Selezione News DISINFORMATICO (blog by Attivissimo.net)
GENNAIO 2021

2021-01-15T18:26:00.001+01:00

Puntata del Disinformatico RSI del 2021/01/15

È disponibile la puntata di stamattina del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotta da me insieme a Tiki.

Argomenti trattati:

Podcast solo audio: link diretto alla puntata; link alternativo.

App RSI (iOS/Android): qui.

Video (con musica): è qui sotto.

Podcast audio precedenti: archivio sul sito RSI, archivio su iTunes e archivio su TuneIn, archivio su Spotify.

Archivio dei video precedenti: La radio da guardare sul sito della RSI.

Buona visione e buon ascolto!

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



2021-01-15T11:45:00.003+01:00

Ha 240 milioni di dollari in bitcoin e solo due tentativi per indovinare la password che li protegge

Stefan Thomas. Credit: NYT.
Se la storia di un britannico che ha buttato in discarica un disco rigido contenente oltre 200 milioni di euro in bitcoin è da incubo, non è da meno, ed è forse peggiore, quella di Stefan Thomas. Un disco rigido perso in discarica è perso: non ce l’hai più sotto il naso. Ma nel caso di Stefan Thomas la fortuna in bitcoin, circa 240 milioni di dollari. è davanti a lui che gli fa marameo.

Thomas è un programmatore che vive a San Francisco. Più di dieci anni fa, spiega il New York Times, è stato pagato per un lavoro con 7002 bitcoin. All’epoca ciascuno di quei bitcoin valeva pochi dollari. Oggi ne vale oltre 30.000.

Thomas ha salvato quegli spiccioli in un portafogli digitale IronKey, una chiavetta ultrasicura protetta da una password... e poi ha perso il foglietto sul quale aveva scritto la password.

La chiavetta è ancora nelle sue mani, ma il contenuto è inaccessibile senza password. Cosa peggiore, dopo dieci tentativi falliti il dispositivo bloccherà completamente l’accesso e non consentirà altri tentativi. A Thomas ne sono rimasti soltanto due.

La vicenda di Stefan Thomas è arrivata all’attenzione di vari esperti informatici, compreso Alex Stamos, professore a Stanford e grandissimo esperto di sicurezza informatica, che ha mandato un tweet a Thomas con una considerazione molto allettante: per 220 milioni di dollari in Bitcoin criptati non è il caso di fare dieci tentativi di indovinare la password. Semmai si assoldano dei professionisti che si comprino delle chiavette uguali e investano sei mesi a cercare una via per accedere ai dati o almeno rimuovere il limite di tentativi. Stamos si offre di organizzare il tutto in cambio del 10%, che sono 22 milioni di dollari.

Quello di Thomas non è l’unico caso di criptovalute inaccessibili: si stima che i bitcoin bloccati o dimenticati ammontino a circa 140 miliardi di dollari.

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2021-01-15T10:37:00.005+01:00

236 milioni di euro in bitcoin sono sepolti in una discarica in Galles

Con il rapido aumento di valore dei bitcoin, molte persone stanno tirando fuori dai cassetti le chiavette o i dischi rigidi sui quali, anni fa, avevano generato o custodito questa criptovaluta quando era soltanto un esperimento di poco valore. Oggi quei bitcoin possono valere cifre molto ingenti, a patto di riuscire a recuperarli. E qui arrivano le sorprese amare.

La BBC racconta il caso estremo di James Howells, che vive a Newport, in Galles, che aveva comprato 7500 bitcoin nel 2009, quando valevano pochissimo. Howells li aveva archiviati sul disco rigido di un computer portatile, per poi dimenticarsene. Nel 2013 aveva buttato via quel computer e il suo disco rigido, sul quale ci sono quei bitcoin che oggi valgono circa 236 milioni di euro.

Howells dice di essere disposto a donare un quarto di quella somma alla città se riesce a recuperare il disco rigido dalla discarica nella quale si trova il computer, ma la città dice che le leggi vigenti non consentono di effettuare la ricerca.

Il malcapitato sostiene che la ricerca sarebbe meno difficile di quel che si potrebbe pensare, perché verrebbe affidata a professionisti e Howells sa con precisione quando ha buttato via il disco rigido e quindi sa in che zona della discarica si dovrebbe trovare. Inoltre alcuni investitori si sono offerti di coprire le spese in cambio di una percentuale dei bitcoin recuperati.

