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GIUGNO 2019

2019-06-19T16:41:00.001+02:00

Starmus a Zurigo: festival di scienza e musica con astronauti e Nobel. Ci vado


Premi Nobel, scienziati, astronauti, artisti e musicisti da tutto il mondo saranno tutti insieme a Zurigo, del 24 al 29 giugno, per Starmus: il festival biennale di comunicazione della scienza e di arte e musica, fondato nel 2011 dall’astrofisico Garik Israelian.

Starmus è la fusione di stars e music. È un ciclo di conferenze scientifiche e di spettacoli che uniscono divulgazione della scienza e arte in una serie di esperienze uniche e irripetibili, come ho raccontato nel 2017 per l’edizione tenutasi a Trondheim, in Norvegia.

L’elenco degli ospiti e relatori è spettacolare. Saranno presenti ben sette protagonisti diretti delle missioni lunari Apollo: Michael Collins e Buzz Aldrin (che parteciparono allo storico primo allunaggio cinquant’anni fa), Charlie Duke, Harrison Schmitt, Russell Schweickart, Walter Cunningham e Alfred Worden. Se non avete mai incontrato un astronauta lunare, non perdetevi quest’occasione in cui sono in Europa tutti insieme.

Sul fronte musicale, Starmus proporrà fra gli altri Brian Eno, Brian May, Rick Wakeman, Hans Zimmer, Steve Vai e Giancarlo Erra. Hans Zimmer terrà un concerto speciale insieme a loro.



Per il cinema saranno presenti Damien Chazelle, regista premio Oscar per La-La Land e legato a Starmus per aver diretto First Man (film dedicato al primo uomo sulla Luna, Neil Armstrong); Dmitri Kiselyov, regista di The Spacewalker, che racconta i drammi e i trionfi della prima passeggiata spaziale della storia, effettuata da Alexei Leonov nel 1965; e Stephen Slater, produttore ed esperto analista degli archivi della NASA, nei quali ha riscoperto le immagini magnifiche, in altissima definizione, delle missioni lunari, mostrate nel documentario Apollo 11, che verrà proiettato durante il festival.

La scienza sarà rappresentata da ben undici premi Nobel, dall’astrofisica alle neuroscienze, che saranno contemporaneamente sul palco per una tavola rotonda unica nel suo genere. Ci saranno anche la fisica Fabiola Gianotti, direttrice generale del CERN, Jill Tarter (l’astrofisica che ispirò il libro e film Contact per la sua ricerca di segnali di vita extraterrestre), l’etologo Richard Dawkins, Alan Stern (coordinatore della sonda New Horizons che per prima ha fotografato in dettaglio il pianeta Plutone) e numerosi astronauti di tutte le nazioni: il canadese Chris Hadfield, i britannici Tim Peake e Helen Sharman, le americane Sandra Magnus e Nicole Stott insieme a Garrett Reisman, i russi Yuri Baturin e Gennady Padalka e lo svizzero Claude Nicollier.

Starmus è un’occasione speciale per sentir parlare queste figure fondamentali della scienza, dell’arte e dell’esplorazione spaziale e per incontrarle dal vivo in eventi informali e spettacolari, sempre chiari e comprensibili nella loro opera di divulgazione e comunicazione, per scoprire il cosmo e cambiare il mondo, come recita lo slogan del festival. Se volete farvi un’idea del livello delle conferenze, date un’occhiata al canale Youtube di Starmus.

Starmus V si terrà a Zurigo dal 24 al 29 giugno: il programma delle conferenze e dei concerti è qui. Tutti gli eventi saranno in inglese. È possibile prenotare l’intero festival o singole giornate dell’evento.

Io sarò lì come inviato della Radiotelevisione Svizzera per raccontare il festival e intervistarne i protagonisti. Restate sintonizzati.


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Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



2019-06-18T09:06:00.000+02:00

Perché i ladri digitali preferiscono rubare account di gioco che carte di credito o conti bancari?

Questo articolo è il testo, leggermente ampliato, del mio podcast settimanale La Rete in tre minuti su @RadioInblu, in onda ogni martedì alle 9:03 e alle 17:03. Questa puntata è ascoltabile qui su RadioInblu.

