Sat, 30 May 2026 05:45:04 GMT
Salute, Komposer
Alzheimer, dal sangue si riconosce il declino cognitivo lieve

AGI - Per la prima volta sono stati individuati biomarcatori ematici della malattia di Alzheimer associati a lievi alterazioni cognitive precoci. A riuscirci gli scienziati dell` Università della California a San Francisco, che hanno pubblicato un articolo sulla rivista The Lancet per rendere noti i risultati del proprio lavoro. Il team, guidato da Kristine Yaffe, ha coinvolto 1.350 partecipanti di età compresa tra 53 e 69 anni, valutando la correlazione tra specifici biomarcatori nel sangue e il rischio di declino cognitivo.

Secondo quanto emerso dall` indagine, il 6% della coorte presentava livelli elevati di amiloide e tau nel sangue, caratteristiche tipicamente associate alla malattia di Alzheimer. Allo stesso tempo, riportano gli autori, queste proteine erano correlate a punteggi inferiori in due aree cognitive chiave. “L` Alzheimer – afferma Yaffe – inizia anni prima della comparsa dei sintomi. Individuare la malattia precocemente significa aumentare la possibilità di intervenire sui fattori di rischio modificabili, tra cui inattività fisica e cognitiva, depressione, fumo di sigaretta e salute cardiovascolare” .

Prevenzione

Secondo le stime del gruppo di ricerca, fino al 40% dei casi di demenza potrebbe essere prevenuto intervenendo su questi comportamenti. All` inizio dello studio, i partecipanti con livelli elevati di biomarcatori mostravano una minore velocità di elaborazione delle informazioni, un parametro che misura la capacità di reagire rapidamente a stimoli in continua evoluzione, come segnali stradali o conversazioni, oltre a una ridotta funzione esecutiva, che comprende pianificazione, organizzazione e capacità di mantenere la concentrazione. Dopo cinque anni, il gruppo con livelli più alti di biomarcatori presentava un rischio da 2,5 a 4 volte maggiore di rapido declino della memoria verbale e una probabilità da 3 a 4 volte superiore di deterioramento della velocità di elaborazione.

A differenza dei metodi oggi più utilizzati per rilevare tau e amiloide, come scansioni cerebrali o analisi del liquido cerebrospinale, gli esami del sangue risultano economici e non invasivi. Questi test, precisano gli autori, devono comunque essere interpretati con cautela. “Esiste la possibilità di falsi positivi – sottolinea Yaffe – e i risultati forniscono informazioni solo sull` Alzheimer, non su altre forme di demenza. Tuttavia, per alcune persone che scoprono di avere questi biomarcatori, il test potrebbe offrire una finestra utile per avviare interventi in grado di ritardare l` insorgenza della malattia” . 



Fri, 29 May 2026 23:04:00 GMT
Salute
"Stop ai social per gli adolescenti": perché i divieti fanno più male che bene

AGI - I divieti di accesso ai social media per gli adolescenti non sono supportati da evidenze scientifiche solide e potrebbero persino comportare effetti controproducenti. E' quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Developmental Psychology e condotto dagli scienziati dell'University of California, Irvine.

Il team, guidato da Monika Neff Lind, ha raccolto e analizzato gli studi sperimentali disponibili sulle restrizioni all'uso dei social media tra i giovani. Nel dicembre 2025, l'Australia ha introdotto il divieto per i minori di 16 anni di possedere account sui social media. Francia, Grecia, Spagna, Danimarca, Malesia, Norvegia, India, Egitto, Canada, Turchia e Regno Unito stanno valutando misure simili.

Diversi esponenti politici hanno sostenuto che la letteratura scientifica dimostrerebbe i benefici della riduzione o dell'eliminazione dell'accesso ai social per gli adolescenti. Tuttavia, spiegano gli esperti, le prove disponibili non consentono ancora di stabilire quali effetti tali divieti possano avere sulla salute mentale dei giovani.

Cosa dice davvero la letteratura scientifica

"Negli esperimenti che valutano gli effetti della restrizione dei social media sul benessere - riportano gli autori - i partecipanti vengono assegnati casualmente a un gruppo che interrompe l'utilizzo dei social per un certo periodo oppure a un gruppo di controllo. Nessuno degli studi individuati includeva pero' soggetti di eta' inferiore ai 16 anni. Questo significa che non disponiamo di dati diretti sulle conseguenze di questi divieti per gli adolescenti piu' giovani".

Gli esperimenti condotti sugli adulti, aggiungono i ricercatori, mostrano effetti deboli, nulli o contrastanti, e circa il 40 per cento delle indagini analizzate ha prodotto risultati inconcludenti.

I rischi e gli effetti controproducenti dei blocchi

Secondo gli autori, esistono inoltre motivi concreti per ritenere che i divieti possano avere effetti indesiderati. In primo luogo, spiegano gli studiosi, le restrizioni pongono questioni etiche legate alla privacy e al controllo degli utenti, con il rischio di penalizzare soprattutto i gruppi piu' vulnerabili. Ad esempio, le tecnologie utilizzate per verificare l'eta' attraverso selfie caricati online possono commettere errori legati all'etnia o all'eta' degli utenti.

I giovani potrebbero inoltre perdere importanti occasioni di socializzazione e accesso a risorse informative, considerando che molti servizi e iniziative rivolti agli adolescenti vengono diffusi proprio attraverso i social media.

Chi decidesse di aggirare i divieti potrebbe poi creare account falsi o utilizzare piattaforme anonime, rinunciando cosi' ai sistemi di protezione e ai controlli parentali previsti per gli account destinati ai minori. Secondo gli studiosi, i divieti potrebbero anche aumentare i conflitti tra adolescenti e figure educative di riferimento.

Oltre i divieti: la necessità di approcci alternativi

Alla luce di queste considerazioni, gli autori sottolineano la necessita' di sviluppare approcci alternativi per migliorare il rapporto dei giovani con i social media, rafforzare i sistemi di monitoraggio per valutare il reale impatto delle restrizioni e favorire la collaborazione tra istituzioni, famiglie, ricercatori e aziende tecnologiche.

"Non possiamo risolvere la crisi della salute mentale giovanile attraverso i divieti - conclude Neff Lind - piuttosto che limitarci a proibire, dovremmo impegnarci a comprendere meglio il problema e affrontarlo in modo piu' ampio e strutturato".



Fri, 29 May 2026 09:03:31 GMT
Salute, Komposer
Il lavoro delle madri danneggia lo sviluppo dei figli? La scienza smantella il tabù sociale

AGI - Un importante contributo scientifico dell'Università di Trieste porta nuove evidenze su uno dei temi sociali più rilevanti e discussi degli ultimi anni: gli effetti del lavoro materno sullo sviluppo dei figli. La professoressa Maria Lo Bue, docente di Microeconomics e Development Economics a UniTS, è infatti coautrice insieme a Elizaveta Perova della World Bank e Sarah Reynolds della University of California, Berkeley, dello studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science "Maternal work and children's development: A review".

La ricerca affronta una questione centrale nel dibattito pubblico contemporaneo, analizzando l'impatto dell'occupazione materna su apprendimento, risultati scolastici, salute, sviluppo cognitivo e benessere socio-emotivo di bambini e adolescenti.

L'analisi scientifica su 40 anni di dati e mille studi

Partendo da oltre mille studi provenienti da economia, psicologia, medicina e altre scienze sociali, la ricerca ha selezionato 61 lavori scientifici pubblicati tra il 1980 e il 2023 che utilizzano metodi statistici in grado di identificare in modo credibile relazioni causali tra occupazione materna e sviluppo dei figli. Le autrici hanno quindi analizzato complessivamente 884 stime statistiche relative agli effetti del lavoro materno sui figli.

I risultati mostrano che, dopo le correzioni per test multipli oggi considerate una best practice nella ricerca scientifica, nell'87% dei casi gli effetti non sono statisticamente differenti da zero e che, nella maggior parte dei casi, gli eventuali effetti rilevati risultano di entità molto contenuta. Lo studio evidenzia inoltre che non emergono differenze sistematiche legate all'età dei bambini: gli effetti risultano prevalentemente nulli sia nella prima infanzia sia durante gli anni scolastici e l'adolescenza.

L'impatto positivo nei contesti socioeconomici fragili

Dalle analisi emerge però anche un elemento importante: nei contesti socioeconomici più fragili, l'occupazione materna tende più frequentemente ad avere effetti positivi, soprattutto sugli esiti cognitivi ed educativi dei figli. Benefici maggiori emergono inoltre quando il lavoro è stabile, flessibile e compatibile con i tempi di cura familiare.

"Questo studio mostra come il dibattito sul lavoro materno e sul benessere dei figli debba essere affrontato superando stereotipi e semplificazioni - commenta la professoressa Maria Lo Bue -. Le evidenze scientifiche, raccolte in oltre quarant'anni di ricerca, indicano che il lavoro delle madri, soprattutto in presenza di occupazioni di qualità e adeguati sistemi di supporto, non rappresenta un ostacolo allo sviluppo dei figli e può anzi contribuire a migliorare le opportunità delle famiglie più fragili. È fondamentale continuare a investire in politiche che favoriscano conciliazione, inclusione e pari opportunità ".

La situazione in Italia e il ruolo di UniTS nella ricerca globale

"Questo messaggio è particolarmente rilevante anche per l'Italia", aggiunge Lo Bue. "Il nostro Paese continua ad avere uno dei tassi di occupazione femminile più bassi d'Europa, soprattutto tra le donne con figli piccoli. La ricerca suggerisce che il tema centrale non sia se le madri lavorino oppure no, ma piuttosto la qualità del lavoro, la disponibilità di servizi e le condizioni che permettono alle famiglie di conciliare occupazione e cura".

Il contributo della professoressa Lo Bue conferma il ruolo dell'Università di Trieste nelle reti di ricerca internazionali dedicate allo studio dei grandi temi economici e sociali contemporanei, attraverso collaborazioni con istituzioni di primo piano come la World Bank e la University of California, Berkeley, e impegnate nella produzione di evidenze scientifiche utili al dibattito pubblico e alla definizione delle politiche sociali e del lavoro.



