Thu, 23 Apr 2026 04:53:00 GMT
Salute
Arriva Ally, il laser per operare la cataratta guidato dall'IA

AGI - L'intelligenza artificiale diventa la guida 'intelligente' del femtolaser, il laser robotico per la cataratta, potenziandone la precisione micrometrica e adattando il trattamento alle caratteristiche specifiche dell'occhio di ciascun paziente, grazie a sofisticati algoritmi che elaborano migliaia di scansioni oculari e mappano le strutture anatomiche dell'occhio in tempo reale. Con questa evoluzione del sistema, che non sostituisce il chirurgo, ma ne potenzia la precisione, la chirurgia della cataratta compie un fondamentale passo in avanti e segna un nuovo primato nazionale per l'Irccs di Negrar. Infatti, con l'adozione di Ally (Adaptive cataract treatment system), l'istituto veronese introduce, per la prima volta in Italia, una tecnologia di ultima generazione, attualmente con meno di 200 installazioni nel mondo, che integra intelligenza artificiale, robotica avanzata ed esperienza chirurgica.

"La nuova piattaforma contribuisce a rendere la chirurgia della cataratta più efficiente, precisa e sicura, confermando la nostra posizione come polo d'eccellenza, all'avanguardia nell'innovazione tecnologica", spiega Claudio Cracco, amministratore delegato del 'Sacro Cuore Don Calabria' di Negrar. "L'aggiornamento del femtolaser - continua -, il primo in versione robotica, assistito dall'intelligenza artificiale, potenzia un'Unità operativa di Oculistica che oggi comprende 15 aree specialistiche a copertura dell'intero spettro delle patologie oculari". "La cataratta consiste nell'opacizzazione del cristallino, la lente naturale dell'occhio", spiega Grazia Pertile, direttrice oculistica Irccs di Negrar: "Con il tempo, l'alterazione delle proteine rende questa lente meno trasparente, impedendo alla luce di raggiungere la retina. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità , la cataratta - continua - è la principale causa di cecità e disturbi visivi al mondo, con circa 20 milioni di persone che hanno perso la vista a causa di questa patologia".

I numeri della patologia e l'evoluzione tecnologica

Con circa 650mila procedure l'anno, l'intervento di cataratta è il più eseguito nel nostro Paese, e si stima che gli impianti supereranno i 900mila all'anno entro il 2030, a causa dell'invecchiamento della popolazione tenuto conto che tra il 60 e il 70% degli over 70 presenta questo disturbo visivo, percentuale che supera l'80% tra gli ottantenni. "Attualmente, l'unica cura definitiva è la chirurgia, che sostituisce il cristallino opaco con una lente intraoculare artificiale (Iol)", ricorda Pertile: "In questo scenario, la nuova piattaforma rivoluziona l'approccio chirurgico, fungendo da assistente intelligente che potenzia le capacità del chirurgo. Grazie a sofisticati algoritmi di IA e alla capacità di imaging avanzato che sfrutta sei telecamere integrate, il sistema è in grado di ottenere una scansione dettagliata del cristallino, identificando automaticamente e in tempo reale la densità , la posizione e gli strati della cataratta, consentendo trattamenti personalizzati.

Precisione e benefici per i pazienti

Il flusso di lavoro così ottimizzato consente di eseguire la procedura di frammentazione laser del cristallino in pochi secondi e l'intero processo può essere completato in tempi molto rapidi. Ma, ancora più della velocità di esecuzione, conta la precisione con cui vengono pianificate ed eseguite le incisioni". Per Pertile, "I benefici del nuovo approccio emergono in modo particolare nell'impianto di lenti intraoculari progettate per simulare la capacità del cristallino naturale di mettere a fuoco a diverse distanze. Queste lenti, a differenza di quelle standard, correggono non solo la miopia o ipermetropia, ma anche la presbiopia e l'astigmatismo, consentendo nella maggior parte dei casi di ridurre o addirittura eliminare la necessità degli occhiali nelle attività quotidiane". "La chirurgia della cataratta entra così in una nuova era in cui la competenza medica, la chirurgia e l'intelligenza artificiale collaborano per ottenere risultati sempre più affidabili e una visione sempre più vicina a quella naturale", conclude Pertile.



Thu, 23 Apr 2026 01:30:00 GMT
Salute
Prurito: cause, impatto psicologico e nuove cure

AGI - Fastidioso, persistente, talvolta insopportabile: il prurito è uno dei sintomi più diffusi nella popolazione generale e, nelle forme croniche, può incidere sulla qualità della vita in modo paragonabile al dolore cronico. Non solo un disturbo cutaneo, ma una condizione complessa che può nascondere patologie sistemiche, influenzare profondamente il benessere psicologico e richiedere un approccio clinico altamente specializzato.

Una sfida clinica articolata che vede il dermatologo in prima linea per identificare le cause e ottimizzare il trattamento. L'importanza del prurito e le più moderne terapie per ridurne gli effetti sono al centro del 99 Congresso nazionale della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST) dal titolo "Innovazione e Ricerca: il Futuro della Dermatologia", organizzato al Palacongressi di Rimini dal 21 al 24 aprile.

Una edizione che quest'anno pone l'attenzione sulla medicina di precisione in dermatologia. L'idea di fondo è trasformare un sintomo spesso sottovalutato in una priorità clinica da affrontare con strumenti sempre più avanzati e personalizzati.

Anche perché non esiste un prurito identico per tutti: a parità di diagnosi, pazienti diversi possono infatti presentare meccanismi biologici differenti, condizionati da variabili come eta', sesso, comorbilità , terapie concomitanti e caratteristiche genetiche, e conseguenze fisiche e psicologiche diverse.

Medicina di precisione e impatto sulla sfera emotiva

"In dermatologia stiamo assistendo a un vero cambio di paradigma: non trattiamo più solo il sintomo, ma il paziente nella sua specificità biologica", sottolinea Paolo Amerio, professore ordinario di Dermatologia e Venereologia, Clinica Dermatologica dell'Universita' "G. d'Annunzio" di Chieti-Pescara e presidente del 99esimo congresso nazionale SIDeMaST.

"La medicina di precisione ci consente di individuare i meccanismi alla base del prurito e di intervenire con terapie sempre più mirate ed efficaci", aggiunge. Oggi sappiamo che il prurito cronico non è solo un sintomo fisico.

"Il prurito non colpisce solo la pelle, ma l'intera sfera emotiva e relazionale della persona", spiega Roberto Maglie del Dipartimento di scienza della salute, Sezione di Dermatologia, Università degli studi di Firenze.

"Può favorire ansia e depressione in circa il 20% dei pazienti, compromettere il sonno nel 60% dei casi e generare un forte disagio psicosociale, fino a fenomeni - continua - di stigmatizzazione e isolamento, poiché richiama nell'immaginario collettivo un'idea di contagio. Un circolo vizioso amplifica il distress psicologico e peggiora ulteriormente la qualità della vita e rende ancora più complessa la gestione clinica".

Le cause del prurito sono numerose ed eterogenee. Il prurito rappresenta il sintomo principale della maggior parte delle malattie infiammatorie croniche della pelle, come psoriasi e dermatite atopica, ed è presente anche in malattie parassitarie come la scabbia. Tuttavia, è frequentemente associato anche a patologie sistemiche: malattie ematologiche come linfomi e policitemia vera, insufficienza epatica e renale

Può talora rappresentare una vera e propria emergenza medica, come nel caso del prurito colestatico della gravidanza, che può compromettere l'andamento della gravidanza e la sopravvivenza del feto. Non sempre, pero', la causa è organica. Il prurito può riflettere un disagio psicologico (prurito psicogeno) oppure, nonostante indagini approfondite, rimanere senza una causa identificabile, configurando il cosiddetto chronic pruritus of unknown origin.

