Wed, 23 Sep 2020 15:30:27 GMT

Coronavirus: aumentano i contagiati, 1.640 casi  e 20 morti

AGI - Nuovi casi Covid in aumento in Italia: 1.640 positivi oggi contro i 1.392 di ieri, ma con oltre 16mila tamponi in più (oggi 103.696). Il totale dall'inizio dell'epidemia sale a 302.537.

In aumento anche i decessi, 20 oggi (rispetto ai 14 di ieri), per un totale di 35.758. Continua a crescere anche il numero dei guariti, 995 nelle 24 ore (ieri 967), che sono in tutto 220.665. È quanto emerge dal bollettino quotidiano del ministero della Salute. 

A trainare la crescita dei contagi è oggi la Campania, con 248 casi giornalieri, seguita da Lombardia (+196), Lazio (+195) e Veneto (+150). Nessuna regione a zero casi. Il numero delle persone attualmente positive cresce di altre 625 unità (ieri 410), per un totale di 46.114.

Ancora in crescita i ricoveri, anche se in misura più contenuta rispetto a ieri: quelli in regime ordinario salgono di 54 unità (ieri 129) e sono 2.658, mentre le terapie intensive aumentano di 5 unità , e arrivano a 244 totali. I pazienti in isolamento domiciliare sono 43.212, 566 in più di ieri. 



Mon, 21 Sep 2020 09:46:59 GMT

Tra menopausa e il rischio  Alzheimer esiste un collegamento?

AGI - Potrebbe essere legato al livello degli estrogeni associati alla menopausa un fattore di rischio per lo sviluppo della malattia di Alzheimer. A scoprirlo uno studio realizzato da un gruppo di ricercatrici del Cnr-Ibbc che è  stato pubblicato sulla rivista Progress in Neurobiology. Gli estrogeni tendono infatti a sfavorire nelle donne l'utilizzo dell'ippocampo, la struttura cerebrale deputata alla formazione della memoria a lungo termine e all'orientamento spaziale, e proprio il suo minore uso potrebbe essere alla base di una sua maggiore vulnerabilità  agli effetti dell'invecchiamento, tra i quali la riduzione di volume e la formazione di placche.

Il ruolo della menopausa

A essere più  colpite da questa forma di demenza sono le donne e questo è  dovuto all'ingresso in menopausa e al conseguente calo degli estrogeni, evento che determina la maggiore vulnerabilita' femminile alla malattia, poiche' questi ormoni svolgono una funzione protettiva contro la morte cellulare (apoptosi) e l'infiammazione che favorisce la formazione di placche di Beta amiloide, il cui accumulo è  tra le cause della patologia.

Proprio alla migliore comprensione delle ragioni che determinano la sua maggiore diffusione nel sesso femminile ha lavorato un team formato da Giulia Torromino dell'Istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibbc) e coordinato da Elvira De Leonibus del Cnr-Ibbc e del Telethon Institute of Genetics and Medicine della Fondazione Telethon, con il contributo di Adriana Maggi dell'università  di Milano, all'interno di un progetto di ricerca finanziato dall'Associazione americana per la malattia di Alzheimer.

"Se si chiede alle persone - spiega De Leonibus - di imparare a orientarsi in una città  nuova per spostarsi da casa al lavoro, la maggior parte dei maschi tende a costruire una visione dall'alto della città , organizzata in una mappa spaziale, le femmine tendono invece a utilizzare una strategia 'route-finding' (ovvero, destra-sinistra, dritto, etc.). L'utilizzo di queste due diverse strategie (la mappa e il route-finding) si basa sull'attivazione di circuiti cerebrali diversi: la creazione di una mappa richiede necessariamente il coinvolgimento dell'ippocampo, struttura del cervello che svolge un ruolo importante nella formazione della memoria a lungo termine e nell'orientamento spaziale, e che costituisce la regione piu' colpita dalla malattia di Alzheimer; per il 'route-finding' si possono usare invece altre regioni cerebrali, ad esempio il circuito fronto-striatale".