Wed, 27 May 2026 01:02:00 GMT
Salute, Komposer
Combattere l'infiammazione cronica da HIV a tavola: le proprietà nascoste di broccoli e cavoli

AGI - Composti naturali presenti in broccoli, cavoli e altre verdure della famiglia delle crucifere potrebbero contribuire a riparare i danni intestinali persistenti nei pazienti con HIV anche dopo anni di terapia antivirale. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista JCI Insight e coordinato dalla Tulane University, che ha individuato un possibile ruolo degli indoli alimentari nel ripristino delle difese immunitarie della mucosa intestinale compromesse dall'infezione virale. La ricerca affronta uno dei problemi ancora irrisolti nella gestione a lungo termine dell'HIV.

Sebbene le attuelles terapie antiretrovirali riescano a sopprimere efficacemente il virus e migliorare in modo significativo la sopravvivenza dei pazienti, molte persone continuano infatti a presentare danni persistenti alla barriera intestinale e uno stato di infiammazione cronica associato a complicanze cardiovascolari, metaboliche e neurologiche.

Perché l'infezione da HIV continua a danneggiare la barriera intestinale?

Lo studio, coordinato da Namita Rout del Tulane National Biomedical Research Center, ha analizzato modelli animali infettati con SIV, virus strettamente correlato all'HIV utilizzato nella ricerca sperimentale. Anche dopo trattamenti antivirali prolungati, i ricercatori hanno osservato alterazioni persistenti della barriera intestinale e disfunzioni di specifiche cellule immunitarie coinvolte nella protezione e nella riparazione dei tessuti della mucosa.

Tra le cellule maggiormente compromesse figurano le cellule T gamma delta e le cellule linfoidi innate, normalmente responsabili della produzione di molecole che regolano la comunicazione tra cellule e favoriscono il mantenimento dell'integrita' intestinale. Nei soggetti trattati queste risposte protettive risultavano ridotte insieme all'alterazione di proteine coinvolte nell'attivazione immunitaria locale.

Come agiscono gli indoli dei broccoli sul sistema immunitario?

I ricercatori hanno quindi testato la possibilita' di modulare questo meccanismo attraverso l'alimentazione. Un piccolo gruppo di animali ha ricevuto un supplemento derivato dai broccoli ricco di indoli, composti naturali presenti anche in cavoli e altre crucifere. Dopo un mese di trattamento, gli animali mostravano segnali compatibili con un miglioramento dell'integrità della barriera intestinale e modificazioni favorevoli nelle popolazioni di cellule immunitarie coinvolte nella riparazione della mucosa.

"Questo studio aiuta a comprendere meglio perché i danni intestinali e l'infiammazione cronica possano persistere anche quando il virus è ben controllato - osserva Namita Rout, associata di microbiologia e immunologia alla Tulane University - i risultati identificano una via immunitaria importante per la salute intestinale e potrebbero guidare future strategie nutrizionali per migliorare gli esiti a lungo termine delle persone che vivono con HIV".

Gli autori precisano che lo studio non dimostra l'efficacia clinica dei supplementi alimentari nei pazienti HIV positivi e che la ricerca è stata condotta su un numero limitato di animali. Tuttavia i dati suggeriscono che alcuni meccanismi biologici coinvolti nell'equilibrio intestinale possano restare modulabili anche dopo anni di terapia antivirale. Secondo i ricercatori, comprendere come alimentazione e microbiota influenzino il sistema immunitario intestinale potrebbe aprire nuove prospettive per limitare l'infiammazione cronica e migliorare la qualità di vita dei pazienti con HIV.



Tue, 26 May 2026 11:21:27 GMT
Salute, Komposer
Effetto Ozempic senza fine: scoperto il farmaco che ne prolunga i benefici e cancella lo s...

AGI - Gli effetti dei farmaci per la perdita di peso, come la semaglutide (principio attivo contenuto sia nell'Ozempic, indicato per il diabete ma usato off-label per dimagrire), potrebbero essere prolungati e ottimizzati tramite il medicinale roflumilast. Lo suggerisce uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Metabolism, condotto dagli scienziati del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK) e del National Institute of General Medical Sciences (NIGMS).

Il team, guidato da Andrew Lutas, Claire Gao e Michael Krashes, ha utilizzato un modello murino per individuare strategie efficaci per potenziare la perdita di peso indotta dagli agonisti del recettore GLP-1. Il gruppo di ricerca ha identificato processi di segnalazione intracellulare chiave legati agli effetti dimagranti dei farmaci.

Perché i farmaci per la perdita di peso si stabilizzano nel tempo?

I benefici del trattamento farmacologico della perdita di peso, spiegano gli autori, sono ben documentati. Sebbene le regioni cerebrali associate a questi effetti siano note, permangono ancora diversi interrogativi, legati soprattutto alle diverse risposte nei vari pazienti e al motivo per cui gli effetti si stabilizzano nel tempo.

Gli scienziati hanno utilizzato una tecnica di imaging a fluorescenza per esplorare l'attività intracellulare indotta dalla semaglutide nel tessuto cerebrale vivente. Inibendo o rimuovendo selettivamente diverse molecole di segnalazione intracellulare, i ricercatori sono stati in grado di identificare quali fossero le più importanti per la perdita di peso.

Come agisce il roflumilast per prolungare il dimagrimento?

Il gruppo di ricerca ha scoperto che gli effetti dimagranti del farmaco dipendevano da un aumento dei livelli della molecola di segnalazione adenosina monofosfato ciclico, o cAMP, nell'area postrema, una regione del cervello che contiene circuiti correlati all'appetito. Tuttavia, questi aumenti variavano da neurone a neurone. Allo stesso tempo, le risposte del cAMP nelle diverse cellule variavano lungo un continuum: alcune cellule hanno mantenuto livelli elevati della molecola in presenza di semaglutide, mentre altre registravano aumenti temporanei.

Inibendo l'enzima PDE4, presente in natura e responsabile della degradazione del cAMP, con il farmaco roflumilast, gli autori hanno dimostrato di poter orientare i neuroni verso una risposta prolungata. Nel complesso, i risultati suggeriscono che gli effetti dei GLP-1 potrebbero essere estesi, riducendo potenzialmente la frequenza di somministrazione di questi farmaci e contrastando i periodi di stallo riscontrati da molti pazienti. Gli autori sottolineano pero' che saranno necessari ulteriori approfondimenti per confermare i risultati e valutare gli effetti di questo potenziamento in tessuti e pazienti umani.

 



Mon, 25 May 2026 11:06:37 GMT
Salute
Leucemia mielomonocitica cronica: una nuova mappa genetica per rileggere la malattia e ori...

AGI - I risultati di uno studio internazionale pubblicati sul Journal of Clinical Oncology propongono un nuovo approccio per migliorare la gestione della Leucemia mielomonocitica cronica (CMML), una rara neoplasia del sangue caratterizzata da elevata variabilità tra i pazienti e da esiti spesso sfavorevoli. Integrando informazioni molecolari, parametri clinici e modelli computazionali avanzati, i ricercatori hanno sviluppato strumenti in grado di stimare più accuratamente l` evoluzione della malattia e supportare decisioni terapeutiche personalizzate.
Lo studio, multicentrico e su larga scala, è il risultato della collaborazione di un team internazionale che coinvolge centri di ricerca in Europa, Stati Uniti e Taiwan. Il progetto è stato ideato e coordinato da Humanitas, che integra attività clinica, ricerca in ambito oncoematologico e approcci avanzati di intelligenza artificiale, sotto la guida di Matteo Giovanni Della Porta, responsabile di Leucemie dell` IRCCS Istituto Clinico Humanitas e professore di Humanitas University. Hanno contribuito allo studio Saverio D` Amico, ingegnere biomedico e data scientist presso Humanitas AI Center, impegnato nello sviluppo degli strumenti di analisi dei dati e, come primo autore, Luca Lanino, ematologo presso la Yale School of Medicine ed ex specializzando di Humanitas University.


Una malattia rara e complessa

La CMML si distingue per l` aumento dei monociti nel sangue, un tipo di globuli bianchi coinvolti nella risposta immunitaria, ed è caratterizzata da una marcata eterogeneità clinica. Colpisce prevalentemente la popolazione adulta e, in una parte dei casi, può evolvere in Leucemia mieloide acuta, una forma più aggressiva della malattia.
Il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche rappresenta a oggi l` unico trattamento potenzialmente curativo, tuttavia molti pazienti non sono candidabili a causa dell` età avanzata o della presenza di comorbidità . Le alternative farmacologiche disponibili, come gli agenti ipometilanti, offrono benefici limitati, evidenziando la necessità di strumenti prognostici più precisi e di approcci terapeutici sempre più personalizzati.


Una nuova mappa genetica della malattia

Analizzando i dati clinici e genetici di oltre 3.500 pazienti con un approccio multimodale, i ricercatori hanno identificato nove cluster molecolari, ciascuno associato a specifiche alterazioni genetiche e a differenti esiti clinici. Una parte dei pazienti (circa il 15%) ha inoltre mostrato caratteristiche sovrapposte ad altre neoplasie mieloidi, suggerendo che i confini tra queste malattie siano meno definiti di quanto ritenuto finora. «Questa nuova mappa genetica permette di descrivere la malattia in modo più preciso rispetto alle classificazioni tradizionali, offrendo uno strumento per comprendere meglio le differenze tra i pazienti e la variabilità clinica che osserviamo nella pratica», spiega il dott. Luca Lanino. «Una classificazione più accurata rappresenta la base per sviluppare strategie terapeutiche sempre più mirate».