Nuove frontiere terapeutiche

"Proprio per la molteplicità delle cause, l'approccio clinico, diagnostico e successivamente terapeutico al paziente con prurito cronico può essere complesso - sottolinea Amerio - imponendo al dermatologo, il principale specialista di riferimento, una solida conoscenza della medicina interna". La ricerca ha compiuto passi avanti significativi nella comprensione dei meccanismi fisiopatologici.

Oltre all'istamina, considerata fino a poco tempo fa la principale responsabile del prurito, altri mediatori infiammatori prodotti dall'organismo - i cosiddetti "pruritogeni" - sono stati identificati in numerose malattie infiammatorie croniche come la dermatite atopica, psoriasi e altre malattie sistemiche. "Questi mediatori infiammatori interagiscono con cellule immunitarie, cellule cutanee e reti neuronali, che coinvolgono sia il sistema nervoso periferico che quello centrale, producendo la caratteristica risposta del grattamento", spiega Amerio.

"Le recenti scoperte hanno aperto la strada a terapie innovative e mirate, capaci di agire su specifiche molecole come le interleuchine 4 e 31, con benefici rapidi sia sull'infiammazione cutanea sia sul prurito, talvolta nell'arco di poche ore", aggiunge. Progressi importanti riguardano anche forme non legate a malattie cutanee.

"Paradigmatica la notalgia parestetica, una patologia pruriginosa localizzata a livello del dorso - dichiara Maglie - associata a disordini posturali della colonna vertebrale, o l'insufficienza renale cronica (il prurito uremico). In queste condizioni il prurito sembra essere mediato da particolari molecole chiamati recettori degli oppioidi, che possono oggi essere bloccati grazie all'utilizzo di farmaci mirati".

La ricerca più recente ha dimostrato come all'interno di una stessa patologia possano attivarsi vie di segnalazione nettamente diverse. "Un esempio è la prurigo nodulare - chiarisce Amerio - una patologia caratterizzata dalla comparsa di noduli escoriati a livello del dorso, tronco, arti e che si accompagna ad un prurito intenso ed invalidante.

Uno studio ha dimostrato che sebbene la patologia si presenti sempre con lo stesso aspetto clinico, alcuni pazienti presentino un profilo molecolare simile e una associazione specifica con la dermatite atopica, mentre altri sembrano avere un profilo infiammatorio meno attivo e una associazione specifica con patologie della colonna vertebrale. Riconoscere queste differenze, significa poter scegliere terapie più mirate, efficaci, evitando trattamenti inutili e riducendo anche i costi per il sistema sanitario e per i pazienti stessi". 



Thu, 23 Apr 2026 00:01:00 GMT
Salute
Spazzolini in silicone: sono efficaci quanto quelli in nylon?

AGI - Gli spazzolini in silicone potrebbero rappresentare un'alternativa efficace e più sostenibile rispetto ai tradizionali modelli in plastica e nylon, ma restano ancora poco studiati e scarsamente diffusi. È quanto emerge da una revisione della letteratura pubblicata su PLOS Global Public Health, che analizza le evidenze disponibili su questo strumento di igiene orale, evidenziandone potenzialità e limiti.

L'analisi, basata su dieci studi peer-reviewed selezionati attraverso cinque database internazionali, indica che gli spazzolini in silicone sono generalmente comparabili a quelli tradizionali nella rimozione della placca, uno dei principali obiettivi dell'igiene orale quotidiana.

In diversi contesti, inclusi studi clinici su adulti e bambini, le prestazioni risultano simili a quelle degli spazzolini con setole in nylon, mentre in alcuni casi specifici - come l'uso di spazzolini a dito in silicone - si osservano anche risultati migliori rispetto a pratiche alternative come la pulizia con le dita.

Sicurezza gengivale e vantaggi per le popolazioni fragili

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la sicurezza per i tessuti gengivali. Le setole in silicone, più morbide e flessibili, sono associate a un minor rischio di abrasioni dentali e traumi gengivali rispetto ai materiali convenzionali, soprattutto in caso di tecniche di spazzolamento scorrette o in soggetti con tessuti sensibili.

Alcuni studi sperimentali suggeriscono inoltre un possibile effetto benefico sulla proliferazione cellulare gengivale, indicando un potenziale ruolo anche nella salute parodontale. La revisione evidenzia anche come queste caratteristiche rendano gli spazzolini in silicone particolarmente adatti a specifiche popolazioni, tra cui bambini, anziani e persone con ridotta manualita' o sensibilita' orale. In questi gruppi, la combinazione di morbidezza, flessibilita' e facilita' d'uso potrebbe migliorare l'aderenza alle pratiche di igiene orale e ridurre il rischio di lesioni. Allo stesso tempo, alcune soluzioni tecnologiche - come gli spazzolini automatici con setole in silicone - mostrano risultati meno efficaci, suggerendo che il design del dispositivo rimane un fattore determinante.

Impatto ambientale

Sul fronte ambientale, gli spazzolini in silicone mostrano un profilo potenzialmente più sostenibile. Analisi di ciclo di vita indicano una riduzione media dell'impatto ambientale rispetto ai modelli in nylon, grazie alla maggiore durata del materiale e alla possibilità di ridurre i rifiuti. Il tema è particolarmente rilevante considerando che, solo negli Stati Uniti, vengono gettati ogni anno circa un miliardo di spazzolini, contribuendo in modo significativo all'inquinamento da plastica.

Nonostante questi risultati promettenti, gli autori sottolineano che le evidenze disponibili restano limitate e eterogenee, con pochi studi clinici di alta qualità e una forte variabilità nei disegni sperimentali. Inoltre, mancano dati su aspetti cruciali come l'accettazione da parte degli utenti, i costi, e l'effettiva implementazione su larga scala, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, dove il carico delle malattie orali è più elevato.

Nel complesso, la revisione suggerisce che gli spazzolini in silicone rappresentano una soluzione promettente per migliorare la salute orale globale, combinando efficacia clinica, sicurezza e sostenibilita' ambientale. Tuttavia, per valutarne pienamente il potenziale saranno necessari ulteriori studi, in particolare trial clinici e ricerche sull'adozione nei diversi contesti socioeconomici, al fine di capire se possano diventare una reale alternativa agli strumenti attualmente piu' diffusi.



Wed, 22 Apr 2026 23:13:00 GMT
Salute
Sordità ereditaria: una sola dose di terapia genica per tornare a sentire

AGI - Una singola somministrazione di terapia genica è in grado di ripristinare l'udito nella maggior parte dei pazienti affetti da una rara forma di sordità genetica congenita, con effetti che durano fino a due anni e mezzo. È quanto emerge da uno studio clinico multicentrico pubblicato su Nature e coordinato da Zheng-Yi Chen del Mass General Brigham insieme a Yilai Shu.

La più ampia sperimentazione sul gene OTOF

La sperimentazione, la più ampia finora condotta su una terapia genica per la sordità ereditaria, ha coinvolto 42 pazienti tra meno di un anno e oltre 30 anni di età , trattati in otto centri in Cina. Il trattamento, basato sull'introduzione di una copia funzionante del gene OTOF tramite un vettore virale innocuo, ha portato a un miglioramento dell'udito in circa il 90% dei partecipanti, spesso già nelle prime settimane dopo l'intervento, con progressi che continuano nel tempo.

Come funziona la cura per la sordità

La mutazione del gene OTOF è responsabile della cosiddetta DFNB9, una forma di sordità autosomica recessiva presente fin dalla nascita. Il gene codifica per la proteina otoferlina, essenziale per la trasmissione dei segnali sonori dalle cellule dell'orecchio interno al cervello. In assenza di questa funzione, i pazienti presentano una sordità grave o completa.

La terapia sperimentale mira a correggere direttamente il difetto genetico, fornendo alle cellule una versione funzionante del gene attraverso una singola iniezione nell'orecchio interno.