Uso diverso dell'ippocampo tra uomini e donne

Ma perché  le donne non utilizzano l'ippocampo per compiti cognitivi che negli uomini sono tipicamente dipendenti proprio da quest'area del cervello? "Dall'analisi della letteratura corrente - aggiunge - abbiamo osservato che la presenza di testosterone (ormone maschile), rispetto agli estrogeni (ormoni femminili), durante lo sviluppo del cervello, favorisce un maggiore sviluppo e una crescita neuronale dell'ippocampo. Inoltre, le evidenze sperimentali dimostrano che le fluttuazioni cicliche dei livelli di estrogeni nelle femmine adulte conferiscono instabilità  alla rete ippocampale da cui dipendono i meccanismi della memoria, mentre nei maschi c'è  una relativa stabilita' dei livelli di testosterone".

Nelle donne, la variazione dei livelli di estrogeni agisce quindi sulla memoria. "Queste mutazioni ormonali, indipendenti dal fatto che ci sia qualcosa da memorizzare, attiva la risposta dei neuroni ippocampali e ne rafforza le connessioni, fenomeno che abbiamo definito 'engramma da estrogeno'. Ma dal momento che questo processo non è  legato a una memoria da formare abbiamo ipotizzato che esso possa produrre una sorta di 'rumore' nella rete ippocampale, che disturba la stabilità  degli altri ricordi", precisa De Leonibus.

"Dunque, essendo l'ippocampo più  sensibile di altre regioni all'effetto degli estrogeni, viene utilizzato meno dalle donne e proprio questo suo scarso utilizzo potrebbe essere ciò  che lo rende nel tempo più  esposto agli effetti dell'invecchiamento, secondo un meccanismo 'use or loose it' (se non lo usi lo perdi). Non bisogna infatti credere che a invecchiare per lo scarso utilizzo siano solo i muscoli, lo stesso accade anche alla funzionalità  cerebrale".

Allenare il cervello per combattere l'invecchiamento

Per aiutare l'ippocampo a "restare in forma" è  fondamentale svolgere programmi di esercizio fisico e di allenamento cognitivo, strategie alle quali le donne rispondono meglio degli uomini. Proprio per questo De Leonibus e il suo team, per prevenire l'Alzheimer nelle donne, propongono il ricorso, oltre che alla terapia sostitutiva a base di estrogeni, a trattamenti comportamentali specificamente progettati. "Tra gli sport che potrebbero aiutare le donne ad allenare la rete ippocampale sin dalla giovane età , c'è  l'orienteering - conclude la ricercatrice - uno sport ancora poco noto in Italia: consiste nell'effettuare un percorso a tappe in un ambiente naturale, generalmente un bosco, con il solo aiuto di una bussola e di una cartina geografica dettagliata in scala. Come detto, l'ippocampo è  una regione altamente specializzata per l'orientamento spaziale, per cui questo tipo di allenamento coinvolge questa struttura cerebrale più  di altre. È importante comunque sottolineare che le differenze di genere nell'utilizzo delle diverse strategie cognitive possono essere modulate da fattori ambientali legati all'educazione e che non tutte le donne mostrano il profilo di 'non ippocampo-user"'.

Questi risultati rafforzano ulteriormente l'importanza degli studi che mirano a identificare le differenze di genere e a verificare se queste si associano a un profilo a più  alto rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer. 



Sun, 20 Sep 2020 19:52:03 GMT

Una nuova terapia riduce del 25% il rischio di recidive di tumore al seno

AGI - La combinazione di una molecola, Abemaciclib, in combinazione con la terapia endocrina adiuvante standard, riduce del 25,3% il rischio di recidiva del cancro al seno rispetto alla sola terapia adiuvante, in pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale ad alto rischio di recidiva, positivo al recettore ormonale (HR +) e negativo per il recettore del fattore di crescita epidermico umano (HER2-).