Come cambia la valutazione del rischio

I dati raccolti hanno portato allo sviluppo dell` International CMML Prognostic Scoring System (iCPSS), un nuovo sistema prognostico che integra mutazioni genetiche, parametri ematologici e alterazioni citogenetiche, cioè anomalie dei cromosomi che contengono il DNA.
Il modello individua cinque gruppi prognostici, ciascuno con differenti probabilità di sopravvivenza complessiva e di evoluzione verso leucemia acuta, migliorando la capacità predittiva su base individuale rispetto ai sistemi precedenti. Circa il 55% dei pazienti è stato infatti riclassificato in categorie di rischio diverse. «Integrare informazioni genetiche e cliniche consente di ottenere una valutazione più precisa della prognosi e di personalizzare le decisioni terapeutiche», osserva il prof. Matteo Giovanni Della Porta. «Questo approccio permette di identificare meglio i pazienti che possono beneficiare di strategie più intensive, come il trapianto, e di pianificare il percorso di cura in modo più mirato».


Il ruolo dell` intelligenza artificiale

Un elemento innovativo dello studio è l` impiego di strumenti avanzati di analisi dei dati e modelli decisionali sviluppati attraverso tecniche di intelligenza artificiale, con il contributo dell` Humanitas AI Center, che include tra le proprie linee di ricerca lo sviluppo di Digital Twin, rappresentazioni virtuali di pazienti costruite integrando dati clinici, genomici, immagini mediche, trattamenti ed esiti, per la comprensione e la gestione in particolare delle malattie in ambito oncoematologico. In questo contesto, i ricercatori hanno implementato una piattaforma di apprendimento federato, che consente di aggiornare continuamente il modello utilizzando dati provenienti da diversi centri senza condividere direttamente informazioni sensibili dei pazienti. L` uso di dati sintetici ha inoltre permesso di simulare scenari clinici realistici, testando e validando il modello per favorirne applicazioni future.


Verso una Medicina di precisione

Nel loro insieme, queste soluzioni dimostrano come l` integrazione tra ricerca clinica, genomica e intelligenza artificiale possa supportare lo sviluppo di strumenti prognostici dinamici e aggiornabili nel tempo, con ricadute concrete sulla pratica clinica.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda infatti le strategie terapeutiche: l` adozione del modello ha modificato la pianificazione del trattamento nel 31% dei casi, con un miglioramento atteso della sopravvivenza nei pazienti idonei a terapie più intensive, come il trapianto di cellule staminali.
Complessivamente, lo studio rappresenta un risultato di rilievo internazionale e un possibile cambio di paradigma nella gestione della CMML, dimostrando come la medicina di precisione possa diventare sempre più applicabile nella pratica clinica quotidiana.



Fri, 22 May 2026 14:32:49 GMT
Salute, Komposer
Gli esperti consigliano: "Stop alle deroghe su e-cig e tabacco riscaldato"

AGI - Le sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e nicotine pouches devono essere regolati con la stessa severità del tabacco tradizionale. Basta quindi con la favola della “riduzione del danno” e con l` idea che i nuovi prodotti a base di nicotina possano restare in una zona grigia normativa e fiscale. Con questa posizione si apre la “Milan Declaration” , il documento programmatico finale presentato oggi a conclusione della European Conference on Tobacco or Health (ECToH), il principale congresso europeo dedicato alla prevenzione del tabacco e della dipendenza organizzato dalla Lilt (Lega Italiana per la lotta contro i tumori).

L` obiettivo finale della roadmap presentata a Milano è ambizioso e senza compromessi

Guidare l` Europa verso una “tobacco-free generation” entro il 2040. Il dato più preoccupante emerso durante le giornate del congresso riguarda la rapidissima diffusione dei nuovi prodotti tra i più giovani: circa 4 milioni di adolescenti europei (tra i 13 e i 15 anni) utilizzano già prodotti a base di tabacco e 4,2 milioni usano sigarette elettroniche. In molte nazioni i dispositivi elettronici stanno superando le sigarette tradizionali tra i ragazzi, complici un marketing aggressivo che sfrutta i vuoti normativi e l` impatto dell` inflazione, che ha ridotto il prezzo reale del tabacco in diversi Paesi.

“La nicotina rischia di tornare normale tra i ragazzi attraverso prodotti percepiti come innovativi, tecnologici o meno pericolosi – spiega Silvano Gallus, ricercatore dell` Istituto Mario Negri di Milano e presidente del comitato scientifico ECToH Milano 2026 – ma il rischio reale è quello di creare una nuova generazione dipendente. Per questo la Milan Declaration chiede regole europee più forti, coerenti e aggiornate rispetto ai nuovi scenari di mercato” . Non si tratta solo di salute e del fondamentale diritto all` aria pulita, ma anche di ecologia: sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e nicotine pouches (i sacchetti di nicotina) causano gravi danni agli ambienti urbani sotto forma di rifiuti plastici, mozziconi e detriti elettronici, gravando sui bilanci delle città .

L'appello alle autorità e la strategia

La Dichiarazione lancia un appello alle autorità locali, nazionali ed europee affinché adottino una strategia comune basata su alcuni punti cardine. Il primo è quello di estendere i divieti di fumo e aerosol a tutti gli spazi pubblici, sia interni sia esterni (come parchi, scuole e strutture sanitarie), per rendere i centri urbani salubri per impostazione predefinita. Il secondo punto cardine è di applicare le medesime e rigide regole a ogni categoria di prodotto, colmando i vuoti legislativi su sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e nuovi dispositivi contenenti nicotina. La terza richiesta è quella di incrementare i prezzi e le tasse su tutti i prodotti del tabacco e della nicotina non terapeutica, riducendone l` accessibilità economica in particolare tra i giovani.

Altro punto cardine è la tutela delle nuove generazioni

Proteggere i non consumatori riducendo l` attrattiva e la disponibilità dei prodotti, implementando strategie lungimiranti per garantire una futura generazione libera dalla nicotina. Gli esperti chiedono inoltre la regolamentazione della vendita al dettaglio: limitare la commercializzazione dei prodotti attraverso l` introduzione di licenze obbligatorie, criteri di zonizzazione e restrizioni sulla densità dei punti vendita. Nella “declaration” si richiede un maggiore rigore nell` applicazione e sanzioni: garantire un sistema di controllo costante, adeguatamente finanziato e supportato da sanzioni efficaci volte a scoraggiare la non conformità alle norme.

Tra i punti cardine c` è anche l` integrazione nelle politiche urbane ambientali

Inserire il contrasto al tabagismo nelle agende di sostenibilità delle città , affrontando in modo diretto l` inquinamento e la gestione dei rifiuti tossici come i mozziconi. Si chiede inoltre di investire in servizi sanitari accessibili per smettere di fumare e garantire finanziamenti stabili e privi di conflitti d` interesse alla ricerca scientifica sul tabagismo. Infine, gli esperti chiedono di blindare le politiche sanitarie e la ricerca scientifica dalle attività di lobbying dei produttori, e di promuovere misure severe e basate su solide evidenze scientifiche nella revisione delle direttive UE su tasse, prodotti e pubblicità del tabacco, eliminando ogni deroga attuale. Il congresso si è chiuso con un monito chiaro sulla necessità di agire d` anticipo per non restare indietro rispetto alle mosse delle multinazionali. “La lotta al tabacco oggi non può più riguardare soltanto le sigarette tradizionali – conclude Gallus – perché il mercato, i consumi e le strategie industriali stanno cambiando molto rapidamente. La Milan Declaration nasce proprio con l` obiettivo di aiutare l` Europa a non inseguire questi cambiamenti, ma ad anticiparli” . 



Fri, 22 May 2026 11:41:52 GMT
Salute
I disturbi mentali nel mondo sono raddoppiati in 30 anni, colpiscono 1.2 miliardi di persone

AGI - I disturbi mentali nel mondo sono quasi raddoppiati dal 1990 e oggi coinvolgono circa 1,2 miliardi di persone, diventando la principale causa globale di anni vissuti con disabilità . È quanto emerge da uno studio pubblicato su The Lancet e coordinato dall` Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) insieme all` University of Queensland, che analizza prevalenza e impatto dei disturbi mentali in 204 Paesi tra il 1990 e il 2023. La ricerca descrive il più ampio studio finora realizzato sul carico globale dei disturbi mentali e mostra come ansia e depressione rappresentino oggi una delle principali emergenze sanitarie mondiali.

Principale causa di disabilità

Secondo gli autori, i disturbi mentali sono diventati la principale causa di disabilità a livello globale, superando malattie cardiovascolari, tumori e patologie muscolo-scheletriche. Nel 2023 queste condizioni hanno causato complessivamente 171 milioni di DALYs, gli anni di vita persi per morte prematura o vissuti con disabilità , pari a oltre il 17% di tutti gli anni vissuti con disabilità nel mondo. Ansia e depressione maggiore figurano rispettivamente all` undicesimo e quindicesimo posto tra le 304 principali cause globali di malattia e lesione considerate nello studio.

I ricercatori segnalano inoltre un forte incremento osservato dopo la pandemia di Covid-19. Dal 2019 la prevalenza standardizzata della depressione maggiore è aumentata di circa il 24%, mentre i disturbi d` ansia sono cresciuti di oltre il 47%. Secondo gli autori, le conseguenze psicologiche della pandemia si sommano a fattori strutturali di lungo periodo come povertà , insicurezza sociale, violenza, abuso e riduzione delle relazioni sociali. “Questi trend crescenti possono riflettere sia gli effetti persistenti dello stress legato alla pandemia sia fattori strutturali di lungo periodo” , osserva Damian Santomauro del Queensland Centre for Mental Health Research e primo autore dello studio. “Affrontare questa sfida richiederà investimenti continui nei sistemi di salute mentale, maggiore accesso alle cure e un` azione globale coordinata per sostenere le popolazioni più a rischio” .