Ma non è così semplice: un portavoce della città di Newport ha spiegato che la ricerca, che comporta uno scavo, avrebbe un impatto ambientale enorme sulla zona: il costo dello scavo e dell’immagazzinaggio e del trattamento dei rifiuti estratti ammonterebbe a milioni di sterline, senza alcuna garanzia di ritrovare il tesoro digitale. Ammesso di ritrovarlo, non ci sarebbe alcuna certezza di trovarlo funzionante e di poterne estrarre i bitcoin. Per cui la fortuna del signor James Howells resta virtuale.

Morale della storia: fate i backup. Sempre.

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2021-01-15T09:14:00.003+01:00

Il disastro tragicomico di Parler

È stato chiuso Parler, il social network in stile Twitter usato dai sostenitori di Donald Trump per organizzare l’insurrezione violenta al Campidoglio negli Stati Uniti il 6 gennaio scorso. Ma prima di chiudere ha regalato amare sorprese agli utenti che si sono fidati di questo servizio.

Un’informatica, nota come donk_enby, ha preso l’iniziativa di creare una copia di tutti i messaggi di Parler, pieni di dettagli incriminanti, sapendo che prima o poi gli utenti si sarebbero resi conto che quei messaggi erano prova dei loro reati e che Amazon, Apple e Google avrebbero presto chiuso Parler. È riuscita a copiare circa il 99% dei messaggi pubblicati, ossia 80 terabyte, compreso circa un milione di video.

here it is on a graph pic.twitter.com/FuAPZQTQzA

— crash override (@donk_enby) January 11, 2021

donk_enby ha scoperto con meraviglia che Parler era un disastro di sicurezza informatica: non c’era autenticazione nella sua API pubblica, e quando un utente cancellava un messaggio, Parler in realtà si limitava a segnarlo come cancellato, senza eliminarlo realmente. Ogni post aveva un numero identificativo progressivo.

Questi errori dilettanteschi hanno permesso all’informatica di lanciare uno script che ha raccattato praticamente tutti i dati pubblicamente accessibili e li ha messi a disposizione di giornalisti, ricercatori e forze dell’ordine.

Non è finita: Parler non toglieva la geolocalizzazione dalle immagini e dai video. Twitter, Google e altri siti lo fanno abitualmente per proteggere i propri utenti, ma Parler consegnava a chiunque i file video e le foto con tutti i loro metadati.

Morale della storia: chiedetevi sempre quali dati digitali state disseminando e soprattutto a chi li state affidando. Spesso chi si presenta come salvatore e difensore delle libertà è il primo che non le tutela.


Fonti: Ars Technica, Vice, Gizmodo.

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2021-01-15T08:55:00.003+01:00

Quiz: sei in una zona senza copertura cellulare. Hai un telefonino e un drone. Cosa fai?

Un gruppo di viaggiatori bloccato in un’area isolata e senza connettività cellulare del Far North Queensland, in Australia, ha risolto il problema in maniera molto ingegnosa usando le tecnologie digitali.

Mettetevi nei loro panni. La vostra auto è bloccata in un torrente gonfiato dalle forti piogge. Siete in una vallata remota nella quale non c’è segnale cellulare. Avete un telefonino funzionante, ma senza ricezione è inutile. Avete un drone, ma non ha un’autonomia sufficiente a raggiungere un luogo abitato portando un messaggio. Cosa fate?

In casi come questi vale più l’inventiva del nerd che il coltellaccio di Crocodile Dundee. Uno dei componenti del gruppo ha pensato di agganciare il telefonino al drone e farli volare in alto, in modo che sbucassero dalla vallata e il cellulare potesse agganciarsi alla rete per chiamare i soccorsi.

Piccolo problema: il telefonino, una volta in quota, riesce a collegarsi, ma ovviamente non è possibile usarlo per fare chiamate, dato che gli utenti sono rimasti a terra e non possono comandarlo a distanza. Che si fa?


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Soluzione: comporre a terra un SMS con la richiesta di soccorso e premere Invio prima di portare in volo il telefonino.