Risultati sul linguaggio

I risultati mostrano non solo un recupero dell'udito, ma anche un miglioramento della percezione del linguaggio e delle capacità comunicative. I benefici sono risultati particolarmente marcati nei bambini più piccoli e nei pazienti con condizioni strutturali dell'orecchio interno più favorevoli. I soggetti trattati in entrambe le orecchie hanno inoltre registrato punteggi linguistici più elevati rispetto a quelli trattati unilateralmente. Anche tra gli adulti, tradizionalmente esclusi da studi simili, si sono osservati miglioramenti, sebbene più contenuti. 

Sicurezza e prospettive future

Dal punto di vista della sicurezza, non sono stati registrati effetti collaterali gravi correlati al trattamento durante il periodo di follow-up, che ha raggiunto i 2,5 anni, il più lungo finora documentato per questo tipo di approccio. Circa il 10% dei partecipanti non ha invece mostrato una risposta significativa, un aspetto che i ricercatori intendono approfondire in studi futuri.

Secondo gli autori, questi risultati consolidano le evidenze emergenti sull'efficacia della terapia genica nelle forme di sordità monogenica e aprono la strada a una possibile applicazione più ampia in ambito clinico.

"È straordinario vedere pazienti passare da una condizione di sordità completa alla capacità di percepire i suoni e sviluppare il linguaggio", ha spiegato Chen. La ricerca rappresenta un passo importante verso trattamenti risolutivi per le forme genetiche di perdita uditiva, che rappresentano fino al 60% dei casi di sordità alla nascita.

Il team sta ora lavorando per estendere questo approccio ad altre mutazioni genetiche e per avviare nuove sperimentazioni, anche negli Stati Uniti, con l'obiettivo di rendere queste terapie accessibili a una popolazione più ampia di pazienti.



Wed, 22 Apr 2026 02:50:00 GMT
Salute
Ora legale: contrordine, nessun rischio per la salute

AGI - Le conclusioni di uno studio del 2025 che collegava il cambio stagionale dell'ora a gravi rischi per la salute sarebbero il risultato di un errore metodologico e non di evidenze reali. È quanto sostengono Jose' Maria Martin Olalla (Universidad de Sevilla) e Jorge Mira Pe'rez (Universidad de Santiago de Compostela) in una lettera pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Il riesame del modello originale

I due ricercatori hanno riesaminato il modello utilizzato nello studio originale, firmato da Lara Weed e Jamie M. Zeitzer della Stanford University, che associava il cambio dell'ora a effetti negativi come infarti, ictus e obesità .

L` errore nel calcolo del ritmo circadiano

Secondo i nuovi autori, il problema risiede nel modo in cui sono stati calcolati gli aggiustamenti del ritmo circadiano rispetto al ciclo giorno-notte. "Quello che è stato interpretato come evidenza scientifica contro il cambio di ora si rivela un'illusione matematica", affermano Marti'n Olalla e Mira, evidenziando che il modello somma sempre valori assoluti degli aggiustamenti giornalieri senza considerare la loro direzione.

Come nasce la distorsione dei dati

Questo approccio porta ad accumulare variazioni che nella realtà si compensano, producendo un risultato distorto. I ricercatori spiegano che i piccoli aggiustamenti quotidiani del ritmo biologico oscillano naturalmente in entrambe le direzioni e non mostrano una tendenza cumulativa.

"Il valore annuale reale di questi aggiustamenti è nullo, anche in presenza del cambio di ora", sottolinea Martin Olalla. Tuttavia, il modello originale li somma come se fossero tutti nello stesso verso, generando un effetto artificiale.

L` analogia della guida

Per chiarire il problema, Mira utilizza un'analogia: registrare tutte le correzioni del volante durante la guida come se fossero nella stessa direzione porterebbe a concludere erroneamente che il veicolo devia costantemente, quando in realtà mantiene la traiettoria.

Impatto sovrastimato sulla salute

Secondo gli autori, l'errore porta a sovrastimare l'impatto del fenomeno, attribuendo al cambio dell'ora un accumulo di circa 20 ore annue di "disallineamento", che in realta' corrisponde a variazioni giornaliere minime, pari a circa tre minuti, prive di significato epidemiologico.

La critica solleva anche dubbi sull'assenza di un nesso causale tra il modello e gli effetti sanitari osservati.

Le conclusioni dei ricercatori

"Non esiste un'ipotesi che giustifichi il collegamento tra il rumore del modello e la prevalenza di malattie", concludono i ricercatori, sostenendo che lo studio originale non puo' dimostrare benefici sanitari derivanti dall'abolizione del cambio dell'ora. Il lavoro contribuisce al dibattito scientifico su un tema di forte impatto sociale e politico, invitando a una valutazione piu' rigorosa delle evidenze prima di trarre conclusioni su possibili effetti sulla salute pubblica. 



Tue, 21 Apr 2026 23:13:00 GMT
Salute
Filtri e app, così i social cambiano la percezione di sé

AGI - I social media influenzano il modo in cui le persone percepiscono la propria immagine. A lanciare l'allarme 'digitized dysmorphia' è stata la Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse (SIDeMaST) che, in occasione del 99esimo congresso nazionale dal titolo "Innovazione e ricerca: il futuro della dermatologia", organizzato al Palacongressi di Rimini dal 21 al 24 aprile, richiama l'attenzione sull'importanza di una corretta informazione scientifica e di un uso consapevole degli strumenti digitali.

L` effetto dei filtri e delle immagini digitali

Filtri fotografici, editing digitale e immagini altamente curate contribuiscono a diffondere rappresentazioni idealizzate e irrealistiche, caratterizzate da una pelle perfetta, uniforme e apparentemente priva di difetti.

In questo contesto, la distanza tra immagine reale e digitale può favorire una percezione alterata del proprio aspetto.

Le richieste ai dermatologi

"Assistiamo sempre più frequentemente a pazienti che chiedono trattamenti per assomigliare alla versione filtrata del proprio volto o a immagini viste sui social", spiegano Maria Concetta Fargnoli, professore ordinario di Dermatologia e Venereologia e direttore scientifico dell'Istituto dermatologico San Gallicano Irccs di Roma, e Roberta Giuffrida, dermatologa e ricercatrice presso il Policlinico Universitario Gaetano Martino di Messina e membro del Consiglio direttivo della SIDeMaST.

Cos` è la social media dysmorphia

Questo fenomeno, definito in letteratura social media dysmorphia, nasce dal confronto continuo con immagini digitalmente modificate che non rappresentano la realtà . In dermatologia si parla anche di digitized dysmorphia, un termine più ampio che descrive l'insoddisfazione legata alla discrepanza tra immagine reale e digitale di se stessi, amplificata dall'uso di filtri, applicazioni di editing e piattaforme video.

I casi di Snapchat e Zoom dysmorphia

Non a caso sono stati coniati termini come 'Snapchat dysmorphia' o 'Zoom dysmorphia', che descrivono la tendenza di alcuni pazienti a desiderare un aspetto simile alle proprie immagini filtrate o alle versioni alterate osservate durante le videochiamate.

"Il rischio - aggiungono le esperte - è che il paziente insegua un'immagine irrealistica di se', dimenticando che la pelle reale ha caratteristiche biologiche, cliniche e individuali che devono sempre essere rispettate". 



Tue, 21 Apr 2026 01:00:00 GMT
Salute
Cannabis in adolescenza, gli effetti sul cervello dei giovani

AGI - L'uso di cannabis durante l'adolescenza è associato a uno sviluppo più lento delle capacità cognitive, con progressi ridotti in memoria, attenzione e velocità di elaborazione e un peggioramento della memoria nel tempo.

È quanto emerge dallo studio guidato da Natasha Wade, del Department of Psychiatry della University of California San Diego School of Medicine, pubblicato sulla rivista Neuropsychopharmacology.