Adolescenti e giovani adulti

Lo studio evidenzia che il carico maggiore si concentra tra adolescenti e giovani adulti, in particolare nella fascia 15-19 anni. Secondo gli autori, questa fase della vita rappresenta un periodo cruciale per sviluppo scolastico, lavorativo e relazionale, rendendo le conseguenze dei disturbi mentali particolarmente rilevanti sul lungo periodo. “Nella fascia adolescenziale ansia e depressione diventano le principali componenti del carico di malattia mentale” , spiega Alize Ferrari, coautrice dello studio. “Si tratta di una fase critica che può influenzare profondamente istruzione, occupazione e relazioni sociali future” .

I risultati mostrano inoltre una maggiore vulnerabilità femminile

Nel 2023 circa 620 milioni di donne convivevano con almeno un disturbo mentale rispetto a 552 milioni di uomini. Le donne hanno registrato anche un carico complessivo di disabilità superiore, con 92,6 milioni di DALYs contro 78,6 milioni degli uomini. Secondo gli autori, il divario potrebbe essere legato a maggiore esposizione a violenza domestica, abusi sessuali, carichi di cura e discriminazioni strutturali di genere. Dal punto di vista geografico, il peso dei disturbi mentali è aumentato in tutte le regioni del pianeta, ma con forti differenze tra Paesi. Alcune delle incidenze più elevate sono state osservate in regioni ad alto reddito come Australasia ed Europa occidentale, con livelli particolarmente elevati nei Paesi Bassi, in Portogallo e in Australia. Incrementi significativi sono stati registrati anche nell` Africa subsahariana occidentale e in alcune aree dell` Asia meridionale.

Il problema è aggravato dalla scarsità globale di cure adeguate

Le analisi del Global Burden of Disease Study indicano che soltanto il 9% delle persone affette da depressione maggiore riceve nel mondo un trattamento minimamente adeguato, mentre in 90 Paesi meno del 5% dei pazienti ha accesso a cure appropriate. Solo pochi Stati ad alto reddito, tra cui Australia, Canada e Paesi Bassi, superano una copertura terapeutica del 30 per cento. Gli autori sottolineano quindi la necessità di aumentare investimenti e accesso ai servizi di salute mentale, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito. Lo studio conclude che senza un rafforzamento dei sistemi sanitari e delle politiche di prevenzione il peso globale dei disturbi mentali continuerà ad aumentare nei prossimi decenni.



Thu, 21 May 2026 13:00:54 GMT
Salute, Komposer
Malattie sessuali batteriche a livelli record da 10 anni in Europa

AGI - Un` impennata delle infezioni batteriche a trasmissione sessuale (IST) in tutta Europa è segnalata dagli ultimi rapporti epidemiologici annuali dell` ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie). I dati relativi al 2024 mostrano che i casi di gonorrea hanno raggiunto quota 106.331, con un incremento del 303% rispetto al 2015. I casi di sifilide sono più che raddoppiati nello stesso periodo, arrivando a 45.577.

Complicazioni in caso di mancato trattamento

La clamidia rimane l` infezione sessualmente trasmissibile (IST) più frequentemente segnalata, con 213.443 casi. Anche il linfogranuloma venereo (LGV) ha continuato a essere trasmesso, con 3.490 casi segnalati. “Le infezioni a trasmissione sessuale sono in aumento da 10 anni e hanno raggiunto livelli record nel 2024. Se non trattate, queste infezioni possono causare gravi complicazioni, come dolore cronico e infertilità e, nel caso della sifilide, problemi cardiaci o del sistema nervoso. Ancora più preoccupante è il fatto che tra il 2023 e il 2024 abbiamo assistito a un quasi raddoppio dei casi di sifilide congenita, in cui l` infezione si trasmette direttamente ai neonati, portando a complicazioni potenzialmente permanenti” , afferma Bruno Ciancio, responsabile dell` Unità Malattie a Trasmissione Diretta e Prevenibili con Vaccino ECDC.

Precauzioni

“Proteggere la propria salute sessuale rimane semplice. Usate il preservativo con partner nuovi o multipli e fatevi testare se avete sintomi come dolore, perdite o ulcere” . La sifilide congenita è un` infezione che si verifica quando il Treponema pallidum, il batterio che causa la sifilide, viene trasmesso da una persona incinta infetta al feto durante la gravidanza, principalmente tramite trasmissione transplacentare oppure, meno comunemente, attraverso l` esposizione a lesioni infettive al momento del parto. Nel 2024, sono stati segnalati 140 casi confermati di sifilide congenita provenienti da 14 paesi UE/SEE, mentre 14 altri paesi non hanno segnalato casi. Il numero di casi segnalati nel 2024 rappresenta il numero più alto di notifiche di sifilide congenita dal 2009, quando l` ECDC ha assunto il coordinamento della sorveglianza della sifilide congenita nell` UE/SEE e rappresenta quasi il doppio del numero di casi segnalati nel 2023.

L` aumento dei casi di sifilide congenita è stato accompagnato da un aumento dei tassi di notifica della sifilide tra donne in diversi paesi dell` UE/SEE. In generale, alla base di questi forti aumenti nelle infezioni batteriche a trasmissione sessuale, le tendenze di trasmissione variano significativamente tra i diversi gruppi di popolazione. Gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini rimangono il gruppo più colpito in modo sproporzionato, con i maggiori incrementi a lungo termine di gonorrea e sifilide. Tra le popolazioni eterosessuali, la sifilide è in aumento, in particolare tra le donne in età fertile.

Questi dati sono in linea con i risultati del rapporto di monitoraggio dell` ECDC sulla sifilide congenita, che evidenzia le mancate opportunità di prevenzione, come le lacune nello screening prenatale, la mancanza di follow-up e di test ripetuti, nonché di trattamento. Il rapporto di monitoraggio ha inoltre individuato ostacoli più ampi alla diagnosi e alla prevenzione che richiedono un intervento. Tredici dei 29 paesi partecipanti al rapporto continuano ad addebitare costi diretti per i test di base per le IST. L` attuazione disomogenea dei servizi e le strategie nazionali obsolete limitano l` impatto degli interventi comprovati, poiché molte strategie nazionali di prevenzione non tengono conto dei cambiamenti comportamentali post-pandemici.

Raccomandazioni ai paesi europei

L` ECDC raccomanda ai paesi europei di migliorare i protocolli di screening prenatale per garantire che la sifilide venga diagnosticata e trattata tempestivamente e correttamente in base allo stadio dell` infezione, al fine di prevenire la trasmissione al feto durante la gravidanza. Inoltre, nel gennaio 2026, l` ECDC ha fornito indicazioni specifiche sull` uso della doxiciclina per la profilassi post-esposizione (doxy-PEP) a supporto degli sforzi di prevenzione delle IST. Le persone esposte a un rischio maggiore di contrarre infezioni dovrebbero consultare il proprio medico o altro operatore sanitario per valutare opzioni di prevenzione personalizzate.

L` ECDC non raccomanda l` uso diffuso della doxiciclina per la gonorrea a causa del rischio di accelerazione della resistenza antimicrobica. Invertire la tendenza all` aumento dei casi di infezioni sessualmente trasmissibili (IST) richiede servizi di prevenzione accessibili, un accesso più agevole ai test, trattamenti più rapidi e una notifica più efficace ai partner per fermare l` ulteriore trasmissione. L` ECDC esorta le autorità sanitarie pubbliche ad aggiornare con urgenza le strategie nazionali in materia di IST e a rafforzare i sistemi di sorveglianza per monitorare meglio l` impatto degli sforzi di prevenzione. Senza un` azione decisa, è probabile che le tendenze attuali continuino, aggravando le conseguenze negative per la salute e ampliando le disuguaglianze nell` accesso alle cure.



Thu, 21 May 2026 01:47:00 GMT
Salute
Tra le 8 e le 10 ore a settimana: la vera dose di movimento per abbattere il rischio infarto

AGI - Per ottenere una riduzione sostanziale del rischio di infarto e ictus gli adulti dovrebbero svolgere tra 560 e 610 minuti alla settimana di attività fisica moderata o intensa, molto più dei 150 minuti raccomandati dalle attuali linee guida internazionali.

È quanto emerge da uno studio pubblicato sul 'British Journal of Sports Medicine' da Ziheng Ning della Macao Polytechnic University in Cina. La ricerca suggerisce inoltre che le persone meno allenate devono fare ancora più esercizio rispetto a chi possiede già una buona forma cardiovascolare per ottenere gli stessi benefici sul cuore.

I dati della ricerca e il monitoraggio dei partecipanti

Lo studio ha analizzato i dati di 17.088 partecipanti del database UK Biobank raccolti tra il 2013 e il 2015. I partecipanti, con età media di 57 anni, hanno indossato per sette giorni dispositivi da polso per monitorare i livelli reali di attività fisica e hanno effettuato test da sforzo in bicicletta per stimare il VO2 max, parametro che misura la capacità dell'organismo di utilizzare ossigeno durante l'esercizio intenso e rappresenta uno dei principali indicatori di fitness cardiorespiratorio.

I ricercatori hanno inoltre considerato fumo, dieta, consumo di alcol, indice di massa corporea, pressione arteriosa e frequenza cardiaca. Durante un follow-up medio di 7,8 anni sono stati registrati 1233 eventi cardiovascolari, tra cui fibrillazione atriale, infarti, insufficienza cardiaca e ictus.

Quanti minuti di esercizio servono davvero

Secondo i risultati, rispettare la soglia minima di 150 minuti settimanali di attività fisica produce una riduzione relativamente modesta del rischio cardiovascolare, compresa tra l'8 e il 9 per cento. Per ottenere invece una protezione definita "sostanziale", cioè superiore al 30 per cento, sarebbero necessari tra 560 e 610 minuti settimanali di esercizio moderato-intenso, equivalenti a circa 10 ore. Solo il 12 per cento delle persone coinvolte nello studio raggiungeva pero' questi livelli di attività .