In questo modo il cellulare continua a tentare di inviare il messaggio fino a quando riesce a collegarsi alla rete telefonica; una volta arrivato in quota, lo invia, e soprattutto fornisce conferma dell’invio effettuato.

Il gruppo è stato tratto in salvo l’indomani, con la raccomandazione, per il futuro, di attrezzarsi con un localizzatore satellitare d’emergenza.


Fonte: ABC News.

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2021-01-14T10:11:00.014+01:00

Richiamo Tesla, niente panico. Sì , anche la mia è coinvolta

Credit: Paolo Attivissimo.


Ultimo aggiornamento: 2021/01/15 8:30.

Scrivo due righe preventive per rispondere a tutti quelli che mi stanno segnalando i toni angosciati con i quali i mediageneralisti stanno segnalando problemi di sicurezza in alcuni modelli di Tesla, compreso il mio (Model S 70 del 2016), che hanno spinto l’ente statunitense per la sicurezza dei trasporto NHTSA a chiedere formalmente un richiamo di circa 160.000 veicoli. In estrema sintesi: niente panico.

La questione è nota da tempo. Gli esemplari prodotti fra il 2012 e il 2018 (specificamente le Model S 2012-2018 e le Model X 2016-2018) hanno un difetto riconosciuto, che porta prima o poi a un oscuramento dello schermo touch centrale o MCU, necessario per la gestione di alcune funzioni piuttosto importanti come la telecamera di retromarcia o lo sbrinamento del parabrezza. Nulla di vitale, salvo circostanze piuttosto particolari. Non è che l’auto vada in crash o si pianti mentre va: le funzioni essenziali dell’auto, infatti, sono gestite da un sistema separato, e il display davanti al volante continua a funzionare. Però è una situazione spiacevole.

Le Tesla Model 3 e Y non sono affette da questo problema; anche le Tesla Model S e X costruite dopo marzo 2018 non ne sono colpite.

Il difetto sta nel fatto che a furia di usare il veicolo, una delle memorie flash usate dal veicolo (una eMMC NAND da 8 GB) viene scritta così tante volte (a ogni avvio del veicolo) che alla fine si esaurisce, come capita a tutti i supporti flash, come le chiavette USB o i dischi a stato solido. Questo esaurimento porta al blocco dell’hardware che gestisce il tablet centrale. L’auto va lo stesso, ma è chiaramente menomata. 

L’esaurimento della memoria avviene dopo circa 3000 cicli di scrittura, ossia dopo 5-6 anni di uso normale. Più spesso la si avvia, meno dura.

Tesla è al corrente del problema e da tempo sostituisce la memoria eMMC agli utenti che hanno riscontrato il difetto, installando una versione più capiente da 64 GB (sufficiente per circa 50 anni d’uso); rimborsa anche gli utenti che hanno sostituito la memoria di tasca propria fuori garanzia. Tesla ha inoltre già trasmesso a tutti gli utenti interessati, me compreso, un’estensione della garanzia che spiega in dettaglio la questione, precisando che la riparazione fuori garanzia costa “circa 111 CHF” e che il rimborso è grosso modo equivalente, e ha inviato ai proprietari il seguente avviso via mail.

In base ai dati a noi disponibili risulta che possiedi, o hai posseduto in precedenza, una Tesla Model S o Model X prodotta prima di marzo 2018. Il veicolo in questione potrebbe rientrare nel Programma di Adeguamento della Garanzia di Tesla, che copre l’eventuale malfunzionamento di un chip di memoria (MultiMediaCard incorporato). In caso di malfunzionamento, il touchscreen potrebbe risultare nero o presentare una visualizzazione intermittente, pur non pregiudicando la guida dell’auto.

Per i veicoli coinvolti, che manifestano il citato malfunzionamento entro 8 anni o 160 mila km dalla data di consegna, Tesla intende eseguire la riparazione a titolo gratuito presso uno dei propri Service Center. Qualora il malfunzionamento non si verificasse, non è necessario eseguire interventi.

Se hai già sostenuto dei costi per le riparazioni, che riguardano il programma in questione, potresti avere diritto al rimborso. Tesla invierà i dettagli per il rimborso e l’idoneità entro febbraio 2021.

Per ulteriori informazioni sul programma, termini e condizioni, clicca sul link sottostante.