È quanto dimostrato dallo studio di fase III monarchE, condotto su 5.637 pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale HR +, HER2- ad alto rischio in più  di 600 centri di 38 Paesi. I dati sono stati presentati oggi al Presidential Symposium del Congresso virtuale 2020 della European Society for Medical Oncology (ESMO) e contemporaneamente pubblicati sul Journal of Clinical Oncology.

La terapia ha comportato anche una riduzione clinicamente significativa del 28,3% del rischio di ricadute di malattia a distanza, ovvero dello sviluppo di malattia metastatica. Il farmaco  sviluppato e prodotto da Eli Lilly. "Questi dati costituiscono una novità  decisiva per le persone con un carcinoma mammario in fase iniziale HR +, HER2- ad alto rischio, pari a circa il 20-30% dei 53.500 casi di tumore al seno che si registrano ogni anno in Italia: potenzialmente si tratta di uno dei più  importanti progressi nel trattamento di questa popolazione di pazienti negli ultimi due decenni", osserva Valentina Guarneri, professore associato di Oncologia Medica presso L'Università  di Padova-Istituto oncologico veneto. "In questi pazienti con un rischio di recidiva elevato Abemaciclib, aggiunto alla terapia endocrina adiuvante, ha migliorato significativamente la sopravvivenza libera da ripresa di malattia. L'effetto è  infatti molto evidente non solo sulle recidive locali, ma soprattutto su quelle a distanza che sono poi responsabili di malattia metastatica: evitarle implica perciò  non soltanto allungare la sopravvivenza, ma soprattutto aumentare la probabilità  di guarigione. Questo tipo di analisi sono pianificate fin dall'avvio delle sperimentazioni per monitorarne l'andamento in momenti predefiniti, dopo un certo periodo di tempo o quando si è  verificato, come in questo caso, un numero sufficiente di eventi per consentire l'analisi: i dati raccolti sono molto positivi e incoraggiano senz'altro a proseguire". 



Sun, 20 Sep 2020 16:45:15 GMT

"L' Aumento dei casi non dipende dalla scuola", dice il direttore dello Spallanzani

AGI - "È evidente che il dato deve indurre quanto meno ad un aumento del livello di attenzione ed interpretazione del fenomeno. La circolazione del virus è  diffusa su tutto il territorio nazionale, con focolai di dimensioni variabili, in molti casi associati ad attività  sociali e ad assembramenti". Lo ha dichiarato Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto per le malattie Lazzaro Spallanzani e componente del Comitato tecnico scientifico, in una intervista al Corriere della Sera.

Secondo Ippolito l'aumento dei contagi in questi ultimi giorni non è  tuttavia ascrivibile al rientro a scuola. "Gli spostamenti per attività  ludiche e ricreative non sono ancora finiti, anche se molto ridotti. Bisognerà  aspettare qualche settimana. Ma questo non significa che con la fine delle vacanze e il rientro in città  il rischio automaticamente diminuisca soprattutto se si viene meno all'impegno civico e sociale di mantenere vivo il rispetto delle misure di distanziamento e l'utilizzo scrupoloso delle mascherine evitando assembramenti urbani, con l'effetto di trasmissione locale".

Per il membro del Cts "è presto per trarre conclusioni. I numeri fortunatamente sono piccoli e le variazioni giornaliere possono esserci". E l'unica difesa resta "l'applicazione attenta delle misure raccomandate. Cioè  evitando di dare al virus l'occasione per trasmettersi efficacemente da persona a persona".

Poi conclude: "I giovani debbono essere prudenti a scuola rispettando le regole e mantenere le misure a tornando a casa quando non è  possibile un adeguato distanziamento".  



Sat, 19 Sep 2020 09:20:21 GMT

I primi risultati dei nuovi studi sperimentali sulla Sla

AGI - Durante l'ultimo anno, nonostante negli ultimi sei mesi anche il mondo della ricerca sia stato travolto dalla pandemia da Covid-19, si sono accese grandi speranze per i malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla), una malattia neurodegenerativa progressiva dell'età  adulta che conduce alla paralisi dei muscoli volontari fino a coinvolgere anche quelli respiratori.