Lo sforzo maggiore per i meno allenati

L'analisi mostra inoltre che chi parte da livelli molto bassi di forma fisica deve svolgere circa 30-50 minuti in più a settimana rispetto agli individui più allenati per ottenere benefici equivalenti. Per esempio, per ridurre del 20 per cento il rischio cardiovascolare, le persone meno allenate devono praticare circa 370 minuti di esercizio settimanale contro i 340 minuti richiesti ai soggetti con fitness più elevato. "Questo risultato evidenzia la sfida piu' impegnativa affrontata dalle popolazioni meno allenate", osservano gli autori.

Il futuro delle linee guida sulla salute cardiovascolare

I ricercatori sottolineano che si tratta di uno studio osservazionale e che quindi non e' possibile dimostrare un rapporto diretto di causa-effetto. Ammettono inoltre che i partecipanti allo studio potrebbero essere mediamente più sani e più attivi della popolazione generale. Secondo gli studiosi, le linee guida attuali restano comunque valide come soglia minima universale di protezione cardiovascolare.

Tuttavia, sostengono che in futuro potrebbero essere necessarie raccomandazioni personalizzate basate sul livello individuale di fitness cardiorespiratorio. "Le future linee guida potrebbero dover distinguere tra il livello minimo di esercizio necessario per una protezione di base e volumi molto piu' elevati richiesti per ottenere una riduzione ottimale del rischio cardiovascolare", concludono gli autori.



Wed, 20 May 2026 04:26:00 GMT
Salute
La scrittura lenta può essere una spia del declino cognitivo

AGI - La velocità della scrittura e il modo in cui vengono organizzati i tratti della penna potrebbero diventare nuovi indicatori precoci del declino cognitivo negli anziani. È quanto suggerisce uno studio pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience da Ana Rita Matias dell` Università di Évora, in Portogallo. I ricercatori hanno osservato che le persone anziane con compromissione cognitiva mostrano schemi distinti nei movimenti della scrittura, soprattutto durante compiti più complessi come la dettatura di frasi.

Lo studio e la prova di dettatura

Lo studio ha coinvolto 58 persone tra 62 e 92 anni residenti in case di cura, di cui 38 con una diagnosi di deterioramento cognitivo. I partecipanti hanno svolto esercizi di controllo della penna e prove di scrittura utilizzando una penna digitale collegata a una tavoletta elettronica capace di registrare velocità , numero di tratti, dimensione dei caratteri e tempi di esecuzione. Secondo i risultati, i semplici compiti motori, come tracciare linee o punti, non consentivano di distinguere i partecipanti con deficit cognitivi da quelli sani. Le differenze più evidenti sono emerse invece nelle prove di dettatura, considerate più impegnative dal punto di vista cognitivo.

“Scrivere non è soltanto un` attività motoria, ma una finestra sul cervello” , spiega Ana Rita Matias, docente del Dipartimento di Sport e Salute dell` Università di Évora. “I soggetti con compromissione cognitiva mostravano modelli distinti nella tempistica e nell` organizzazione dei movimenti della scrittura. I compiti con maggiore carico cognitivo hanno evidenziato che il declino cognitivo si riflette nel modo in cui i movimenti vengono organizzati nel tempo” , aggiunge la ricercatrice. Nelle persone con deterioramento cognitivo, gli indicatori più significativi sono risultati il tempo di avvio della scrittura, il numero di tratti utilizzati, la durata dell` esecuzione e la dimensione verticale delle lettere. Secondo gli autori, queste caratteristiche dipendono strettamente da funzioni cerebrali come memoria di lavoro, pianificazione e controllo esecutivo.

“Quando questi sistemi cognitivi iniziano a deteriorarsi, la scrittura diventa più lenta, frammentata e meno coordinata” , osserva Matias. I ricercatori ritengono che il metodo possa diventare in futuro uno strumento pratico e poco costoso per il monitoraggio del declino cognitivo in ambulatori medici e strutture assistenziali. La tecnica, basata su semplici compiti di scrittura e strumenti digitali accessibili, potrebbe infatti integrarsi facilmente nella pratica clinica quotidiana senza necessità di apparecchiature particolarmente sofisticate. Gli autori sottolineano tuttavia che saranno necessari ulteriori studi su popolazioni più ampie e diversificate per confermare l` affidabilità del metodo nel lungo periodo e valutare l` influenza di fattori come farmaci o altre condizioni neurologiche. “L` obiettivo a lungo termine è sviluppare uno strumento semplice, rapido ed economico da utilizzare nella pratica sanitaria quotidiana” , conclude Matias.



Wed, 20 May 2026 01:38:00 GMT
Salute
Studio, le e-cig alla nicotina possono aiutare a smettere

AGI - Le sigarette elettroniche a pod con sali di nicotina possono aiutare i fumatori a smettere di fumare sigarette tradizionali riducendo al tempo stesso l` esposizione a sostanze tossiche legate al tabacco. È quanto emerge da uno studio clinico randomizzato pubblicato su JAMA Network Open da Jessica Yingst e Jonathan Foulds del Penn State College of Medicine.

Probabilità tre volte superiore

Dopo sei settimane, i fumatori che utilizzavano sigarette elettroniche con nicotina avevano una probabilità tre volte superiore di smettere rispetto a chi utilizzava dispositivi identici ma privi di nicotina. Il fumo di sigaretta resta la principale causa prevenibile di morte negli Stati Uniti, nonostante il numero di fumatori sia sceso a circa il 10 per cento della popolazione nel 2024. Secondo gli autori, la combustione del tabacco produce gran parte delle sostanze responsabili di tumori e malattie cardiovascolari, mentre la nicotina, pur causando dipendenza, non rappresenta il principale agente cancerogeno.

Lo studio ha coinvolto 104 adulti che fumavano più di quattro sigarette al giorno e che avevano espresso interesse a sostituire completamente il fumo tradizionale con la sigaretta elettronica. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a un dispositivo con il 5% di nicotina o a un dispositivo identico privo di nicotina. Per sei settimane i ricercatori hanno monitorato biomarcatori di esposizione alle tossine del tabacco nelle urine e nell` alito, oltre a desiderio di fumare, sintomi di astinenza e consumo di sigarette. Il principale indicatore valutato era l` NNAL, un biomarcatore associato a un potente cancerogeno polmonare presente esclusivamente nel tabacco.

Secondo i risultati, entrambi i gruppi hanno mostrato una riduzione dell` esposizione alle sostanze tossiche, ma il gruppo che utilizzava sigarette elettroniche con nicotina ha registrato riduzioni più marcate. Al termine delle sei settimane, il 36,5% dei partecipanti che utilizzavano il dispositivo con nicotina aveva smesso completamente di fumare sigarette tradizionali, contro l` 11,5% del gruppo placebo.

“Per le persone che non sono riuscite a smettere con i farmaci approvati, questa ricerca suggerisce che il passaggio a una sigaretta elettronica alla nicotina è associato a una reale riduzione dell` esposizione a sostanze tossiche e favorisce la cessazione del fumo” , spiega Jessica Yingst, docente di Scienze della salute pubblica alla Penn State. Secondo gli autori, i dispositivi con sali di nicotina riescono a fornire livelli di nicotina simili a quelli delle sigarette tradizionali, riducendo il desiderio di fumare e i sintomi di astinenza.

“Il modo in cui viene somministrata la nicotina è importante” , osserva Yingst. “Le sigarette elettroniche alla nicotina soddisfano la voglia di fumare facilitando il passaggio lontano dalle sigarette combustibili” . Gli studiosi sottolineano tuttavia che il lavoro analizza soltanto gli effetti a breve termine e che saranno necessari ulteriori studi per valutare gli impatti nel lungo periodo. La ricerca è stata finanziata dal National Institute on Drug Abuse, dal National Cancer Institute, dal National Center for Advancing Translational Sciences e dalla Food and Drug Administration statunitense.



Tue, 19 May 2026 11:28:20 GMT
Salute, Komposer
Una pillola serale riduce le apnee ostruttive nel sonno

AGI - Una pillola orale assunta una volta a notte ha mostrato di ridurre significativamente le apnee ostruttive del sonno agendo direttamente sui meccanismi neuromuscolari che causano il collasso delle vie aeree durante il sonno. I risultati emergono dallo studio clinico di fase 3 SynAIRgy presentato all` ATS International Conference 2026 da Patrick John Strollo dell` University of Pittsburgh Medical Center e pubblicato sull` American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine. Il farmaco sperimentale AD109 ha migliorato la respirazione notturna e ridotto la deprivazione di ossigeno in pazienti che non tolleravano o rifiutavano la terapia CPAP.

Il trattamento attuale

L` apnea ostruttiva del sonno rappresenta una delle principali patologie respiratorie croniche legate al sonno ed è tradizionalmente trattata con la ventilazione a pressione positiva continua, la cosiddetta CPAP. Tuttavia molti pazienti non riescono a tollerare il dispositivo. AD109 combina due farmaci, aroxybutynin e atomoxetine, che agiscono sostenendo la muscolatura della gola e impedendo il cedimento delle vie respiratorie durante il sonno.

Lo studio ha coinvolto 646 adulti con apnea ostruttiva del sonno lieve, moderata o severa in 69 centri tra Stati Uniti e Canada per un periodo di sei mesi.
I pazienti trattati con AD109 hanno registrato una riduzione di circa il 44% dell` indice apnea-ipopnea, che misura il numero di interruzioni respiratorie per ora di sonno, rispetto al 18% osservato nel gruppo placebo. I ricercatori hanno inoltre osservato una riduzione dell` indice di desaturazione dell` ossigeno e del cosiddetto hypoxic burden, il carico di ipossia associato alla malattia.

Secondo gli autori, oltre il 40% dei pazienti ha migliorato la categoria di gravità della patologia e il 18% ha raggiunto un controllo completo della malattia.
“Questi risultati forniscono prove incoraggianti del fatto che intervenire sulla disfunzione neuromuscolare possa tradursi in benefici clinici significativi” , afferma Patrick John Strollo, specialista in medicina del sonno presso l` University of Pittsburgh Medical Center.