SCOPRI DI PIÙ

Domande frequenti

Come faccio a sapere se questo problema impatta la mia auto?
Se la MultiMediaCard integrata da 8GB (eMMC) presenta malfunzionamenti dovuti al surriscaldamento, può portare a una visualizzazione del touchscreen completamente nera o a intermittenza e/o una spia di avvertimento che segnala il deterioramento del dispositivo di archiviazione della memoria.

La mia Model S/X è stata costruita prima di marzo 2018, ma non ho avuto alcun malfunzionamento con il touchscreen. Cosa devo fare?
Niente. A meno che tu non stia riscontrando attivamente questo malfunzionamento, non è richiesta alcuna azione da parte tua e puoi continuare a guidare il veicolo.

Tesla offre una riparazione o una sostituzione del componente?
Sì , se Tesla verifica che l’eMMC da 8GB richiede una sostituzione a causa del malfunzionamento dovuto dal surriscaldamento, Tesla sostituirà il componente, senza alcun costo a carico del cliente, con un’eMMC potenziato da 64GB per ripristinare la completa funzionalità del touchscreen.

Ho già pagato un intervento per riparare o sostituire l’unità di controllo media (MCU) a causa del malfunzionamento descritto nel programma. Posso ricevere un rimborso?
Sì , se hai precedentemente pagato per delle riparazioni effettuate sulla componente e sul malfunzionamento descritto nel programma entro il periodo di garanzia del programma, potresti avere diritto al rimborso.

L’estensione di garanzia precisa inoltre che in caso di malfunzionamento della memoria non viene sostituito l’intero tablet ma viene sostituita soltanto la memoria. Questo intervento è differente dall’upgrade del sistema di infotainment (il tablet centrale), che ha un costo nettamente superiore (circa 2500 CHF/euro) e comporta il cambio di processore (da Nvidia Tegra a Intel Atom) e di altri componenti.

Secondo l’ente federale statunitense, che ha avviato un’indagine a giugno 2020, queste misure non sono sufficienti, visto che prima o poi tutti i modelli interessati andranno incontro a questo blocco del tablet centrale. L’NHTSA ha chiesto formalmente (PDF) a Tesla di avviare un richiamo di tutti gli esemplari colpiti dal problema, che presumibilmente comporta la sostituzione gratuita del componente difettoso. Tesla ha tempo fino al 27 gennaio 2021 per rispondere. 

Credit: Paolo Attivissimo.

Il mio modello di Tesla è uno di quelli che scrive meno sulle memorie flash (non ha telecamere perimetrali e altri dispositivi che causano scritture frequenti) e non avvio l’auto tante volte al giorno, per cui non sono particolarmente preoccupato, anche se ho notato che a volte il cicalino delle frecce non si sente nell’abitacolo (le frecce però funzionano), e questo è uno dei sintomi.

Non so se il richiamo richiesto dall’NHTSA riguarderà anche gli esemplari venduti fuori dagli Stati Uniti. Vi terrò aggiornati.


Fonti aggiuntive: Engadget, Reuters, Ars Technica, Electrek, Techcrunch.

 

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2021-01-09T02:12:00.002+01:00

Donald Trump bandito permanentemente da Twitter, Facebook, Twitch e altre piattaforme social. Due parole per chi sta pensando “censura”

Gli account social personali di Donald Trump sono stati bloccati in seguito alle sue azioni e parole prima e dopo il saccheggio del Campidoglio che ha istigato.

Ma parlare di censura è fuori luogo. Ricordo che resta comunque uno degli uomini più potenti del mondo e che se vuole comunicare qualcosa le TV di tutto il mondo gliela diffonderanno. Ha tuttora a disposizione un ufficio stampa e un sito Web dal quale può comunicare direttamente.

Non è censura: Trump non è un dissidente che scompare nell’oblio di un gulag. Non è un Julian Assange in carcere al gelo, isolato da tutto e tutti. Semplicemente il social network dice "Hai violato le regole concordate: resti libero di parlare, ma non tramite me". O per dirla con le parole chiare di Xkcd, che avevo già citato qualche tempo fa:


Annuncio di pubblico servizio: il diritto alla libertà di parola significa che il governo non ti può arrestare per quello che dici. Non significa che chiunque altro debba ascoltare le tue stronzate o ospitarti mentre le condividi.

