Tue, 24 Nov 2020 08:52:02 GMT

"Se continua così a Natale ne moriranno più di infarto che di Covid"

AGI - "Denunciamo la gravissima situazione che si sta determinando negli ospedali del nostro Paese a danno dei pazienti cardiologici a causa della pandemia. Dalla Lombardia alla Sicilia vengono ridotti i posti letto cardiologici per fare posto ai pazienti Covid, addirittura vengono chiuse intere unità  di terapia intensiva cardiologica (UTIC) e convertite in terapie intensive per pazienti Covid. L'intasamento dei Pronto Soccorso ed i percorsi promiscui in questi servizi di pronto intervento, che provocano i contagi del personale medico ed infermieristico, stanno inoltre determinando la paralisi delle attività  di importanti hub cardiologici. Non possiamo permettere che si protragga questa situazione, il rischio concreto è  di avere nelle prossime settimane più  morti per infarto che per Covid perché  le patologie cardiovascolari sono tempo-dipendenti". È l'allarme lanciato da FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi), di fronte al progressivo depauperamento delle cardiologie e delle terapie intensive cardiologiche.

Minuti di ritardo che possono essere fatali

"Durante la prima ondata della pandemia, uno studio della Società  Italiana di Cardiologia (SIC), condotto in 54 ospedali italiani, ha valutato la mortalità  dei pazienti acuti ricoverati nelle Unità  di Terapia Intensiva Coronarica, confrontandola con quella dello stesso periodo dello scorso anno - afferma il Prof. Ciro Indolfi, Vicepresidente FOCE e Presidente SIC -. A marzo 2020, si è  registrata una mortalità  tre volte maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019, passando al 13,7% dal 4,1 %. Un aumento dovuto nella maggior parte dei casi a un infarto non trattato o trattato tardivamente.

La tempestività  dell'intervento può  fare la differenza fra la vita e la morte. Ogni 10 minuti di ritardo nella diagnosi e nel trattamento di un infarto miocardico grave, la mortalità  aumenta del 3% e un intervento successivo ai 90 minuti dall'esordio dei sintomi può  addirittura quadruplicare la mortalità . Non possiamo permettere il depotenziamento delle cardiologie ed è  necessario ri-organizzare negli ospedali percorsi ad hoc per i pazienti cardiopatici acuti che dal territorio si ricoverano in urgenza".

"Va preservata la rete dell'emergenza"

"Mi risulta che, anche nel Lazio, si stiano penalizzando le strutture cardiologiche e si stiano chiudendo anche alcuni dei centri che eseguono elevati numeri di angioplastiche primarie - spiega il Prof. Francesco Romeo, Segretario FOCE e Presidente Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus -. Più  in generale, il numero di ricoveri per patologie cardiovascolari è  crollato. Invece, va preservata la rete dell'emergenza cardiologica. Chiediamo a tutti di segnalarci situazioni di disagio per i pazienti".

"Noi siamo i medici che curano e seguono ogni giorno gli undici milioni di cittadini in Italia colpiti da patologie oncologiche, cardiologiche e ematologiche - spiega il Prof. Francesco Cognetti. Presidente di FOCE -. Ne conosciamo le necessità , i bisogni e le problematicità . Abbiamo il dovere di proteggerli e di garantire loro la continuità  dell'assistenza di diagnosi e cura, che per queste persone è  cruciale e di primaria importanza. Siamo le antenne sul territorio che possono cogliere e denunciare le criticità  a loro danno. E assistiamo con grande preoccupazione alla sottrazione di chances di cura, che rischia di vanificare vent'anni di progressi nella riduzione della mortalità . Chiediamo al Governo di stilare atti formali di indirizzo e coordinamento, per porre un argine a questa situazione. Uno degli otto punti irrinunciabili per la tutela delle persone con malattie oncologiche e cardiologiche, alla cui realizzazione è  chiamato a lavorare il Tavolo Tecnico fra il Governo e FOCE da poco istituito, riguarda proprio la garanzia della piena operatività  di tutte le strutture di oncologia medica (degenze ordinarie e day hospital), cardiologia (degenze cardiologiche e unità  di terapie intensive cardiologiche) e ematologia (degenze ordinarie, day hospital, degenze per trapianto di midollo), anche a livello ambulatoriale".