Il miglioramento è stato osservato in maniera consistente in pazienti con differenti livelli di gravità e differenti caratteristiche corporee

Il profilo di sicurezza del trattamento è stato giudicato accettabile. Gli effetti collaterali più frequenti includevano secchezza della bocca, nausea, insonnia e difficoltà urinarie. Circa il 21 per cento dei partecipanti ha interrotto la terapia a causa degli effetti indesiderati. Secondo Strollo, la disponibilità di una terapia orale potrebbe ampliare in modo significativo le opzioni terapeutiche per i pazienti con apnea ostruttiva del sonno oggi non trattati. Il farmaco ha ricevuto dalla Food and Drug Administration statunitense la designazione Fast Track e l` azienda Apnimed ha già presentato domanda di autorizzazione alla commercializzazione. La decisione della FDA potrebbe arrivare nel primo trimestre del 2027.



Tue, 19 May 2026 10:58:37 GMT
Salute, Komposer
Un farmaco per l'asma è anche un promettente antitumorale

AGI - Il montelukast, chiamato anche Singulair, comunemente utilizzato per il trattamento dell` asma, si è dimostrato anche un promettente aiuto contro i tumori aggressivi. A questa interessante conclusione giunge uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Cancer, condotto dagli scienziati della Northwestern University. Il team, guidato da Bin Zhang, ha utilizzato un modello murino e dei tessuti umani per comprendere in che modo i tumori dirottino i globuli bianchi per eludere l` immunoterapia.

Nuova e pratica strategia

I risultati, commentano gli esperti, indicano una nuova e pratica strategia per migliorare il trattamento di tumori difficili da curare, come il carcinoma mammario triplo negativo, dove l` immunoterapia spesso fallisce. La molecola CysLTR1, nota per il suo ruolo nell` asma e nell` infiammazione, viene contrastata da farmaci come montelukast. Ora, i ricercatori hanno scoperto che molti tumori sfruttano il gene CysLTR1 per resistere alle terapie. Nello specifico, riportano gli studiosi, i tumori ingannano il sistema immunitario, inducendolo a favorire la propria crescita attraverso l` aumento di un gruppo di globuli bianchi chiamati neutrofili. Questo processo è controllato dalla molecola CysLTR1, che agisce come un interruttore di accensione/spegnimento.

“Quando abbiamo disattivato questo interruttore, geneticamente o con farmaci già esistenti – sottolinea Zhang – abbiamo rallentato la crescita del tumore e abbiamo osservato che il sistema immunitario recuperava la capacità di contrastare le neoplasie” . I ricercatori hanno combinato esperimenti su modelli murini, cellule immunitarie umane e campioni di tumori umani con l` analisi di ampi set di dati di pazienti oncologici. Sono stati considerati modelli di tumore al seno triplo negativo, melanoma, tumore ovarico, al colon e alla prostata.

Il gene è stato rimosso geneticamente o bloccato attraverso farmaci come il montelukast. In diversi animali, questo approccio migliorava la sopravvivenza e ripristinava la risposta all` immunoterapia, rallentando la crescita delle masse tumorali. “Questo approccio è davvero interessante – commenta Zhang – perché non ci limitiamo a rimuovere i globuli bianchi dannosi, ma li abbiamo trasformati, rieducando le cellule immunitarie dell` organismo a combattere il tumore” .

I risultati sono stati confermati in un set di dati su pazienti oncologici e con campioni prelevati da tumori umani. Le analisi hanno evidenziato che le persone con una maggiore attività di CysLTR1 erano associate a un tasso di sopravvivenza più limitato e una risposta scarsa all` immunoterapia. “I farmaci che bloccano il CysLTR1 sono già approvati – conclude Zhang – per cui potremmo essere in grado di avviare presto una sperimentazione clinica. Nei prossimi step ci concentreremo nel confermare il beneficio osservato nei pazienti per ottimizzare l` uso dei farmaci, in combinazione con l` immunoterapia e avviare studi clinici attentamente progettati” .



Tue, 19 May 2026 05:32:54 GMT
Salute, Komposer
Obesità in calo tra i giovani nei paesi ad alto reddito, allarme per i paesi più poveri

AGI - La narrazione globale sull` obesità si è spesso limitata a confronti generici misurati nell` arco di diversi decenni, privi però di un` analisi sistematica sulle sue reali dinamiche. Una svolta nella comprensione del fenomeno arriva da una monumentale ricerca dal titolo Obesity rise plateaus in developed nations and accelerates in developing nations pubblicata sulla rivista Nature, basata su 4.050 studi di popolazione che ha monitorato altezza e peso di ben 232 milioni di persone dal 1980 al 2024.

Il maxi-studio: segnali opposti tra Paesi ricchi e in via di sviluppo

Un maxi-studio che rivela dinamiche inattese: in Italia e in Europa occidentale si registrano i primi segnali di inversione di tendenza tra i più giovani, mentre nella maggior parte dei Paesi a basso e medio reddito (Africa, Asia e America Latina) la crescita annuale dell` obesità è aumentata. I risultati mostrano quindi un quadro sempre più differenziato.

Nei Paesi ad alto reddito – come Italia, Francia, Portogallo, Stati Uniti e Giappone – l` obesità infantile ha iniziato a rallentare o a stabilizzarsi già dagli anni 2000, con i primi segnali di diminuzione osservati proprio in Italia, Portogallo e Francia. Negli adulti, invece, questo fenomeno è emerso più tardi, ma in alcuni Paesi come Italia e Spagna iniziano a comparire possibili inversioni di tendenza.

Il dato più sorprendente riguarda i Paesi industrializzati. Nei bambini in età scolare e negli adolescenti di molte nazioni ad alto reddito, la crescita dell` obesità ha subito una decelerazione già nel corso degli anni ` 90. Successivamente, il fenomeno si è stabilizzato su un “plateau” , pur mantenendo ampie differenze: si va da una prevalenza standardizzata per età del 3-4% tra le ragazze in Giappone, Danimarca e Francia, fino al picco del 23% registrato tra i ragazzi negli Stati Uniti. In questo contesto, l` Europa continentale mostra segnali incoraggianti.

A partire dagli anni 2000, in alcuni Paesi occidentali – tra cui figurano Italia, Portogallo e Francia – si sono registrati i primi indizi di un lieve calo dell` obesità tra bambini e adolescenti. Tendenze simili sono state osservate anche in diverse nazioni dell` Europa centrale e orientale.

Negli adulti la frenata arriva più tardi

Per quanto riguarda la popolazione adulta, la frenata è arrivata con circa un decennio di ritardo rispetto a quella dei più giovani, stabilizzandosi o mostrando, in rari casi come la Spagna, una possibile e iniziale inversione di tendenza.

A questa importante collaborazione internazionale hanno contribuito anche i professori Antonio Paoli e Francesco Campa del dipartimento di Scienze biomediche dell` Università di Padova, fornendo oltre 2.000 record di dati raccolti secondo rigorosi standard metodologici. "Studi come questo, con dati standardizzati raccolti da un numero così elevato di soggetti, permettono di avere un quadro più chiaro di come si stia evolvendo l` epidemia di obesità del mondo – sottolinea Paoli – permettendo di capire se le strategie messe in atto da alcune nazioni siano efficaci o meno. Queste informazioni sono fondamentali per modulare sempre meglio gli interventi medici, sociali ed educativi".

Nei Paesi in via di sviluppo l` obesità accelera

Lo scenario cambia radicalmente se si volge lo sguardo alle economie in via di sviluppo. Nella maggior parte dei Paesi a basso e medio reddito (Africa, Asia e America Latina) la crescita annuale dell` obesità è aumentata nel tempo, superando nei numeri i dati storici delle nazioni più ricche.

Dinamiche così diversificate suggeriscono che i trend sociali, economici e tecnologici – capaci di influenzare la disponibilità , il prezzo e il consumo dei diversi alimenti – possono aver contribuito a contenere l` obesità nei Paesi ricchi. Urbanizzazione, marketing alimentare, disuguaglianze, riduzione dell` attività fisica e difficoltà di accesso a cibi sani giocano cioè un ruolo determinante.

Per invertire la rotta nei Paesi a basso e medio reddito, la ricerca evidenzia come siano ormai urgenti e indispensabili interventi mirati di politica sanitaria.



Sat, 16 May 2026 01:16:00 GMT
Salute
Depressione, per un rapido sollievo basta una dose di psilocibina

AGI - Un singolo dosaggio di psilocibina può fornire rapido sollievo contro la depressione. Questo interessante risultato emerge da uno studio, pubblicato sul Journal of American Medical Association Network Open, condotto dagli scienziati del Karolinska Institutet. Il team, guidato da Hampus Yngwe e Johan Lundberg, ha riportato i dati di una sperimentazione di fase II, nell` ambito della quale sono state coinvolte 35 persone di età compresa tra 20 e 65 anni affette da depressione ricorrente di grado moderato e grave.

I partecipanti sono stati divisi in due gruppi

Alcuni hanno ricevuto una singola dose di 25 mg di psilocibina mentre il gruppo di controllo ha assunto un placebo sotto forma di niacina, una vitamina che provoca una reazione fisica evidente. Entrambi i sottogruppi hanno ricevuto supporto psicologico, prima, durante e dopo il trattamento. La depressione, spiegano gli esperti, rappresenta un problema di salute pubblica che può causare grande sofferenza. I farmaci SSRI sono il trattamento più comune, ma molti pazienti non ne traggono beneficio. Inoltre, il loro effetto può impiegare diverse settimane per manifestarsi e gli effetti collaterali sono frequenti.

La sostanza è presente nei funghi allucinogeni

La letteratura scientifica suggerisce che la psilocibina, presente nei funghi allucinogeni, possa avere esiti antidepressivi, ma la maggior parte delle ricerche precedenti era correlata all` analisi su pazienti oncologici. In questo lavoro, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di sdraiarsi e concentrarsi interiormente indossando una mascherina per gli occhi e ascoltando musica tramite cuffie. Le misurazioni sono state effettuate da medici che non erano a conoscenza del trattamento somministrato ai singoli partecipanti a distanza di 8, 15, 42 e 365 successivi alla somministrazione.