Il primo emendamento [della Costituzione USA, che sancisce la libertà di parola] non ti protegge dalle critiche o dalle conseguenze.

Se ti urlano contro, se ti boicottano, se cancellano il tuo programma, o se vieni bandito da una comunità su Internet, i tuoi diritti di libertà di parola non stanno subendo una violazione.

Semplicemente, la gente che ti ascolta pensa che tu sia uno stronzo, e ti sta mettendo alla porta.


Lasciando il cursore sopra la vignetta originale compare un commento dell’autore:

"I can’t remember where I heard this, but someone once said that defending a position by citing free speech is sort of the ultimate concession; you’re saying that the most compelling thing you can say for your position is that it’s not literally illegal to express."

che si può tradurre così :

"Non ricordo dove l’ho sentito, ma qualcuno una volta ha detto che difendere un punto di vista citando la libertà di parola è una sorta di sconfitta finale; stai dicendo che la motivazione più convincente che puoi addurre per il tuo punto di vista è che non è letteralmente illegale esprimerla."

Un lettore, Stefano De Santis, citato con il suo permesso, ne ha gentilmente realizzata una versione in italiano:


 

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2021-01-08T18:02:00.011+01:00

A proposito di coincidenze

di Paolo G. Calisse

Ci si può chiedere quale sia la probabilità che un evento del tipo di quello segnalato da Paolo in un suo precedente articolo - un personaggio del calibro di George Lucas che appare casualmente sullo sfondo di un video di YouTube - accada realmente. Ho tentato di fare una stima usando un approccio molto semplice e lineare. Potete farlo anche voi copiando l’algoritmo ottenuto più in basso in un foglio di calcolo e inserendo i dati di ingresso che ritenete più ragionevoli, per verificare se la coincidenza sia spettacolare o rientri tutto sommato nella normalità delle cose. La mia stima si basa ovviamente su un numero di assunzioni che discuto nel seguito.

Alla ricerca dell’algoritmo

Chiamiamo per prima cosa Nvid il numero di video ripresi per strada e disponibili su Youtube. Supponiamo per cominciare che Nvid = 1.000. Assumiamo inoltre che ci siano Nvip personaggi noti del calibro di Lucas che saremmo sorpresi di incontrare in uno di questi video e che Nvip = 1.000. Troppi? Pochi? Ne discuteremo più oltre. Per semplicità , possiamo ritenere che tali VIP siano distribuiti uniformemente su tutto il territorio USA, dove Ntot = 328 milioni di persone, e che seguano le stesse abitudini di noi comuni mortali nel circolare per strada: orari, distribuzione, etc. In mancanza di informazioni più precise non possiamo fare altro che accettare questa assunzione, su cui comunque torneremo in seguito.

Ora, se ci sono Nvip volti noti distribuiti uniformemente tra Ntot persone, la probabilità che qualcuno sia un VIP sarà Nvip/Ntot e quindi la probabilità - molto alta - che non lo sia:

1-Nvip/Ntot

Infatti la somma delle probabilità di non conoscere o di conoscere almeno una persona deve essere per forza di cose pari ad uno.

Immaginiamo adesso che in ogni video si vedano in genere Np persone riconoscibili passare sullo sfondo. Assumiamo per adesso che Np = 10. Si tratta probabilmente di una grossolana sottostima, considerata la durata tipica di molti di questi video.

Ora, se i video sono Nvid, il numero totale di persone riconoscibili che passano sullo sfondo del numero totale di video disponibili sarà Nvid*Np. A questo punto non dovrebbe essere difficile convincersi che la probabilità che nessuno di costoro sia un volto noto sarà :

(1-Nvip/Ntot)*(1-Nvip/Ntot)*...*(1-Nvip/Ntot)

dove il prodotto viene ripetuto Nvid*Np volte ovvero

(1-Nvip/Ntot)^(Nvid*Np)

che è il prodotto della probabilità che ciascuna delle persone visibili in tutti i video disponibili sia un comune mortale. A questo punto per sapere qual è la probabilità che almeno uno di costoro sia un volto noto basterà semplicemente calcolare la differenza tra uno e la probabilità precedente. Si ottiene quindi:

P = 1-(1-Nvip/Ntot)^(Nvid*Np)

che ci consente di stimare la probabilità di scoprire un volto molto noto all’interno di uno di quei video.