Lo ricorda la Società  italiana di neurologia in vista della Giornata nazionale contro la Sla, che si celebra domenica prossima. "Innanzitutto la comunità  scientifica nazionale ed internazionale ha affrontato l'emergenza producendo rapidamente linee guida per la gestione clinica e domiciliare dei pazienti affetti da Sla, pubblicando inoltre numerosi lavori scientifici su temi come la telemedicina e l'impatto della malattia in relazione alla pandemia", si legge in una nota della Sin.

"Sono stati pubblicati numerosi studi sperimentali - afferma Andrea Calvo, coordinatore del Gruppo di Studio Malattie del Motoneurone della Sin e docente del Dipartimento di Neuroscienze Rita Levi Montalcini Università  degli Studi di Torino AOU Città  della Salute e della Scienza di Torino - di cui due sono usciti sul New England Jourmal of Medicine, la più  prestigiosa rivista scientifica in campo medico: il primo è  inerente ai risultati della fase 1-2 della sperimentazione sui pazienti affetti da Sla con mutazione genetica del gene SOD1 con gli Oligonucleotidi Antisenso (ASO), cioè  brevi molecole a singolo filamento di DNA complementari a una specifica sequenza. L'ASO, legandosi a una specifica molecola di mRNA ne blocca la traduzione, impedendo la sintesi della proteina mutata. È in corso la fase 3, che coinvolge, tra i vari centri nel mondo, anche il CRESLA di Torino. Analoga sperimentazione è  in corso per le forme con mutazione C9ORF72. Si tratta, quindi, di risultati sulle mutazioni genetiche più  frequenti nella Sla che giustificano una concreta speranza".

Il secondo lavoro riguarda uno studio americano su un'associazione di due molecole, il fenilbutirrato e l'acido taurodesossicolico.

"Questo studio - commenta Gioacchino Tedeschi, presidente della Sin - ha dimostrato un rallentamento significativo della progressione di malattia nei pazienti in trattamento rispetto al gruppo di controllo sottoposto a placebo. Inoltre, a breve partira' uno studio confermativo di fase 3. È in corso da un anno anche uno studio multicentrico europeo coordinato dall'Italia per valutare l'efficacia dell'acido taurodesossicolico nella Sla". 



Fri, 18 Sep 2020 13:54:28 GMT

In Europa sono in aumento i casi di cancro alla prostata

AGI - Il cancro della prostata è  in aumento, ed è  diventato il tumore più  frequente in Europa tra gli uomini: viene diagnosticato ogni anno a circa 450 mila uomini. È anche la seconda causa di morte per cancro negli uomini, dopo aver superato quello del colon retto: parliamo di 107 mila decessi nel 2018.

La sua prevalenza supera ormai i 2,5 milioni di casi. Si stima che, sempre in Europa, un uomo su sette svilupperà  un cancro prostatico prima dell'età  di 85 anni.

I danni della diagnosi tardiva

Numeri che si sviluppano anche in termini economici: il risparmio di un trattamento rispetto a quello necessario per una diagnosi ad uno stadio tardivo è  enorme. Basti pensare che il costo di un trattamento chirurgico robot assistito, uno dei più  utilizzati, è  pari a 15 mila euro per paziente, mentre i costi di trattamento di una neoplasia avanzata e resistente alla castrazione possono essere stimati per paziente in circa 140.000 euro/anno.

Sono questi i nuovi numeri sul tumore della prostata - che fanno riferimento al 2018 - appena pubblicati sul 'White Paper' dell'European Association of Urology (EAU), e destinati alle Istituzioni sanitarie dell'Unione Europa. Sono stati diffusi in occasione del lancio della terza edizione dell'Urology Week europea che si svolgerà  in tutti Paesi dell'UE dal 21 al 25 settembre 2020. In Italia l'iniziativa sarà  curata dalla Societa' Italiana di Urologia (SIU, siu.it) attraverso i propri canali web e social.