Efficacia significativa

I risultati hanno mostrato un` efficacia significativa del trattamento, che ha favorito un calo di 9,7 punti nella scala di misurazione della depressione utilizzata nell` ambito dello studio, a fronte dei 2,4 punti riscontrati nel gruppo di controllo. La differenza era statisticamente significativa ed è considerata clinicamente rilevante. I sondaggi compilati dai partecipanti hanno evidenziato un effetto antidepressivo già dal secondo giorno, ed è persistito per poco più di tre mesi rispetto a chi aveva ricevuto il placebo. Dopo sei settimane, il 53 dei partecipanti al gruppo trattato con psilocibina era in remissione, rispetto al sei per cento del gruppo placebo.

A distanza di un anno, la stessa percentuale del gruppo trattato con psilocibina era ancora in remissione, ma non si osservavano più differenze significative tra i gruppi. “I nostri risultati – afferma Yngwe – suggeriscono che la psilocibina può fornire un miglioramento rapido e clinicamente significativo nella depressione e può rappresentare un` alternativa al trattamento standard quando è importante una rapida riduzione dei sintomi. Tuttavia, gli effetti a lungo termine sono incerti. Potrebbero essere necessari trattamenti ripetuti per prevenire le ricadute.

Trattamento ben tollerato

“Il trattamento è stato generalmente ben tollerato – sottolinea Lundberg – la maggior parte degli effetti collaterali è stata di lieve o moderata entità , o transitoria. Due partecipanti hanno riportato ansia grave e persistente che ha richiesto assistenza medica. È importante sottolineare che il trattamento non è privo di rischi e che alcuni pazienti potrebbero aver bisogno di un supporto aggiuntivo” . Nei prossimi step, gli scienziati analizzeranno i dati raccolti tramite scansioni PET, campioni di sangue e liquido cerebrospinale per valutare gli effetti fisici del farmaco. “Le ricerche suggeriscono che l` interazione tra le diverse aree del cervello sia compromessa nella depressione – conclude Yngwe – e che ciò possa essere collegato a cambiamenti nelle connessioni tra le cellule nervose, o sinapsi. Vogliamo indagare se la psilocibina possa alterare la densità sinaptica nel cervello” .



Fri, 15 May 2026 09:18:42 GMT
Salute, Komposer
Carne rossa, da risorsa evolutiva a "rischio globale"

AGI - La carne rossa, alimento cruciale nell` evoluzione umana per milioni di anni, potrebbe oggi contribuire alla diffusione di malattie croniche e all` aggravarsi della crisi ambientale globale. È quanto sostiene una revisione interdisciplinare coordinata da Juston Jaco, Kalyan Banda, Ajit Varki e Pascal Gagneux e pubblicata su The Quarterly Review of Biology, che ricostruisce circa tre milioni di anni di rapporto tra ominidi e consumo di carne.

Secondo gli autori, i primi ominidi iniziarono a integrare alimenti di origine animale in una dieta prevalentemente vegetale già prima della comparsa del genere Homo. La ricerca mette in discussione l` idea secondo cui gli esseri umani primitivi privilegiassero soprattutto la carne magra. Midollo osseo, grassi, organi e tessuti cerebrali sarebbero stati probabilmente più importanti per l` elevata densità calorica e per il contenuto di lipidi essenziali utili allo sviluppo del cervello.
“L` importanza culturale della carne rossa nelle moderne diete euro-americane, tipicamente incentrate su bistecche e arrosti, riflette ideali e pregiudizi che influenzano le ipotesi sulle diete dei primi ominidi” , osservano gli autori.

La revisione contesta anche alcune teorie tradizionali sul ruolo della carne nello sviluppo cerebrale umano

Secondo i ricercatori, le proteine da sole non rappresentano una fonte energetica ideale per il cervello e il successo evolutivo umano sarebbe derivato piuttosto da una strategia alimentare ampia e flessibile, capace di combinare risorse vegetali e animali. Lo studio individua un punto di svolta nella rivoluzione agricola di circa 10-12 mila anni fa. Sebbene l` agricoltura abbia aumentato la disponibilità di cibo, avrebbe ridotto la diversità alimentare, favorendo per esempio la diffusione della carenza di ferro nelle popolazioni che basavano l` alimentazione soprattutto sui cereali.

Gli autori evidenziano però soprattutto gli effetti del moderno consumo industriale di carne rossa

Ampi studi epidemiologici associano infatti il consumo di carne rossa e lavorata a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, tumore del colon-retto e mortalità generale. La revisione ricorda che l` Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro classifica la carne lavorata come cancerogena di gruppo 1 e la carne rossa non lavorata come probabilmente cancerogena.

Il lavoro analizza anche un possibile meccanismo molecolare esclusivamente umano chiamato “xenosialite” . Gli esseri umani hanno perso circa due milioni di anni fa la capacità di produrre la molecola zuccherina Neu5Gc, ancora abbondante nelle carni rosse comunemente consumate. Una volta ingerita, questa sostanza può incorporarsi nei tessuti umani e interagire con anticorpi del sistema immunitario, generando un` infiammazione cronica di basso grado che, secondo gli autori, potrebbe favorire aterosclerosi, tumore del colon-retto e forse anche declino cognitivo.

La revisione affronta inoltre gli impatti ambientali dell` allevamento intensivo, responsabile di circa il 15% delle emissioni globali di gas serra, oltre che di deforestazione, contaminazione delle acque e diffusione della resistenza agli antibiotici. Gli autori precisano che il lavoro non intende promuovere l` eliminazione totale della carne rossa dall` alimentazione, ma inserire il consumo contemporaneo in un contesto storico ed evolutivo più ampio. “La natura, la portata e il contesto del consumo di carne rossa odierno differiscono drasticamente da quelli del nostro passato evolutivo” , concludono i ricercatori.



Fri, 15 May 2026 01:05:00 GMT
Salute
Dormire troppo o troppo poco accelera l'invecchiamento biologico

AGI - Dormire troppo poco, ma anche troppo a lungo, potrebbe accelerare l'invecchiamento biologico di cervello, cuore, polmoni e sistema immunitario ed essere associato a numerose malattie croniche. È quanto emerge da uno studio guidato da Junhao Wen della Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons e pubblicato sulla rivista Nature.

Analizzando i cosiddetti orologi biologici di diversi organi umani, i ricercatori hanno osservato che sia il sonno inferiore alle 6 ore sia quello superiore alle 8 ore al giorno risultano associati a un'accelerazione dell'età biologica rispetto all'età anagrafica.

Il legame tra sonno e invecchiamento

Secondo gli autori, il legame tra sonno e invecchiamento riguarda quasi tutti gli organi del corpo e rafforza l'ipotesi che il riposo sia fondamentale per mantenere la salute dell'intero organismo, inclusi equilibrio metabolico e funzionalità immunitaria.

Le parole del coordinatore dello studio

"Studi precedenti avevano mostrato che il sonno è strettamente collegato all'invecchiamento e al carico patologico cerebrale" ha spiegato Junhao Wen, docente di radiologia alla Columbia University e coordinatore dello studio. "Il nostro lavoro va oltre e mostra che sia dormire troppo poco sia dormire troppo sono associati a un invecchiamento accelerato in quasi ogni organo".

Cosa sono gli orologi biologici

Gli 'aging clocks' o orologi biologici sono strumenti sempre più utilizzati per stimare quanto rapidamente una persona stia invecchiando dal punto di vista biologico grazie all'uso dell'intelligenza artificiale e all'analisi di dati biologici come proteine, immagini mediche e molecole presenti nel sangue.

I dati della UK Biobank

Per costruire questi modelli, il gruppo di ricerca ha utilizzato i dati di circa mezzo milione di partecipanti della UK Biobank, applicando tecniche di machine learning per identificare le firme biologiche dell'invecchiamento in 17 sistemi d'organo differenti.

I modelli sviluppati

I ricercatori hanno sviluppato 23 differenti orologi biologici basati su dati di imaging medico, proteine specifiche degli organi e marcatori metabolici. Successivamente il team ha confrontato l'età biologica dei partecipanti con la durata media del sonno riportata dagli stessi soggetti.

Il modello a U del sonno

Dall'analisi è emerso un andamento a forma di U: l'invecchiamento più lento è stato osservato nelle persone che dormivano tra 6,4 e 7,8 ore per notte, mentre tempi inferiori o superiori erano associati a un aumento dell'età biologica.

Limiti dello studio

Gli autori precisano che il dato non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto tra durata del sonno e invecchiamento degli organi, ma suggerisce che sia la carenza sia l'eccesso di sonno possano rappresentare indicatori di uno stato di salute peggiore.

Sonno e patologie

Lo studio ha inoltre evidenziato collegamenti tra alterazioni del sonno e numerose patologie. Il sonno breve è risultato associato a episodi depressivi, disturbi d'ansia, obesità , diabete di tipo 2, ipertensione, cardiopatia ischemica e aritmie cardiache.

Disturbi respiratori e gastrointestinali

Sia il sonno breve sia quello prolungato sono stati invece collegati a broncopneumopatia cronica ostruttiva, asma e diversi disturbi gastrointestinali, tra cui gastrite e reflusso gastroesofageo.

Un quadro fisiologico integrato

"La presenza di questo schema diffuso tra cervello e corpo è importante perché suggerisce che la durata del sonno sia una componente profondamente integrata nella nostra fisiologia" ha osservato Wen.

Sonno e depressione in età avanzata

Il gruppo di ricerca ha approfondito anche il rapporto tra sonno e depressione in età avanzata. Attraverso un'analisi statistica di mediazione, gli studiosi hanno rilevato che il sonno breve potrebbe influenzare direttamente il rischio di depressione tardiva, mentre il sonno prolungato potrebbe agire indirettamente attraverso meccanismi biologici legati all'invecchiamento cerebrale e del tessuto adiposo.