Proviamo adesso a inserire in questa semplice formula le stime precedenti:

Il risultato che si ottiene inserendo questi dati nell’algoritmo che ho ottenuto sarà un misero P1 = 3%. Sembrerebbe quindi che in effetti la probabilità di vedere almeno un volto noto passare per caso sullo sfondo di uno dei video presenti su YouTube sia piuttosto bassa, anche ammettendo che vengano riconosciuti tutti.

Ma a pensarci bene VIP e riprese non sono distribuiti a caso su tutto il territorio USA ma accentrati in luoghi specifici. Difficile infatti trovare un video del genere di quello mostrato girato nelle sconfinate praterie USA o in un microscopico villaggio del Midwest o dell’Alaska. Molto più probabile trovarne di ambientati per le strade del centro di Los Angeles o New York.

Assumiamo allora che gli stessi video vengano girati tutti nelle 10 più popolose aree urbane USA, ovvero Los Angeles, New York, Chicago, etc. fino alla già meno nota San José . In questo caso Ntot = 26 milioni di abitanti. Probabilmente stiamo ancora sovrastimando il modo con cui si comportano questi VIP, certamente più abituati a frequentare grandi alberghi o quartieri altolocati che malfamate e insicure periferie cittadine. Comunque sia, assumiamo che in queste 10 città vi siano in ogni dato momento almeno 1.000 VIP. In effetti solo Los Angeles e New York ospitano probabilmente centinaia di attori che vivono e lavorano in un’area ristrettissima popolata da pochi milioni di abitanti.

Applicando lo stesso algoritmo con i nuovi dati:

Nvid = 1.000

Np = 10

Nvip = 1.000

Ntot =26.000.000

il risultato cresce ad un sorprendente P2 = 32%.

In alternativa, considerato che YouTube ospita circa 2 miliardi e mezzo di video, è certamente possibile che vi siano però almeno 10.000 video girati in pubblico e che abbiano un numero di visitatori tale da permettere a qualcuno di notare una persona importante sullo sfondo. Anche considerato che il "pyroprocessing" non è esattamente un argomento alla moda e nonostante questo il video considerato nell’articolo cattura l’attenzione di oltre 4 milioni di spettatori!

Se così fosse la probabilità di avere almeno un video con un VIP sullo sfondo crescerebbe fino alla quasi assoluta certezza: P3 = 98%.

Sono possibili altre variazioni sul tema. Per esempio si può assumere che il numero di VIP resti uguale a prima ma che il numero di video sia superiore di altrettanto (Nvid = 10.000).

Nvid = 10.000

Np = 10

Nvip = 1000

Ntot = 26.000.000

In tal caso il risultato salirebbe alla quasi certezza

P3 = 98%.

Si può anche essere meno "ottimisti" e considerare il caso di 10.000 video ma 100 VIP che si aggirano per le 10 città più importanti. In questo caso

Nvid = 10.000

Np = 10

Nvip = 100

Ntot =26.000.000

la probabilità torna ad essere straordinariamente simile al caso P2: P4 = 32%. La similarità tra i due casi è abbastanza sorprendente in effetti e dovuta anche all’arrotondamento.

Noto infine che il risultato dipende unicamente da Np*Nvid e Nvip/Ntot, non dai 4 dati in ingresso. Quindi, fino a quando questi due fattori restano identici, il risultato sarà sempre lo stesso.

Nella figura che segue ho riportato tutti i casi che ho considerato. Copiando l’algoritmo il lettore può divertirsi a trarre le proprie stime.

Conclusioni

Se questa stima non è in grado di valutare con precisione sufficiente quale sia la probabilità di individuare un qualche VIP per caso su YouTube, mostra tuttavia che con una scelta comunque ragionevole dei parametri in gioco la probabilità di trovarne prima o poi uno non è così bassa come si potrebbe ritenere a prima vista.