I dati analizzati

La ricerca, basata su oltre 11.000 partecipanti coinvolti nell'Adolescent Brain Cognitive Development (ABCD) Study, il più ampio studio longitudinale sullo sviluppo cerebrale nei giovani negli Stati Uniti, ha seguito bambini dai 9-10 anni fino ai 16-17 anni, monitorando prestazioni cognitive e uso di sostanze.

Lo studio e i dati analizzati

Per una valutazione più accurata dell'esposizione alla cannabis, i ricercatori hanno integrato le dichiarazioni dei partecipanti con analisi biologiche su capelli, urine e saliva, in grado di rilevare l'assunzione di sostanze anche a distanza di mesi. I risultati mostrano che, su diverse abilità cognitive tra cui memoria, linguaggio, attenzione e velocità di elaborazione gli adolescenti che fanno uso di cannabis presentano una crescita più limitata rispetto ai coetanei.

In alcuni casi, questi ragazzi partivano da livelli simili o leggermente superiori in età più giovane, ma con l'avanzare dell'età e l'inizio del consumo di cannabis, il loro sviluppo tende a stabilizzarsi, mentre quello dei pari continua a migliorare.

Il ruolo del THC

"L'adolescenza è una fase critica per lo sviluppo del cervello, e osserviamo che i giovani che iniziano a usare cannabis non migliorano allo stesso ritmo dei loro coetanei", spiega Wade. "Queste differenze possono sembrare inizialmente modeste, ma nel tempo possono influire su apprendimento, memoria e funzionamento quotidiano".

Un'analisi più dettagliata ha evidenziato che il tetraidrocannabinolo (THC), principale componente psicoattivo della cannabis, è probabilmente il fattore responsabile degli effetti osservati: nei partecipanti con evidenza di esposizione a THC si riscontra un peggioramento della memoria nel tempo, mentre ciò non emerge nei soggetti esposti a cannabidiolo (CBD), sebbene questo sottogruppo sia più limitato.

Limiti dello studio e prospettive

"I risultati indicano il THC come probabile motore dei cambiamenti osservati e mostrano quanto possano essere complessi i prodotti a base di cannabis", aggiunge la ricercatrice. Gli autori sottolineano che lo studio non dimostra un rapporto causale diretto, ma tiene conto di numerosi fattori potenzialmente confondenti, tra cui contesto familiare, salute mentale, uso di altre sostanze e prestazioni cognitive pregresse.

Anche se le differenze osservate sono relativamente contenute, in una fase di sviluppo rapido come l'adolescenza possono avere ricadute significative sul rendimento scolastico e sulla vita quotidiana. Il team continuerà a seguire i partecipanti per valutare gli effetti a lungo termine e comprendere meglio il ruolo del momento e della frequenza di utilizzo. I ricercatori evidenziano infine che posticipare l'uso di cannabis può favorire uno sviluppo cerebrale più sano, soprattutto in un contesto di crescente diffusione e disponibilità di questi prodotti.



Mon, 20 Apr 2026 23:22:00 GMT
Salute
Psicoterapia e IA, le sette regole per l` uso

AGI - L'Intelligenza Artificiale (IA) non è un nuovo terapeuta. È uno strumento che può rafforzare l'ecosistema della cura, a condizione di restare sotto responsabilità professionale umana, al servizio della relazione terapeutica e della dignità della persona.

Il ruolo dell` IA nella psicoterapia

In psicoterapia, la tecnologia è eticamente e deontologicamente legittima solo nella misura in cui resta al servizio della relazione, della responsabilità e della dignità della persona. Questa la tesi centrale del "Manifesto sulla salute mentale e l'Intelligenza Artificiale" a cura del Comitato Direttivo della Consulta delle Scuole Italiane di Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale, che si presenta oggi a Roma nell'ambito del Convegno nazionale "Intelligenza Artificiale e Psicoterapia, organizzato dalla stessa Consulta in collaborazione con l'Universita' Pontificia Salesiana.

Evidenze scientifiche e limiti

Il Manifesto individua limiti e possibilità dell'IA nell'ambito terapeutico soffermandosi in particolare sulle evidenze empiriche. A tal proposito la letteratura scientifica mostra che chatbot e agenti conversazionali producono riduzioni dei sintomi ansiosi e depressivi nel breve periodo, soprattutto in contesti sub-clinici. Gli effetti pero' tendono a non mantenersi nel tempo: i tassi di abbandono sono elevati, i follow-up brevi, i benefici profondi rari.

Chi beneficia maggiormente

I profili di pazienti che traggono maggiore beneficio dall'IA sono quelli con disagio lieve-moderato o con barriere all'accesso ai servizi tradizionali. Per pazienti con bisogni clinici complessi, la psicoterapia relazionale rimane superiore.

I sette principi del Manifesto

Sulla base di questi risultati e sulla base di un'analisi anche delle questioni giuridiche in campo - come quelle legate alla privacy - il Manifesto indica sette assi operativi fondamentali:

  • 1) supervisione clinica continua, specialmente con adolescenti e anziani;
  • 2) trasparenza e spiegabilita' degli strumenti utilizzati;
  • 3) protezione rigorosa dei dati di salute mentale
  • 4) monitoraggio degli esiti a lungo termine;
  • 5) contrasto ai bias algoritmici per garantire equita' nell'accesso
  • 6) formazione critica dei professionisti
  • 7) consenso informato autentico, continuo e revocabile

"Nel loro insieme - si legge nel Manifesto - questi principi delineano una direzione chiara: l'Intelligenza artificiale non deve essere pensata come un nuovo terapeuta, ma come un possibile strumento all'interno di ecosistemi di cura umani, responsabili e regolati". 



Mon, 20 Apr 2026 11:01:54 GMT
Salute, Komposer
Celiachia: verso una diagnosi senza biopsia anche per gli adulti

AGI - La diagnosi di celiachia senza biopsia, già adottata nei bambini, potrebbe essere estesa anche agli adulti selezionati, grazie a nuovi criteri clinici e biomarcatori. Lo evidenziano i dati presentati da Fabiana Zingone, Università di Padova e Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE), nell'ambito del Congresso nazionale delle Malattie Digestive promosso da FISMAD.

Le nuove linee guida europee del 2025

Introducono per la prima volta la possibilità di una diagnosi "biopsy-free" anche negli adulti sotto i 45 anni, privi di sintomi di allarme e seguiti in centri di riferimento, a condizione che i livelli di anticorpi anti-transglutaminasi IgA superino di oltre dieci volte il valore normale e siano confermati da un secondo test. Questo approccio, già consolidato in età pediatrica, potrebbe semplificare significativamente il percorso diagnostico per molti pazienti. Parallelamente, la ricerca sta individuando nuovi biomarcatori utili a migliorare l'accuratezza diagnostica.

La dieta senza glutine

Tra questi, il rilascio di interleuchina-2 (IL-2) nel sangue subito dopo l'esposizione al glutine potrebbe rappresentare uno strumento promettente sia per la diagnosi sia per il monitoraggio dei pazienti già in dieta senza glutine. Secondo gli esperti, questo indicatore potrebbe anche contribuire a chiarire le soglie minime di glutine in grado di attivare la risposta immunitaria. Sul fronte terapeutico, la dieta senza glutine resta l'unico trattamento approvato, ma circa un paziente su cinque continua a manifestare sintomi nonostante l'aderenza al regime alimentare.

Per questo motivo sono in corso studi su nuove terapie complementari, tra cui farmaci in grado di interferire con la transglutaminasi, modulare la risposta immunitaria o agire su specifiche citochine coinvolte nel processo infiammatorio. Queste strategie, ancora in fase preliminare, potrebbero affiancare in futuro la dieta. In Italia, la gestione della celiachia si accompagna a importanti novità sul piano della prevenzione.