"Per ottenere una strategia efficiente ed efficace che porti al risparmio di vite umane e a una migliore qualità  di vita dei pazienti, è  necessario un approccio basato sull' integrazione delle risorse disponibili a livello europeo - spiega Walter Artibani, Segretario Generale SIU - a livello globale, gli uomini muoiono sei anni prima delle donne, e una delle principali ragioni è  la scarsa informazione e consapevolezza sulla loro reale condizione di salute. Non a caso solo il 48% di tutti gli uomini in Europa è  consapevole del rischio di cancro prostatico e dell'importanza del test del PSA. Questo il motivo dell'importanza dell'iniziativa europea, che coinvolge società  scientifiche nazionali, medici e personale sanitario, pazienti e loro familiari, politici e istituzioni: diffondere la consapevolezza e l'importanza delle patologie urologiche tra la popolazione generale".

"Questa iniziativa europea e' un'opportunita' ideale per educare la popolazione sull'importanza delle patologie dell'apparato urologico e genitale maschile e sul prendere seriamente in considerazione i sintomi parlandone con un Urologo - sottolinea Rocco Damiano, professore di Urologia presso Università  di Catanzaro e responsabile della comunicazione SIU - Diventa imperativo quindi diffondere il 'mantra' del non soffrire in silenzio, ma agire per migliorare la qualità di vita con l'aiuto dell'Urologo. La diagnosi precoce del cancro prostatico salva vite umane, incrementa la qualità  di vita dei pazienti e riduce i costi futuri per il sistema sanitario. Prima si agisce e migliori sono i risultati. Il più  importante fattore nella selezione del miglior trattamento terapeutico resta la definizione dello stadio e dell'aggressività  della malattia, oltre all'aspettativa di vita ed alle preferenze individuali sulla qualità  di vita".

"È sbagliato soffrire in silenzio"

Durante l'Urology Week La SIU metterà  dunque a disposizione dei cittadini italiani i propri canali web & social per ricevere richieste e domande. Fornendo al contempo materiali e informazioni utili". "Sono ormai infiniti gli studi pubblicati con rilevante evidenza dei benefici della diagnosi precoce nel cancro prostatico - continua il professor Damiano - per questo è  importante che i programmi di salute pubblica dell'Unione Europea promuovano la consapevolezza dei benefici correlati alla diagnosi precoce. Raccomandazioni chiave indirizzate all'Unione Europea sono già  contenute in un 'white paper' prodotto dall'Associazione Europea di Urologia (EAU). Ma ora e' necessario che l'Health programme 2021-2027 della EU supporti un'ampia campagna informativa e di consapevolezza sul cancro della prostata nella popolazione maschile".

Solo incrementando il numero di uomini bene informati si assicurera' una migliore prevenzione, cura, e qualita' di vita. A costi sostenibili: il risparmio di un trattamento immediato rispetto a quello necessario per una diagnosi ad uno stadio tardivo è  enorme. Basti pensare che il costo di un intervento chirurgico robot assistito, uno dei più  utilizzati per la malattia localizzata, è  pari a 15.000 euro per paziente, mentre i costi per pazienti con neoplasia avanzata e resistente alla castrazione possono essere stimati in circa 140.000 euro/anno a paziente.

"Per questo l'Unione Europea deve diventare promotrice di trattamenti standardizzati e di alta qualità  e multidisciplinari. Solo uniti e' possibile favorire il progresso nella diagnosi e nella cura nel cancro della prostata in tutta l'Unione Europea. Gli Urologi italiani sono pronti a fare la loro parte sostenendo presso la Commissione Europea per la Salute tutte le iniziative per una maggiore consapevolezza delle patologie urologiche nella popolazione generale".



Fri, 18 Sep 2020 13:07:00 GMT

Un esame del sangue potrebbe predire la gravità dell'infezione

AGI - Analizzando il sangue dei pazienti si possono ottenere informazioni utili a capire preventivamente se l'infezione di Sars CoV2 può dare luogo a forme asintomatiche o, al contrario, far venire la malattia Covid-19.