Si potrebbe anche obiettare che in realtà la probabilità che cerchiamo sia quella di trovare George Lucas, e non "un VIP qualsiasi" sullo sfondo di un video. Ma attenzione, bisogna stare attenti a definire correttamente la peculiarità di quel video: l’aspetto curioso non è che Lucas sia stato ripreso fortuitamente in un video che parla di pyroprocessing, ma che un personaggio molto noto sia stato ripreso in un video abbastanza popolare presente su YouTube. Se infatti si fosse trattato di Ridley Scott, di James Cameron* o di uno fra le migliaia di personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura (immaginate di scorgere Stephen King, sapreste riconoscerlo?) o della politica, non sareste rimasti ugualmente stupiti?

E’ anche interessante che lo stesso algoritmo può essere facilmente applicato, con qualche piccola variazione, a molte altre situazioni. Per esempio alla probabilità di incontrare un vecchio compagno di scuola per caso nella nostra città . Lascio al lettore questo facile esercizio.

* Come ho raccontato tempo addietro in un commento su questo stesso blog, mi è capitato per caso di conversare per diverse ore proprio con James Cameron, ma senza avere idea di chi fosse. In quell´occasione gli ripetei più volte, dopo che mi aveva detto di "lavorare nel cinema" e di "avere lavorato in film come Terminator" (almeno così mi era sembrato di capire con il mio pessimo inglese dei tempi) che... a me purtroppo i film di quel genere non sono mai piaciuti. Ma eravamo entrambi su un C-130 semivuoto diretto dalla base USA di McMurdo a quella di South Pole, non proprio una situazione comune. Il che rende questa analisi probabilistica del tutto inapplicabile.

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2021-01-08T16:51:00.001+01:00

Puntata del Disinformatico RSI del 2021/01/08

È disponibile la puntata di stamattina del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotta da me insieme a Herbert Cioffi.

Argomenti trattati:

Podcast solo audio: link diretto alla puntata; link alternativo.

App RSI (iOS/Android): qui.

Video (con musica): è qui sotto.

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Archivio dei video precedenti: La radio da guardare sul sito della RSI.

Buona visione e buon ascolto!

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2021-01-08T10:54:00.014+01:00

Alternative a WhatsApp

Wickr in Mr. Robot.

Ultimo aggiornamento: 2021/01/13 18:15.

Se siete tentati di lasciare WhatsApp, o almeno affiancargli un’alternativa, a causa dei recenti e confusionari cambiamenti delle sue regole di privacy, ci sono varie opzioni.

La prima è Telegram: l’app è gratuita, anche se sarà presto sostenuta dalla pubblicità nei canali pubblici e nei servizi business e premium (ma le funzioni di base resteranno gratuite e senza pubblicità , dice il fondatore, Pavel Durov). Telegram consente non solo di scambiare messaggi ma anche di fare videochiamate, ed esiste anche una versione Web che consente di usare Telegram sul computer (c’è anche un client per Windows, Mac e Linux). La cifratura (end-to-end) si ha però solo quando si usano le cosiddette chat segrete: le chat normali e le chat di gruppo non sono cifrate, e i messaggi non cifrati vengono custoditi sui server di Telegram. È insomma una buona soluzione per chi non vuole farsi tracciare pubblicitariamente dall’impero di Facebook/WhatsApp/Instagram, ma non è l’ideale per chi vuole proteggere le proprie conversazioni.

La seconda è Signal, che offre la stessa crittografia di WhatsApp, anche sulle chiamate audio e video, ed è disponibile anche in versione desktop. Soprattutto ha una normativa di privacy e delle condizioni di servizio ben più semplici di quelle chilometriche di WhatsApp, che ammontano a oltre 8000 parole in legalese stretto.

Segnalo anche Threema, che non richiede di associarvi un numero di telefono, è open source e offre crittografia end-to-end e una versione web. In più è un’app svizzera, conforme al GDPR, che non raccoglie dati personali perché si mantiene con un piccolo costo iniziale e con i servizi alla clientela business.

Infine cito Wickr, crittografatissimo e gratuito in versione personale ma a pagamento in versione business. Molti lo conosceranno per le sue apparizioni nella serie TV hacking-centrica Mr. Robot.

La scelta non manca, insomma: il vero problema è convincere gli altri a usare la stessa app che usiamo noi. In questo senso WhatsApp è assolutamente dominante, ma nulla vieta di usare più di una app di messaggistica.

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