La legge 130 del 2023

Ha introdotto per primo al mondo lo screening neonatale per celiachia e diabete di tipo 1, dopo una fase pilota in diverse regioni. L'estensione a livello nazionale è prevista nel corso del 2026, con l'obiettivo di individuare precocemente i casi non diagnosticati. Secondo i dati del Ministero della Salute, le diagnosi in Italia sono circa 280 mila, ma rappresentano meno della metà dei casi stimati.

"Più della metà dei celiaci resta ancora sommersa", sottolinea Rossella Valmarana, presidente dell'Associazione Italiana Celiachia (AIC), evidenziando la necessità di rafforzare gli strumenti di individuazione precoce. Accanto allo screening, sono state introdotte misure per migliorare l'accesso alle cure, come la digitalizzazione e la validità nazionale dei buoni per l'acquisto di prodotti senza glutine, oltre a fondi dedicati all'informazione. Secondo la senatrice Elena Murelli, l'obiettivo è ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire uniformità nell'assistenza. Gli esperti sottolineano infine l'importanza di una corretta informazione per contrastare le false credenze sulla dieta senza glutine e migliorare la qualità della vita dei pazienti, anche attraverso iniziative di aggiornamento scientifico e campagne di sensibilizzazione.



Thu, 16 Apr 2026 23:17:00 GMT
Salute
Cibi ultraprocessati: il rischio obesità nei giovani sale oltre il 60%

AGI - Un elevato consumo di cibi ultraprocessati è associato a un rischio significativamente maggiore di sovrappeso e obesità negli adolescenti, con probabilità aumentata fino al 63%. Lo evidenzia uno studio guidato da Mekuriaw Nibret Aweke della University of Gondar (Etiopia), pubblicato sulla rivista PLOS One, basato su una revisione sistematica e meta-analisi di 23 studi condotti su circa 155.000 giovani tra i 10 e i 19 anni in diversi Paesi.

Un rischio in aumento nelle ricerche più recenti

I risultati mostrano inoltre che nelle ricerche più recenti l'associazione risulta ancora più marcata, superando il doppio del rischio nei consumatori più elevati. L'analisi ha incluso studi osservazionali realizzati tra il 2008 e il 2025 in 16 Paesi di Africa, Asia, Europa, Nord e Sud America.

Come è stata condotta l` analisi

I ricercatori hanno confrontato i livelli di consumo di alimenti ultraprocessati prodotti industriali ricchi di zuccheri aggiunti, sale, grassi non salutari e additivi con gli esiti relativi al peso corporeo. Complessivamente, i dati indicano che gli adolescenti con maggiore assunzione di questi alimenti presentano un odds ratio di 1,63 (intervallo di confidenza 95%: 1,36-1,95) rispetto a chi ne consuma meno.

I dati: associazione confermata a livello globale

Le analisi per sottogruppi mostrano che gli studi pubblicati nel 2024 e 2025 riportano valori ancora più elevati (OR 2,09), suggerendo un rafforzamento del legame parallelamente alla crescente diffusione globale di questi prodotti nella dieta giovanile. L'associazione positiva è risultata coerente in tutte le aree geografiche considerate.

I rischi per la salute nel lungo periodo

Il sovrappeso e l'obesità in età adolescenziale sono noti fattori di rischio per condizioni croniche come diabete di tipo 2, ipercolesterolemia, ipertensione e sindrome metabolica.

"Un maggiore consumo di alimenti ultraprocessati è collegato a un aumento sostanziale del rischio di sovrappeso e obesità negli adolescenti, evidenziando la necessità di interventi precoci sulla dieta", osservano gli autori, sottolineando anche che migliorare l'alimentazione in questa fase della vita è cruciale per la salute futura e per contenere i costi sanitari legati all'obesità .

I limiti dello studio

Gli autori precisano tuttavia che, trattandosi di studi osservazionali, non è possibile stabilire un rapporto causale diretto. Inoltre, esistono differenze tra gli studi nelle modalità di misurazione sia del consumo di alimenti ultraprocessati sia degli indicatori di obesità . Secondo i ricercatori, le politiche di sanità pubblica dovrebbero puntare a ridurre il consumo di questi alimenti tra i giovani attraverso educazione nutrizionale, interventi normativi e promozione di diete basate su cibi meno processati e più ricchi di nutrienti. 



Wed, 15 Apr 2026 02:06:00 GMT
Salute, Komposer
Svolta per l'Alzheimer: diagnosi precoce con un test del sangue

AGI - Un semplice esame del sangue può prevedere la progressione della malattia di Alzheimer anni prima della comparsa dei sintomi o dei cambiamenti rilevabili tramite scansione cerebrale. A suggerirlo uno studio, pubblicato sulla rivista 'Nature Communications', condotto dagli scienziati del Mass General Brigham Neuroscience Institute e del Broad Institute presso il Massachusetts Institute of Technology.

Lo studio e i partecipanti

Il team, guidato da Hyun-Sik Yang, ha seguito 317 anziani cognitivamente sani partecipanti all'Harvard Aging Brain Study (Habs) per una media di otto anni. I partecipanti, di età compresa tra 50 e 90 anni, sono stati sottoposti a esami del sangue per la misurazione della proteina tau fosforilata 217 (pTau217), a ripetute scansioni Pet per amiloide e tau e a test cognitivi a lungo termine.

Gli obiettivi della ricerca

I ricercatori hanno esaminato se i livelli basali e le variazioni dei livelli di pTau217 fossero predittivi del futuro accumulo di amiloide, dell'accumulo di tau (l'accumulo anomalo di proteine tau mal ripiegate all'interno dei neuroni cerebrali) e del declino cognitivo.

I risultati

Gli scienziati hanno scoperto che livelli più elevati di pTau217 predicevano un accumulo più rapido della patologia, anche se le scansioni cerebrali apparivano normali. È importante sottolineare che i partecipanti con bassi livelli di pTau217 all'inizio dello studio avevano una probabilità molto bassa di accumulare quantità significative di beta-amiloide nelle loro scansioni Pet nel corso di molti anni di follow-up.

Le prospettive

Questo approccio consentirebbe diagnosi più semplici e precoci. "Abbiamo scoperto - spiega Yang - che la proteina pTau217 può essere rilevata anni prima, ben prima che appaiano anomalie evidenti nelle scansioni Pet per l'amiloide. È ovviamente troppo presto per raccomandare il test a livello clinico, ma speriamo che i nostri risultati possano servire come strumento di screening scalabile per le sperimentazioni cliniche volte alla prevenzione della malattia di Alzheimer". 



Sat, 11 Apr 2026 09:15:04 GMT
Salute, Komposer
Nuovi geni legati alla SLA: svolta dalla ricerca

AGI - Uno studio internazionale a cui hanno partecipato anche l'Università Statale di Milano, l'Irccs Istituto Auxologico Italiano e il Centro Dino Ferrari, ha individuato nuove varianti genetiche rare che potrebbero essere associate a un rischio maggiore di sviluppare la Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla).

Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Nature Genetics.

Il ruolo della genetica nella malattia

La Sla può avere una componente genetica e si ritiene che, in molti casi, il rischio sia influenzato da varianti genetiche rare, spesso con effetti non completamente determinanti.

Un ampio studio su dati genetici

Per studiare queste varianti, i ricercatori hanno analizzato uno dei più ampi dataset di sequenziamento dell'esoma (cioè la parte di DNA che attraverso appositi test permette di diagnosticare malattie genetiche rare o complesse) disponibili ad oggi, comprendente 13.138 persone con SLA e 69.775 controlli, con una successiva analisi di conferma su 4.781 pazienti e 130.928 controlli.