Mon, 23 Nov 2020 14:08:15 GMT

Che cosa serve perché il piano vaccinale funzioni senza intoppi

AGI - Lo stoccaggio, la conservazione e il trasporto (con la questione della catena del freddo), ma anche la distribuzione in spazi adeguati e con il personale sufficiente. Il piano per la somministrazione dei vaccini anti-Covid dovrà essere necessariamente "elastico, intelligente, dovrà adattarsi a trovare soluzioni logistiche magari inedite ma necessarie in questa situazione emergenziale".

Lo sottolinea all'AGI Marco Vismara, medico e genetista, a capo della startup Light Science, premiata in questi giorni per un innovativo progetto sulle analisi di laboratorio. Primo tema, la catena del freddo: "Sappiamo che il vaccino Pfizer va conservato a -80 gradi - spiega - ma la stessa azienda ha creato degli scatoloni riciclabili in grado di garantire per un tempo sufficiente il mantenimento di una temperatura così bassa.

Anche perché  nei laboratori ci sono freezer in grado di arrivare a quel livello, ma non certo in tutte le Asl o le strutture sanitarie in genere, quindi sarà comunque un tema da studiare con attenzione". Meno problemi darebbe il vaccino Moderna, "che necessita di una conservazione a -20 gradi, l'equivalente di un freezer casalingo", mentre per il vaccino AstraZeneca "addirittura servono un paio di gradi sopra lo zero, parliamo quasi di temperatura ambiente".

Gli spazi per vaccinare migliaia (o milioni) di persone

Altro tema, gli spazi: dove somministrare milioni di vaccini in sicurezza? "Credo dovremmo ragionare per gradi: nella prima fase saranno relativamente poche le dosi disponibili, e saranno riservate a categorie fragili e personale sanitario, a cui aggiungerei tutte le professioni a rischio, ad esempio i cassieri di supermercato. Sarà quando arriverà il momento della popolazione generale che gli spazi canonici, studi medici, Asl, ambulatori, ospedali, probabilmente non basteranno". 

Si potrebbe allora "pensare a utilizzare tutte quelle strutture sanitarie chiuse in questi anni di tagli, solo a Roma abbiamo il Forlanini, il Nuovo Regina Margherita... Grandi spazi che con poco tempo e spesa possono essere adattati per lo svolgimento delle vaccinazioni. Anche sul modello dei test drive: si può prenotare il vaccino e poi mettersi in fila in macchina, dove un operatore lo somministra. Sarebbe veloce e sicuro. In generale immagino una 'prima linea' in cui si utilizzano dove c'è possibilità ex strutture ospedaliere e caserme, ad esempio, e una seconda linea dove ogni spazio può tornare utile: parcheggi, piazzali, zone industriali, anche cinema e teatri vuoti, come suggerito da Ilaria Capua".

Chi si occuperebbe delle vaccinazioni?

Ma chi si occuperebbe delle vaccinazioni? "Il personale medico rischia di essere insufficiente - avverte Vismara - e penso che anche qui servirà  elasticità . Zaia ha proposto di utilizzare i veterinari per fare i tamponi ed è stato criticato, mentre a me non sembra un'idea peregrina, ricordiamoci che siamo in emergenza. I biologi, diventati da poco professione sanitaria, potrebbero dare anche loro un contributo importante, ma servirebbero i corsi per diventare 'prelevatori', cioè per poter fare analisi e anche somministrare terapie o vaccini, ma sono rarissimi, praticamente non vengono fatti. Con il risultato che vengono richiamati i medici in pensione, con i rischi che questo comporta anche per la loro salute, e non si sfruttano categorie professionali che potrebbero contribuire alla grande campagna vaccinale che ci aspetta". Anche gli infermieri, ovviamente, devono essere della partita: "Per somministrare il vaccino basterebbe un solo medico a supervisionare in una grande stanza con 20 pazienti, mentre gli infermieri potrebbero occuparsi dell'iniezione e di tutto il resto, un modello simile a quello che succede con le sessioni di chemioterapia".  

