possono aiutare i cittadini ad avere una ragionevole certezza di essere in buone mani: verificare che il titolo di laurea sia stato rilasciato dall'Università  Italiana e, in caso di titolo estero, che abbia ottenuto il riconoscimento dal ministero della Salute; verificare l'iscrizione ad una delle associazioni rappresentative dei fisioterapisti, definite per decreto ministeriale; verificare se, durante la visita fisioterapica, è  richiesta la visione della documentazione clinica esistente; chiedere sempre il rilascio della corrispondente ricevuta fiscale, in caso di libero professionista.



Sat, 07 Sep 2019 04:57:48 GMT

La dieta vegana aumenta il rischio di ictus ma riduce quello di infarto?

Una dieta vegetariana o vegana aumenta il rischio di ictus, ma riduce quello di infarto. Lo stabilisce uno studio dell'Oxford University pubblicato sulla rivista scientifica British Medical Journal. Secondo i ricercatori, un'alimentazione priva di carne abbassa il livello di colesterolo totale e riduce l'apporto di vitamine  - soprattutto B12 e D - che fungono da protezione contro l'ictus. Dallo studio, che ha preso in esame nell'arco di 10 anni, 50 mila britannici di età superiore ai 18 anni, è emerso che i vegetariani e vegani hanno il 20% di possibilità in più di essere colpiti da un ictus rispetto a chi consuma carne.

Il rovescio, positivo, della medaglia è che la stessa dieta riduce del 22% il rischio di infarto e malattie cardiache. Secondo gli esperti i motivi potrebbero essere legati a un più basso indice di massa corporea, a una bassa pressione sanguigna e a una minor incidenza di diabete.  “La ricerca suggerisce che la dieta vegetariana potrebbe non essere un'opzione universalmente vantaggiosa per tutti gli aspetti legati alla salute” , ha dichiarato al Telegraph  Stephen Burgess, dell'università di Cambridge.

Ma lo studio non convince tutti. “E' probabile che le persone che seguono diete alternative abbiano meno probabilità di assumere farmaci per l'ipertensione e di conseguenza soffrono di ictus", ha suggerito al Guardian il professor Tom Sanders del King's College di Londra. Tra i limiti indicati dagli esperti c'è il fatto che la ricerca si basa su autodichiarazioni. Inoltre, lo studio ha coinvolto principalmente i bianchi che vivono nel Regno Unito, non è chiaro dunque se i risultati sarebbero stati gli stessi anche per altre popolazioni.

Ad ogni modo, secondo Frankie Phillips, dietista della British Dietetic Association, vegetariani e vegani non dovrebbero essere allarmati dai risultati, perché lo studio non dimostra un rapporto di causa ed effetto. Al contrario, “tutti potrebbero trarre beneficio dal consumo di più vegetali” . “Ciò non significa necessariamente diventare completamente vegani o vegetariani” ma aumentare il consumo di verdure a sfavore della carne.



Wed, 04 Sep 2019 09:29:29 GMT

Cos'è e come si trasmette la febbre Lassa che ha ucciso 21 persone in Liberia

La febbre di Lassa spaventa la Liberia, dove almeno 21 persone sono morte a partire da gennaio. Secondo le autorità locali sono oltre 90 i casi segnalati ma ‘solo' 25 sono quelli accertati. Sebbene sia endemica in Liberia come in altre parti dell'Africa occidentale - tra cui Sierra Leone, Guinea e Nigeria - il contagio sta avvenendo in un periodo dell'anno insolito. Ed è questo che preoccupa le autorità sanitarie. Ma cos'è e come si trasmette?

Cos'è ?

La febbre di Lassa fa parte del gruppo delle febbri emorragiche virali (Fev). In generale, spiega l'Istituto Superiore di Sanità , gli agenti responsabili delle Fev sono virus a Rna (arenavirus, bunyavirus, filovirus, flavivirus), la cui sopravvivenza è garantita da serbatoi naturali come animali o insetti.

La patologia prende il nome dalla città nigeriana in cui, nel 1969, due infermiere missionarie morirono a causa di questa malattia, fino a quel momento sconosciuta.

Come si trasmette?

Come per tutte le febbri emorragiche, gli uomini non sono serbatoi naturali per il virus, ma possono essere infettati attraverso il contatto con animali infetti (principalmente roditori). In particolare si trasmette con il contatto diretto con escrementi o saliva di roditori. In alcuni casi, dopo la trasmissione accidentale, può avvenire la trasmissione da uomo a uomo, per contatto diretto con sangue, tessuti, secrezioni o escreti di persone infette, soprattutto in ambito familiare e ospedaliero.

Nell'80% dei casi, la febbre di Lassa è una patologia lieve o addirittura asintomatica, ma può presentarsi come malattia sistemica grave nel restante 20%. Il tasso di mortalità complessivo è inferiore al 1%, mentre sale al 15-20% se non trattata.

I sintomi

L'esordio della febbre di Lassa è graduale e il periodo di incubazione può arrivare anche a 3 settimane. I sintomi iniziali sono piuttosto generici: febbre, cefalea, mialgie, mal di gola, difficoltà ad alimentarsi, tosse secca, dolore toracico, crampi addominali, nausea, vomito e diarrea. Il peggioramento delle condizioni cliniche si manifesta con edema del volto e del collo, insufficienza respiratoria, versamento pleurico e pericardico, proteinuria, encefalopatia, sanguinamento delle mucose. Non sono rari ipotensione e shock.

Nelle zone dove la malattia è endemica, la prevenzione dell'infezione consiste essenzialmente nell'adozione di norme igieniche che riducano l'accesso dei roditori nelle case. In particolare, occorre conservare i cereali e altre provviste in contenitori sigillati, tenere i contenitori dei rifiuti lontano dalle abitazioni e mantenere le case il più pulite possibile. Anche i gatti domestici possono contribuire ad allontanare i roditori. Familiari e operatori sanitari dovrebbero evitare il più possibile il contatto con il sangue o altri fluidi corporei dei malati.

Che rischi corriamo in Italia?

Sono rari i casi in cui i viaggiatori che soggiornano in aree dove la malattia è endemica possono esportarla verso altri Paesi. Anche se altre malattie tropicali sono più frequenti, spiega l'ISS, la febbre di Lassa dovrebbe essere presa in considerazione per la diagnosi quando il paziente torna dall'Africa occidentale, soprattutto se è stato in zone rurali.