Lo studio è frutto della collaborazione di numerosi gruppi di ricerca internazionali, a cui hanno partecipato anche Vincenzo Silani, docente della Statale di Milano e direttore del Dipartimento di Neuroscienze/Laboratorio di Neuroscienze dell'Irccs Istituto Auxologico Italiano, assieme a Nicola Ticozzi, professore associato di Neurologia dell'ateneo milanese e direttore della U.O. di Neurologia di Auxologico, entrambi del Centro Dino Ferrari. "L'analisi congiunta dei dati provenienti da 22 coorti ha permesso di ottenere risultati solidi e confrontabili" spiega Ticozzi.

I risultati: geni confermati e nuovi candidati

"I dati confermano in gran parte le conoscenze già acquisite sulla genetica della SLA e suggeriscono anche nuovi possibili geni associati alla malattia. In particolare, i geni YKT6 e ARPP21 - continua - mostrano associazioni significative sia nella fase iniziale dello studio sia in quella di conferma. Altri geni, tra cui KNTC1, HTR3C e GBGT1, risultano di interesse ma richiedono ulteriori studi per essere meglio compresi".

Nuove ipotesi sui meccanismi biologici

Silani aggiunge: "L'analisi evidenzia inoltre un possibile coinvolgimento di geni legati ai processi di splicing dell'RNA e segnala alcuni geni candidati, come CAPN2, UNC13C, KIF4A e TTC3, che condividono caratteristiche con geni gia' noti nella SLA. Questi risultati contribuiscono a migliorare la comprensione dei meccanismi biologici della malattia, ma non hanno al momento un impatto diretto sulla pratica clinica".

Lo studio rafforza l'idea che la SLA sia una malattia geneticamente complessa, in cui diversi fattori contribuiscono al rischio individuale. La partecipazione a grandi studi collaborativi internazionali come quello pubblicato ora, secondo i ricercatori, e' fondamentale per progredire nella comprensione della malattia e, nel lungo periodo, per favorire lo sviluppo di nuove strategie diagnostiche e terapeutiche. 



Fri, 10 Apr 2026 02:30:00 GMT
Salute
Rischio tumori più alto per quelli che non si sono mai sposati

AGI - Gli adulti che non si sono mai sposati presentano un rischio significativamente più elevato di sviluppare tumori rispetto a chi è o è stato sposato. È quanto emerge da un ampio studio statunitense su oltre 4 milioni di casi, guidato da Paulo Pinheiro presso la University of Miami Miller School of Medicine e pubblicato su Cancer Research Communications. L'analisi, basata su dati raccolti tra il 2015 e il 2022 in 12 Stati Usa, ha confrontato l'incidenza dei tumori tra persone mai sposate e persone sposate, divorziate o vedove.

I risultati mostrano un aumento del rischio per quasi tutti i principali tipi di cancro, con differenze particolarmente marcate per quelli prevenibili, come i tumori legati a infezioni, fumo e fattori riproduttivi. In termini quantitativi, gli uomini che non si sono mai sposati risultano circa il 70% più a rischio rispetto agli uomini sposati, mentre per le donne il rischio è più alto dell'85% rispetto alle donne che sono o sono state sposate. In alcuni casi specifici, le differenze sono ancora più evidenti: ad esempio, tra gli uomini mai sposati il tasso di tumore anale è circa cinque volte superiore, mentre tra le donne mai sposate il tumore cervicale è quasi tre volte più frequente.

Fattori che influenzano il rischio

Secondo gli autori, queste differenze potrebbero riflettere fattori come maggiore esposizione a infezioni (ad esempio HPV), minore accesso a screening e prevenzione, oppure differenze negli stili di vita. Per alcuni tumori femminili, come quello ovarico o endometriale, potrebbe giocare un ruolo anche la maternità , più comune tra le persone sposate. "Questi risultati suggeriscono che fattori sociali come lo stato civile possono rappresentare importanti indicatori del rischio di cancro a livello di popolazione", spiega Pinheiro.

Associazione e prevenzione

Tuttavia, i ricercatori sottolineano che lo studio mostra un'associazione e non un rapporto di causa-effetto: sposarsi non "protegge" direttamente dal cancro. Il coautore Frank Penedo evidenzia che il dato può essere utile per la prevenzione: le persone non sposate dovrebbero prestare maggiore attenzione ai fattori di rischio, aderire agli screening e mantenere controlli regolari. Lo studio conferma inoltre che il matrimonio è già associato a diagnosi più precoci e migliori esiti clinici, probabilmente grazie a reti di supporto sociale più solide, maggiore stabilità economica e migliore aderenza alle terapie. Le associazioni risultano più forti nelle persone sopra i 50 anni e variano anche in base a sesso e gruppo etnico. Ad esempio, gli uomini neri non sposati mostrano i tassi più elevati, mentre tra gli uomini neri sposati si osservano tassi inferiori rispetto agli uomini bianchi sposati, suggerendo un possibile effetto protettivo particolarmente marcato del matrimonio in alcuni gruppi.

Limiti dello studio e prospettive future

Tra i limiti, gli autori segnalano che fattori come stile di vita e integrazione sociale possono influenzare sia la probabilità di sposarsi sia il rischio di cancro. Inoltre, lo studio non include persone non sposate ma in relazioni stabili. Nel complesso, il lavoro indica che lo stato civile può essere un importante indicatore di rischio da considerare nelle strategie di prevenzione oncologica, anche se saranno necessari ulteriori studi per chiarire i meccanismi alla base di questa associazione.



Wed, 08 Apr 2026 09:26:33 GMT
Salute, Komposer
Celiachia, perché il bacio non trasmette il glutine

AGI - Il glutine può essere trasferito attraverso un bacio, ma in quantità  molto basse e generalmente sicure, ulteriormente riducibili con semplici accorgimenti. È il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista Gastroenterology, condotto da un team di ricercatori guidato da Anne R. Lee della Columbia University, che ha quantificato per la prima volta il trasferimento di glutine tra partner durante un bacio.

Cos'è la celiachia

La celiachia è una malattia autoimmune che interessa circa l'1% della popolazione e richiede una dieta rigorosamente priva di glutine per evitare danni intestinali. La possibilità di esposizioni accidentali, anche in contesti sociali o relazionali, rappresenta una fonte di ansia per molti pazienti. Per indagare questo aspetto, i ricercatori hanno coinvolto 10 coppie composte da un partner celiaco e uno non celiaco. Lo studio ha valutato il trasferimento di glutine attraverso baci con scambio di saliva, dopo che il partner non celiaco aveva consumato 10 cracker contenenti glutine.

Sono stati testati due scenari

Uno con un intervallo di cinque minuti prima del bacio e un altro in cui il partner non celiaco beveva circa 120 millilitri d'acqua subito dopo aver mangiato. I risultati indicano che nel 90% dei campioni analizzati i livelli di glutine nella saliva erano inferiori a 20 parti per milione (ppm), soglia considerata sicura per i prodotti "gluten free". Solo due casi su venti hanno superato questo limite, ma anche in queste situazioni la quantità totale ingerita è risultata trascurabile. Inoltre, nessun campione ha superato i 20 ppm quando il partner non celiaco aveva bevuto acqua prima del bacio.

In circa il 60% dei casi, i livelli di glutine erano addirittura non rilevabili (inferiori a 5 ppm). Questo suggerisce che semplici misure preventive possono ridurre ulteriormente il rischio. Questi dati offrono indicazioni rassicuranti per le persone con celiachia, mostrando che il rischio di esposizione attraverso il bacio e' molto limitato. I risultati contribuiscono a ridimensionare alcune preoccupazioni legate alla vita quotidiana e alle relazioni interpersonali, fornendo una base scientifica per raccomandazioni pratiche.