In ogni caso, fa notare il genetista, "oltre al problema della vaccinazione dovremo occuparci della farmacovigilanza, ossia seguire i pazienti vaccinati per capire cosa succede dopo. Sono i cosiddetti studi di fase IV, e sono molto importanti soprattutto per dei prodotti studiati solo pochi mesi e basati, è il caso per esempio di Pfizer e Moderna, sulla tecnica del mRna messaggero che è un passaggio epocale, finora inedito". 



Mon, 23 Nov 2020 10:57:39 GMT

Una parte importante del vaccino AstraZeneca è prodotta alla Irbm di Pomezia

AGI - C'è un pezzetto importante di'Italia dietro lo sviluppo di uno dei più promettenti candidati vaccini contro Sars-CoV-2. Si tratta dell'azienda Advent del gruppo Irbm la cui sede è a Pomezia, a una trentina di chilometri dalla Capitale.

L'azienda italiana è specializzata nel trattamento degli adenovirus depotenziati da usare come vettori per introdurre nell'organismo proteine virali capaci di stimolare la reazione immunitaria e preparare così il paziente a risponde con i propri anticorpi a una infezione del virus svolge e ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo del vaccino che ora è implementato anche da AstraZeneca

. Il 7 febbraio scorso, dopo cioè poco meno di un mese dal rilascio da parte delle autorità cinesi delle prime sequenze genetiche del Sars-CoV2, il virus responsabile della pandemia di Covid-19, Irbm-Advent e Jenner Institute dell'università di Oxford (Regno Unito) hanno stipulato un contratto per produrre il primo lotto del nuovo vaccino contro il coronavirus ChAdOx1 nCoV-19 necessari per avviare i primi test clinici.

Lo Jenner Institute ha lavorato in passato a un vaccino contro un altro coronavirus, la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS), che ha dimostrato di indurre forti risposte immunitarie contro la MERS dopo una singola dose del vaccino nel primo studio clinico che ha avuto luogo a Oxford.

Una seconda sperimentazione clinica del vaccino MERS è in corso in Arabia Saudita, dove si è verificata la maggior parte dei casi di MERS. Lo stesso approccio per la produzione del vaccino viene adottato per il nuovo vaccino contro il coronavirus. Advent ha messo a punto un programma di sviluppo rapido che incorpora il processo di produzione e la strategia di test per produrre il vaccino per i test clinici il più rapidamente possibile. I vaccini vengono prodotti utilizzando una versione sicura di un adenovirus che colpisce gli scimpanzé ; un altro virus che può causare una comune malattia simile al raffreddore.

La tecnica utilizzata si chiama a “vettore virale ricombinante” . In pratica vuol dire che l'adenovirus è stato modificato in modo che non possa riprodursi all'interno del corpo e diventare così un vettore virale innocuo sotto il profilo della sicurezza. Per farlo diventare anche “ricombinante” all'adenovirus poi è stato aggiunto il codice genetico per fornire istruzioni per la produzione della proteina Spike del coronavirus, facendo in modo che, una volta iniettato nell'organismo, l'adenovirus comincia a produrre questa proteina.

Ciò si traduce nella formazione di anticorpi contro la proteina Spike, la stessa che si trova sulla superficie dei coronavirus. Advent è una società dedicata proprio allo sviluppo e alla produzione di lotti clinici di adenovirus ricombinanti a supporto delle sperimentazioni cliniche per i vaccini e per le applicazioni di terapia genica. Nel corso degli anni, il team di Advent ha costruito un track record eccezionale nella produzione di successo di lotti clinici per molte malattie infettive, inclusa l'ebola.



Sun, 22 Nov 2020 11:34:34 GMT

 Tornare a guidare la moto con la spalla ricostruita in 3D 

AGI - È tornato in sella alla sua moto P.G., 40 anni, dopo un intervento al Rizzoli di Bologna di ricostruzione della spalla sinistra in 3D: all'uomo, in seguito ad accertamenti che avevano messo in evidenza una lesione alla scapola, era stato diagnosticato un osteosarcoma, tumore alle ossa raro quanto aggressivo, che aveva reso necessario l'asportazione della parte di osso malata. 

La buona notizia è che l'intervento poteva essere conservativo, perché il tumore non si era ancora esteso e la funzione del braccio poteva quindi essere preservata. Ma è la scapola a determinare il movimento del braccio, ed è concreta - viene spiegato dai medici - la prospettiva di una fortissima riduzione delle funzioni dell'arto. Nasce così un' avventura che porta al lieto fine. 