Immaginate un ladro che vi entra in casa, vede sul tavolo le vostre carte di credito, e le lascia stare perché non gli interessano: va invece dritto verso la console di gioco di vostro figlio. È grosso modo quello che sta succedendo adesso su Internet, secondo i dati di un recente rapporto pubblicato da Akamai.

Il rapporto segnala infatti che la criminalità informatica si sta spostando sempre più verso gli account di videogioco. Dei 55 miliardi di tentativi di abuso di credenziali, ossia di nomi utente e password, rilevati nel corso di un anno e mezzo, ben 12 miliardi hanno riguardato utenti di videogame. Solitamente ai criminali non interessano le coordinate di accesso ai conti bancari o alle carte di credito che di solito sono associate agli account di gioco: vogliono proprio questi account, specialmente quelli di Steam. E i giochi più colpiti sono Fortnite, Minecraft, Clash of Clans e CounterStrike: Global Offensive.

Ci sono varie ragioni per questo interesse così insolito e per questa tendenza crescente. La prima è che gli account di gioco sono meno protetti di quelli bancari e delle carte di credito: pochi giocatori hanno password robuste e uniche e usano sistemi antifurto come l’autenticazione a due fattori. Inoltre le banche e le società che emettono carte di credito hanno sistemi di monitoraggio antifrode molto efficienti, mentre le aziende che gestiscono i videogiochi non sono altrettanto vigili. Rubare un account a un videogiocatore, insomma, è molto più facile che rubare un conto a un correntista.

La seconda ragione è che i ladri di account di gioco rubano e rivendono oggetti virtuali, immateriali, come le armi o gli indumenti rari e speciali per il proprio personaggio. Oggetti di questo genere possono costare centinaia e anche migliaia di euro. Ma alle forze dell’ordine interessa ben poco il furto di un oggetto immateriale. Provate a immaginare di andare in polizia a denunciare che vi hanno rubato un paio di bellissimi guanti digitali, che esistono solo all’interno di un gioco. Capirete che la vostra denuncia probabilmente non andrà in cima alla lista dei casi urgenti da risolvere.

Di conseguenza, i ladri online hanno più convenienza a rubare oggetti virtuali da un account di gioco che carte di credito o conti bancari: per loro è più facile rubarli, è più semplice smerciarli ad altri giocatori, ed è minore il rischio di essere oggetto di indagini.

Un altro motivo di questo boom di furti nei giochi, spiega il rapporto di Akamai, è che gli strumenti informatici per compiere questo tipo di reato costano pochissimo: con venti dollari un criminale può comperare il software che gli permette di tentare di violare centinaia di account in modo praticamente automatico.

Conviene insomma imparare a proteggere anche gli account di gioco usando le difese già disponibili ma spesso trascurate: password lunghe e differenti da quelle usate altrove e, se possibile, autenticazione a due fattori. Perché i soldi usati per comprare questi oggetti virtuali sono molto reali.
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2019-06-17T14:35:00.002+02:00

Come aprire (quasi) qualunque porta: lezioni dagli esperti contro i ciarlatani

Troppo spesso chi vende prodotti per la sicurezza vende fumo: vale in informatica, ma anche nella sicurezza fisica. Deviant Ollam, un penetration tester pagato dalle aziende per mettere alla prova le loro difese contro gli accessi indesiderati, presenta in questo video le tecniche esilaranti ma inquietantemente semplici che gli permettono di entrare in qualunque edificio a causa dell’incompetenza e superficialità di chi progetta, installa e gestisce impianti di sicurezza.

Paradossalmente, scassinare la serratura è l’ultima delle opzioni, perché c’è quasi sempre un modo più semplice di far aprire una porta.

Preparatevi a ridere e piangere: le porte automatiche si aprono con una sigaretta o un palloncino e migliaia di auto della polizia americana hanno tutte la stessa chiave che si può comprare in qualunque negozio di ferramenta, e lo stesso vale per gli ascensori. Oltretutto Ollam è un presentatore divertente e appassionante.