Wed, 08 Apr 2026 03:51:42 GMT
Salute, Komposer
Nuovi anticorpi monoclonali contro il morbillo

AGI - Nuovo passo avanti nello sviluppo di terapie contro il morbillo: il Vanderbilt Center for Antibody Therapeutics ha firmato un accordo con Saravir Biopharma per sviluppare anticorpi monoclonali umani destinati alla prevenzione e al trattamento dell'infezione.

L'intesa riguarda anticorpi isolati nel laboratorio di James Crowe Jr., esperto internazionale nello studio di patogeni virali.

L'aumento dei casi in Usa tra il 2025 e il 2026

L'iniziativa arriva in un contesto di crescente preoccupazione sanitaria. Dopo anni di controllo grazie ai vaccini, i casi di morbillo stanno tornando ad aumentare: negli Stati Uniti sono stati registrati oltre 2.200 casi nel 2025 e più di 1.500 nei primi mesi del 2026.

Una soluzione per i soggetti fragili

Il virus, altamente contagioso, rappresenta un rischio significativo soprattutto per persone vulnerabili, come immunodepressi e donne in gravidanza, che non possono ricevere il vaccino vivo attenuato. Secondo i dati preclinici, non ancora pubblicati, gli anticorpi sviluppati sono in grado di neutralizzare il virus e prevenire l'infezione in diversi modelli animali.

L'obiettivo è offrire una soluzione alternativa per chi non può beneficiare della vaccinazione o non sviluppa una risposta immunitaria adeguata.

Nuove strategia di difesa

La terapia dovrà ora affrontare le fasi di sperimentazione clinica sull'uomo, un percorso generalmente lungo ma che potrebbe essere accelerato alla luce dell'aumento dei casi. I ricercatori sottolineano che il vaccino resta lo strumento principale di prevenzione, ma evidenziano la necessità di affiancarlo con nuove strategie terapeutiche per contenere eventuali focolai.

Se confermati negli studi clinici, questi anticorpi potrebbero rappresentare una nuova linea di difesa contro il morbillo, contribuendo a proteggere le fasce più fragili della popolazione e a limitare la diffusione della malattia.



Wed, 08 Apr 2026 02:17:00 GMT
Salute
Il long Covid aumenta rischio di malattie cardiovascolari

AGI - Le persone con Covid-19 prolungato presentano un rischio significativamente più elevato di sviluppare malattie cardiovascolari, anche senza essere state ricoverate durante la fase acuta dell'infezione: è quanto emerge da uno studio guidato da Pia Lindberg del Karolinska Institutet, pubblicato sulla rivista scientifica eClinicalMedicine.

L'analisi, condotta su oltre 1,2 milioni di individui, evidenzia un aumento consistente di eventi cardiovascolari nel lungo periodo.

I dati: incidenza raddoppiata

Tra i circa 9mila soggetti con diagnosi di long Covid inclusi nello studio, il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari è risultato nettamente superiore rispetto alla popolazione senza la condizione. Durante un follow-up di circa quattro anni, eventi cardiovascolari si sono verificati nel 18,2% delle donne e nel 20,6% degli uomini con long Covid, contro rispettivamente l'8,4% e l'11,1% nei gruppi di controllo.

Anche dopo aver corretto i dati per fattori come età condizioni socioeconomiche e altri rischi noti, le differenze restano marcate.

Differenza di genere e patologie più frequenti

Le donne con long Covid presentano un rischio più che doppio di ricevere una diagnosi cardiovascolare rispetto alle donne senza la condizione, mentre negli uomini l'aumento del rischio è di circa un terzo. Lo studio evidenzia in particolare un aumento di aritmie cardiache e coronaropatie in entrambi i sessi. Nelle donne si osserva inoltre una maggiore incidenza di insufficienza cardiaca e malattie vascolari periferiche, mentre non è emersa una chiara associazione con l'ictus.

Monitoraggio necessario anche per i giovani

"Abbiamo rilevato che alcune patologie cardiovascolari sono più frequenti nei pazienti con long Covid, anche in individui relativamente giovani e precedentemente sani", afferma Pia Lindberg. I ricercatori sottolineano che molti pazienti con Covid prolungato non sono mai stati ospedalizzati, con il rischio che eventuali complicanze non vengano individuate tempestivamente.

"I risultati indicano la necessità i un monitoraggio più sistematico e strutturato, tenendo conto anche delle differenze di genere", aggiunge Lindberg. Il lavoro, realizzato in collaborazione con diverse istituzioni svedesi tra cui l'Università di Uppsala e l'Ospedale universitario Karolinska, evidenzia l'importanza di considerare il long Covid come un possibile fattore di rischio cardiovascolare a lungo termine, con implicazioni per la gestione clinica e la prevenzione. 



Wed, 08 Apr 2026 00:46:00 GMT
Salute
Nuovo test del sangue low cost rileva più tumori insieme

AGI - Un nuovo test del sangue a basso costo è in grado di individuare contemporaneamente diversi tipi di tumore e altre patologie analizzando il DNA circolante, aprendo la strada a una diagnosi precoce più accessibile e completa. È quanto riportato da uno studio guidato da Jasmine Zhou e Wenyuan Li della University of California Los Angeles, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Come funziona

Il metodo, denominato MethylScan, si basa sull'analisi dei pattern di metilazione del DNA libero nel sangue per rilevare segnali di malattia provenienti da diversi organi. Il test sfrutta il fatto che ogni giorno miliardi di cellule rilasciano frammenti di DNA nel flusso sanguigno. Analizzando le modifiche chimiche chiamate metilazioni, che variano tra tessuti e condizioni patologiche, i ricercatori riescono a identificare alterazioni associate a tumori e altre malattie.

A differenza di approcci precedenti basati sulla ricerca di mutazioni specifiche, questa tecnica consente una visione più ampia dello stato di salute dell'organismo. Per migliorare la precisione e ridurre i costi, il team ha sviluppato un sistema che elimina gran parte del DNA di fondo proveniente da cellule sane, arricchendo i segnali rilevanti.

Costi abbattuti sotto i 20 dollari

Questo consente di ottenere risultati accurati con una quantità ridotta di dati di sequenziamento, abbattendo significativamente i costi, stimati sotto i 20 dollari per campione. Nelle sperimentazioni su 1.061 persone, il test ha mostrato un'elevata accuratezza: con una specificità del 98%, ha identificato circa il 63% dei tumori complessivi e il 55% di quelli in fase iniziale.

Nella sorveglianza del carcinoma epatico in soggetti ad alto rischio, ha raggiunto una sensibilità prossima all'80%. Inoltre, è stato in grado di distinguere diverse malattie epatiche con un'accuratezza di circa l'85%.

Un 'radar' per la salute

Un ulteriore vantaggio è la capacità di individuare l'organo di origine del segnale patologico, facilitando i successivi accertamenti diagnostici.

Secondo gli autori, il test potrebbe funzionare come un "radar" per la salute, rilevando precocemente segnali di stress o danno negli organi. Restano necessari studi più ampi per confermare l'efficacia nella pratica clinica, ma i risultati indicano un passo significativo verso un unico esame del sangue in grado di monitorare molteplici malattie. 



Fri, 03 Apr 2026 11:58:54 GMT
Salute
A Roma il futuro dell'oncologia integrata: tra scienza, tradizione e innovazione

AGI - Si è tenuto ieri pomeriggio, all'interno della Sala Giacomo Matteotti della Camera dei Deputati, l'evento di presentazione del 12° Congresso Internazionale ARTOI e del 2° Congresso SIO Europe, in programma dall'8 al 10 maggio 2026 a Roma.

L'evento, organizzato da Fondazione ARTOI con il supporto di SIO Europe e dell'associazione La Fenice Guarire Si Può , presieduta dal Dott. Andrea Stranieri, è stato aperto e coordinato dalla dott.ssa Giusy Ciani. La sede parlamentare non era casuale: portare la medicina oncologica integrata nella Sala Matteotti della Camera dei Deputati ha voluto essere un segnale preciso di riconoscimento istituzionale per questa disciplina.