Lo studio “Covid-Ip” , condotto da un team internazionale guidato da Adrian Hayday del King's College e del Francis Crick Institute di Londra con la partecipazione di Francesca Di Rosa dell'Istituto di biologia e patologia molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Cnr-Ibpm), pubblicato su Nature Medicine, ha identificato alcune alterazioni immunologiche che potranno essere sfruttate per identificare mediante un esame del sangue i pazienti destinati ad aggravarsi. Un punto di forza dello studio è l'uso di un test per analizzare nel sangue il ciclo cellulare dei linfociti T, cellule fondamentali della risposta immunitaria specifica.

“Qualche anno fa abbiamo ideato un test che ci ha consentito di scoprire che nel sangue di topolini vaccinati ci sono linfociti T proliferanti in fase di duplicazione del DNA. Lo studio riguardava allora un vaccino sperimentale in collaborazione con la ditta Reithera” , spiega Di Rosa.  “Oggi, nel nuovo studio Covid-Ip, il test ci ha consentito di identificare alcuni sotto-tipi di linfociti T proliferanti nei pazienti più gravi e di avere informazioni dettagliate sul loro ciclo cellulare, ovvero l'insieme degli eventi compresi tra la formazione di una cellula e la sua divisione in due” .

La proliferazione si accompagna ad una marcata diminuzione nel sangue dei linfociti T nei pazienti Covid-19 più gravi. “Questi risultati aprono la strada a una migliore comprensione delle funzioni dei linfociti T in questa malattia. In particolare, le alterazioni dei linfociti T potrebbero riflettere la capacità del virus Sars-Cov-2 di tenere sotto scacco la risposta immunitaria, nonostante quasi tutti i pazienti abbiano anticorpi specifici nel sangue, prodotti dai linfociti B. I linfociti T e B sono le cellule del sistema immunitario che si occupano di mediare la risposta specifica contro un agente patogeno, infatti in presenza di uno stimolo i linfociti si attivano e si riproducono velocemente per fronteggiarlo. Nel Covid-19 la risposta dei linfociti T appare disregolata” , prosegue la ricercatrice del Cnr-Ibpm.

“Altro elemento correlato con la gravità del decorso clinico è la notevole riduzione dei granulociti basofili e delle cellule dendritiche plasmacitoidi. Inoltre, è stato dimostrato che l'aumento dei livelli di una triade di molecole – chemochina IP-10, interleuchina-10 e interleuchina-6 – è un segnale premonitore dell'aggravarsi della malattia più attendibile di quelli finora analizzati (proteina C-reattiva, ferritina, D-dimero)” .

Le potenziali implicazioni di questo studio, condotto su 63 pazienti ricoverati con Covid-19 presso gli ospedali Guy's e St Thomas' di Londra, appaiono interessanti. “Se confermate in un numero più elevato di pazienti, queste informazioni potranno rivelarsi utili a scopi prognostici, consentendo di prevedere quali siano i pazienti maggiormente a rischio di aggravarsi e di mettere così in atto tempestive e adeguate misure” , conclude Di Rosa. 



Wed, 16 Sep 2020 16:49:00 GMT

Un test ultrarapido dice in 12 minuti se si è positivi al Covid

Non solo se, ma anche quanto. Un nuovo test di A. Menarini Diagnostics per la ricerca dell'antigene è  in grado non solo di individuare, in 12 minuti, se un paziente è  positivo al COVID-19, ma anche di dare un'indicazione sulla sua carica virale, così  da identificare subito i pazienti maggiormente infettivi e più  a rischio.

Questi test si differenziano da quelli in biologia molecolare perché , anche se il mezzo utilizzato per prelevare il campione è  sempre il tampone nasofaringeo, i test antigenici non ricercano il materiale genetico del virus, ma rilevano la presenza dell'antigene e quindi di un'eventuale infezione, attraverso la ricerca di proteine specifiche del virus.  E lo fanno attraverso una strumentazione facile da trasportare e di semplice utilizzo, più  veloce, meno costosa e con risultati altrettanto affidabili.