Evitata l'asportazione della scapola

Il centro di riferimento italiano è l'Istituto Ortopedico Rizzoli: il caso viene seguito dal dottor Giuseppe Bianchi della Clinica di Ortopedia Oncologica diretta dal Professor Davide Donati. 

“Abbiamo deciso di utilizzare la metodica ad oggi più moderna per la ricostruzione di segmenti scheletrici a geometria complessa quale è la scapola, vale a dire la resezione ‘misurata' con guide di taglio e ricostruzione con protesi personalizzata utilizzando la stampa 3D ed evitando l'asportazione completa della scapola che avrebbe portato a una grave menomazione funzionale con perdita di movimento della spalla - spiega il dottor Bianchi. - Il tutto mantenendo comunque i criteri di adeguatezza chirurgica per quanto concerne gli aspetti oncologici” .

L'intervento è stato eseguito nell'autunno del 2019, a distanza di un anno e con un programma di riabilitazione costantemente seguito dalla Medicina Fisica e Riabilitativa del Rizzoli diretta dalla prof. Maria Grazia Benedetti il paziente è arrivato a recuperare la funzionalità del braccio al punto di poter rimontare sulla sua moto e riprendere appieno la sua vita. Al termine dell'ultima visita di controllo, ha ricevuto la tessera di socio onorario del Moto Club Ior, associazione di dipendenti amanti delle due ruote impegnati in iniziative a favore dell'Istituto. E appena la situazione epidemica lo consentirà l'azienda della sua moto lo inviterà in visita al quartier generale di Bologna.

“Casi come questo spiegano perché  è  importante che i pazienti con tumori delle ossa siano curati in un centro di riferimento come l'Istituto Ortopedico Rizzoli, dove e' nata l'ortopedia oncologica italiana - commenta il direttore generale del Rizzoli Anselmo Campagna. - Competenze integrate di più  specialisti e ricerca di livello internazionale hanno consentito di ridurre la mortalità  e di applicare l'innovazione tecnologica in sala operatoria per migliorare la qualità  della vita dei pazienti, anche con soluzioni alternative alle amputazioni. E nell'emergenza Covid i percorsi oncologici continuano a essere garantiti e sicuri.”



Thu, 19 Nov 2020 09:06:00 GMT

Il vaccino AstraZeneca contro il Covid ha una forte risposta immunitaria negli anziani

AGI - Il vaccino contro il Covid-19 sviluppato dalla società AstraZeneca in collaborazione con l'Università di Oxford produce una "forte risposta immunitaria negli anziani".

È quanto risulta dai dati dei primi studi pubblicati sulla rivista medica The Lancet. 

I risultati della fase uno e della fase due suggeriscono che uno dei gruppi più a rischio di morte o malattia grave da Covid-19 sia in grado di costruire l'immunità .

Circa 560 volontari adulti sani hanno preso parte ai test di fase due, in cui sono state somministrate due dosi del candidato vaccino, o un placebo. 

Non sono stati segnalati effetti collaterali gravi, si legge nella relazione. 



Thu, 19 Nov 2020 09:05:14 GMT

Un test ci dirà quanto la malattia da Covid sarà grave

AGI - “C'è luce in fondo al tunnel” della pandemia. A usare quest'espressione è Alberto Mantovani, il direttore scientifico dell'Istituto Humanitas di Rozzano e professore emerito all'Humanitas University a Milano, che in un'intervista a La Repubblica assicura: “Con i colleghi del Papa Giovanni XXIII di Bergamo abbiamo trovato un mattone del sistema immunitario legato alla forma grave della malattia.

Può essere individuato con un esame semplice ed economico, un test sierologico che si aggiunge a quelli disponibili. Lo abbiamo provato su circa 150 pazienti da noi e a Bergamo. Livelli elevati di questa proteina sono associati a un altissimo rischio di aggravamento” .

Spiega meglio il professore: “Per un medico è importante sapere su chi concentrare l'attenzione. In futuro servirà a dare i farmaci giusti a chi ne può beneficiare di più ” .