Io ora non riesco più a guardare una porta automatica o una porta d’albergo senza notare quanto sarebbe facile aprirla senza chiavi.



Per quelli che si chiedono se sia irresponsabile o pericoloso divulgare queste nozioni di vulnerabilità : credete che i ladri non le conoscano già ? Gli unici che non le conoscono sono i clienti ingenui che vengono buggerati dai venditori di sistemi fatti con i piedi e venduti senza scrupoli. Guardando questo video saprete quanto è sicura quella porta della vostra camera d’albergo e capirete come proteggervi meglio.


Fonte: BoingBoing.


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2019-06-16T12:24:00.000+02:00

Le immagini straordinarie di “Apollo 11” saranno nei cinema italiani il 9, 10 e 11 settembre: ecco i primi dieci minuti

Ultimo aggiornamento: 2019/06/16 16:00

Ho presentato le prime immagini inedite e restaurate del documentario Apollo 11 di Todd Douglas Miller quasi un anno fa, e l’ho visto su grande schermo di recente. Chi era alla mia conferenza al FICO Eataly di Bologna ieri sera ne ha visto un assaggio, su uno schermo magnifico e con un impianto audio splendido, che ha lasciato parecchi presenti letteralmente a bocca aperta. È una festa per gli occhi, costruita usando esclusivamente immagini originali delle missioni Apollo, girate su pellicola 70 mm, il miglior formato disponibile all’epoca.

Oggi segnalo con piacere che Apollo 11 uscirà nelle sale italiane per tre giorni, dal 9 all’11 settembre, tramite Nexo Digital in collaborazione con i media partner Radio DEEJAY, MYmovies.it e Discovery Channel. Le prevendite dell’evento cinematografico apriranno ufficialmente dal 20 luglio.

In Svizzera so che è preannunciata una proiezione al cinema Lux di Massagno; la data non è stata ancora annunciata ufficialmente, ma dovrebbe essere il 4 settembre.



Questi sono i primi dieci minuti del documentario, offerti da Uphe.com:


Trovate la sala con lo schermo più grande e l’audio più potente possibile: ne vale assolutamente la pena. Il decollo del Saturn V è un’esperienza da brivido, e le immagini spiegano da sole la storia senza bisogno di un narratore. Queste sono alcune di quest immagini, tratte dal comunicato stampa.























Il BluRay (regione 1) è già disponibile su Amazon; l’edizione europea dovrebbe uscire a novembre.


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2019-06-15T10:39:00.000+02:00

“American Moon” prova a dimostrare che le foto degli allunaggi sono false. Usando una foto falsa

Ultimo aggiornamento: 2019/06/15 15:40.

Un annetto fa un po’ di gente mi ha sfidato a debunkare American Moon, il video lunacomplottista di Massimo Mazzucco. All’epoca avevo risposto con questo articolo: in sintesi, un “ma anche no” .

Nei giorni scorsi mi sono divertito a debunkarne un pezzettino quando ho scoperto una perla stupenda [o meglio riscoperto, perché era nel trailer del video e, come mi avete fatto notare nei commenti, l’avevo segnalata a suo tempo e poi mi era passata di mente, forse perché pensavo che Mazzucco, una volta sgamato, l’avrebbe tolta dal film definitivo]: a un certo punto l’autore di American Moon interpella fotografi famosi, come Toni Thorimbert, Aldo Fallai, Oliviero Toscani, Nicola Pecorini e Peter Lindbergh, e chiede loro quali sono le anomalie che trovano nelle foto.

Loro rispondono con una serie di obiezioni, che trovate smontate in dettaglio in questa nuova sezione del mio libro gratuito Luna? Sì , ci siamo andati!; in sintesi, sono fotografi famosi e indubbiamente esperti, ma non hanno esperienza di foto nello spazio. Non conoscono le caratteristiche della luce in assenza di atmosfera e la riflettività particolare della superficie lunare, e non gliene faccio certo una colpa, visto che lavorano sulla Terra e non sulla Luna.