Come la piattaforma Point of Care AFIAS, distribuita da A. Menarini Diagnostics in Italia e in altri Paesi europei, che può  essere utilizzata in contesti operativi decentralizzati rispetto al laboratorio analisi, quali pronto soccorso, aeroporti o sedi in cui c'è  la necessità  di avere un primo risultato affidabile in poco tempo.

Sono attualmente disponibili due modelli: AFIAS 1, che consente di eseguire un test alla volta, e AFIAS 6 che permette l'esame di 6 campioni contemporaneamente. Con la medesima piattaforma è  possibile, inoltre, eseguire anche i test sierologici, rilevando la presenza e la quantità  di anticorpi IgM e IgG da un campione di sangue del paziente.

Con l'utilizzo di AFIAS 6, per esempio, tre pazienti possono avere contemporaneamente, in 12 minuti, i risultati del test sierologico e antigenico. "E' estremamente importante fornire test affidabili che consentano uno screening su larga scala e un rapido rilevamento di casi positivi per contenere la diffusione del COVID-19" - ha dichiarato Fabio Piazzalunga, Global Head di A. Menarini Diagnostics - "In definitiva, la vita e le economie saranno vincolate sempre più  anche alla disponibilità  e all'efficienza di questi strumenti diagnostici".

Come funziona la piattaforma AFIAS?

L'operatore sanitario preleva il campione dal paziente con un tampone nasofaringeo e, attraverso una serie di passaggi, lo inserisce all'interno della piattaforma AFIAS che, in caso di infezione, rileverà  la presenza dell'antigene tramite una reazione biochimica che mostrerà  un segnale fluorescente. Questo segnale ha un grado di sensibilità  elevato che permette non solo di rilevare l'eventuale presenza del virus, ma anche di fornire all'operatore una indicazione della carica virale del paziente esprimendo un valore numerico; infatti, tanto più  intensa sarà  la fluorescenza, quanto più  alta sarà  la carica virale. La stessa strumentazione AFIAS può  essere utilizzata, con una diversa applicazione, per l'indagine sierologica misurando la quantità  di anticorpi IgM e IgG presenti nel sangue del paziente.

Il procedimento è  il medesimo, differisce solo la tipologia del campione da analizzare che, in questo caso, verrà  raccolto tramite digito puntura (prelievo capillare) o attraverso un prelievo venoso.



Tue, 15 Sep 2020 12:06:00 GMT

L'esperto: "Iniziare la scuola d'infanzia senza i genitori è un trauma per i bambini" 

AGI - Il virus non fa sconti, nemmeno ai più  piccoli, che quest'anno fanno il loro primo ingresso nella scuola d'infanzia senza la rassicurante presenza della mamma o del papà . Le regole del distanziamento anti-Covid rendono impossibile per molti istituti accogliere i genitori all'interno degli istituti. E il problema non è  da poco, soprattutto adesso, ha spiegato all'AGI Alberto Pellai, psicoterapeuta dell'età  evolutiva. "Il bambino di due anni e mezzo o tre, che inizia a frequentare la materna, cambia ogni riferimento, si trova catapultato in un ambiente nuovo e ha bisogno di tempo per sentirsi al sicuro".

Un cambiamento improvviso, di impatto, è  traumatico per il bimbo che "si sente così  disperso e dislocato, in un ambiente in cui dovrebbe sentirsi al sicuro. Avere vicino una persona che conosce bene gli permette di muoversi a suo agio. L'inserimento - ha continuato Pellai - funziona un po' come una pompa di benzina. Il bambino che viene accompagnato dall'adulto di riferimento fa il pieno di sicurezza e pian piano si stacca. Va a giocare, poi sente di nuovo il bisogno di sicurezza e torna dalla mamma, per poi allontanarsene di nuovo. Sa che e' lì ".