Secondo Mantovani “i dati iniziali di un anticorpo monoclonale negli Usa hanno mostrato beneficio nella fase precoce della malattia, ma non nei pazienti più gravi. Sarà importante identificare i pazienti che possono trarre beneficio da una cura. Andare verso la personalizzazione” , quindi “il nostro obiettivo – prosegue il medico – è riconoscere i pazienti che si ammaleranno della forma grave. Abbiamo provato a cercare una prima risposta nella genetica: esistono particolari geni che aumentano il rischio, in particolare quelli sul cromosoma 3 che regolano l'infiammazione o l'interferone, uno degli attori della prima linea della difesa immunitaria contro il Covid” .

  “In seconda battuta è stato scoperto, ma non da noi, il ruolo dell'autoimmunità : esistono persone che producono autoanticorpi che minano quella stessa prima linea del sistema immunitario o che aumentano il rischio di trombosi” .

“Oggi con il nostro test – conclude Mantovani – abbiamo messo un terzo mattone. Stiamo cercando di fare in dieci mesi quello che per i tumori abbiamo fatto in cinquant'anni” .



Thu, 19 Nov 2020 09:03:03 GMT

La mortalità da Covid in Italia è alta perché invecchiamo male

AGI - “Nel nostro Paese il 90% dei morti sono per e non con Covid. Persone anziane e con più patologie uccise comunque dal virus” . Lo afferma in un'intervista a La Stampa il professor Graziano Onder, geriatra del Gemelli e responsabile proprio del rapporto sulla mortalità da coronavirus dell'Iss, secondo il quale molto dipende dal fatto che da noi si vive a lungo ma non anche in buona salute.

Per questo, osserva, il medico, “occorre essere consapevoli della tragedia attuale per responsabilizzarci e osservare le regole” .

L'Italia è il terzo Paese al mondo per mortalità da Covid, documenta uno studio della John Hopkins University di Baltimora, ma per Onder “non è facile comparare questi dati, perché mentre da noi tutti coloro che muoiono e risultano positivi al tampone vengono classificati come decessi per Covid, non è così in altri Paesi” mentre “a influire sulla mortalità ci sono poi anche le caratteristiche della nostra popolazione, che per un quarto è composta da ultra sessantacinquenni ed è la più anziana d'Europa” .

All'obiezione del quotidiano, che fa osservare che anche in Germania la popolazione è vecchia quanto la nostra e si muore meno, il professor Onder ribatte: “È difficile spiegarlo. Lo stato di salute della loro popolazione e il loro modello sanitario non sono tali da giustificare questa differenza. Devo presupporre che anche loro abbiano un diverso metodo di conteggiare le morti da Covid” .

Il fenomeno della mortalità può essere allora attribuibile al nostro sistema sanitario pubblico? C'è chi punta l'indice contro. A questa osservazione, il geriatra del Gemelli replica: “Questo, me lo faccia dire, è una sciocchezza. Il nostro servizio sanitario nazionale non è inferiore a quello di altri Paesi, anzi. Noi abbiamo un sistema universalistico che copre tutta la popolazione. Siamo rimasti solo noi e gli inglesi a offrire tutto a tutti” .

Il punto, semmai, è che “l'età media delle vittime del Covid è superiore a 80 anni ed è vero che in Italia si vive più a lungo, ma con meno anni trascorsi in buona salute.

Per questo dico che dobbiamo fare tesoro di questa tragica esperienza ricalibrando il nostro sistema di assistenza agli anziani e alle persone fragili” . E per farlo, occorre “coinvolgere maggiormente la medicina del territorio perché il modello di assistenza centrato solo sull'ospedale non regge in tempi di emergenza ma nemmeno nei periodi normali” .



Wed, 18 Nov 2020 10:30:46 GMT

Il tasso di mortalità da Covid in Italia è secondo solo a quello degli Usa, dice Ricciardi

AGI - Sulla sanità  c'è  stata una "visione miope che considerava questa struttura come un costo e non come un investimento. Il numero dei morti è  sempre sottostimato nelle statistiche. E l'Italia in questo momento ha il tasso di letalità  più  alto dopo gli Usa" ha detto il consigliere del ministro della Salute per i rapporti con le istituzioni sanitarie internazionali per l'emergenza Covid-19, Walter Ricciardi, intervenendo questa mattina ai lavori del 'Welfare Italia Forum'. 