Ma la perla è che Mazzucco, nel suo video, chiede a ben quattro dei suoi esperti (Thorimbert, Toscani, Fallai e Lindbergh) di valutare la fotografia che vedete qui sotto in un fotogramma tratto da American Moon (a 1:43:25 della versione “light” del video).



Solo che la foto in questione è un fotomontaggio che circola da più di dieci anni (è opera di Ed Hengeveld): le mancano le tipiche crocette di riferimento e il Sole è stato vistosamente aggiunto con i classici effetti digitali di fotoritocco a computer (una fotocamera degli anni Sessanta non avrebbe mai prodotto lens flare o riflessi interni circolari).



In altre parole, Massimo Mazzucco ha chiesto ai fotografi se le foto lunari sono false... dando loro una foto falsa. Questo è il livello di serietà dei complottisti.


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2019-06-15T10:00:00.001+02:00

Antibufala mini: il robot ribelle è un effetto speciale

Sta impazzando una serie di video nei quali un robot umanoide si ribella ai tormenti dei suoi addestratori umani.

I’m glad to see even robots are standing up against abuse pic.twitter.com/LNV7593qBt
— Draccy Boi (@DraccyB) June 14, 2019


Bosstown Dynamicspic.twitter.com/3Ip1rEJ6rG
— Go Ando / THE GUILD (@goando) June 15, 2019


Si tratta di una creazione digitale della Corridor. Questo è un loro video che mostra anche il dietro le quinte. Un’ottima trovata di marketing virale.


Quest’altro spiega ulteriori dettagli della realizzazione (da 6:10 in poi, dopo lo spottone promozionale):



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2019-06-14T18:21:00.000+02:00

Puntata del Disinformatico RSI del 2019/06/14

È disponibile la puntata di oggi, 14 giugno, del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotto da me insieme a Rosy Nervi.

La versione podcast solo audio (circa 24 minuti) è scaricabile da questa sezione del sito RSI (link diretto alla puntata), qui su iTunes (per dispositivi compatibili) e tramite le app RSI (iOS/Android) o su TuneIn; la versione video (musica inclusa) sarà nella sezione La radio da guardare del sito della RSI e verrà incorporata qui sotto quando sarà rilasciata.

Buona visione e buon ascolto!

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2019-06-14T16:15:00.000+02:00

Ci vediamo il 15/6 a Bologna per parlare di complotti lunari?

Come preannunciato nel calendario pubblico, domani (15 giugno) alle 20:30 sarò a Bologna, alla Sala C del Centro Congressi FICO Eatalyworld, in via Paolo Canali 8, per parlare delle tesi di complotto intorno agli allunaggi.

Sarà , come sempre, un’occasione per ricordare aspetti forse poco conosciuti e particolari di queste spedizioni straordinarie di cinquant’anni fa; in questo caso, poi, si potrà anche visitare la mostra Neil Armstrong - The First, curata da Luigi Pizzimenti, che raduna numerosi reperti storici riguardanti il primo essere umano a camminare su un altro corpo celeste.

L’incontro fa parte di un ciclo di eventi e conferenze dedicate alla Luna e allo spazio ed è organizzato dalla Associazione Astrofili Bolognesi. Maggiori dettagli sono su Bologna Agenda Cultura
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2019-06-14T11:49:00.000+02:00

Deepfake: Facebook non li toglie, neanche se il soggetto è Zuckerberg

Il problema dei deepfake, video generati applicando il volto di qualcuno al corpo di qualcun altro, facendogli fare e dire cose che non ha mai detto o fatto, è delicato: oltre ai divertissement come inserire un attore al posto di un altro in un film e oltre ai video pornografici apparentemente interpretati da celebrità , esistono infatti anche i deepfake politici: video falsi nei quali presidenti o figure politicamente importanti dicono o fanno cose imbarazzanti o sconvenienti.

La questione politica è emersa fortemente negli Stati Uniti in questi giorni perché un video falso, nel quale la presidente della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, sembra articolare a fatica le parole, è diventato virale, con oltre due milioni di visualizzazioni, ed è stato poi condiviso anche dall’influentissimo Rudy Giuliani, avvocato personale di Donald Trump.