I saluti istituzionali

L' On. Paolo Trancassini, Questore della Camera dei Deputati, ha dichiarato: "È un onore per me rappresentare le istituzioni parlamentari in un evento di così grande importanza e interesse sull'oncologia integrata." Hanno inoltre fatto pervenire messaggi ufficiali di sostegno l'On. Marcello Gemmato, Sottosegretario di Stato alla Salute, l'On. Antonello Aurigemma, Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, e l'On. Flavio Cera, Presidente della I Commissione Affari Costituzionali del Consiglio Regionale del Lazio.

La rappresentanza ordinistica

Per la rappresentanza ordinistica erano presenti il Dr. Antonio Magi e il Dr. Giovanni Migliano, rispettivamente Presidente e Segretario dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Roma.

La parola al professor Massimo Bonucci

Il momento centrale è stato l'intervento del Prof. Massimo Bonucci, Presidente e Fondatore di Fondazione ARTOI, Membro della SIO (American Society for Integrative Oncology) e Direttore scientifico del Congresso. Bonucci ha illustrato la missione di ARTOI come principale punto di riferimento italiano nelle terapie oncologiche integrate, radicata in una solida rete internazionale, ringraziando i membri SIO per il lavoro condiviso. Ha quindi presentato la struttura e le tematiche del Congresso di maggio, ribadendo la ricerca scientifica come fondamento imprescindibile di ogni approccio terapeutico integrato.

Gli interventi scientifici

La sessione scientifica ha visto gli interventi dei principali esponenti del Comitato Tecnico Scientifico ARTOI, con contributi su agopuntura e tradizione cinese (Dr. Franco Cracolici), ricerca preclinica e oncologia integrata (Dott.ssa Carla Fiorentini), ematologia e terapie integrate (Dott.ssa Francesca Andreazzoli), omeopatia in oncologia (Dr. Francesco Marino) e oncologia comparata e microbiota (Dr. Alessandro Benvenuti). In collegamento dall'estero, i Co-Presidenti del Congresso Dr.ssa Nina Fuller-Shavel dal Regno Unito e Dr. Eran Ben-Arye da Israele, quest'ultimo in rappresentanza di SIO Europe IO Clinic Academy.

L'8, 9 e 10 maggio 2026 a Roma si terrà il Congresso principale, "From Ancient Wisdom to Modern Integration": tre giorni di confronto scientifico internazionale per affermare definitivamente il ruolo delle terapie integrate nella cura oncologica.



Thu, 02 Apr 2026 11:58:03 GMT
Salute, Komposer
Un cerotto elimina il melanoma senza l'intervento chirurgico

AGI - Un cerotto elastico attivato dal calore potrebbe offrire un` alternativa non invasiva alla chirurgia per il trattamento del melanoma. È quanto emerge da uno studio condotto da Xin Li, Shi Chen, Meijia Gu e Ruquan Ye, pubblicato sulla rivista ACS Nano. Il dispositivo, simile a un bendaggio, utilizza grafene prodotto con laser e arricchito con ossido di rame, inserito in un polimero flessibile.

Una volta riscaldato a circa 42 gradi Celsius

Il cerotto rilascia ioni di rame che inducono stress ossidativo nelle cellule tumorali, danneggiandone il DNA e inibendone la diffusione. Nei test di laboratorio, il sistema ha eliminato la maggior parte delle cellule di melanoma coltivate e ridotto la loro capacità di movimento. In uno studio preliminare su modelli animali, della durata di 10 giorni, il trattamento ha ridotto le lesioni tumorali fino al 97% senza danneggiare i tessuti sani circostanti. Le analisi hanno inoltre mostrato che le cellule tumorali non si erano diffuse oltre il sito originario e che non vi era accumulo di rame negli organi o nel sangue, suggerendo un buon profilo di sicurezza. Il melanoma, che si sviluppa negli strati superficiali della pelle, è tradizionalmente trattato con intervento chirurgico. Tecnologie come questa potrebbero consentire trattamenti più mirati e meno invasivi, riducendo effetti collaterali e migliorando la qualità della vita dei pazienti. Secondo i ricercatori, la combinazione tra semplicità di utilizzo, riutilizzabilità e precisione rende il cerotto una soluzione promettente per future applicazioni cliniche, anche se saranno necessari ulteriori studi per verificarne efficacia e sicurezza nell` uomo.



Thu, 02 Apr 2026 09:17:15 GMT
Salute, Komposer
Giornata mondiale dell` autismo, in Italia 1 bambino su 77 nello spettro

AGI - Come ogni anno si celebra il 2 aprile la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull` Autismo.

Gli studi internazionali indicano un aumento della prevalenza dei disturbi dello spettro autistico influenzato da diversi fattori: maggiore formazione dei medici, criteri diagnostici più inclusivi, crescente consapevolezza nella popolazione e variabili socio-economiche.

Prevalenza dell'autismo nel mondo e in Italia

Le stime più recenti riportano: 1 su 54 tra i bambini di 8 anni negli Stati Uniti; 1 su 160 in Danimarca e Svezia; 1 su 86 nel Regno Unito; 1 su 100 negli adulti in Inghilterra (pochi studi disponibili). In Italia, secondo i dati del Progetto Osservatorio per il monitoraggio dei disturbi dello spettro autistico, coordinato da Istituto Superiore di Sanità  e Ministero della Salute, la prevalenza è stimata in: 1 bambino su 77 (fascia 7-9 anni) con una maggiore incidenza nei maschi, 4,4 volte superiore rispetto alle femmine.

Cosa sono i disturbi dello spettro autistico

disturbi dello spettro autistico (Autism Spectrum Disorders, ASD) costituiscono un insieme eterogeneo di condizioni del neurosviluppo caratterizzate da: difficoltà persistenti nella comunicazione e nell` interazione sociale in diversi contesti; comportamenti, interessi o attività ristretti e ripetitivi. La sintomatologia può variare ampiamente per complessità e severità , e può modificarsi nel corso del tempo. Le persone nello spettro presentano inoltre con frequenza comorbilità neurologiche, psichiatriche e mediche, che richiedono un approccio integrato e personalizzato nella definizione degli interventi.

L'importanza della giornata mondiale

La Giornata mondiale del 2 aprile rappresenta un` occasione per ribadire la necessità di politiche inclusiveservizi adeguati e percorsi personalizzati che accompagnino le persone nello spettro autistico lungo tutto l` arco della vita.

L'impegno di Anffas e il tema 2026

L'Anffas rinnova il proprio impegno per la promozione dei diritti, della dignità  e dell` inclusione delle persone nello spettro autistico. Il tema scelto per il 2026, “Autismo e umanità : ogni vita ha valore” ( “Autism and Humanity – Every Life Has Value” ), richiama l` attenzione sul riconoscimento del valore intrinseco di ogni individuo e sulla necessità di costruire una società realmente accogliente. “Parlare di umanità  vuol dire ancora una volta mettere al centro la Persona, con i suoi desideri e le sue reali necessità , valorizzandola nella sua unicità e superando stereotipi, pregiudizi e barriere culturali” , afferma Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas. “Ribadiamo l` importanza del Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato: un diritto, non una concessione” .

Palazzo Chigi si illumina di blu

Anche quest` anno la Presidenza del Consiglio dei Ministri aderisce alla campagna di sensibilizzazione promossa dalla Fondazione Italiana per l` Autismo, illuminando di blu la facciata principale di Palazzo Chigi fino alle 23.59 di oggi, giovedì 2 aprile 2026, con una pausa nelle ore diurne. Un gesto simbolico che richiama l` attenzione pubblica sulla necessità di garantire inclusione, sostegno e pari opportunità .

Anche la facciata di Montecitorio si illuminerà di blu a partire dal tramonto di oggi.