Wed, 18 Nov 2020 10:20:34 GMT

A che punto è lo sviluppo del vaccino cinese

AGI - Coronavac, il vaccino contro il Covid-19 basato sul virus inattivato sviluppato dal gruppo farmaceutico cinese Sinovac, produce una risposta immunitaria rapida, ma il livello anticorpi che produce è  inferiore a quello di persone che hanno superato la malattia.

Sono i risultati preliminari fondati sulle prime due fasi di test clinici in Cina, con oltre 700 partecipanti, pubblicati sulla rivista The Lancet Infectious Diseases. "Le nostre conclusioni dimostrano che il Coronavac è  in grado di indurre una rapida risposta di anticorpi nelle quattro settimane dall'immunizzazione, con due dosi vaccino a 14 giorni di intervallo", secondo Zhu Fengcai, uno degli autori dello studio, secondo cui questo risultato rende il vaccino idoneo all'uso di emergenza.

I risultati sulle prime due fasi di sperimentazione non sono volti a valutare l'efficacia del vaccino, che verrà  determinata solo con i risultati sugli studi riguardanti la fase 3 di sperimentazione clinica. Il Coronavac è  al momento in fase 3 di test clinici in Brasile, dove la sperimentazione è  ripresa dopo un breve stop, Indonesia e Turchia.

Il vaccino di Sinovac non ha finora generato effetti avversi gravi e può  essere conservato anche in un normale frigorifero a una temperatura tra i 2 e gli 8 gradi e rimanere stabile per un periodo fino a tre anni, mentre quelli di Pfizer-BioNTech e Moderna richiedono temperature più  basse di conservazione.

Intanto, anche i vaccini sviluppati da altre due case farmaceutiche cinesi, Sinopharm e CanSino, entrambi parte del programma di somministrazione di emergenza, si sono dimostrati sicuri e in grado di produrre risposta immunitaria nelle prime due fasi di sperimentazione clinica. 



Tue, 17 Nov 2020 16:50:00 GMT

I batteri dello yogurt possono aiutare a riparare le ossa fratturate

AGI - Impianti rivestiti di batteri potrebbero essere utilizzati durante gli interventi chirurgici per fratture ossee in modo da accelerare la guarigione e prevenire le infezioni post-operatorie. È l'idea di Lei Tan dell'Università Hubei di Wuhan, in Cina, descritta in un articolo pubblicato sulla rivista Science Advances.

Quando qualcuno subisce una frattura, a volte è necessario un intervento chirurgico per consentirgli una guarigione completa e corretta. Una tecnica comune consiste nell'utilizzare un impianto metallico per aiutare le ossa rotte a rimanere allineate durante la guarigione. Mentre si ripara l'osso si fonde con il metallo. Nel nuovo studio i ricercatori hanno testato un rivestimento nell'impianto a base di batterio Lactobacillus casei, che si trova nello yogurt. Questa specie è nota per regolare l'ambiente immunitario. Questo potrebbe favorire e supportare la generazione di tessuti e rilasciare sostanze antibatteriche.

I test sono stati condotti su ratti con fratture alla tibia: tre animali hanno ricevuto impianti in titanio standard e altri tre hanno avuto impianti in titanio rivestiti con batteri L. casei morti. Dopo quattro settimane, il team ha riscontrato un aumento del 27 per cento del tessuto osseo nei ratti con gli impianti ricoperti di batteri rispetto a un aumento del 16 per cento nei ratti con gli impianti standard.

Un aumento del tessuto osseo è un segno che la frattura sta guarendo. Un potenziale rischio di questi impianti è l'infezione nel sito in cui l'impianto incontra l'osso. Per verificare se il loro impianto trattato con L. Casei fosse più resistente alle infezioni i ricercatori lo hanno rivestito con batteri batteri MRSA resistenti ai farmaci, che possono causare infezioni.

Dopo 12 ore, i ricercatori hanno scoperto che il 99,9 per cento di questi patogeni era morto. "I batteri svolgono un ruolo importante nel microbioma intestinale e ci sono prove crescenti che suggeriscono che i loro benefici possono essere sfruttati anche al di fuori dell'intestino", afferma Matthew Wook Chang della National University di Singapore.