Facebook, però , non ha rimosso il video: lo ha “deprioritizzato” e gli ha affiancato delle informazioni di fact-checking. Secondo il social network, infatti, la gente deve poter prendere le proprie decisioni informate su cosa credere e il compito di Facebook è assicurarsi di fornire alla gente informazioni accurate.

C’è chi trova un po’ pilatesca questa risposta e quindi ha deciso di sfidare Facebook creando e postando su Instagram (che è di Facebook) un deepfake che coinvolge Mark Zuckerberg, facendogli dire, in modo estremamente realistico e abbastanza credibile, cose come questa: “Immaginatevi questo per un secondo: un solo uomo che ha il controllo totale dei dati rubati di miliardi di persone, tutti i loro segreti, le loro vite, i loro futuri. Io devo tutto questo alla Spectre. La Spectre mi ha mostrato che chiunque controlli i dati, controlla il futuro “.



‘Imagine this...’ (2019) Mark Zuckerberg reveals the truth about Facebook and who really owns the future... see more @sheffdocfest VDR technology by @cannyai #spectreknows #privacy #democracy #surveillancecapitalism #dataism #deepfake #deepfakes #contemporaryartwork #digitalart #generativeart #newmediaart #codeart
A post shared by Bill Posters (@bill_posters_uk) on

La Spectre dei film di James Bond, tuttavia, non c’entra nulla: si tratta del nome scelto da due artisti, Bill Posters e Daniel Howe, e dall’agenzia pubblicitaria Canny per un’installazione artistica presentata il mese scorso nell’ambito di un festival che si tiene a Sheffield, nel Regno Unito.

Un portavoce di Instagram ha dichiarato che questo deepfake verrà gestito come tutti gli altri: se verrà segnalato come falso e i fact-checker esterni confermeranno che è falso, verrà filtrato ed escluso. Di diverso avviso è invece la CBS, il cui logo compare nel video: la rete televisiva statunitense ha chiesto direttamente la rimozione completa.

Ci vuole però un occhio attento per accorgersi delle leggere imperfezioni di questi deepfake, e se le cose dette o fatte nei video sono plausibili è facile che gli utenti non si accorgano della falsificazione e non notino neanche gli avvisi dei fact-checker. Non è ancora chiaro, insomma, se la semplice etichettatura sia un rimedio sufficiente. Guardate per esempio quest’altro video della Spectre, che raffigura Kim Kardashian:




‘When there’s so many haters...’ (2019) [SOUND ON] This is UNREAL! @kimkardashian on the Spectre project and the truth about being an online ‘Influencer’. VDR technology by @cannyai #spectreknows #deepfake #deepfakes
Un post condiviso da Bill Posters (@bill_posters_uk) in data:

Secondo voi, quanti utenti distratti si accorgeranno che quello che dice è falso?
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2019-06-14T09:15:00.002+02:00

Dareste i vostri dati a Facebook in cambio di soldi, anziché gratis?

Facebook ha annunciato Study, un’iniziativa per la quale gli utenti sceglieranno volontariamente e consapevolmente di farsi sorvegliare in cambio di soldi.

La sorveglianza registrerà quali app sono installate sullo smartphone, quali attività vengonono svolte, il tempo speso in ciascuna attività , marca e modello dello smartphone, la connessione utilizzata e il paese di provenienza. Bontà sua, non raccoglierà password o messaggi.

L’offerta per ora è limitata a Stati Uniti e India e per motivi legali è sottoscrivibile solo da maggiorenni. Non si sa a quanto ammonterebbe il compenso per farsi pedinare digitalmente, ma è sicuramente di più di quello che Facebook paga gli utenti per farsi schedare, classificare e analizzare adesso nel normale uso del social network, ossia zero.

Conoscendo la natura umana, mi aspetto che i primi a sottoscrivere il servizio saranno i criminali informatici, che sommergeranno Facebook di dati inventati per ricevere il compenso.


Fonte aggiuntiva: Punto Informatico.


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