"Quando sarà  pronto resterà  a scuola per tutto il giorno. Ma è  una separazione da costruire nel tempo e in modo competente". Quest'anno questo passaggio graduale "sarebbe ancora più  importante", ha sottolineato lo psicoterapeuta. "Per un bambino il volto è  l'elemento chiave per riconoscere la persona a cui si affida". "Se il maestro è  uno sconosciuto non può  rappresentare una figura di attaccamento".

Cosa si può  fare per rendere emotivamente meno faticoso questo passaggio al piccolo alunno? "Laddove possibile, bisognerebbe organizzare l'inserimento all'aperto. Con la maestra che a distanza di qualche metro si mostra prima senza mascherina" in modo da emanare un'immagine più  rassicurante.

"L'educatore - ha consigliato ancora Pellai - potrebbe anche inviare ai genitori qualche giorno prima dell'inizio della scuola un video di presentazione, per farsi conoscere". Quanto alle mamme e ai papà  "potrebbero raccontare una favola che anticipi ai figli cosa avverrà  a scuola". 



Mon, 14 Sep 2020 12:52:06 GMT

La difficoltà a respirare e la sindrome del naso vuoto

AGI - Il naso costantemente chiuso e la sensazione di non riuscire a respirare. È così  che vivono i pazienti affetti dalla sindrome da naso vuoto, in crescita per colpa della aumentata richiesta di chirurgia funzionale ed estetica nasale. I ripetuti interventi chirurgici di riduzione dei turbinati inferiori, le strutture osteo-mucose poste all'interno delle cavità  nasali, sono all'origine del sintomo paradosso tipico di questa sindrome: più  si asporta tessuto con le operazioni, più  il paziente ha la sensazione che ci sia un'ostruzione da eliminare.

Il sintomo del naso-paradosso porta la persona a rivolgersi nuovamente al chirurgo che, intervenendo nuovamente, potrebbe aggravare la situazione. "A quel punto - spiega il professor Stefano Di Girolamo, responsabile della unità  di Otorinolaringoiatria del policlinico Tor Vergata - in alcuni pazienti si potrebbe arrivare a danni irreversibili delle delicate strutture del naso, simili a ciò  che avviene in coloro che fanno abuso di cocaina. L'aria non segue più  un flusso dinamico ma turbolento e il paziente non percependo piu' il flusso dell'aria per la distruzione dei recettori mucosali, lamenta un'ostruzione cronica".

Il rischio di infezioni locali

Spesso si accompagna ad infezioni locali: sulle croste si annidano dei patogeni che provocano una particolare forma di rinite cronica con la percezione di cattivo odore continuo, un sintomo molto fastidioso che penalizza la qualità  della vita del paziente. Esistono varie tecniche per ricostruire i turbinati inferiori. Quella ideata da Di Girolamo prevede di ruotare lateralmente la mucosa dal pavimento del naso dello stesso paziente senza utilizzare materiali estranei o prelevati da altre zone, ad eccezione di un inserto di cartilagine del padiglione auricolare.

"La popolazione che finora si è  sottoposta all'intervento, fra il 2019 e quest'anno, fa parte della fascia di età  fra i 40-50 anni - commenta il professore -. I risultati sono molto buoni anche in base ai test specifici. La modalità  è  in day hospital, con un recupero ottimale in pochi giorni e senza rischio di rigetto perché  il tessuto è  autologo e proviene dalla stessa sede. Per ottimizzare la neo struttura inoltre è  possibile intervenire con delle iniezioni di acido ialuronico per aumentarne il volume".

L'intervento è  stato descritto nel volume curato da Di Girolamo, dal titolo Atrophic rhinitis. From the voluptuary nasal pathology to the empty nose syndrome, pubblicato a settembre dalla Springer, la prestigiosa casa editrice specializzata in testi scientifici. L'opera contribuisce a una piu' completa conoscenza della sindrome grazie a una attenta revisione della letteratura e alla collaborazione dei maggiori esperti internazionali.