Conclusioni dello studio

"Il nostro studio suggerisce che potrebbero esistere differenti percorsi biologici tra chi dorme poco e chi dorme molto, pur conducendo allo stesso esito clinico, la depressione in età avanzata - ha concluso Wen - per questo non dovremmo trattare queste condizioni nello stesso modo".



Thu, 14 May 2026 12:05:26 GMT
Salute, Komposer
Un italiano su 2 soffre di celiachia, allergie o intolleranze alimentari

AGI - Celiachia, allergie alimentari e intolleranza al lattosio interessano, nel loro insieme, quasi la metà della popolazione italiana. Patologie e condizioni che richiedono oggi una strategia integrata di salute pubblica capace di rafforzare prevenzione, diagnosi precoce, appropriatezza clinica, sicurezza alimentare e uniformità delle prestazioni sul territorio nazionale.

È questo l'obiettivo del convegno "Celiachia, intolleranza al lattosio e allergie alimentari: un approccio integrato per la salute pubblica", in corso oggi a Roma presso Palazzo Giustiniani (Senato della Repubblica), in occasione della Giornata Mondiale della Celiachia che si celebrerà il 16 maggio. Un evento promosso dall'Intergruppo Parlamentare Celiachia, Allergie Alimentari, Lattosio e AFMS con la partnership editoriale della rivista Italian Health Policy Brief.

Il confronto tra istituzioni e sanità

"Una necessaria occasione di confronto tra Parlamento, istituzioni sanitarie, comunità scientifica associazioni dei pazienti e stakeholder del settore alimentare", dichiara la senatrice Elena Murelli, presidente dell'Intergruppo Parlamentare, con l'obiettivo prioritario di approfondire le criticità emergenti, individuando possibili indirizzi di policy, nella convinzione che solo un'azione sinergica tra decisori pubblici, professionisti sanitari e società civile possa garantire equità di accesso alle cure, sicurezza alimentare e piena inclusione sociale.

I numeri della celiachia in Italia

Le diagnosi di celiachia hanno raggiunto quota 265.102 con oltre 13 mila nuove diagnosi nel solo 2023; si stima tuttavia che tra le 300 e 400 mila persone siano ancora non diagnosticate, considerando che la patologia interessa circa l'1 per cento della popolazione.

Allergie alimentari e rischi

Le allergie alimentari coinvolgono una quota crescente della popolazione: secondo i dati del ministero della Salute e dell'Istituto Superiore di Sanità interessano circa il 3 per cento degli adulti e fino al 5 per cento dei bambini, con manifestazioni che possono arrivare fino allo shock anafilattico.

Diffusione dell'intolleranza al lattosio

Molto diffusa anche l'intolleranza al lattosio che, nelle aree mediterranee e in Italia, interessa tra il 40 e il 50 per cento della popolazione, con percentuali più elevate nelle regioni meridionali.

I progressi normativi recenti

Negli ultimi tempi, come è stato rilevato nel corso del convegno, si sono registrati alcuni importanti passi avanti nel rafforzamento della risposta sanitaria nell'ambito dei disturbi alimentari. Anzitutto è stato sottolineato il valore della Legge 130 del 2023 che ha introdotto in Italia un programma sperimentale nazionale di screening pediatrico per il diabete di tipo 1 e la celiachia nella popolazione infantile.

La semplificazione dei buoni senza glutine

Inoltre, con l'articolo 77 della Legge di Bilancio 2026, sono state introdotte importanti semplificazioni grazie alla dematerializzazione dei buoni per l'acquisto di prodotti senza glutine, rendendo anche possibile la loro piena circolarità su tutto il territorio nazionale.

Le direttrici future di intervento

Le disposizioni dell'articolo 77 della Legge di Bilancio 2026 sono state al centro di numerosi commenti che hanno riconosciuto come il provvedimento sia stato il frutto di un dialogo costruttivo tra Parlamento e Governo, nella consapevolezza che molto resta ancora da fare per migliorare il livello complessivo delle risposte sanitarie in materia di sicurezza alimentare, lungo tre direttrici fondamentali: sensibilizzazione, semplificazione organizzativa e informazione.

L'importanza dell'etichettatura

Proprio in relazione al tema della centralità dell'informazione al consumatore e della trasparenza è intervenuto Ugo Della Marta, direttore della Direzione generale dell'igiene e della sicurezza alimentare del ministero della Salute, sottolineando che: "Un'etichettatura chiara, completa e scientificamente corretta rappresenta uno strumento essenziale di prevenzione e tutela della salute pubblica perché consente ai cittadini di compiere scelte consapevoli e sicure".

Il lavoro europeo sugli allergeni

"La Direzione sta partecipando attivamente ai lavori europei di armonizzazione dell'etichettatura precauzionale sugli allergeni (Precautionary Allergen Labelling), decisivi per rafforzare la credibilità dell'informazione soprattutto per le persone in condizioni che richiedono una gestione dietetica rigorosa, come la celiachia".



Wed, 13 May 2026 09:47:07 GMT
Salute, Komposer
Il maneggio di San Raffaele Viterbo celebra 40 anni di riabilitazione equestre

AGI - Quarant` anni di assistenza, cura e inclusione. Il Centro di Riabilitazione Equestre del San Raffaele Viterbo ha celebrato ieri un anniversario che parla molto più della storia di un servizio, racconta una comunità che, da quattro decenni, trasforma la tecnica in relazione, il limite in linguaggio, la cura in possibilità .

Nato sul finire degli anni Ottanta da un` intuizione semplice e rivoluzionaria, il Centro ha saputo costruire nel tempo un modello nel quale il cavallo è diventato molto più di uno strumento terapeutico, è ponte, linguaggio, fiducia, relazione. Un mediatore capace di accompagnare bambini, ragazzi e adulti in percorsi di riabilitazione e crescita, aiutandoli a scoprire risorse, autonomie e possibilità spesso considerate irraggiungibili. Il Centro è parte del San Raffaele Viterbo, struttura accreditata con il Servizio Sanitario Regionale e specializzata in riabilitazione fisica, psichica e sensoriale per il recupero funzionale e sociale di persone di ogni fascia d` età , con particolare attenzione all` età evolutiva e alle patologie dello spettro autistico. Le attività si svolgono con il supporto tecnico dell` Associazione Sportiva Dilettantistica Areda.

Chi c'era alla cerimonia

Alla cerimonia per il quarantennale hanno preso parte, tra gli altri, S.E. Mons. Orazio Francesco Piazza, Vescovo di Viterbo; la Sindaca di Viterbo, Chiara Frontini; il Direttore Amministrativo della ASL, Simona Di Giovanni; il Vicepresidente del CONI e Presidente della FISE, Marco Di Paola; il Presidente del Gruppo San Raffaele, Carlo Trivelli; il Direttore Sanitario aziendale, Amalia Allocca; il Direttore Sanitario della struttura, Piergiorgio Guidorzi; insieme a Daniela Zoppi e Mauro Perelli, rispettivamente responsabile e istruttore del Centro.

La storia del maneggio

La storia del Centro nasce da una scelta controcorrente. Il primo direttore della struttura tentò inizialmente di accompagnare i pazienti fuori dalla clinica, immaginando un graduale reinserimento nella società . Comprese però presto che il mondo esterno era ancora troppo diffidente. Scelse allora di rovesciare la prospettiva, se i ragazzi facevano fatica a entrare nel mondo, sarebbe stato il mondo a entrare da loro.

Aprì così il maneggio alla comunità Viterbese e, da quel momento, pazienti della struttura e giovani del territorio iniziarono a condividere lo stesso spazio, gli stessi cavalli, gli stessi esercizi, le stesse cadute e le stesse conquiste. È in quella intuizione che prende forma ancora oggi il senso più profondo del progetto, l` inclusione non come concessione, ma come esperienza concreta, quotidiana, condivisa.

Dietro questa storia c` è una visione che il Gruppo San Raffaele ha saputo sostenere nel tempo, interpretando il concetto di cura oltre il protocollo clinico e trasformandolo in una presenza concreta sul territorio.

“In quarant` anni il Centro ha dimostrato quanto il cavallo possa essere un mediatore terapeutico straordinario, capace di coinvolgere la persona nella sua interezza” , ha spiegato Piergiorgio Guidorzi. “Ogni percorso nasce da una valutazione clinica e da un progetto riabilitativo personalizzato, ma trova nella relazione con il cavallo una possibilità unica di crescita. Il risultato non è soltanto motorio o funzionale, è anche umano, sociale, identitario.” .

Il valore educativo

A sottolineare il valore sportivo, educativo e sociale dell` esperienza è stato anche Marco Di Paola, secondo cui quella vissuta dai ragazzi che frequentano il Centro è “un` esperienza unica” , capace di portare benefici e risultati concreti in tutti i partecipanti. Per la Sindaca di Viterbo, Chiara Frontini, il Centro rappresenta “un` esperienza bellissima” e un servizio importante per la comunità .

Il maneggio ospita decine di cavalli Haflinger, diversi pony e anche asinelli, coinvolti in progetti terapeutici personalizzati di ippoterapia e onoterapia. Un patrimonio di esperienze e professionalità che ha contribuito a renderlo una realtà riconosciuta e apprezzata, capace di coniugare approccio clinico, relazione educativa e apertura alla comunità . In questo percorso si inserisce anche il Carosello del San Raffaele, esperienza nata dalla stessa visione inclusiva del Centro, nella quale ragazzi con disabilità e ragazzi normodotati condividono allenamenti, responsabilità , emozioni e obiettivi comuni.

Una squadra unica, non due gruppi affiancati, che nel tempo è diventata simbolo concreto di inclusione praticata. Anche quest` anno parteciperà a Piazza di Siena, nella giornata conclusiva della 100ª edizione dello CSIO di Roma, confermando il valore di un progetto che porta nel cuore di uno degli scenari più prestigiosi dell` equitazione italiana una testimonianza concreta di appartenenza, coraggio e possibilità .